Set 232018
 

La comunicazione cellulare ha subito negli anni una continua evoluzione, per cercare di stare dietro alle innovazioni tecnologiche, allo sviluppo di nuove professioni e la digitalizzazione delle vecchie. Si è passati così dalla rete GSM a quella UMTS per poi passare alle più moderne reti 3G e 4G, quelle che stiamo ancora utilizzando. Ma l’internet delle cose (IoT), la necessità di una comunicazione globale non più basata su semplici tipologie di contenuti, la necessità di gestire flussi di dati sempre più importanti, hanno messo duramente alla prova le attuali reti evidenziandone tutti i limiti e le debolezze.

Da qualche anno diversi grandi marchi, stanno lavorando per sviluppare quella che viene chiamata per consequenzialità numerica, la rete di quinta generazione o 5G. Di cosa si tratta? Di un grande salto in avanti o meglio della rete che farà fare un grande salto in avanti al mondo come lo conosciamo.

La rete 5G sarà in grado di trasmettere quantità enormi di informazioni e tutte contemporaneamente con una velocità teorica 10 volte superiore al 4G, con trasmissioni dati fino a 10 Gigabit al secondo.

Per il momento è solo un annuncio, perché l’utilizzabilità delle reti di quinta generazione in Italia è rinviata al 2022, mentre sarà già disponibile nel 2019 per le città pilota della sperimentazione, Milano, Prato, Bari, Matera, L’Aquila, Roma, Torino e lo Stato di San Marino.

Cambierà tutto, cambierà soprattutto il nostro modo di interagire con la tecnologia. Una banda larghissima nella connessione mobile che ci consentirà di usufruire di applicazioni e servizi oggi impensabili. Il 5G consentirà lo sviluppo massivo della realtà aumentata che, grazie all’uso di speciali visori, ci permetterà di visitare i monumenti in modi completamente nuovi, vedendone la genesi, osservando le mutazioni storiche, vivendo in prima persona gli spazi che visitiamo quasi fossimo stati li in quell’epoca. Potremo visitare in tempo reale monumenti o opere d’arte poste a migliaia di chilometri di distanza da noi, potremo interagire con gli amici in videogiochi incredibili oggi possibili solo su console di ultima generazione e connessione internet a banda larga.

Ma sono in molti a dire che lo sviluppo di questa rete consentirà miracoli in altri campi come quello medico, dove saranno possibili interventi incredibili a distanza attraverso l’uso di robot medici che riceveranno comandi, da parte del chirurgo, in remoto in milionesimi di secondo. Oppure sarà possibile fare a distanza analisi e diagnosi attraverso l’analisi di parametri vitali grazie all’intelligenza artificiale.

Un altro settore che beneficerà dei vantaggi della rete 5G è quello dei veicoli a guida autonoma. Una rete così veloce consentirà comunicazioni machine to machine in tempo reale con possibilità di intervenire in caso di imprevisti o di situazioni anomale attraverso il sistema di sensori in pochi milli-secondi. Sarà possibile gestire sistemi robotizzati per il controllo e la manutenzione anche a grande distanza e in situazioni pericolose per l’uomo.

Ed infine, queste reti consentiranno lo sviluppo e l’affermazione definitiva di apparecchiature industriali e produttive che interagiranno tra di loro, di creando una rete di comunicazione e scambio di informazioni capace di gestire quantità enormi di dati e mezzi in tempo reale così da ottimizzare tempi e costi delle operazioni.

Infine, consentirà la definitiva affermazione della domotica, attraverso la creazioni di strumenti e apparecchiature interconnesse finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita, alla sicurezza, al risparmio e al rispetto ambientale.

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Feb 282018
 

I moderni smartphone sono dei gioielli di ingegneria e di miniaturizzazione. Gli ingegneri in questi anni hanno lavorato in modo da ridurre lo spazio occupato dai vari componenti così da consentire l’alloggiamento di processori e batterie sempre più capienti ed in grado di sostenere le richieste altamente specializzate degli attuali telefoni. Ridurre comunque uno spazio già così ridotto per far spazio a nuove componenti ritenute essenziali, non è semplice considerando la tecnologia già inclusa. Questa ricerca di spazio porterà inevitabilmente all’eliminazione di componenti ritenute meno necessarie rispetto ad altre per conquistare millimetri all’interno di questi sottilissimi gusci.

Uno dei componenti che sicuramente molto presto potrebbe essere eliminato, è lo slot per l’inserimento delle SIM card. Già queste negli anni hanno subito una riduzione di dimensione, ma questo non può bastare.

Il passo successivo potrebbe essere quello di eliminarla del tutto e di inserire un circuito stampato già sulla scheda logica del telefonino. Queste prendono il nome di eSIM (embeddedSIM)SIM virtuali o SoftSIM.

Le eSIM, sostituiranno le attuali SIM, racchiudendo al loro interno tutte le informazioni già presenti in queste, compreso il codice ICCID, ossia quello che la identifica univocamente e che viene utilizzata nel momento in cui passiamo da un operatore ad un altro.

Il passaggio, molto auspicato alle nuove eSIM da parte degli operatori e utenti, porterà con se notevoli vantaggi. Oltre al guadagno di spazio all’interno del terminale utilizzabile dai costruttori per inserire nuove componenti o funzioni, per l’utente rappresenterà una vera manna. Infatti, questo, non dovrà più sostituire la schedina di plastica all’interno dello slot, perché la scheda è già contenuta nel telefono, inoltre si eliminerà il problema della dimensione o del tipo di scheda cambiando cellulare, si ridurranno drasticamente i tempi della portabilità telefonica. Si elimineranno i costi di acquisto della scheda e si eviterà anche il problema del travaso o perdita dei dati in caso di cambio di questa.

Una eSIM, renderà l’utente molto più libero nelle scelte. Infatti, una SIM virtuale, consentirà l’accesso a tutte le reti disponibili per ciascun operatore, e l’utente accedendo ad ogni rete potrà visualizzare e scegliere direttamente quale operatore o quale tariffa ritiene conveniente per la propria utenza. A questo punto la eSIM consentirà la registrazione con l’operatore prescelto saltando tutti quei passaggi burocratici e pratici che rendono questa operazione relativamente lunga.

La difficoltà oggi è creare una eSIM standard valida per tutti, come lo sono le attuali SIM. Solo Apple al momento ha un sistema chiaro e perfettamente definito e funzionante di eSIM, settabile in automatico dal terminale, ma il funzionamento ad oggi è possibile solo con iOS, il suo sistema operativo. Presumibilmente a breve anche altri sistemi e altri operatori si adopereranno in tal senso vista l’importanza della posta in gioco.

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Feb 122018
 

Uno dei maggiori problemi dei nostri amati smartphone, è l’estrema delicatezza dei vetri touch con i quali interagiamo e soprattutto i costi non proprio economici per le loro sostituzioni. Oggi gli smartphone di fascia alta utilizzano quanto di meglio c’è sul mercato, e sto parlando di vetro Gorilla Glass (vedi: Un GORILLA nel VETRO parte 3) e di vetro Zaffiro (vedi: AVRO’ UN VETRO COME UNO ZAFFIRO), dotati di una durezza molto elevata. Ma nonostante i progressi fatti in tale direzione, nessun terminale è esente da rottura in caso di caduta. Perlomeno fino ad oggi. Infatti, un’azienda statunitense, la Akhan Semiconductor è riuscita nell’intento di creare un vetro probabilmente indistruttibile utilizzando diamanti veri, ossi i materiali che sulla scala di Mohs hanno la durezza maggiore.

Approfondimento: la scala di Mohs è un metodo empirico con cui si è sempre misurata la durezza dei materiali. Ideata dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs nel 1812 questa scala assume 10 materiali di riferimento dal più tenero (talco) al più duro (diamante) numerati da 1 a 10 tali che ciascuno è in grado di scalfire quello che lo precede ed essere scalfito da quello che lo segue.

Questo prodotto incredibile prende il nome di Miraj Diamond Glass ed è ottenuto in laboratorio attraverso un particolare procedimento finalizzato alla riduzione dei costi. In pratica, si tratta di ricoprire con un sottile film, una pellicola di diamanti artificiali, una lastra di vetro aumentandone infinitamente la resistenza.

Secondo la Akhan Semiconductor, il Miraj Diamond è 6 volte più robusto, 10 volte più duro e fino a 800 volte più freddo rispetto al principale vetro della concorrenza, presumibilmente il Gorilla Glass della Corning.

Ovviamente il lavoro della Akhan Semiconductor non si ferma qui; secondo quanto affermato dal proprio CEO, Adam Khan, sono in corso numerosi test con diversi produttori di smartphone al fine di verificare se le capacità di resistenza del nuovo vetro si associano ad altre necessarie capacità. I vetri dei moderni smartphone, sono infatti touch, quindi consentono il passaggio dei segnali elettrici e soprattutto bisognerà verificare se questi abbiano una riflettanza opportuna. Infatti, un valore troppo elevato di questa renderebbe lo schermo in presenza di luce illeggibile costringendo il sistema ad aumentare continuamente la luminosità a tutto discapito della durata della batterie.

A parte questi dettagli, pare che la strada sia stata tracciata e forse già nel 2019 vedremo i primi telefonini con vetri di diamante artificiali e potremo essere meno preoccupati se accidentalmente il nostro cellulare dovesse cadere per terra.

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Gen 082018
 

Prefazione:

poco tempo fa, sono stato molto cortesemente contattato da una persona appassionata di tecnologia che, tra l’altro, sul suo profilo, si definisce tecnologo. In realtà sono tante le attività svolte e le competenze citate, ma mi piace sottolineare questa perché è quella che ha maggior affinità con il sottoscritto e quella che mi ha spinto a leggere l’ebook in oggetto. Dopo la lettura, io definirei Carlo Mazzucchelli, l’autore, un lucido tecnologo, proprio per la visione appassionata, ma disincantata della tecnologia e delle tecnologie, degli effetti non sempre positivi sulle nostre abitudini di vita. Io mi occupo da anni di tecnologia e leggere queste pagine, mi ha divertito e riportato alla memoria momenti e situazioni forse mai più ripetibili, ma di cui conservo un bellissimo ricordo. L’autore mi ha contattato proprio in virtù di questa mia passione e mi ha anche regalato il libro chiedendomi di leggerlo e di recensirlo sulle nostre pagine per condividerlo con i miei lettori. Mi sono molto divertito a leggere queste riflessioni durante le trascorse vacanze natalizie, soprattutto mi ha divertito guardare il mondo, in cui passo molto tempo delle mie giornate, da un punto di vista alternativo, anzi da 100 differenti punti attraverso i quali, l’autore cerca di rivalutare e riproporre antichi comportamenti, situazioni e modi di fare forse definitivamente tramontati, o mai esistiti per le nuovissime generazioni. Una lettura divertente, sarcastica, forse un po’ troppo forbita in alcuni passaggi, ma sempre scorrevole e piacevole. Lo smartphone è sicuramente tra le tecnologie quella che maggiormente ha cambiato il nostro modo di vivere e di interagire con chi e ciò che ci circonda, e partendo da questo, l’autore, cerca di fornire spunti e soluzioni per esorcizzarlo e sopravvivere alla sua egemonica presenza.

E’ la prima volta che presento e recensisco qui sul sito un libro di un autore non direttamente collegato con me, ma in qualche modo legato alle finalità e ai temi di queste pagine. Spero che questa esperienza possa esser ripetuta anche in futuro e che voi come me troviate piacevole la lettura di questa raccolta di riflessioni.

prof. Davide Betto

Di seguito trovate la descrizione del testo e i links per approfondire la conoscenza dell’autore e della sua attività, oltre a quello per poter acquistare l’ebook dal titolo:

100 strategie analogiche

per resistere al digitale (e allo smartphone)


In uscita nella collana Technovisions di Delos Digital, il nuovo e-book di Carlo Mazzucchelli dal titolo 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone). Il testo è il sedicesimo pubblicato dall’autore di una serie tutta dedicata a una riflessione sulla tecnologia e sui suoi effetti.

Con l’obiettivo di fornire spunti, provocazioni e suggerimenti per una riflessione critica sull’uso che facciamo degli strumenti tecnologici e delle piattaforme digitali, l’autore ha ideato 100 strategie utili a staccare, seppure momentaneamente, la spina del dispositivo tecnologico e per ricaricare sé stessi. Sono spunti di riflessione che nascono dall’osservazione, ironica e autoironica, della realtà di tutti i giorni caratterizzata dalla pervasività dello smartphone in ogni luogo di attività umana, compreso il bagno pubblico o privato, il bar, il treno, il salotto così come la camera da letto.

E’ un testo rivolto a tutti, nativi e immigrati digitali, Baby Boomer e generazione Millennium (Y, z), genitori e figli, giovani e adulti. E’ in forma di manuale, facile da leggere e consultare. Composto da 100 suggerimenti da seguire, propone una strategia da adottare e praticare, una sua breve descrizione accompagnata da una immagine evocativa  che richiama costantemente alla realtà.  Il messaggio di fondo è di provare a disintossicarsi, almeno temporaneamente, dai prodotti tecnologici, sfuggendo alle loro mitologie, ideologie correnti e schiavitù. L’invito è a staccare la spina cercando di sottrarsi la magnetismo del display, al solipsismo dei selfie e alla tirannia dei cinguettii.

Le tecnologie digitali hanno cambiato le vite di nativi e immigrati digitali, accomunati ormai da comportamenti d’uso e abitudini che stanno modificando i loro stili di vita, modi di pensare, di relazionarsi con sé stessi e con gli altri. Lo scenario che si è affermato vede giovani e adulti passare un tempo crescente in collegamento con i loro dispositivi, catturati dalle immagini che vi scorrono e in costante all’erta per catturare in tempo reale un cinguettio, un messaggio, una novità, una fotografia o un cambio di stato. L’autore si rivolge a tutti i nuovi fedeli della religione tecnologica con un’attenzione particolare rivolta ai nativi digitali, sempre più rapiti dall’incantesimo della tecnologia e catturati dalle sue promesse mirabolanti.

I 100 suggerimenti proposti nel libro costituiscono un invito a ribellarsi alla tirannia del click e dello smartphone, a riprendere il contatto con la realtà fattuale, lasciando perdere piattaforme, software e algorimi per connettersi con persone reali e conversare con loro. Un modo per evitare la superficialità della comunicazione veloce e cinguettante, recuperare la capacità di dialogare ed elaborare pensiero complesso, lasciandosi vincere dalle emozioni dello sguardo di un bambino o di un anziano, dalla fascinazione conturbante ed erotica di un corpo femminile o maschile o da un evento temporale che può cambiare la vita, il futuro e il tempo.

A tutti coloro che vivono con sofferenza la tirannia tecnologica, il manuale offre 100 spunti di riflessione e di suggerimenti concreti per ritrovare la propria libertà, riscoprire la bellezza del mondo che li circonda ma anche per trovare più facilmente l’anima gemella o per guidare e attraversare la strada più tranquilli e sicuri.

LINKS:
Lug 232017
 

Ultrasonico01

Al fine di rendere l’esperienza d’uso sempre più coinvolgente e mantenere un alto livello di sicurezza, diversi costruttori di smartphone stanno lavorando a soluzioni alternative a quelle fino ad ora utilizzate.

Lo scopo è quello di avere schermi sempre più grandi e definiti e di integrare sempre più funzioni tra la quali riconoscimento delle impronte, pagamenti digitali, realtà aumentata.

I maggiori competitor, ossia Apple e Samsung, sono sempre alla ricerca della soluzione innovativa che potrebbe far conquistare nuove fette di mercato, ma l’introduzione di alcune novità porta sempre dietro grandi difficoltà realizzate e di assemblaggio.

L’eliminazione del tasto fisico per il riconoscimento delle impronte sugli smartphone è sicuramente una delle strade più seguite, perché questo permetterebbe di risparmiare una discreta quantità di spazio da poter utilizzare integralmente per la navigazione touch screen.

Qualcomm, il colosso tecnologico che collabora con i costruttori di smartphone, ha forse realizzato lo strumento finale per la realizzazione di questa innovazione tecnologica. Si tratta di nuovi sensori di impronte ultrasonici, capaci di funzionare sotto la maggior parte delle superfici, sia esse metalliche, che plastiche o di vetro.

Ultrasonico02

La soluzione presentata da Qualcomm al Mobile World Congress di Shanghai, consente di rilevare le impronte sotto superfici in vetro  dallo spessore fino a 800 micrometri, ma la cosa innovativa, non è quella di aver superato il precedente limite, ma quello di aver reso possibile tale operazione anche attraverso superfici non trasparenti. Infatti, il sensore ultrasonico, consente di rilevare le impronte digitali attraverso uno spessore di 650 micrometri di metallo ma soprattutto consente di rilevare gesture direzionali e di leggere le impronte anche sott’acqua, superando i limiti delle attuali tecnologie.

Ma se ciò non bastasse, i nuovi sensori ultrasonici, consentono anche una lettura del battito cardiaco e del flusso sanguigno diventando indispensabili per quei dispositivi fitness e medicali e per garantire un riconoscimento e una sicurezza ancora superiori.

Per la commercializzazione e l’utilizzo nei dispositivi mobili, Qualcomm rimanda il tutto all’estate del 2018, quando i sensori saranno completati e predisposti per una produzione di massa.

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Nov 272016
 

Abbiamo parlato molte volte di nuove tecnologie per la realizzazione di batterie per prodotti indossabili e per gli smartphone. Le batterie rappresentano oggi proprio per questi ultimi il vero tallone di Achille. I moderni cellulari, infatti svolgono una quantità enorme di funzioni e vengono usati in modo continuativo dai loro proprietari. Questo purtroppo si traduce in un consumo della batteria molto rapido che richiede continue ricariche anche giornaliere.

SBATTERY01

Le nueve batterie cercano di far fronte a questi limiti e anche i produttori ottimizzando i software e l’hardware cercano di limitare i danni, ma la realtà è che bisogna ricaricare il proprio cellulare almeno una volta al giorno e serve del tempo affinché questa non raggiunga un livello accettabile. Inoltre, le batterie sono soggette a un lento ma progressivo decadimento dovuto all’uso; cioè man mano che le si utilizza, la durata diminuisce e i tempi di ricarica crescono.

Dagli studi condotti sulle nanotecnologie all’Università della Florida Centrale dal ricercatore Yeonwoong ‘Eric’ Jung forse si apre uno spiraglio per una soluzione definitiva.

Si tratta di un sistema che utilizza super condensatori flessibili che rispetto alle normali batterie utilizzate oggi, riescono a mantenere la propria stabilità per almeno 30.000 cicli di ricarica, ossia molto di più delle attuali. La loro struttura, inoltre, consente di immagazzinare l’energia molto più rapidamente di quelle al litio potendo così ridurre drasticamente i tempi di ricarica da qualche ora a pochi secondi.

SBATTERY02

In pratica, questi condensatori sono composti da milioni di microscopici filamenti rivestiti da materiali bidimensionali capaci di far fluire gli elettroni molto più velocemente così da avere tempi di ricarica inferiori e sono rivestiti da nanomateriali capaci di fornire una superiore densità che consente un maggior accumulo di energia e potenza.

Si tratta è vero di un progetto ancora in fase sperimentale, ma i risultati fin qui ottenuti fanno ben sperare che si sia imboccata finalmente la giusta strada per realizzare la batteria definitiva, sia per gli indossabili che per le auto elettriche. Staremo a vedere.

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Set 202016
 

L’uso di terminali mobili, quali smartphone e tablet ha richiesto e sempre più richiederà l’uso di batterie di lunga durata e soprattutto ricaricabili. Molti sono gli studi in tal senso per riuscire a trovare la batteria perfetta per questi terminali e di molti ho scritto anche su queste pagine.

Funghi03

In questo caso, l’idea è nata da uno studente della University of South Florida il quale è riuscito per la prima volta a estrarre alcuni tipi di metalli dai residui di batterie esauste.

Sulla base di questo esperimento, un team di ricercatori guidato da Jeffrey A. Cunningham, ha combinato insieme tre diversi funghi, il Penicillium simplicissimum, l’Aspergillus niger e il Penicillium chrysogenum, che hanno permesso loro di estrarre i metalli sopra citati.

Funghi01

Questo processo consentirebbe alle case produttrici enormi risparmi, dato che è già possibile estrarre questi metalli dalle batterie esaurite ma a costo di impiegare sostanze acide e corrosive e costosi processi termici ad alte temperature.

In pratica la procedura è semplice; le batterie esauste vengono raccolte e i catodi (poli positivi) vengono polverizzati. Queste polveri vengono sottoposte all’azione combinata dei tre funghi che consentono, sviluppando acidi organici di estrarre i metalli.

Funghi02

Il vantaggio è quello di essere totalmente “green”, consentendo un recupero importante dei metalli senza processi inquinanti.

I risultati sono molto incoraggianti, infatti con i funghi si estraggono il 48% del cobalto e l’85% del litio, ma il team mira ad ottenere la migliore combinazione possibile sia per quanto riguarda la percentuale di recupero dei metalli che per quanto riguarda l’aspetto ecologico.

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Mar 092016
 

Scarpe1

Vibram, nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di scarpe e suole smart, in partnership con InStep Nano Power e in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia e il Centro per MicroBioRobotica di Pontedera hanno sviluppato un prototipo di scarpa capace di produrre energia.

Il progetto prende il nome di Hero acronimo di Harvesting of Energy in Rubber Outsole e altro non è che un sistema integrato nella suola di una scarpa capace di convertire forme di energia.

La tecnologia inserita nella scarpa, infatti, è in grado di convertire l’energia cinetica del movimento in energia elettrica sufficiente a ricaricare dispositivi mobili. La scarpa è in grado di generare fino a 3Watt di potenza in caso di corsa, ma durante la classica camminata sviluppa costantemente circa 1 Watt di potenza e quindi circa 8 Watt/ore per una camminata di 8 ore. Questa energia, è sufficiente a ricaricare o comunque non far scaricare la maggior parte dei nostri dispositivi mobili, smartphone e tablet.

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La scarpa è dotata di una porta micro USB per il collegamento dei dispositivi da ricaricare, una connessione bluetooth per trasmettere all’App sul terminale il numero di passi e l’energia accumulata oltre che la posizione GPS di chi le indossa.

Tutto questo sistema è ben sigillato nell’intersuola della scarpa per evitare contatti con l’acqua, polvere, sabbia o ogni altro elemento potenzialmente dannoso per i dispositivi.

Hero è ancora un prototipo, ma i risultati sono incoraggianti e si spera che presto questa sistema possa essere integrato nelle scarpe outdoor della Vibram e rese disponibili a ciascuno di noi.

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Mar 032016
 

Molti telefono cellulari, i cosiddetti smartphone, oggi utilizzano una tecnologia per il riconoscimento delle impronte digitali, che consentono l’accesso al dispositivo solo ai proprietari. Queste tecnologie, richiedono l’uso di particolari sensori e dispositivi tecnologici che richiedono spazio, rendendo complesso e costoso il processo di realizzazione del dispositivo.

Una società giapponese, specializzata in vetri ad alta tecnologia e prodotti chimici, è riuscita a realizzare uno schermo in vetro protettivo per i cellulari, composto da diversi strati capace di accogliere sulla sua superficie un incavo dove predisporre i sensori di rilevamento delle impronte rendendo del tutto inutile la predisposizione di un tasto separato per tale scopo.

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Su alcuni dispositivi di brand famosi, viene utilizzato il cristallo zaffiro che crea problemi di design e impermeabilità per la sua realizzazione.

Un sistema del genere, invece, a detta della casa produttrice, garantisce tenuta all’acqua e facilità nella realizzazione essendo parte integrante del vetro.

Le tecnologie touch 3D e touch ID utilizzate nei moderni smartphone di punta attraverso appositi pulsanti, potrebbero essere integrate nel display del dispositivo, eliminando un altro costoso e ingombrante elemento progettuale.

Pare che molti produttori siano interessati alla nuova tecnologia di lettura ottica, ma vedremo fino a che punto questa potrà essere compatibilmente integrata con gli attuali dispositivi. Sicuramente questo consentirà una semplificazione nella progettazione e ingegnerizzazione e soprattutto una riduzione dello spessore caratteristica molto ricercata di chi acquista tali dispositivi.

La ditta che produce questo tipo di vetro è la AGC Asahi Glass che ha sede in Giappone.

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Feb 082016
 

Batterie esplosive01

Le batterie sono sicuramente il tallone di Achille di tutte le apparecchiature elettriche e soprattutto degli smartphone. Tutti i produttori stanno investendo e cercando soluzioni in grado di garantire ai loro dispositivi una maggiore durata e autonomia, consci che chi raggiungerà per primo l’obiettivo acquisirà prestigio e un’enorme fetta di mercato.

Ma la durata è solo uno dei problemi delle batterie di dispositivi elettronici. Infatti, i componenti chimici con cui sono realizzate, possono causare alcune volte l’esplosione delle stesse con gravi conseguenze sia per il dispositivo che per l’utilizzatore.

I ricercatori dell’Università di Stanford stanno sviluppando in questi giorni una tecnologia che mira proprio a garantire un maggiore sicurezza a protezione degli utenti.

Lo studio è condotto sulle normali batterie agli ioni di litio, quelle utilizzate in tutti i dispositivi, composte da due elettrodi e da un gel elettrolita che trasporta le particelle tra i due poli.

In una normale batteria, una accidentale foratura o un sovraccarico, possono provocare un aumento della temperatura fino a oltre i 150°C e l’elettrolita innescare un’esplosione. I ricercatori di Stanford hanno trovato una soluzione ingegnosa ricorrendo alle nano-tecnologie e al miracoloso grafene. Una pellicola di polietilene elastico, viene rivestita con particelle di grafene e nichel e avvolge tutto il corpo della batteria. La pellicola, collegata con uno degli elettrodi consente il passaggio della corrente solo quando le particelle di nichel e grafene si toccano tra di loro. Ma a causa di un corto circuito o di un sovraccarico, la temperatura aumenta e superati i 70°C il polietilene si espande. Le particelle finiscono per allontanarsi tra di loro e non toccandosi più, spengono di fatto la batteria.

Batterie esplosive02

Non appena questa si raffredda, la pellicola plastica si contrae riportando le particelle di nichel e grafene a contatto, riaccendendo la batteria.

Il valore di espansione della pellicola, può essere modificato i base al tipo di polimero utilizzato e al numero di particelle inserite.

L’ulteriore vantaggio deriva dalla reversibilità del sistema. Infatti, altri sistemi già sviluppati in passato consentivano lo spegnimento della batteria prima del raggiungimento dei 150°C, però rendevano la batteria inutilizzabile. Questo approccio consente invece di continuare ad utilizzare la batteria anche dopo diversi cicli di stop garantendo una lunghissima durata alle stesse.

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Gen 162016
 
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SCHERMO01

Si susseguono tutti i giorni notizie in merito a batterie e sistemi in grado di ricaricare molto rapidamente e di mantenere la carica per tempi molto prolungati rispetto alle 24 ore massimo cui siamo abituati oggi con i nostri smartphone.

La notizia giunge dal giornale inglese Telegraph e riporta i risultati di una ricerca condotta all’Università di Oxford. I ricercatori, hanno evidenziato come la maggior parte dell’energia assorbita da un cellulare dipende dallo schermo (circa il 90%). I produttori stanno cercando delle soluzioni attraverso artifici software che mettono in standby parti hardware del telefono, per allungare al massimo la durata delle batterie, ma tutto questo non riesce comunque a far superare a queste ultima una durata giornaliera.

La società di informatica Bodle Technologies, sta infatti sviluppando il progetto di uno schermo capace di ridurre drasticamente i propri consumi anche in piena operatività.

Il dottor Peiman Hosseini, amministratore della società, ritiene che con questa scoperta, si possa creare un nuovo mercato e aprire prospettive incredibili all’innovazione.

SCHERMO02

Utilizzando una tecnologia laser già sperimentata e utilizzata nella creazione di DVD riscrivibili, Hosseini ha sviluppato degli schermi molto luminosi, che non richiedono energia per mostrare le immagini, dai colori molto vivaci e estremamente visibili anche alla luce del sole.

L’applicazione di questo tipo di tecnologia trova la sua naturale applicazione proprio negli strumenti che più utilizziamo quotidianamente, i nostri smartphone, realizzando in questo modo una enormemente estensione nella durata della batteria.

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Gen 122016
 

Iniziano a vedersi le prime applicazioni pratiche nell’uso del GRAFENE, il miracoloso materiale scoperto da poco tempo, le cui caratteristiche e proprietà lo rendono a dir poco straordinario.

Schermo grafene

Questo materiale, spesso circa 1/100.000 di un foglio di carta può essere stirato e piegato all’infinito senza mai rompersi, è assolutamente impermeabile e presenta una resistenza meccanica superiore a quella del migliore acciaio e una durezza ancora superiore a quella del diamante che nella scala di Mohs risulta essere il materiale più duro sul nostro pianeta.

scala-di-mohs

Scala di Mohs

Una delle prime applicazioni del grafene per uso pratico è stata da poco dimostrata al CES di Las Vegas, la fiera dell’informatica e dell’Innovation Technology più importante al mondo.

Alcuni produttori di pellicole di vetro per smartphone, sono riusciti a sviluppare una miscela di vetro e grafene capace di resistere ad urti terribili e stress test infiniti senza subire alcun danno. Sto parlando dell’UU GLASS, un particolare composto che ha resistito a 200.000 urti consecutivi, sollecitazioni di compressione e resistenza a graffi continuati con materiali molto duri e taglienti.

La società produttrice, ha mostrato la speciale pellicola per cellulari, capace di rendere indistruttibile il device a qualunque urto. Un video mostra le proprietà di questa pellicola e la sua capacità di resistere a sollecitazioni ben superiori a quelle cui viene normalmente sottoposto un telefonino. La resistenza è dovuta alla presenza del grafene appunto impiegato per la prima volta in un prodotto del genere.

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Lug 082014
 
iphone-6-concept

iPHONE 6 concept

Sulla rete girano spesso filmati incredibili, che raccontano in anteprima di prodotti tenuti ben segreti e dei quali conosceremo le caratteristiche solo in seguito. Molte informazioni cominciano già a pervenire circa le nuove caratteristiche dell’iPhone 6, ma questa se vera, confermerebbe ancora una volta la qualità straordinaria e la maniacale cura nei dettagli con la quale Apple costruisce i suoi dispositivi.

Dal filmato che vedrete, non si può avere la certezza che il prodotto utilizzato sia realmente il cristallo che verrà montato sul nuovo iPhone 6 ma, dalle torture a cui viene sottoposto è sicuro che nessun materiale conosciuto assomiglia neanche lontanamente a questo. Il nostro commentatore sottopone quello che lui sostiene essere il vetro che sarà utilizzato il nuovo iPhone 6, a delle pratiche e a delle sollecitazioni pazzesche. Ora, che si tratti del Gorilla Glass di nuova generazione o il vetro zaffiro (di cui abbiamo già parlato) di cui Apple ha l’esclusiva, ciò non toglie che questo nuovo materiale apre le porte a grandi innovazioni e alla creazione di nuovi prodotti dalle caratteristiche esclusive e dalla resistenza inusitata.

Vetro zafiro 02

Vetro zafiro 01

Il video è comunque molto divertente e mette in evidenza lo spirito sadico e estremo con cui il nostro speaker conduce le sue prove su questo ipotetico vetro che dovrà ricoprire il touchscreen del nuovo device Apple. Buon divertimento per chi ha lo stomaco forte ;-).

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Articoli1

Giu 202014
 

Mobile device

Gestione dei Dispositivi Mobili, questo vuol dire Mobile Device Management. Ma cos’è l’MDM? Innanzitutto iniziamo con il dire perché esiste.

Oggi, le aziende, ma anche uffici, studi e istituzioni pubbliche tra cui le scuole, hanno sempre più la necessità di configurare, gestire e pilotare flotte di devices mobili tra cui smartphone, tablets e ePC. Keys-iconLa protezione dei dati, la configurazione di intere classi, la condivisione delle informazioni hanno reso necessario l’avvio di programmi in grado di raggiungere questi obiettivi con il minimo sforzo possibile. MDM rappresenta la concretizzazione di questo progetto, un sistema integrato, che consente la gestione in simultanea di migliaia di dispositivi, definiti flotte, da parte di un solo dispositivo chiave detto di controllo. In pratica, il titolare dell’azienda o il docente della classe, potrà configurare in tempo reale e con una sola operazione tutti i dispositivi dei dipendenti o tutti quelli degli alunni di una classe. Significa installare in una sola volta gli stessi software su tutti i dispositivi, condividere le informazioni su tutti i devices e consentire a ciascuno di effettuare la stessa operazione su tutti gli altri, in pratica ognuno potrà leggere le comunicazioni del dispositivo principale o condividere le proprie informazioni con gli altri dispositivi. Il docente, nel nostro caso, deciderà di configurare per una lezione i dispositivi di tutti gli alunni in tempo reale e con una sola operazione. Il docente potrà, inoltre, condividere ogni contenuto su tutti i dispositivi e con questi avviare la lezione. Potrà decidere di bloccarlo o di congelarne l’accessibilità sulla rete, potrà osservare lo svolgimento di un’attività su ogni dispositivo. E’ ovvio che tutto ciò richiederà la presenza di una rete internet wi-fi o in alcuni casi 3G, affinché il device di controllo possa interagire con tutti gli altri dispositivi della flotta scolastica/aziendale.

ratAll’MDM propriamente detto, si associano anche altre funzioni evolute, che hanno nomi simili, ma che rappresentano parti di un unico macrosistema:

MCM (Mobile Content Management) garantisce protezione totale di tutti i documenti e consente agli utenti di continuare a collaborare in modo sicuro e produttivo ovunque si trovino;

MAM (Mobile Application Management) attraverso il quale, forniamo a tutti i nostri utenti della flotta i software aziendali, con protezione dati, creazione delle blacklist per l’eliminazione di software potenzialmente pericolosi o non autorizzati (ad esempio giochi sui dispositivi scolastici);

MEM (Mobile Email Management) attraverso il quale è possibile distribuire impostazioni di posta elettronica, per rendere tutti i vostri utenti operativi in pochi minuti tramite il controllo dell’accesso alle e-mail di posta sicuro, cancellazione selettiva delle e-mail, qualora il discente smettesse di frequentare la scuola, ecc.

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Mar 012014
 

03 - Galaxy S5

In questi giorni si è tenuto a Barcellona il Mobile World Congress una delle manifestazioni più importanti per quanto riguarda il mondo della telefonia mobile e dei cellulari. In questa occasione è stato presentato nel corso di un evento chiamato Unpacked 5 da Samsung uno dei più attesi smartphone. La casa coreana ha infatti presentato il nuovo Galaxy S5 dotato di rilevatore di impronte digitali integrato nel tasto Home, come l’iPhone 5s, aggiungendo la possibilità di effettuare pagamenti con un “touch” grazie ad un accordo con PayPal.

01 - Galaxy S5

Frontalmente il Galaxy S5 è quasi identico al modello precedente tanto che è difficile distinguerlo dal suo predecessore, mentre il retro pur restando in policarbonato, presenta una veste inedita presentandosi con una texture traforata che gli conferisce un effetto tattile tipo alluminio.

Proprio sul retro si evidenzia l’alloggiamento della nuova fotocamera da ben 16 megapixel con funzione di registrazione video 4k HD (Ultra HD) a 30 fps e stabilizzatore d’immagine (quella frontale ha un sensore da 2,1 megapixel). Sotto la fotocamera è stato inserito un sensore mai visto su di uno smartphone, in grado di monitorare la frequenza cardiaca (anticipando Apple in questo che sta già lavorando alacremente per una funzione simile per il suo iPhone 6).

02 - Galaxy S5Purtroppo il sensore non pare posto nella collocazione ideale, in quanto per utilizzarlo, lo sportivo deve tirar fuori lo smartphone di dimensioni generose, girarlo e premere il dito contro il sensore.

Il Samsung Galaxy S5 è dotato di un fiammante e potentissimo processore quad-core da 2,5 GHz, 2GB di RAM e lo schermo è un display Super AMOLED Full HD da 5,1 pollici con 1920 x 1080 pixel.

Anche la batteria è di nuova generazione e nuova capacità: 2800 mAh (contro i 2600 mAh dell’S4) e garantisce 10 ore di navigazione Web e 12 ore di riproduzione video, ma Samsung afferma che l’autonomia può essere maggiore grazie alla funzione chiamata “Ultra Power Saving” che trasforma in bianco e nero lo schermo, e chiude tutte le attività tranne gli elementi essenziali come SMS e telefonate.

Il sistema operativo è l’Android 4.4.2 KitKat con interfaccia TouchWiz UI che porta in dote una nuova serie di funzioni proprietarie tra cui la funzione che rende possibile nascondere da occhi indiscreti immagini, video e applicazioni.

Il cellulare supporta lo standard Wi-Fi 802.11ac, 2×2 MIMO, ed è dotato anche di un sistema “booster” che unisce il Wi-Fi e l’LTE, indipendentemente da dove si trovi l’utente. Inoltre, per chi ha l’abitudine di portarsi il telefono a mare, il Galaxy S5 è resistente all’acqua, oltre che alla polvere.

05 - Galaxy S5

Per quanto riguarda il software della fotocamera consente una messa a fuoco automatica in soli 0,3 secondi e un sistema High Dynamic Range (HDR) avanzato in grado di garantire colori più naturali in ogni condizione di luminosità.

Il prezzo non è stato ancora annunciato anche se si parla di 699 euro per il modello base. Chi lo desidera oltre che in nero, bianco e blu, lo può scegliere anche nella tonalità champagne che, inutile ricordare, è una delle novità dell’iPhone 5s.

Il lancio sul mercato è previsto per l’inizio di aprile.

04 - Galaxy S5

Un allarme è però stato lanciato in queste prime ore da chi ha potuto provare il cellulare. Pare che il sistema operativo, ricco di personalizzazioni e i software a corredo occupino quasi 6 gigabyte di memoria lasciando liberi solo 9 GB sul modello da 16 GB. Una quantità di spazio, si sufficiente, ma di gran lunga inferiore a quella garantita da altri produttori di modelli concorrenti.

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Gen 022014
 

onetouch-fire-01Dalla collaborazione tra Telecom Italia e Mozilla, nasce il primo cellulare con sistema operativo Firefox OS. Si tratta di un cellulare entry level (quelli di fascia bassa e con caratteristiche ridotte) il cui prezzo proposto al pubblico e di 79,90 euro ed è acquistabile direttamente dallo Store di Telecom. Si tratta del OneTouch Fire di Alcatel con display da 3,5 pollici e risoluzione HVGA, un processore da 1 GHz, 256 MB di RAM, 512 MB di memoria per l’archiviazione dei dati (espandibile tramite microSD fino a 32 GB) e una fotocamera con sensore da 3,2 megapixel. Supporta Wi-Fi, Bluetooth 3.0, GPS, radio e UMTS, e integra una batteria rimovibile da 1400 mAh.

Il team Mozilla ha ringraziato Telecom per l’adozione di un cellulare con il loro sistema operativo e Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia ha dichiarato che: “Siamo particolarmente orgogliosi che TIM sia il primo operatore mobile in Italia e tra i primi al mondo nell’adozione di Firefox OS” e inoltre: “la diffusione delle soluzioni basate su HTML5 sarà un grande motore d’innovazione per le Telco e un’opportunità per lo sviluppo del nuovo ecosistema. Abbiamo collaborato con Mozilla fin dall’inizio perché crediamo che l’apertura dei sistemi operativi di smartphone e tablet ai paradigmi del Web sia un percorso virtuoso che migliora l’esperienza del cliente e offre maggiori spazi a tutti gli attori dell’ecosistema Internet”.

alcatel-one-touch-fireAlle parole di Patuano hanno fatto eco quelle di Jay Sullivan, Chief Operating Officer di Mozilla, il quale ha commentato affermando di essere particolarmente felice che Telecom Italia abbia aderito al loro progetto, considerando Firefox OS appunto parte del progetto globale Mozilla che, mira a mettere nelle mani degli utenti smartphone la potenza di internet e dell’HTML5.

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Nov 262013
 

batteria_autorigeneranteSmartphone, tablets, computer portatili, ecc., tutti strumenti che fanno della portabilità la chiave del loro successo e diffusione. Ma al pari delle caratteristiche software e hardware, il successo di questi dispositivi passa proprio per la loro autonomia, cioè per la capacità di durare il più a lungo possibile senza una fonte di energia in grado di ricaricarli. Fino ad ora ci si è affidati al silicio, materiale in  grado di trattenere l’energia durante le ricariche. Ma il silicio, presenta anche un inconveniente non da poco. Accumulando energia, tende a dilatarsi, provocando delle spaccature sulla sua superficie. Questo ne ha sempre in qualche modo limitato l’uso. Oggi, gli studiosi del laboratorio SLAC di Stanford, stanno lavorando su di un polimero a base di silicio che a causa dei deboli legami che lo caratterizzano, è in grado di indirizzare la particelle a riparare automaticamente queste microfratture, il tutto in poche ore di ricarica.

L’idea è venuta dalle recenti scoperte in tema di pelle robotica, simile per certi versi, alla pelle umana ossia in grado di autorigenerarsi. Il polimero di silicio utilizzato ha dimostrato di essere in grado durante la ricarica di autoriparare le crepe che si generano durante la ricarica e questo è avvenuto circa 100 volte, quindi per 100 ricariche. L’obiettivo ovviamente è molto più ambizioso e il risultato auspicato è quello di riuscire nell’impresa di oltre 3.000 cicli di ricarica.

batteria autorigenerante

Insomma, la capacità di riparare i danni spontaneamente, che in natura è semplicemente conosciuto come il processo di auto guarigione, prerogativa del corpo umano, potrebbe presto raggiungere anche le batterie di smartphone o, più in generale, di diverse apparecchiature elettriche.

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Nov 192013
 

Youm-curvo03Abbiamo già parlato sulle nostre pagine degli schermi OLED curvi di LG e quelli YOUM OLED di Samsung. Secondo fonti bene informate, pare che la casa sud coreana, proporrà al mercato smartphone un nuovo dispositivo con schermo curvo avvolgente, in grado di far leggere i contenuti anche in posizioni e secondo angoli non consentiti normalmente.

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La tecnologia con cui saranno realizzati questi prodotti curvi (si pensa ad un nuovo smartphone) sarà la già citata Youm OLED, già dimostrata da Samsung in occasione della presentazione al CES di Las Vegas ad inizio anno con tecnologia ddel display.
Nella tecnologia Youm, i transistor per il display sono integrati in un substrato di plastica al posto del vetro e se il recente smartphone presentato da Samsung per il solo mercato coreano che, ha uno schermo da 5,7″ Youm, ne è un esempio, lo spessore di questi schermi sarebbe nell’ordine di 0,12 millimetri.

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Non siamo ancora in grado di dire se gli schermi curvi saranno o meno un indicatore nello sviluppo e crescita degli smartphone del futuro, perché questo dipenderà dai gusti e dai capricci dell’utenza, sempre più attenta ai prodotti acquistati. Pare che anche Apple stia valutando la possibilità di entrare in questo settore o di utilizzare questa tecnologia per i suoi futuri devices. Pare certo, comunque, che l’interesse della casa di Cupertino, sia verso schermi curvi da utilizzare per dispositivi indossabili quali il fantomatico iWatch di cui tanto si vocifera.

Il device sarà presentato nel 2014 ma la Samsung non ha dato riferimenti in merito alla data di uscita.

Come abbiamo visto concretizzarsi lo sviluppo degli schermi Youm, staremo attenti a ciò che questa tecnologia proporrà e saremo pronti a darne notizia su queste pagine.

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