Lug 092019
 

I robot finora realizzati, non sono stati altro che macchine in grado di eseguire operazioni rigide, sempre uguali, programmate attraverso software da esseri umani. Il loro scopo era quello di semplificare il lavoro soprattutto in azioni ripetitive e stancanti, ma che richiedono grande precisione. Nessun robot, finora, è stato in grado di auto percepirsi, cioè di imparare, di avere coscienza di sé e capacità autonome di movimento e di azione nello spazio intorno ad esso. Questo fono ad oggi. Infatti le cose potrebbero rapidamente cambiare perché un team di ricercatori della Columbia University ha realizzato quello che sembra essere il primo robot in grado di imparare, il primo robot autocosciente. La macchina inizialmente è totalmente ignorante e ignora tra l’altro il suo stato e la sua forma, e non è altro che un meccanismo i cui movimenti sono assolutamente casuali. Il primo step, è un periodo di apprendimento dove vengono fatti compiere una serie di movimenti ripetitivi che servono a descrivere lo spazio nel quale esso può muoversi e quindi quali sono i movimenti che può compiere. E’ stato realizzato un braccio robotico molto simile a quelli utilizzati in ambito industriale, il quale ha iniziato, così, a muoversi in maniera casuale registrando circa un migliaio di movimenti e azioni nello spazio, ognuno definito da circa 100 punti. Poi, utilizzando un sistema di Machine Learning il robot ha analizzato tutti i dati raccolti per costruire un modello rudimentale di se stesso. Si è trattato di un primo step; la macchina ancora non sa come è fatta, di quanti pezzi è composta e quali sono le sue possibilità all’interno dello spazio nel quale opera.

A questo punto i ricercatori hanno inserito un oggetto all’interno dello spazio di azione del braccio robotico e hanno chiesto alla macchina di prendere l’oggetto e di spostarlo in una posizione ben definita. Grazie al semplice gesto ripetuto migliaia di volte, il braccio è stato in grado di ricalibrare la sua posizione nello spazio, e dopo sole 35 ore di addestramento è riuscito a ridefinire la propria posizione e la propria composizione correggendola di circa 4 cm rispetto alla prima fase, ma non solo, è stato in grado anche di prelevare l’oggetto nello spazio attorno a sé e di posizionarlo nel luogo di destinazione con una percentuale di errore praticamente nulla. La cosa straordinaria è stata che il robot è riuscito a portare a termine la stessa operazione con un percentuale di precisione del 44% in un’aria esterna allo spazio delimitato, quindi, in un’area completamente sconosciuta. Il risultato è stato giudicato sorprendente perché, come ha detto Kwiatkowski (uno dei ricercatori) è come essere riusciti a prendere un oggetto ad occhi bendati in un posto sconosciuto.

Ma l’esperimento non si è fermato qui: i progettisti hanno sostituito un pezzo del braccio meccanico con uno danneggiato. Il robot, incredibilmente si è accorto del difetto e ha ricalibrato i suoi movimenti così da compensare il guasto e riportare la sua percentuale di precisione, nell’esecuzione dell’operazione, al 100%. Lipson, l’altro ingegnere a capo della ricerca, ha commentato in maniera entusiasta questa capacità di auto vedersi e di ricollocarsi all’interno di uno spazio che, per una macchina, rappresenta la prima volta in assoluto.

A questo punto si aprono, ovviamente, nuovi scenari: Lipson e Kwiatkowski sono consapevoli delle implicazioni che questa nuova tecnologia comporta. Realizzazione di macchine pensanti e capaci di agire in maniera autonoma in situazioni non previste dai programmatori. Se da un lato questo potrebbe portare alla costruzione di robot capaci di adattarsi a situazioni completamente diverse e non previste durante la fase di programmazione, dell’altro potrebbe generare situazioni poco controllabili e prevedibili come ad esempio la creazione di macchine da guerra capaci di adattarsi a situazioni improvvise, capaci di eliminare bersagli umani in situazioni sempre diverse quindi una tecnologia nuova, moderna, futuristica, ma da utilizzare con grande attenzione.

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Giu 112019
 

Molti ricorderanno il centauro, la figura mitologica costituita dal corpo di un cavallo e da un tronco umano uniti insieme. A distanza di secoli è questo il nome di un progetto europeo per la realizzazione di un nuovo robot dotato di un corpo animale con quattro zampe e un torso dalle sembianze umane comandato a distanza da un operatore come negli scenari dei film di fantascienza. Il progetto mira a realizzare robot capaci di agire in scenari catastrofici o in situazioni dove l’essere umano non può agire in sicurezza. Il progetto vede coinvolti due dei centri di eccellenza italiani quali la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

La necessità di creare robot capaci di intervenire in area disastrate o pericolose è un’esigenza già sentita e da tempo, diversi paesi sono in gara per realizzare robot di questo tipo; si pensi ad esempio ai robot di produzione americana utilizzati dopo l’incidente della centrale nucleare di Fukushima in Giappone e quelli utilizzati per cercare i feriti tra le macerie delle torri gemelle dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.

Molti sono gli ostacoli finora affrontati nella realizzazione di un siffatto robot. Innanzitutto la difficoltà a muoversi in un ambiente pensato agli essere umani dove potrebbe essere necessario aprire una porta, spostare un oggetto, muoversi in scarsa illuminazione o tra le macerie, ostacoli che, per un robot tradizionale, possono diventare insormontabili.

Idea di realizzare un robot con sembianze umane almeno per una parte, dovrebbe rendere questo centaurocapace di compiere azioni molto più simili a quelle umane, quindi, molto più sofisticate. E’ pensato per poter scavare tra le macerie, salire e scendere rampe di scale per cui sarà dotato di gambe e ruote in grado di fargli compiere quest’azione e attuare azioni anche molto complesse in totale autonomia, come ad esempio collegare dei tubi, chiudere valvole e saldare elementi spezzati. Per risolvere parte di questi problemi l’idea utilizzata per il centauroè completamente diversa da quella di altri robot. L’interazione con l’uomo è sostanziale. L’uomo non si limiterà a comandarlo a distanza, come in simbiosi con la macchina, ma attraverso dei particolari sensori percepirà le sensazioni fisiche che il robot in campo sta ricevendo. In pratica l’operatore indosserà un esoscheletro, molto simile a quello visto nello scontro finale con l’alieno nel film Alien2, e grazie a questo, l’operatore riceverà come feedback il ritorno di forza e le sensazioni tattili, che gli consentiranno di agire e lavorare a distanza come se fosse sul posto per compiere azioni anche molto delicate.

Un altro problema potrebbe essere quello della interruzione della linea, la lentezza nella trasmissione del segnale o ritorni con interruzioni o ritardi. Per questo si sta pensando di sviluppare dei sistemi di controllo capaci di garantire un segnale puntuale e fedele e che, la trasmissione sia sempre della massima qualità. Per ora centauro è solo un progetto ma molto presto, superati i test sul campo, questo potrebbe diventare una realtà ed entrare a far parte della nostra quotidianità.

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Mag 122019
 

Non si finisce mai di imparare, e forse in Danimarca hanno anche compreso che non si smette neanche di giocare. Quelli della Lego, la società fondata da Ole Kirk Kristianen nel 1916, lo sanno molto bene. Creatori di un gioco semplice, intuitivo, quasi banale ma capace di superare indenne decenni di giochi del pubblico più esigente e selettivo, i bambini. Hanno innovato continuamente il gioco con nuove serie, pezzi, soluzioni, riuscendo a creare nuove aspettative di gioco e restando sempre attuali. Proprio nel rispetto di quest’ottica, Lego per la prima volta entra prepotentemente nell’ambito dell’informatica.

Lego Education attraverso la linea Lego Spike Prime, per la prima volta avvicina le attività ludiche dei bambini, nell’uso dei classici mattoncini, alle tecniche scientifiche e alla programmazione del coding. Lego Spike Prime introduce i bambini della prima al mondo dello STEM cioè la sigla acronimo delle parole inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics.

Si tratta di un progetto educativo in cui vengono ribaltati i concetti di apprendimento: non si impara a programmare come viene fatto nel classico coding, ma al contrario si programma con grande semplicità per imparare concetti matematici, scientifici e tecnologici.

Il progetto prevede la fornitura di un kit completo di materiale costituito da circa 500 pezzi e con elementi della serie Lego Technics e blocchi lego standard, più 11 nuovi elementi progettati per Spike Prime che servono a collegare i due mondi quello Lego standard e quello Technics. Il tutto senza sistemi di raccordo, fili o altro in maniera tale che i bambini utilizzino sempre gli stessi pezzi con i quali hanno già familiarità per la costruzione delle loro creazioni.

Saranno inviati insieme al kit gli schemi di 33 problemi concreti da risolvere sia praticamente, attraverso la costruzione manuale che, attraverso l’uso di computer e tablet per verificare il funzionamento delle loro creazioni.

I progetti non sono meramente astratti, ma studiati per poter essere risolti durante l’ora di lezione, quindi, progettati per essere completati da alunni singoli o gruppi composti da due o tre studenti in circa 45 e minuti. L’idea è quella del cooperative learning e quindi delle attività di gruppo e di collaborazione nella soluzione di problemi.

Il kit per 30 bambini verrebbe a costare circa 3300 dollari, quindi, una cifra non indifferente ma che potrebbe essere fornita dalle scuole, da enti terzi nonché con la collaborazione delle famiglie nell’acquisto dei pacchetti. Sugli store dei grandi giganti dell’high-tech e del mondo all’istruzione si possono trovare articoli specifici e altri problemi da risolvere legati al kit in vendita con Lego Spike Prime per espandere le proprie esperienze di apprendimento e gioco.

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Dic 122018
 

L’integrazione tra i robot e gli essere umani è sempre stata piuttosto complessa e anche difficile da realizzare, perché frutto di esperienze estemporanee e non di progetti di ampio respiro e a lungo termine. Inoltre, questo, è sempre stato visto, e molte volte a ragion veduta, come un pericolo per gli esseri umani perché capace di sostituirlo nel lavoro e quindi fonte di licenziamenti, riduzione di compenso, declassamento in ruoli meno importanti.

Ma le cose pare stiano cambiando; già la nuova generazione di robot, i cosidetti robot morbidi, sono il primo esempio di questo fenomeno. Ma un progetto italiano sta mirando oltre, alla creazione di un robot capace di cambiare forma, di prodursi energia da solo, realizzato con materiali tecnologicamente avanzati e rispettosi dell’ambiente, intelligente e capace di apprendere. Un robot frutto di un progetto unitario che abbraccia differenti aspetti che comprendono la sperimentazione, la progettazione, la realizzazione, per fare in modo che, questi automi, possano una volta per tutte entrare nella vita quotidiana di ciascuno di noi, nelle case, negli uffici, senza che gli uomini abbiano a temere per la loro presenza.

Il progetto si chiama “ROBOTICS” e partecipa ad una gara indetta dalla Commissione Europea che prevede un finanziamento da 1 miliardo di euro. La selezione dei finalisti avverrà a Vienna il 4 dicembre 2018 e il vincitore sarà individuato nel 2020.

La squadra italiana è composta da 800 esperti in robotica guidati da Cecilia Laschi della Scuola Superiore Sant’Anna e Barbara Mazzolai dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il progetto non è semplicemente la realizzazione di un robot in grado di fare qualcosa, bensì un programma a lungo termine, strutturato, capace di integrare necessità non solo tecnologiche e scientifiche, ma anche sociali, culturali ed economiche. È importante, quindi, che il robot non entri nel mondo del lavoro sostituendosi all’uomo, bensì che lo integri in lavori complessi o particolarmente stancanti.

Il progetto, dovrà integrare ambiti finora slegati quali l’intelligenza artificiale, i big data, i materiali e la biologia e vari aspetti della vita sociale. Infine, bisognerà creare macchine capaci di adattarsi ad ogni tipo di esigenza, capaci di imparare e di migliorare.

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Nov 072018
 

Volete fare gli esploratori? Volete volare fino a Marte e farvi un giretto per le sue lande desolate? Beh, forse potreste riuscirci e forse potreste anche riuscire a collaborare con la NASA, l’Ente Spaziale Americano. La NASA, infatti, per la prima volta si apre alla collaborazione di menti esterne che possano in qualche modo fornire soluzioni o idee innovative per i mezzi marziani del futuro. Si, perché proprio di questo si tratta. La NASA ha reso disponibili sulla piattaforma GitHubil progetto open source con le istruzioni e i progetti per realizzarsi in casa un ROVER, uno di quei simpatici mezzi a 6 ruote sterzanti capaci di procedere su qualunque tipo di terreno. Vi ricordate Curiosity, l’eccezionale rover poggiatosi sulla superficie marziana che ha inviato alla Terra montagne di fotografie e informazioni importantissime sulle caratteristiche del pianeta rosso fino ad ora sconosciute? Si, proprio lui. Adesso potrete costruirvene uno pure voi a casa spendendo solamente 2.000 dollari.

La NASA, ha infatti reso pubblico il Jet Propulsion Laboratory (JPL) Open Source Rover (OSR), il kit digitale liberamente scaricabile che renderà tutti esploratori spaziali.

Gli elementi da assemblare sono tutti facilmente reperibili sui normali cataloghi di forniture elettroniche ma richiedono una attrezzatura base da laboratorio composta da una sega a nastro per tagliare il metallo, un trapano, un saldatore, cesoie, chiavi inglesi ed altri accessori da ferramenta. Il kit è composto dagli elementi di Curiosity e cioè sospensioni Rocker-Bogie, sterzo angolare e differenziale pivotante che, permette il movimento su terreni accidentati, Raspberry Pi l’unità di calcolo centrale. Secondo i realizzatori del progetto, una volta acquistati i pezzi e l’attrezzatura necessaria, è possibile assemblare il rover in circa 200 ore di lavoro per una persona pratica di assemblaggio e modellismo.

Il kit, molto dettagliato fornisce informazioni passo passo per la costruzione, ma è strutturato in modo da lasciare autonomia di scelte al novello scienziato. Ognuno potrà decidere, lungo il percorso, cosa aggiungere o sottrarre al proprio rover. Pannelli solari, telecamere USB, controller o altro.

Mik Cox il project manager del progetto, crede che questa sperimentazione possa servire ad avvicinare il mondo dell’esplorazione alle nuove generazioni, agli scienziati in erba e ai giovani ricercatori e ingegneri, fornendo già in età scolare gli strumenti di creatività che potrebbero essere disponibili solo successivamente, così da stimolare tanti a intraprendere indirizzi del genere.

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Set 162018
 

Un tempo, parlare di robot era come evocare la fantascienza, narrare una storia di eventi che avrebbero potuto accadere sono in un futuro lontano. Oggi i robot iniziano a far parte del nostro quotidiano, interagiscono con noi in molte attività che svolgiamo, aiutandoci in operazioni complesse o pericolose per l’uomo. Abbiamo robot che puliscono casa in nostra assenza, altri che tagliano l’erba in giardino mentre noi facciamo altro, o incredibili catene di robot che assemblano automobili all’interno delle catene di montaggio in fabbrica.

Dalla Rolls-Royce, la notissima azienda produttrice di auto e motori per aerei, arriva l’ultima innovazione in tal senso, si tratta di un piccolissimo robot, simile ad uno scarafaggio, che date le dimensioni è in grado di entrare all’interno dei meccanismi di un motore aereo e di effettuare manutenzioni e controlli senza complessi smontaggi o lunghe operazioni.

Questi piccolissimi robot, sono stati ispirati dagli scarafaggi e dalla loro capacità di infilarsi in tutte le piccolissime aperture sulle pareti o in ogni angolo della casa. Secondo Roll-Royce, questi piccoli automi renderanno i controlli sui motori operazioni semplici, rapide e più precise, abbattendone pure i costi.

Gli scarafaggi robot, introducendosi all’interno delle camere di combustione dei motori, consentiranno di svolgere in 10 minuti controlli e operazioni che normalmente richiederebbero più di 10 ore e l’intervento costosissimo di ingegneri super specializzati. Una squadra di robottini, dotati di videocamera ad alta definizione, consentirà riprese in diretta delle parti meccaniche del motore evidenziando o meno la necessità dello smontaggio e del successivo ri-montaggio.

Questi Blattomeccanici, come qualcuno li ha voluti rinominare, realizzati da Roll-Royce come detto, con la collaborazione dell’Università di Nottingham, non sono ancora, però, così piccoli da poter accedere ad ogni minuscola parte di un motore. Per cui la grande azienda e l’Università, stanno lavorando in collaborazione per creare nuove flotte di robottini sempre più miniaturizzati in modo da riuscire ad effettuare con semplicità anche altre operazioni e renderle rapide e economiche. I ricercatori, sperano di riuscire a ridurre le dimensioni di questi robottini a circa 2 centimetri di grandezza entro un paio d’anni.

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Mag 062018
 

Quante volte guardando una parete di casa ci sarebbe piaciuto cambiarla di colore, di rivestimento oppure semplicemente vederla diversa ogni giorno. Ma il pensiero di dover chiamare pittore, muratore e di affrontare i relativi costi ci dissuadono da questa idea. Oggi però grazie ad una creazione dell’architetto Carlo Ratti e del suo studio associato, questo potrebbe essere finalmente fattibile.

Presentato alla Settimana del Design a Milano, l’idea innovativa Carlo Ratti prende il nome di Scribit che in latino significa proprio “scrive”.  Si tratta di un piccolo robot che agganciato a dei sottilissimi fili colorati come fosse un ragno che si muove sulla sua ragnatela, scorre sulla parete dipingendo qualunque cosa noi vogliamo.

In realtà il piccolo robottino è in grado di dipingere su qualunque superficie verticale e non soltanto sulle pareti;  il trucco è semplice. Due chiodi sui lati della parete e due fili ai quali il robottino rimane agganciato; al suo interno una giostra con 4 pennarelli, rosso, giallo, azzurro e nero attraverso i quali Scribit seleziona i colori da utilizzare sulla superficie trasformando la parete in un vero e proprio wonderwall.

La connessione alla rete Wi-Fi, e quindi a Internet, è d’obbligo. Attraverso questa, il robottino cerca e seleziona i murales da dover dipingere così da poter iniziare il suo lavoro. Quindi, scaricato il soggetto, inizierà a dipingere l’opera d’arte o il disegno che abbiamo scelto per la giornata in corso. Si, infatti, giornata in corso, perché il lavoro compiuto da Scribit è reversibile. Il robottino, può cancellare il proprio lavoro rendendo la nostra parete nuovamente disponibile per un successivo murales.

Scribit, quindi, si pone come alternativa agli ingombranti e costosi schermi digitali di grandi dimensioni capaci di animare notevoli superfici verticali, realizzando ogni giorno innovative e cangianti immagini reversibili. Ad esempio, un ristorante potrebbe disegnare il proprio menù sulla parete e rinnovarlo ogni giorno alla bisogna. Ognuno di noi potrebbe personalizzare in ogni momento le pareti di casa anche con soggetti famosi o opere di design.

Scribit è già in vendita ed è frutto della collaborazione tra il C.R.A. (Carlo Ratti & Associati) e Makr Shakr.

 

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Gen 282018
 

Si chiama Primer, il piccolissimo robot multifunzione inventato dal Massachusetts Institute of Technology di Boston. E’ un piccolo sistema meccanico dalle caratteristiche assolutamente eccezionali che rivoluzionerà il concetto che abbiamo di Robot.

E’ costituito da un nucleo a forma di cubo avente lato di soli 3 millimetri capace di muoversi grazie ad un campo magnetico esterno. E’ ricoperto da fogli di poliestere quadrati di soli 2 centimetri di lato con pieghe predefinite, che cambiano forma in presenza di calore adattandosi alle necessità del momento. Può assumere fino a 4 forme diverse.

Primer si muove all’interno di questi “mantelli” di materiale plastico attraverso campi magnetici e acquisisce le differenti proprietà. Con il primo crea un esoscheletro che gli permette di muoversi, con un secondo crea un sistema di ali che gli consente di planare dolcemente quasi fosse un aliante, con un terzo può adattarsi alle superfici liquide galleggiando e navigando come fosse una barca e con il quarto rotola su se stesso spostandosi molto più rapidamente. Per liberarsi dell’abito, Primer, si getta in acqua e scendendo in profondità lascia a galla il suo mantello riconquistando la sua forma originaria.

Gli impieghi e i possibili usi pensati dai suoi creatori sono tanti. Questo piccolissimo automa, potrebbe essere utilizzato per consegnare i principi attivi di un farmaco direttamente all’organo interessato avendolo inghiottito come fosse una pillola. Potrebbe anche aiutare il chirurgo in piccoli interventi direttamente dentro il nostro corpo. Oppure, ancora, essere inviato ad osservare luoghi pericolosi non accessibili all’uomo, ad esempio perché contaminati o in momenti immediatamente successivi a eventi calamitosi.

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Ott 162016
 

Dalla finzione alla realtà, dal film alla strada, la saga dei Transformers, i mezzi meccanici capaci di trasformarsi in giganteschi robots provenienti da un altro pianeta è diventata realtà grazie a un team di ingegneri turchi coadiuvati da alcuni meccanici.

Transformers01

Questi, hanno fondato la Letrons, startup specializzata nella creazione di auto trasformabili in robot.

Il team, costituito da 12 ingegneri e 4 meccanici ha già realizzato Antimon, la prima vettura trasformabile al mondo. Si tratta di una BMW Serie 3 capace di viaggiare su strada grazie ad un motore elettrico e alla bisogna capace di trasformarsi in un gigantesco robot per ora molto limitato nei movimenti.

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L’auto chiaramente non è guidabile da un pilota al suo interno, ma attraverso un radiocomando esterno e il robot ancora molto limitato nei movimenti. La Letrons e i suoi ideatori, stanno testando il mercato per capire come portare avanti questa incredibile e fantasiosa invenzione, e quindi se dotare di altri e più complessi movimenti il robot.

La linea di progettazione dopo la realizzazione di Antimon, si arricchirà di altri 3 robots già progettati e pronti per l’assemblaggio.

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Dalla fantasia e dalla passione di questi ingegneri di Ankara, Autobot e Decepticon, forse solcheranno le nostre strade per esibizioni o che altro. Tutto dipenderà da come i creativi della Letrons riusciranno a inserire questa bizzarra creazione sul mercato mondiale.

 

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Ago 052016
 

HUBO2

L’uso dei robot in sostituzione dell’uomo soprattutto per quelle situazioni pericolose è sempre stato un obiettivo che in diversi hanno perseguito. Negli ultimi anni, la robotica e l’intelligenza artificiale hanno fatto enormi passi avanti e la realizzazione di un robot capace di sostituire in tutto e per tutto le persone è sempre più vicino.

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Nel 2015 in California è stato protagonista per la prima volta Hubo, un prototipo di robot tuttofare creato dalla coreana Kaist e dall’istituto di ricerca Daejeon. Si tratta di una unità cibernetica molto somigliante ad un essere umano: alto un metro e 70 per 80chilogrammi di peso, Hubo è realizzato totalmente in alluminio.

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Nel 2015 in California ha vinto il prestigioso premio Darpa Robots Challenge dove ha sbaragliato la concorrenza. Riesce agevolmente ha compiere la maggior parte delle azioni umane, come guidare un autoveicolo, salire e scendere le scale, correre, camminare su pendii scoscesi e accidentati, inginocchiandosi sui suoi cingoli o camminando sulle gambe metalliche.

HUBO5

Ancora qualche problema di gioventù persiste, infatti Hubo, non è in grado di rialzarsi da solo da una caduta e non riesce a decidere autonomamente sulla sequenza delle operazioni da effettuare. Ma a questo si può ovviamente rimediare: alle cadute serve comunque un operatore umano, ma lui riesce ad attutire il colpo e evitare danni catastrofici, mentre per la sequenza di azioni è comanda bile in remoto da un operatore umano che lo indirizza a svolgere l’azione prioritaria.

Hubo è già in vendita alla modica cifra di 500mila dollari e le sue vendite procedono speditamente. Già 25 modelli consegnati.

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Dic 092015
 
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ROBOT_Scroll
La Comunità Europea, ha investito grossi capitali in un progetto denominato Horizon 2020 al fine di realizzare innovazioni tecnologiche in ambito medico-scientifico per la realizzazione anche di androidi all’interno dei centri ospedalieri.
L’investimento pari a 80 milioni di euro, ha visto la realizzazione di numerosi e promettenti progetti capaci di risolvere e migliorare servizi quali l’assistenza, le connessioni, l’istruzione, le guide. Tutti i progetti sono in fase di prototipazione, ma i risultati già ottenuti sono molto promettenti, Alcuni di questi hanno raggiunto risultati migliori di altri e per questo sono quelli sui quali si focalizza maggiormente l’attenzione. Si tratta dei progetti Monarch, Alfred, Emote e Frog, tutti androidi specializzati in una specifica attività.
MONARCH ROBOT PEDIATRICO
Il primo prototipo, chiamato Monarch, è un robot la cui funzione è l’assistenza ai giovani ricoverati nei reparti pediatrici. Si tratta di automi, collegati alla rete internet e dotati di sensori in grado di farli interagire con i bambini ospedalizzati. Già oggi, questi automi sono in funzione presso l’Istituto di Oncologia dell’ospedale di Lisbona e dai primi risultati si registra una migliore accettazione da parte dei minori del loro ricovero e una maggiore accettazione dell’ambiente ospedaliero.
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ALFRED IL MAGGIORDOMO SMART
L’altro prototipo su cui si stanno concentrando le attenzioni sia della Comunità Europea, sia dei media, è Alfred, bot-maggiordomo la cui funzione è quella di assistenza attiva agli anziani. Lo scopo non è solo quello di monitorare lo stato psico-fisico attraverso una serie di sensori e dispositivi appositi, ma quello di mantenerli stimolati e dinamici proponendo loro giochi, consentendo la connessione con familiari a amici, verificando continuamente il loro stato emotivo. Attualmente Alfred interagisce attraverso comandi vocali, ma presto sarà equipaggiato con protesi che lo renderanno capace di svolgere molte più mansioni.
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TUTTE LE EMOZIONI DI EMOTE
Emote, è una sigla che sta per Embodied perceptivetutors for empathy based learning. Si tratta di un androide concepito per interagire con gli stati emozionali di chi si trova nelle sue vicinanze. Bambini e adolescenti potranno così avviare dei confronti vocali e sonori con il robot, interagire con lui e ottenere un sostegno negli studi e nelle ricerche.
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GUIDATI DA UNA RANA: FROG
Frog (rana in inglese) è in questo caso un acronimo di Fun robotic outdoor guide,  ossia una simpatica guida turistica dall’aspetto di una rana e dal colore verde brillante che ancor di più contribuisce a caratterizzarne l’aspetto.Fog si muove su ruote e rappresenta una versione altamente tecnologica della classica guida turistica. Non si limita a descrivere con dovizia di particolari le opere lungo il suo percorso, ma riesce anche ad interagire in maniera simpatica e spiritosa alle domande e curiosità dei turisti che guida.
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