Ott 142020
 

Che presto mettere piede sulla Luna è cosa ben nota, infatti le agenzie spaziali internazionali si stanno organizzando per la realizzazione di una base spaziale posizionata sulla superficie lunare e dalla quale effettueranno esperimenti scientifici mirati alla conoscenza del nostro satellite e a predisporre una base di lancio per il vicino pianeta Marte. L’idea sarebbe proprio quella di effettuare il lancio verso Marte proprio dalla Luna.

La JAXA, l’agenzia aerospaziale giapponese e la casa automobilistica Toyota Motor Corporation stanno lavorando in sinergia per la realizzazione dei pezzi necessari alla realizzazione di un veicolo lunare che dovrà portare a spasso sul nostro satellite gli astronauti. Hanno appena definito il nome di questa di questo mezzo spaziale che si chiamerà Lunar Cruiser, capace di muoversi attraverso l’energia sviluppata da motori elettrici a celle di combustibile. Il nome deriva dal Toyota Land Cruiser mezzo molto familiare al pubblico e sinonimo di qualità e sicurezza che, sono infatti le caratteristiche che vengono richieste a questo piccolo mezzo lunare progettato per portare avanti e indietro sani e salvi gli astronauti in giro sulla superficie lunare.

Questo mezzo pressurizzato con equipaggio verrà realizzato entro la prima metà di questo decennio prima per essere trasportato sulla luna e iniziare le sue missioni. Toyota sta lavorando allo studio degli pneumatici, del sistema di guida e sull’uso della realtà virtuale, per verificare su modelli reali e non, l’effettiva capacità del mezzo di potersi spostare su superfici di ogni tipo in sicurezza. 

Presto, quindi, la JAXA e la Toyota daranno vita a questo nuovo mezzo spaziale che, grazie alla collaborazione di altri partner del Team Japan Study Meeting, struttura nata per la sperimentazione dei veicoli lunari vedrà avverarsi il sogno proposto nei telefilm anni ’70 della serie Spazio 1999 dove una colonia terrestre viveva sulla base spaziale Alpha. E il Lunar Cruiser potrebbe essere il primo tassello di questa nuova avventura.

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Dic 022012
 

Da tempo, la sonda spaziale americana Curiosity, girovaga libera in esplorazione sulla superficie di Marte. Ma qualche giorno fa, lo scienziato John P. Grotzinger, leader del progetto Curiosity, in un’intervista alla radio americana Npr, si è lasciato sfuggire che, la sonda avrebbe fatto una scoperta di portata storica. E’ bastata questa semplice frase, in quanto lo scienziato non ha più detto nulla, per scatenare un tam tam mediatico e su internet con illazioni e ipotesi sulla grandiosa scoperta. E le parole di Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, non hanno fatto altro che alimentare questa sete di curiosità. Elachi ha affermato che Curiosity potrebbe aver scoperto “molecole organiche e non biologiche”. La conferma a tutte queste supposizioni dovrebbe venire il 3 dicembre a San Francisco in occasione dell’incontro dell’American Geophysical Union.

Sicuramente la scoperta ha a che fare con il Sample Analysis at Mars, noto come SAM, cioè il braccio robotizzato della sonda con la quale Curiosity sta analizzando un minuscolo campione di sabbia raccolto sul terreno marziano. Il lavoro della sonda, iniziato il 9 novembre, non è ancora finito, ma la fantasia e la curiosità degli scienziati e degli appassionati del settore, ha iniziato a galoppare.

La scoperta di queste molecole organiche sul pianeta rosso, ha un’importanza storica, in quanto negli anni passati gli scienziati, erano convinti che su Marte potesse essere esistita la vita in virtù della presenza di queste molecole. Gli scienziati tentarono di dimostrare questa tesi attraverso i risultati raccolti dalla sonda Viking, ma questa ipotesi fu bocciata proprio perché non trovate, in quell’occasione, tracce di molecole biologiche. Curiosity, ha spiegato Elachi, non è dotato di strumenti idonei a trovare molecole di questo tipo, cioè composti a base di carbonio che, non provano l’esistenza della vita, ma senza di esse questa non può svilupparsi, almeno nel nostro modo di concepirla. Curiosity, comunque, ha la capacità di riconoscere queste molecole; e se così fosse, ribalterebbe in un colpo solo tutte le teorie che avevano bocciato l’ipotesi di vita su Marte.

Ad alimentare le attese e la curiosità ci si è messa pure la NASA attraverso il Jet Propulsion Laboratory che ha twittato il messaggio “La missione, finirà nei libri di storia“.

Restano comunque tantissime incognite. Lunedì 3 scopriremo insieme di cosa si tratta, anche se la cautela in questi casi è d’obbligo. Infatti, pare difficile che una sonda non attrezzata per analisi di laboratorio approfondite riesca a fornire risultati così sorprendenti su campioni raccolti in superficie. E’, invece, più attendibile trovare realmente resti organici più in profondità, formati presumibilmente in epoche più umide e con condizioni ambientali diverse. Ma per arrivare a questi livelli ci vorranno ancora parecchi mesi di lavoro per la piccola sonda “curiosa”.

Noi di educazionetecnica.com staremo attenti a quello che succederà domani e riferiremo su queste pagine.

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