Mag 092013
 

google-glass1Era da tempo che pensavo di parlarne perché si annuncia come una delle maggiori novità tecnologiche, ma ho sempre rinviato. Forse ora è giunto il momento di parlare dei Google Glass, gli occhiali con realtà aumentata che Google proporrà entro la fine dell’anno o nel 2014 al mercato consumer.

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Di cosa si tratta? Di un paio di occhiali davvero speciali. Il progetto è nato circa tre anni fa nei laboratori Google X Lab dagli studi di un ingegnere, Babak Parviz, esperto in reti neurali e auto-guida. Gli occhiali sono già in giro da un po’ di tempo, consegnati nelle mani di 1500 sviluppatori tester scelti, al fine di valutarne l’esperienza d’uso, le caratteristiche, individuarne i bugs e altro.

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I Google Glass altro non sono che una montatura di occhiali al cui interno si trova un computer in miniatura. La montatura, dispone di un micro display visibile solo da chi indossa le lenti. Il dispositivo ha una fotocamera integrata che vede ciò che vede chi lo indossa, è dotato di connessioni GPS, Wi-Fi e Bluetooth. Gli occhiali, in pratica, sono in grado di gestire molte delle attività che oggi eseguiamo attraverso il nostro smartphone. I Google Glass, in pratica, tramite Wi-Fi o Bluetooth, si possono interfacciare con un dispositivo Android o iPhone per usare i dati 3G e 4G delle reti cellulari, ma integra un chip GPS per la navigazione.

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Grazie ai test che Google sta effettuando con i 1500 beta tester, continue modifiche vengono apportate ai magici occhiali. Continue correzioni di bugs, e ottimizzazioni del codice e delle funzioni avvicinano sempre di più all’utente finale questa nuova meraviglia tecnologica. Pare tra l’altro che il caricamento dei dati, e quindi l’aggiornamento in background potrà avvenire solo quando gli occhiali saranno collegati a una fonte di alimentazione oppure in presenza di una rete Wi-Fi locale.

I Glass visualizzeranno in tempo reale le notifiche di Google+, sarà consentito trascrivere messaggi molto più velocemente, giungeranno notifiche in modalità hanguot e molto altro.

Google ha in programma di porre in vendita i Google Glass entro la fine del 2013 e il costo per il mercato consumer sarà probabilmente intorno ai 1.200 euro.

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Feb 042013
 

Ricordate che qualche tempo fa vi ho parlato su queste pagine del LIQUIDMETAL la misteriosa lega metallica a cui si è interessata la Apple per i propri prodotti? Lega in grado di resistere perfettamente ai graffi e alla corrosione, leggerissima e resistentissima? Bene, pare che Apple stia cominciando a muoversi in tale direzione. Infatti, è stato individuato un nuovissimo brevetto (datato 31 gennaio 2013), riferito alla fabbricazione di una matrice di fogli di vetro metallico. Nel brevetto si fa riferimento alla fusione di fogli di metallic glass e in particolare alla combinazione di rotoli con fogli di materiale grezzo e composito in ambiente inerte.
Questo nuovo prodotto, presenta notevoli vantaggi: può assumere facilmente qualunque forma per cui può essere prodotto in massa, ha ottime capacità termiche per cui resiste alle alte temperature, mantiene la forma e un’ottima resistenza all’azione degradante del tempo.
La realizzazione avviene attraverso una tecnica chiamata Twin Roll Casting. Si tratta di far scorrere un metallo allo stato liquido tra due rulli che ruotano in direzione opposta, raffreddati ad acqua. Il processo, già applicato a molte leghe metalliche si avvale della proprietà della malleabilità che alcuni metalli possiedono, e consente di realizzare fogli sottilissimi, vetri metallici detti bulk metallic glass (BMGS). I, processo a cui sta lavorando Apple è molto diverso, proprio in virtù della naturale fragilità che il metallic glass ha a temperature ambiente. Infatti, il vetro metallico a causa della scarsa durezza del vetro, rischia di fratturarsi durante il processo di laminazione. Nei disegni allegati al brevetto di Apple è mostrato come automatizzare la realizzazione vetri metallici e amorfi. Il brevetto depositato da Apple, riporta anche i nomi di chi ha lavorato alla sua realizzazione ed è interessante notare come questi scienziati lavorino al Materials Scientist e Metallurgist presso il Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology, il laboratorio che si occupa, tra le altre cose, dello sviluppo e della costruzione di sonde spaziali per la NASA.

Brevetto della Apple

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Gen 062013
 

Il 7 gennaio si apre in Nevada, a Las Vegas la nuova edizione del C.E.S. (Consumer Electronic Show), dove i big nel campo della tecnologia mostrano i prodotti del futuro, cioè tutti quei prodotti che andranno in vendita nel prossimo futuro e che riempiranno le nostre case e i nostri desideri.

Tra le altre cose che saranno annunciate e presentate al C.E.S., la nuova evoluzione di un prodotto già presente in gran quantità sui devices maggiormente utilizzati nel mondo, ossia iPhone e iPad. Di cosa si tratta? Della terza incarnazione del Gorilla Glass,il vetro antigraffio resistentissimo che ricopre i sensori touch dei devices della Mela.

Il Gorilla Glass 3 presenta, tra le nuove caratteristiche una maggiore componente antigraffio e una maggiore resistenza agli urti complessiva. Gorilla Glass 3 è stato cambiato a livello molecolare, incorporando una funzione chiamata Native Damage Resistance (NDR). Secondo la società che lo produce, la Corning Glass Wendell, NDR riduce la propagazione di difetti, la comparsa di graffi e fa un lavoro migliore nel mantenimento della robustezza complessiva del vetro. Il risultato di questa modifica molecolare si traduce in un miglioramento del 300% nella resistenza ai graffi, un 40% di riduzione del numero di graffi visibili e il 50% nella forza d’urto prima che il vetro diventi difettoso.

Questo nuovo prodotto, ricoprirà i futuri iPhone 5S e iPhone 6 già in preparazione dalla stessa Apple? Staremo a vedere e riferiremo.

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Mag 102012
 

I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology a Cambridge negli Stati Uniti), hanno sviluppato un nuovo tipo di vetro caratterizzato da una superficie nanotextured capace di essere anti-appannamento, anti-riflesso e autopulente.

Immagine al microscopio

Questo prodigio si basa su un nuovo modello di fabbricazione; in pratica, la superficie del vetro è realizzata sovrapponendo diversi strati sottili, compreso uno strato di photoresist (usato in elettronica e nel campo delle nanotecnologie per la produzione di microchip) che viene inciso con un reticolo illuminato; le incisioni successive producono le forme coniche. Questo tipo di vetro è stato realizzato con una tessitura superficiale in grado di eliminare qualunque tipo di riflesso sulla sua superficie con il risultato che le gocce d’acqua rimbalzano, come piccole palle di gomma. La speranza dei ricercato, ora, è quella di riuscire a realizzare un processo produttivo a basso costo al fine di poterlo utilizzare nei prossimi dispositivi digitali, quali smartphone, televisori, dispositivi ottici, pannelli solari, vetri di automobili e anche come vetri per gli edifici.

Come le nanostrutture eliminano la riflessione della luce

Questa immagine mostra come le nanotexture eliminano i riflessi di luce. A sinistra un raggio di luce viene parzialmente riflesso da un  vetro normale (circa il 6 % della luce viene riflessa). A destra, si vede come un raggio di luce interagisce con una superficie di vetro nanotextured. Ad ogni riflessione del raggio tra le nanotexture si riduce l’intensità del raggio riflesso di circa il 6%; per cui, ogni rimbalzo vedrà ridotta drasticamente la quantità di luce riflessa. Il risultato è che la luce praticamente non viene riflessa dalle nanotexture.

Come le nanostrutture eliminano la gocce d’acqua

La figura a sinistra mostra come una goccia d’acqua si diffonda su una superficie di vetro normale. Quella a destra, invece, mostra come quando una goccia d’acqua colpisce i coni delle nanotextures, solo una minima parte del vetro viene ricoperta dall’acqua. Le nanotextures, riducono la diffusione superficiale dell’acqua di circa dieci volte. La goccia diventa sferica e viene respinta dalla superficie. Dal contatto con la superficie, l’acqua raccoglie anche la polvere sospesa in prossimità o sopra le parti superiori dei coni perché non può penetrare gli spazi molto piccoli che separano i coni uno dall’altro.

Pare che uno dei produttori interessati al progetto del MIT, sia proprio la Apple Computer, la quale potrebbe utilizzarlo nell’iPad, nell’iPhone e nell’iPod Touch, tutti dispositivi touch-screen. L’idea è quella di realizzare dispositivi che non solo annullano i riflessi rendendo perfetta la visone delle immagini in qualunque condizione di luce, ma anche di resistere alla contaminazione del sudore. Da tempo, infatti, si vocifera che Apple si appresti a lanciare un iMac di nuova generazione con display anti-riflesso.

Apple iMAC

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Apr 132012
 

LA STORIA

La tecnica denominata Float Glass o vetro galleggiante, rappresenta il procedimento che viene utilizzato industrialmente, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, per la produzione di vetro piano (o in lastre) sostituendo il precedente metodo della tiratura. Prima del float glass, infatti la realizzazione di lastre piane avveniva attraverso un procedimento molto costoso che, consisteva nel realizzare la lastra per colata, estrusione o laminazione e le superfici, di conseguenza, non avevano le facce otticamente parallele, dando origine alle caratteristiche aberrazioni visive. Il parallelismo veniva ottenuto successivamente attraverso un’operazione di lucidatura meccanica, con un notevole aumento dei costi.

Vetro tirato

Grazie ad Alastair Pilkington e a Kenneth Bickerstaff, fu sviluppato con successo il primo metodo commerciale per la fabbricazione di vetro piano di alta qualità a basso costo, quello che oggi è chiamato Vetro float. Il tentativo di Pilkington era quello di trovare un modo per lisciare il vetro su entrambe le superfici senza ricorrere a costosissime operazioni di molatura meccanica. L’intuizione fu quella di far galleggiare il vetro fuso su un bagno di stagno fuso. Il vetro galleggiando forma una superficie liscia su entrambi i lati.

IL PROCEDIMENTO

Impianto per la produzione del vetro float

In questo processo, la pasta vitrea, proveniente dal crogiolo alla temperatura di 1100 °C, assume forma perfettamente piana in un forno a tunnel la cui base è formata da un letto di 7cm di stagno fuso. In questo forno, l’atmosfera è ricca di azoto e idrogeno, il cui scopo è evitare che il vetro durante la cottura e il successivo raffreddamento si ossidi. Ma vediamo quali sono le fasi principali di questo metodo.

Inizialmente, vengono caricate nel forno le materie prime:

  • UN VETRIFICANTE – sabbia silicea (70/74%);
  • UNO STABILIZZANTE – carbonato di calcio (12/13%);
  • UN FONDENTE – solfato di sodio (12/13%).

In questa zona di ingresso, il controllo della temperatura è importantissimo. Termometri a raggi infrarossi controllano che questa si mantenga all’interno di valori precisi, al fine di evitare di deteriorare rapidamente le termocoppie di cottura del forno (date le alte temperature operative).

La miscela di materie prime, opportunamente dosate in un silo, attraverso un nastro trasportatore giunge alla fornace di fusione, dotata di 5 camere, dove questa, viene portata alla temperatura di circa 1300 °C.

Uscendo dalla fornace di fusione, il vetro ormai fuso viene portato nella sala di galleggiamento dove viene versato su una superficie di stagno fuso, alla temperatura di circa 1000 °C. Il vetro che, a questa  temperatura è molto viscoso e lo stagno che invece è molto fluido non si mischiano e la superficie di contatto tra i due elementi risulta piana e liscia. Il vetro forma così un nastro di circa 3 metri di larghezza, con uno spessore che può esser fatto variare da 2 a 19 mm. Lo stagno leviga la superficie inferiore del vetro per contatto diretto, mentre la parte superiore si appiattisce per gravità essendo ancora allo stato semifuso. Lo spessore del nastro di vetro float è determinato dalla velocità di rotazione dei rulli, detti top, situati ai bordi della vasca. Un rallentamento dei top determina una stesura del vetro liquido a minore velocità e la formazione di un nastro di vetro di maggiore spessore.

Alla fine di quest’ultima fase, la temperatura del vetro è di circa 600 °C ed entra, ormai allo stato solido, in una camera di ricottura passando su una serie di rulli. Questa fase del processo, serve a modificare le tensioni interne facendo in modo che il nastro di vetro, reso assolutamente piano, possa essere tagliato in lastre senza problemi. Viene quindi sollevato e posto in un tunnel di raffreddamento.

Segue la fase di taglio trasversale del vetro in lastre (in genere di 6m di lunghezza) e un ulteriore taglio longitudinale per rimuovere le tracce dei rulli. Le lastre di vetro Float sono disponibili solo negli spessori di 2, 3, 4, 5, 6, 8, 10, 12, 15 e 19 mm e in due versioni: normale, con la sua caratteristica leggera colorazione tendente al verde, ed extrachiaro, praticamente incolore e molto più costoso.

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Apr 122012
 

Articolo scritto da Diego Di Giovanni e Tommaso Licciardello della classe prima D.

Prefazione a cura del prof. Betto

Un’arte antica tramandata nel tempo, da generazione in generazione, apprezzata nel mondo, simbolo di un artigianato che conferma ancora, in alcuni settori, l’eccellenza del made in Italy. A trattare di questo tema sono stavolta i ragazzi della prima D della Dante Alighieri di Catania. Devo essere sincero è stato divertente leggere i loro elaborati e mai come questa volta il livello era in assoluto alto e interessante. Permane ancora in loro troppa dipendenza da Wikipedia nelle ricerche, ma nell’elaborazione e nella ricerca di una soluzione informatica, alcuni si sono distinti. E’ per questo che ho scelto il lavoro di Diego e Tommaso, per l’originalità nella costruzione e nella rappresentazione del tema. Ottimo il powerpoint, buone le foto trovate, interessante la trama del racconto. Vi invito per questo a leggere ancora una volta un articolo da educazionetecnica.com, realizzato da giovani scrittori, i vostri figli. Buona lettura.

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Storia del vetro

Il vetro ha origini molto antiche e ancora oggi è difficile stabilire con certezza quale popolo possa vantarne la scoperta, che probabilmente avvenne per invenzione fortuita. Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e vi accesero sotto il fuoco che continuò a bruciare per tutta la notte. Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente.

La leggenda contiene delle verità sulla composizione del vetro e sulla diffusione di questo materiale ad opera dei Fenici. Il vetro nasce dalla combinazione della silice, minerale contenuto nelle sabbie dolci, combinata con la calce; la fusione è favorita da una sostanza poco acida la soda: quest’ultima era ricavata nell’antichità dalle ceneri delle alghe o di piante costiere.

Storia del vetro di Murano

Da sempre la produzione dei vetri artistici rappresenta per la città di Venezia un’importante realtà economica.
Il più antico documento oggi a disposizione relativo all’arte del vetro risale al 982, e si tratta di un atto di donazione: in base alla data di questo scritto, nel 1982 si sono ufficialmente festeggiati i mille anni dell’attività vetraria veneziana. Molti documenti risalenti alla fine del 1200 testimoniano la concentrazione delle fornaci lungo il Rio dei Vetrai a Murano, dove ancor oggi si trovano i laboratori più antichi.
Realizzazione
La lavorazione del vetro si effettua a Murano fin dal lontano 1291, in quell’anno infatti tutte le fornaci presenti a Venezia vennero trasferite nell’isola a causa dei numerosi incendi che esse provocavano in città. La lavorazione del vetro richiede molti sforzi fisici e la resistenza al calore, poiché nelle fornaci si arriva ad una temperatura di circa 1000 gradi. Per la realizzazione artistica del vetro occorre una lavorazione prevalentemente manuale che richiede vari passaggi nella fornace, una particolare manualità, fantasia e senso artistico, oltre a segreti del mestiere che vengono tramandati da maestri vetrai.

Vetro ricchezza inesauribile

Il vetro è uno dei materiali più facilmente riciclabili e meno tossici. Ogni giorno noi utilizziamo molti oggetti di vetro, come bottiglie, bicchieri; il vetro è utilizzato anche nelle industrie;
La produzione del vetro (circa 3.000.000 di tonnellate annue) risulta per più di un terzo realizzata con vetro riciclato;
Nell’arco di 9 anni (dal 1998 al 2007) il tasso di riciclo di vetro è passato dal 39% al 60,4%, gli obiettivi fissati al 2008 sono stati realizzati e raggiunti con un anno di anticipo dal 2000 al 2007 la raccolta differenziata nazionale dei rifiuti di imballaggi in vetro è passata da 997.000 tonnellate a 1.400.000 tonnellate.
Dati riciclo vetro anno 2010Grafico