Mar 012018
 

La prevenzione in campo medico è la prima arma per affrontare le malattie di ogni genere e le persone e i medici lo sanno bene. Trovare, quindi, un modo per monitorare tutte le attività corporee importanti, necessarie a stabilire il nostro grado di salute, risulta essere un tassello fondamentale, se non il più importante, in questa battaglia. Smartwatch, indossabili, fasce fit, iniziano ad essere sempre più diffuse e sempre più utilizzate dalle persone, proprio in virtù della loro funzione ed efficacia.

Arriva dal Giappone, l’ultima innovazione in tal senso, dalla collaborazione tra l’Università di Tokyo e alcune aziende, quali la Dai Nippon Printing.

Si tratta di un circuito stampato, impresso su un lattice di gomma ideato e realizzato dal ricercatore giapponese Takao Someya. All’interno di un sottilissimo strato di materiale sintetico, deformabile e capace di allungarsi fino al 45% della sua superficie, Takao ha inserito un display che mostra ogni tipo di informazione biometrica dell’individuo, dei nano-sensori e un modulo di comunicazione.

Lo schermo, creato dalla Dai Nippon Printing, è una matrice di microLed rettangolare da 16*24 elementi annegati nella gomma attraverso una tecnologia proprietaria della Dai Nippon. Allo stesso modo sono annegati anche i micro-collegamenti necessari a rendere operativo il dispositivo.

Inoltre, una unità di elaborazione, un micro-chip, è anch’esso annegato all’interno del film sintetico con le stesse identiche tecniche utilizzate per i Led e per i collegamenti.

Si tratta in pratica di una pellicola, quasi una seconda pelle, indossabile da qualunque paziente, sportivo o persona che necessita la registrazione dei parametri vitali, assolutamente non invasiva, priva di qualunque controindicazione e indossabile anche per parecchi giorni consecutivamente. Questo è un grande vantaggio se pensiamo a particolari pazienti come possono esserlo i bambini o alcuni soggetti particolarmente critici.

Il sistema di nano-sensori registra gli impulsi che vengono elaborati dall’unità centrale e tramite lo schermo mostrati all’utente e attraverso il modulo di comunicazione, inviati ad un dispositivo portatile o sul cloud in modo da poter essere trasferiti direttamente ad una banca dati per le ulteriori elaborazioni o direttamente sul terminale del medico curante.

I sensori permettono di registrare parametri quali: pressione arteriosa, temperatura corporea, battito cardiaco e il potenziale bio-elettrico sviluppato dai muscoli.

Come è facile immaginare, un tale dispositivo potrebbe essere molto utile in campo medico e sportivo e se a questo aggiungiamo che la sua realizzazione non è particolarmente costosa, la possibilità di una sua rapida e importante diffusione potrebbe essere una logica conseguenza nei prossimi anni. La società che lo sviluppa conta di immetterlo sul mercato entro i prossimi 3 anni.

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Feb 222018
 

L’auto elettrica è sicuramente la scommessa per il futuro del trasporto proprio perché i livelli di inquinamento oramai raggiunti sono intollerabili per il nostro pianeta. Una scommessa che parte da lontano, ma che ha subito una forte accelerazione nell’ultimo periodo grazie anche agli annunci del visionario miliardario Elon Mask che ha già presentato la sua Tesla. Tanti sono stati i problemi che hanno rallentato o fatto posticipare la creazione di auto di questo tipo. Innanzitutto il peso e l’ingombro delle batterie, poi il sistema di ricarica, l’autonomia ed infine, per quegli automobilisti particolarmente esigenti, le prestazioni. Già con la Tesla, molti di questi problemi sono stati risolti, soprattutto quello prestazionale.

Sulle riviste sportive, si leggono sempre comparazioni sulle velocità massime raggiungibili da questi bolidi e soprattutto si confronta il tempo impiegato per passare da velocità zero a 100 km/h ritenuto un parametro di valutazione importante. Su questo aspetto, le auto elettriche, hanno sempre avuto la peggio, ma fino ad ora. Infatti, sempre la Tesla di Elon Mask vanta tempi di poco superiori ai due secondi, ma questo record è stato da poco infranto da un nuovo bolide elettrico di concezione nipponica.

Su questo aspetto, la ASPARK OWL, questo è il nome dell’auto giapponese, ha battuto tutti. Infatti, un video che gira sulla rete mostra come questa macchina elettrica raggiunga la velocità di 100 km/h in meno di 2 secondi, un vero razzo.

Il video, mostra questo eccezionale risultato, no su di una pista attrezzata per l’evento, ma in uno spazio piuttosto angusto al di fuori di un capannone industriale e su un tracciato non propriamente adatto ad una verifica di questo tipo.

Il risultato della telemetria non lascia dubbi: 100 km/h in solo 1,92 secondi. I critici hanno comunque affermato che il risultato è stato raggiunto anche grazie all’uso di pneumatici slick da gara e che queste prestazione dovrebbero essere inferiori se effettuate con pneumatici stradali.

Approfondimento: uno pneumatico slick, che in inglese significa liscio, è un tipo di pneumatico che non ha scanalature sul battistrada. In questo modo, si ha una maggiore superficie d’aderenza sull’asfalto, massimizzando la trazione.

Attualmente la Aspark Owl è in fase di prototipo, ma la società giapponese che la produce ha l’intenzione di realizzarne un primo blocco di 50 esemplari per la vendita. Anche da questo punto di vista la competizione è iniziata. Elon Mask ha promesso che la sua Tesla Roadster prevista per il 2020, raggiungerà lo stesso tipo di prestazione.

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Gen 272018
 

Quando navighiamo in internet, restiamo interdetti quando vedendo che le pubblicità mostrate in ogni pagina sono sempre rapportate alle nostre precedenti navigazioni, a quello che ha attirato la nostra attenzione sulle rete anche se per un solo istante. E molti di noi, sono sicuro, si sono sentiti come violati, spiati. In realtà si tratta di evolutissimi algoritmi che scandagliano continuamente le nostre abitudini, scoprendo i nostri interessi, le nostre passioni, quello che ci piace guardare. Da questa analisi, propongono poi una serie di opzioni sotto forma di banner, di logo che ricalcano quelli che attraverso l’analisi del nostro comportamento dovrebbero essere le nostre intenzioni. Ma questo è solo l’inizio; sistemi di reti neurali capaci di scandagliare il nostro pensiero, presto saranno in grado di sapere in tempo reale di cosa abbiamo bisogno e di indirizzarci in quella direzione.

Questo tipo di studi, non è recente, perché già nel passato gli scienziati hanno esplorato questi spazi del pensiero, arrivando però solo a definire alcuni aspetti e comunque sempre molto limitati a determinate esperienze. Oggi, questi studi sono riprodotti ad un altro livello da un team di scienziati giapponesi dell’Università di Kyoto i quali sono riusciti a sviluppare una rete neurale capace di decifrare le immagini che il nostro cervello elabora. Mentre nel passato questo tipo di esperimento aveva dato discreti risultati, ma focalizzando l’attenzione o solo su pochissimi oggetti o su volti ben conosciuti, in questo caso, il sistema è in grado di interpretare il pensiero, di leggere le immagini che lo percorrono.

L’esperimento è stato registrato attraverso un sistema di stampa, e i risultati sono stati impressionanti:

Le immagini mostrate sulla prima riga, sono quello che tre soggetti hanno osservato, mentre nelle tre righe sottostanti, quello che la rete neurale ha ricostruito dal pensiero di ciascuno di loro. Tutto ciò è stato possibile attraverso una tecnica chiamata deep image reconstruction, una serie di algoritmi che agiscono su più passaggi, leggendo il colore, la forma, luci e le ombre dell’immagine. Si tratta di una scansione per livelli gerarchici, come già avviene nel nostro cervello. Gli scienziati hanno lavorato con questi tre soggetti-cavia per 10 mesi, proponendo loro di osservare migliaia di immagini diversificate per categorie, forme geometriche, lettere dell’alfabeto o soggetti naturali come persone ed animali.

Gli scienziati hanno analizzato l’attività celebrale dei tre soggetti per lunghissimo tempo, sia mentre guardavano le immagini sia mentre le immaginavano solamente, sottoponendoli contemporaneamente ad una serie di risonanze magnetiche funzionali (fMRI) per registrare l’attività celebrale. A questo punto inserivano questi dati sulla rete neurale la quale iniziava a ricostruire le immagini basandosi sull’interpretazione di questi dati.

 

La cosa interessante, è che il sistema è stato istruito con immagini naturali quali persone e animali, ma poi, quando sono state mostrate lettere o oggetti geometrici, è stato in grado di apprendere e di utilizzare quanto già elaborato per la ricostruzione di questi nuovi oggetti mai visti e con caratteristiche completamente diverse.

Lo stesso esperimento condotto sulle immagini non viste ma solo immaginate è riuscito in parte perché queste apparivano molto più imprecise e indefinite, meno vicine comunque agli originali osservati in precedenza.

E’ evidente che bisogna migliorare il sistema di stampa ed elaborazione delle immagini, perché queste sono riconoscibili, ma evidentemente poco chiare. Questo apre scenari inimmaginabili e forse anche inquietanti, ma tutto dipenderà come sempre dall’uso che si deciderà di fare di questa incredibile tecnologia.

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Mar 112012
 

Sembra ieri, ma è passato un anno, dal più devastante terremoto che ha colpito il Giappone durante tutta la sua storia. Sendai, ore 14:45:23 una scossa di magnitudo 9 (la quarta nella storia dei terremoti del nostro pianeta per potenza), colpisce la prefettura di Sendai al largo della costa della regione di Tōhoku a circa 30 km di profondità. E’ questa ultima coincidenza che causa la vera e propria forza distruttiva del sisma. Infatti, l’epicentro in mare, genera un tremendo tsunami che devasta le coste della nazione nipponica, causando migliaia di morti e distruzione su un territorio immenso. Oggi, a un anno dall’avvenimento, l’intero Giappone si è fermato. A Tokyo l’imperatore Akihito insieme all’imperatrice, hanno inaugurato un memoriale dedicato alle vittime mentre nella metropoli regnava un surreale silenzio. L’imperatore ha anche affermato “La cosa piu’ importante ora è non dimenticare quanto è accaduto, anche per il bene delle generazioni future. Possiamo trarre una lezione da una simile catastrofe e ricostruire un Paese piu’ sicuro“.

Questo popolo come di fronte ad ogni catastrofe che lo ha colpito è ripartito con la stessa pervicace dignità di sempre.

Anche EducazioneTecnica.com, non vuole lasciare passere inosservata questa catastrofe immane ricordando le vittime e il disastro con queste poche parole nella speranza che simili eventi non si debbano mai più verificare.

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Dic 162011
 
Articolo scritto dagli alunni della 3I/2011
Federico Di Gaetano, Carola Bartilotti, Bruno Bonnici, Claudia Nipitella

Prefazione a cura del prof. Betto

Ancora una volta un interessante articolo scritto da uno studente della Dante Alighieri. Gli alunni si sono cimentati con un argomento di attualità ricco di incognite e di stupore di fronte alla catastrofe in uno dei posti sulla Terra con il maggior sviluppo tecnologico. Questo ha fatto dubitare il mondo intero e si è presentato con una precisione cronometrica nel momento in cui in Italia si riavviava il programma nucleare bocciato dopo Chernobyl nell’87. Non sappiamo quale sarà lo sviluppo di questa vicenda e del nucleare nel mondo ma è divertente scoprire il taglio narrativo che i ragazzi hanno utilizzato per raccontare la vicenda. Buona lettura a tutti.


Il 24 maggio 2011 nei giorni seguenti al devastante maremoto che si è abbattuto sul Giappone nord-orientale la centrale nucleare di Fukushima, situata a pochi chilometri dalla omonima cittadina nella prefettura, appunto, di Fukushima, ha subito gravissimi danni. A causa di questi, nei suoi reattori 1, 2 e 3, è avvenuta la fusione dei nuclei.

Impianto di Fukushima

Il quarto, il quinto e il sesto reattore della centrale sono stati portati in pochi giorni dall’incidente allo “spegnimento stabile” (temperatura sul fondo dei recipienti di contenimento dei reattori inferiore a 100 gradi) mentre i primi tre hanno raggiunto lo stadio di “raffreddamento stabile” (funzionamento del sistema di raffreddamento a regime e senza aumento del livello dell’acqua accumulata e conseguente diminuzione continua della temperatura e della radioattività) il 20 luglio 2011. Secondo le previsioni, questi tre reattori saranno portati allo “spegnimento stabile” nel gennaio del 2012.

E l’Italia?

Detto questo, viene spontaneo chiedersi, dopo l’esperienza di Chernobyl se anche noi corriamo qualche pericolo. Tranquillizziamoci sugli effetti della «nube radioattiva», generata dall’esplosione della centrale di Fukushima, in Giappone. Non si tratta neppure di una vera nube, in realtà sono delle particelle di iodio e cesio disperse nell’atmosfera. Molti, però, nonostante tutti gli esperti siano d’accordo sull’assenza di pericoli, si sono fatti prendere dal panico cercando in farmacia kit antiradiazioni, quando non ce n’è davvero alcun bisogno. Ma andiamo con ordine.

Intanto questa famosa «nube» arriva o no?
Dovrebbe arrivare. Dal Giappone è passata alle coste della California, poi a quelle di New York e ora in Europa. Già in California la nube era innocua, figuriamoci in Europa. Noi, del resto, conviviamo sempre con un po’ di radioattività: tutti i giorni nel terreno e nell’acqua è presente più radioattività di quanta ne porterà la “nube” dall’Oriente. È esposto a molte più radiazioni chi prende un aereo o chi fa una Tac. Le radiazioni “giapponesi”, che viaggiano con i venti, si sono diluite nell’atmosfera. E hanno fatto un percorso lungo da Fukushima fino a noi. Almeno la metà del giro della terra. E quindi, è  assolutamente inutile comprare mascherine e contatori Geiger (strumenti di misurazione delle radiazioni) che, oltretutto, in questo caso non riescono nemmeno a percepire il livello di questa radioattività essendo così diluita nell’atmosfera.

  

E a Fukushima si devono difendere dalle radiazioni? Gli eroi che hanno lavorato intorno ai reattori certamente sì. Lì la radioattività raggiungeva 400 millisievert all’ora. Anche se, i giapponesi che sono stati nella zona dell’esplosione, si sono protetti così bene che probabilmente neanche loro avranno conseguenze sulla salute.

Video1

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