Ott 292012
 

TriangoloEquilatero

DESCRIZIONE:

Strumenti da Disegnofoglio F4 liscio gr.220, matita HB/2, squadretteriga e compasso.

Livello: classi seconde.

Difficoltà: bassa.

Descrizione: usando un foglio dall’album da disegno, effettuiamo la squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le esercitazioni della scheda sopra.

PROCEDURA OPERATIVA:

posizionando il foglio in orizzontale (ossia con il lato lungo verso di noi), procediamo nel seguente modo:

  1. tracciare una retta orizzontale r per tutta la lunghezza del foglio, avendo cura di tracciarla leggermente più in basso della metà foglio;
  2. individuare sulla retta r un segmento AB lungo 15 cm;
  3. adesso, puntando il compasso in A con apertura AB, tracciare un arco come in figura; analogamente puntare il compasso in e con apertura BA tracciare l’archetto come in figura. I due archi si incontreranno in un punto che chiameremo C;
  4. basterà adesso unire il punto C con il punto A;
  5. infine, unire il punto C con il punto B per definire gli ultimi due lati del triangolo equilatero che sarà così costruito.

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Ott 292012
 
QUADRATO DATO IL LATO
Dati LATO DEL QUADRATO pari a 12 cm o secondo indicazione del docente
CONSEGNE:
Consegna 1 Esegui la costruzione geometrica
Digit Esegui le consegne in digitale utilizzando il CAD
DIFFICOLTA’ e CLASSE:
Livello Classe
STRUMENTI NECESSARI:
DESCRIZIONE:

Prima di iniziare, pulisci il piano di lavoro e gli strumenti da disegno. Usando un foglio F4 liscio, effettua la sua squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le consegne.

FIGURA DI RIFERIMENTO:

PROCEDURA OPERATIVA

posizionando il foglio in orizzontale (ossia con il lato lungo verso di noi), procediamo nel seguente modo:

STEP #01 – con la riga o la squadretta, tracciamo la retta orizzontale “r” a circa 5 centimetri dal bordo inferiore del foglio;

STEP #02 – sulla retta, individuiamo un segmento A-B di misura data, pari al lato del quadrato da costruire;

STEP #03 – puntiamo adesso il compasso in A e con apertura a piacere tracciamo una circonferenza che intersecherà la retta “r” nei punti 1 e 2;

STEP #04 – puntiamo il compasso in 1 e con apertura 1-2, tracciamo un arco dalla parte superiore della retta “r”;

STEP #05 – allo stesso modo puntiamo il compasso con la stessa apertura sul punto 2 e tracciamo un arco opposto a partire dal punto 1;

STEP #06 – i due archi si intersecheranno in un punto che chiameremo 3; con la riga uniamo i punti A e 3 e tracciamo la semiretta passante per entrambi;

STEP #07 – puntiamo il compasso in A e con apertura A-B tracciamo un arco che intersecherà la retta “s” in un punto C;

STEP #08 – sempre con la stessa apertura A-B pari al lato del quadrato, puntiamo il compasso in C e tracciamo un archetto dal lato di B;

STEP #09 – allo stesso modo spostiamo il compasso in B sempre con la stessa apertura pari al lato del quadrato e tracciamo un altro archetto che intersecherà il precedente in un punto D;

STEP #10 – rinforziamo adesso il segmento A-C;

STEP #11 – uniamo poi il punto B ed il punto D;

STEP #12 – infine, uniamo il punto C con il punto D;

Ricordo che le linee colorate di rosso sono quelle che vanno rinforzate nel disegno.

VIDEO

Ott 272012
 

DIVangRETTO3parti

DESCRIZIONE:

Strumenti da Disegnofoglio F4 liscio gr.220, matita HB/2, squadretteriga e compasso.

Livello: classi seconde.

Difficoltà: media.

Descrizione: usando un foglio dall’album da disegno, effettuiamo la squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le esercitazioni della scheda sopra.

PROCEDURA OPERATIVA:

posizionando il foglio in orizzontale (ossia con il lato lungo verso di noi), procediamo nel seguente modo:

  1. partiamo da quanto realizzato nella tavola n.2 ossia nell’esercizio per la costruzione della PERPENDICOLARE all’ESTREMO di un SEGMENTO;
  2. puntare il compasso sul punto A e con apertura a piacere tracciare un arco come in figura che interseca i segmenti AB e AC rispettivamente nei punti 2 e 1;
  3. adesso, puntando il compasso in 2 con apertura 2A, tracciare l’arco come in figura;
  4. analogamente puntare il compasso in 1 e con apertura 1A tracciare l’arco opposto al precedente come in figura. I due archi si incontreranno in un punto che chiameremo 3;
  5. questi archi intersecano l’arco 12 nei punti 4 e 5; tracciamo, adesso, la retta passante per il punto 4 e per il punto A;
  6. analogamente bisognerà tracciare la retta passante per il punto 5 e per il punto A. Le due nuove rette incidenti in A divideranno l’arco BAC in tre parti uguali.

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Ott 132012
 

PerpendicolareEstremo

DESCRIZIONE:

Strumenti da Disegnofoglio F4 liscio gr.220, matita HB/2, squadretteriga e compasso.

Livello: classi seconde.

Difficoltà: bassa.

Descrizione: usando un foglio dall’album da disegno, effettuiamo la squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le esercitazioni della scheda sopra.

PROCEDURA OPERATIVA:

posizionando il foglio in orizzontale (ossia con il lato lungo verso di noi), procediamo nel seguente modo:

  1. tracciare una retta orizzontale “r” per tutta la lunghezza del foglio, avendo cura di tracciarla leggermente più in basso della metà foglio;
  2. tracciare sopra le retta “r” un segmento AB lungo 15 centimetri spostato verso destra rispetto al centro del foglio;
  3. puntare il compasso sul punto A e tracciare una circonferenza con raggio a piacere; questa incontrerà la retta R nei punti 1 e 2;
  4. puntare, adesso, il compasso sul punto 2 con apertura 1-2 tracciare l’arco di circonferenza come in figura;
  5. allo stesso modo puntare il compasso sul punto 1 e tracciare un’altra circonferenza uguale e opposta alla precedente; i due archi si incontreranno nel punto 3;
  6. a questo punto basterà unire il punto 3 con il punto A per trovare la perpendicolare all’estremo del segmento AB come ricercato.

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Ott 042012
 
LINEE PERPENDICOLARI
Dati LINEE ORIZZONTALI e VERTICALI distanti 2 quadretti e poi 1 quadretto
CONSEGNE:
Consegna 1 LINEE PERPENDICOLARI 1
Consegna 2 LINEE PERPENDICOLARI 2
Digit Esegui le consegne in digitale utilizzando il CAD
DIFFICOLTA’ e CLASSE:
Livello Classe
STRUMENTI NECESSARI:
DESCRIZIONE:

usando un foglio a quadri dal quadernone, effettuiamo la sua squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le consegne delle 2 schede sotto.

LINEE PERPENDICOLARI 1

posizionando il foglio in verticale (ossia con il lato corto verso di noi) e i fori a sinistra, procediamo nel seguente modo:

è importante notare come queste schede di disegno siano la sovrapposizione di altre due schede, quella sulle linee orizzontali e quella sulle linee verticali. Per cui bisognerà procedere nel seguente modo:

LINEE PERPENDICOLARI 2

Ripeti la stessa procedura distanziando, questa volta, le linee solo di 1 quadratino. Otterrai una sequenza con il doppio delle linee rispetto alla consegna precedente.

  • procedere come per l’esercizio precedente fino ad aver riempito tutta l’area da disegno.

ESERCIZI CORRELATI:
Set 092012
 

ANNO NUOVO, MATERIALE NUOVO. Arriva settembre e si scatena la corsa all’acquisto del materiale per la scuola. Mamme e figli corrono nei centri commerciali o nella bottega sotto casa per acquistare questo o quel prodotto, per essere pronti all’avvio del nuovo anno scolastico. Cosa dovrò comprare per la TECNOLOGIA? Questa pagina nasce proprio con l’intento di guidarvi all’acquisto del materiale didattico. Si tratta ovviamente del materiale che il sottoscritto chiede per il proprio lavoro, per cui ogni altro docente potrà usarlo come riferimento o cambialo dove necessario.

Ho associato ad ogni elemento una breve descrizione, un’immagine di riferimento, l’anno scolastico in cui bisogna fare l’acquisto e il link con un approfondimento tecnico.

Spero così di aver reso la scelta più semplice e chiara possibile. Ciò non toglie che potete sempre  contattarmi per chiedermi chiarimenti o ulteriori informazioni. Sarò sempre lieto di rispondervi.

Un sommario iniziale mostrerà uno schema di acquisto diviso per anno scolastico. Ovviamente, ciò che è stato acquistato un anno non va comprato nuovamente se ancora a vostra disposizione (esempio: se l’album contiene ancora fogli, può essere utilizzato per l’anno successivo fino al suo esaurimento).

QUESTO ARTICOLO RIPORTA IL MATERIALE DA ACQUISTARE, MA L’ACQUISTO ANDRÀ EFFETTUATO DOPO LA SPIEGAZIONE DEL PROFESSORE IN AULA.

RIEPILOGO ACQUISTI PER CLASSE
MATERIALE CLASSI PRIME
Foglio_icon
MATERIALE CLASSI SECONDE
Scotch_icon
MATERIALE CLASSI TERZE
Scotch_icon

CARTELLA IN PLASTICA RIGIDA

La carpetta o cartella è un contenitore di cartone o di plastica, utilizzato per la raccolta di documenti e materiale cartaceo vario. È richiudibile per mezzo di un bottone o per mezzo di un elastico. Solitamente le sue dimensioni sono più grandi di un formato A4 di un foglio di carta e dipendono dalle dimensioni del materiale che la carpetta deve contenere. La dimensione può essere 30 * 40 cm o più. E’ possibile utilizzare la stessa cartella acquistata per Arte Immagine, condividendola, se le due discipline sono nella stessa giornata.

RACCOGLITORE AD ANELLI

Il raccoglitore ad anelli è un grande quadernone plastificato o cartonato che ha la funzione di conservare, ordinare e proteggere i fogli da disegno o per scrittura. In commercio ne esistono molti tipi brandizzati, colorati, stampati…

 

 

BUSTINE TRASPARENTI

Bisogna, inoltre, procurarsi delle bustine trasparenti per raccoglitore da utilizzare per conservare e per consegnare gli elaborati grafici prodotti.

 

 

 

 

FOGLI A QUADRETTI

Ricarica di fogli a quadri per raccoglitore ad anelli. I quadretti devono essere quelli piccoli, pari a 4 millimetri. Se possibile scegliere un tipo di carta con grammatura più pesante (quindi il foglio risulterà più rigido). Meglio se il foglio possiede un rinforzo laterale plastificato per proteggere i fori.

 

 

ALBUM DA DISEGNO F4

L’album da disegno dovrà essere nel formato F4 ossia di dimensioni 33 * 24 cm.

Le caratteristiche fondamentali dell’album da acquistare sono:

  • GRAMMATURA: è un lemma tecnico usato nel campo della tipografia. Rappresenta la “consistenza” del foglio di carta e non va confusa con lo “spessore”. Tecnicamente la grammatura viene definita come “il peso di un foglio di carta di un metro quadro di superficie”. Per fare un esempio concreto, la normale carta per fotocopia ha una grammatura 80. Se pesassimo un foglio di questa carta grande un metro quadrato, infatti, esso peserebbe 80 grammi. La grammatura che gli album da acquistare debbono possedere è 220 grammi o più.
  • TIPO DI SUPERFICIE: i fogli per il disegno tecnico devono essere lisci. L’uso di fogli ruvidi o di altro tipo sono sconsigliati per il disegno tecnico.
  • FOGLI SINGOLI: l’album deve essere a fogli singoli, tenuti insieme attraverso dei blocchi di carta angolari. Non debbono, perciò, essere quelli staccabili a strappo.
  • NUMERO DI FOGLI: infine, gli album sono venduti in confezioni da 20 o 40 fogli. La scelta è libera, ma preferirei 2 album da 20 fogli in modo da poterne lasciare uno a scuola e tenerne uno a casa.
MATITA O PORTAMINE

Esistono diversi tipi di matite, a seconda delle caratteristiche di durezza e di composizione della mina. Le matite da disegno si differenziano in 19 tipologie: EE (morbidissima), EB, 6B, 5B, 4B, 3B, 2B, B, HB (media), F, H, 2H, 3H, 4H, 5H, 6H, 7H, 8H, 9H (durissima). Le matite più morbide permettono di ottenere un nero intenso (spesso indispensabili nei disegni artistici), mentre quelle più dure vengono prevalentemente utilizzate nel DISEGNO TECNICO.

Esiste un tipo particolare di matita chiamato portamine, costituito da una struttura in plastica o altro materiale contenente una serie di sottili mine di grafite. Premendo il pulsante all’estremità del portamine, viene fatta fuoriuscire una mina. In questo modo non è più necessario far la punta alla matita.

La matita o la mina con cui iniziare, è la HB o 2, per poi passare negli anni, aumentando la precisione e il controllo, a matite o mine più dure, ossia verso le H.

Per il primo anno è consigliato l’acquisto della matita HB o 2, mentre già dalla seconda o terza (ma su indicazione del professore), si potrà passare a matite più dure che garantiscono un segno più preciso. L’uso della matita o della mina con il porta-mine è indifferente, mentre è sconsigliato l’uso delle micro-mine con il porta micro-mine, in quanto strumenti troppo professionali e non adatti alla manualità di un apprendista.

Approfondimento: La MATITA

GOMMA PER CANCELLARE

La gomma per cancellare è uno strumento di cancelleria in gomma, naturale o sintetica, atto a rimuovere meccanicamente inchiostri o tracce di grafite da supporti di scrittura o disegno. Si divide in più tipi, dipendentemente dal tipo di tratto da rimuovere:

gommapane, a mescola morbidissima, per disegno a carboncino o matita morbida;

per matita, a mescola morbida di colore bianco;

per penna, a mescola dura, abrasiva;

a rondella ottagonale, per macchine per scrivere, estremamente abrasiva.

Ovviamente il modello da acquistare è il secondo, quello per matita a mescola morbida.

Approfondimento: La GOMMA per cancellare

TEMPERAMATITA O TEMPRERAMINE

Il temperamatite è un oggetto di cancelleria molto comune, realizzato in acciaio, ferro, plastica o altri materiali. La sua funzione è appuntire le matite, affinché queste possano scrivere.

Esistono vari tipi di temperini manuali, e tra questi:

quello a doppio foro, che permette di temperare matite di due dimensioni diverse;

quello a foro singolo, per una sola dimensione di matita;

quelli con serbatoio che permettono di raccogliere i trucioli di legno e la grafite eliminata.

Il temperamine, invece, è un tipo di temperino più piccolo adatto a temperare le mine dei porta-mine. E’ utile sia se si utilizzano mine con porta-mine per disegnare che per temperare le mine dei compassi.

E’ chiaro che acquisterete il temperamatite se utilizzerete per disegnare la matita e il temperamine se invece utilizzerete il porta-mine.

SQUADRETTE IN PLASTICA
Squadretta 30-60°

Squadretta 30-60°

Le squadrette sono strumenti utilizzati per disegnare, tracciare e progettare. Hanno forma triangolare e vengono utilizzate normalmente in coppia. Abbiamo così:

una squadretta detta scalena, nella quale l’ipotenusa forma con i cateti angoli di 30° e 60°;

una squadretta isoscele, nella quale l’ipotenusa forma con i cateti due angoli uguali di 45°.

Possono essere realizzate in materiali diversi, plastica, legno, metallo. Pur essendo più resistenti quelle in metallo, la scelta ideale è per quelle in plastica. Infatti, il plexiglass trasparente di cui sono fatte, pur garantendo una certa resistenza, permette di vedere quello che sta sotto mentre disegniamo.

Squadretta 45°

Squadretta 45°

Assolutamente sconsigliate quelle in legno, ormai obsolete e facilmente soggette alla deformazione per umidità.

Le squadrette, vengono utilizzate normalmente assieme alla riga per poter tracciare segmenti perpendicolari o incidenti oppure utilizzando gli angoli di uso comune.

Le squadrette vanno acquistate entrambe e normalmente sono vendute in confezioni che le contengono tutte e due.

Approfondimento: Le SQUADRETTE

RIGA IN PLASTICA

La riga è uno strumento antico, utilizzato sin dall’albore dei tempi per la tracciatura di linee rette e per la misurazione. La riga poteva essere libera o fissata al supporto da disegno, ma in ogni caso era lo strumento di riferimento per l’allineamento del foglio e delle squadrette.

I materiali più impiegati sono stati il legno, il metallo (ferro o bronzo), l’avorio e l’osso; dalla fine dell’800 si impiegarono anche la celluloide, successivamente l’alluminio e, dalla metà del ‘900, l’acrilico (sostanza sintetica e trasparente).

La riga prende il nome di righello quando la sua lunghezza non supera i 30 centimetri.

La riga consigliata da acquistare è quella da 50 o 60 centimetri, da poter condividere con la disciplina di Arte e Immagine al fine di realizzare un solo acquisto.

Approfondimento: RIGA  e RIGHELLO

COMPASSO

Il compasso è uno strumento geometrico da disegno antichissimo. E’ formato da due aste, solitamente di uguale lunghezza, articolate nella parte alta tramite un semplice sistema a vite. Alla base delle due aste, qualche volta allungabili, sono fissati strumenti tecnici diversi in funzione di quello che bisogna realizzare.

Il balaustrone è un’evoluzione del compasso. Oltre alle due aste formate grossomodo come quelle del compasso, possiede una vite con rotellina al centro che serve alla regolazione dell’apertura.

Balaustrone
La scelta se acquistare il compasso o il balaustrone è del tutto soggettiva, però con qualche avvertenza; il compasso è uno strumento di precisione, per cui conviene sempre comprarne uno di marca, dotato se possibile, di tutti gli accessori a corredo. Inoltre, è meglio che le aste siano estensibili, in modo da poter realizzare cerchi più grandi. Il balaustrone, pur rendendo più semplice la realizzazione di cerchi in quanto le aste sono fisse, è dotato di rotellina che consente una minore apertura e quindi la realizzazione di cerchi di dimensione minore.

Quindi, se dovessi necessariamente esprimere una considerazione in merito a questa scelta, io preferisco il compasso, più difficile da utilizzare ma dotato di più accessori e permette una maggiore libertà nella realizzazione grafica. Il balaustrone, pur essendo estremamente preciso e più facile da utilizzare, non consente di tracciare cerchi sufficientemente grandi.

Approfondimento: Il COMPASSO

NORMOGRAFO

Il normografo è un particolare strumento tecnico, utilizzato dai disegnatori, soprattutto geometri e architetti, per la realizzazione di speciali caratteri tipografici e non. Si tratta di un righello di plastica o di altro materiale su cui sono intagliate le lettere dell’alfabeto o altri caratteri speciali ad esempio cerchi (cerchiografo), quadrati (quadrografo), ecc., che aiutavano il disegnatore a tracciare simboli e caratteri con precisione sui disegni.

La dimensione del normografo da acquistare è quello da 10 millimetri, ossia le scritte da realizzare saranno alte esattamente un centimetro.

Approfondimento: Il NORMOGRAFO

NASTRO ADESIVO

ScotchLo scotch, o nastro adesivo, è uno strumento che troviamo sempre nel mondo del disegno. Ha la funzione di fissare i fogli al piano di lavoro, al fine di poter utilizzare riga e squadrette in modo preciso.

E’ preferibile acquistare quello di carta, perché si stacca con maggiore facilità e senza strappare il foglio.

SCHEDA PER L’ACQUISTO

Lo schema di seguito in formato stampabile, rappresenta il sommario del materiale da acquistare per l’attività pratica del disegno tecnico.

E’ chiaro che non tutti gli attrezzi vanno acquistati ogni anno. Ad esempio se ho comprato il compasso in prima non sarà necessario riacquistarlo a meno che si sia rotto o l’abbia perso.

Alcuni attrezzi andranno comprati dal secondo anno in poi come ad esempio l’album da disegno F4 mentre altri acquistati in prima non saranno più utilizzati gli anni successivi come ad esempio i fogli a quadretti da  4 millimetri.

Clicca sull’immagine per ingrandirla e stamparla o vederla sul telefonino

PUOI LEGGERE ANCHE:
Set 012012
 
LINEE ORIZZONTALI
Dati LINEE ORIZZONTALI distanti 2 quadretti e poi 1 quadretto
CONSEGNE:
Consegna 1 LINEE ORIZZONTALI 1
Consegna 2 LINEE ORIZZONTALI 2
Digit Esegui le consegne in digitale utilizzando il CAD
DIFFICOLTA’ e CLASSE:
Livello Classe
STRUMENTI NECESSARI:
DESCRIZIONE:

usando un foglio a quadri dal quadernone, effettuiamo la sua squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le consegne delle 2 schede sotto.

LINEE ORIZZONTALI 1

posizionando il foglio in verticale (ossia con il lato corto verso di noi) e i fori a sinistra, procediamo nel seguente modo:

  • partendo dall’alto dell’area da disegno, contiamo 2 quadretti verso il basso e procediamo a tracciare, con la squadretta, una prima linea orizzontale da sinistra verso destra (o viceversa) per tutta l’estensione del foglio.

  • allo stesso modo, contiamo altri 2 quadretti verso il basso e tracciamo una seconda linea orizzontale parallela alla precedente.

  • procedere allo stesso modo tracciando una serie di linee parallele distanti tra loro 2 quadretti per tutta l’estensione del foglio.

LINEE ORIZZONTALI 2

Ripeti la stessa procedura distanziando, questa volta, le linee solo di 1 quadratino. Otterrai una sequenza con il doppio delle linee rispetto alla consegna precedente.

  • procedere come per l’esercizio precedente fino ad aver riempito tutta l’area da disegno.

ESERCIZI CORRELATI:
Set 012012
 
LINEE VERTICALI
Dati LINEE VERTICALI distanti 2 quadretti e poi 1 quadretto
CONSEGNE:
Consegna 1 LINEE VERTICALI 1
Consegna 2 LINEE VERTICALI 2
Digit Esegui le consegne in digitale utilizzando il CAD
DIFFICOLTA’ e CLASSE:
Livello Classe
STRUMENTI NECESSARI:
DESCRIZIONE:

usando un foglio a quadri dal quadernone, effettuiamo la sua squadratura secondo lo schema appreso (vedi SQUADRATURA). Utilizzeremo l’area da disegno (quella gialla) per realizzare le 2 consegne delle schede sotto.

LINEE VERTICALI 1

posizionando il foglio in verticale (ossia con il lato corto verso di noi) e i fori a sinistra, procediamo nel seguente modo:

  • partendo dall’alto a sinistra dell’area da disegno, contiamo 2 quadretti verso destra e procediamo a tracciare, con la squadretta, una prima linea verticale dall’alto verso il basso per tutta l’estensione del foglio facendo attenzione a ricalcare per tutta la lunghezza il rigo sottostante.

  • allo stesso modo, contiamo altri 2 quadretti verso destra e tracciamo una seconda linea verticale parallela alla precedente.

  • procedere allo stesso modo tracciando una serie di linee parallele distanti tra loro 2 quadretti per tutta l’estensione del foglio.

LINEE VERTICALI 2

Ripeti la stessa procedura distanziando, questa volta, le linee solo di 1 quadratino. Otterrai una sequenza con il doppio delle linee rispetto alla consegna precedente.

ESERCIZI CORRELATI:
Lug 152012
 
SQUADRATURA FOGLIO F4
Dati FOGLIO F4 33*24 cm grammatura 220 fogli lisci
TIPO DI SQUADRATURA:
Squadrat.1 SQUADRATURA DEL FOGLIO (base per tutte le squadrature)
Squadrat.2 ASSI PER PROIEZIONI ORTOGONALI
Squadrat.3 ASSI PER ASSONOMETRIA ISOMETRICA
Squadrat.4 ASSI PER ASSONOMETRIA MONOMETRICA
Squadrat.5 ASSI PER ASSONOMETRIA CAVALIERA
STRUMENTI NECESSARI:

 

SQUADRATURA DEL FOGLIO

Descrizione: usando un foglio dall’album da disegno in formato F4, procediamo alla realizzazione della squadratura qui a lato (clicca sull’illustrazione per ingrandirla). E’ importante che nessuna linea venga tracciata a mano libera ma sempre avendo cura di usare le squadrette o il righello.

Procedura operativa: posizionando il foglio in orizzontale (ossia con il lato lungo verso di noi), procediamo nel seguente modo.

  • partendo dal lato sinistro del foglio tracciamo (col righello e la squadretta grande) una prima linea verticale per l’intera lunghezza del foglio distante dal margine sinistro 3,5 centimetri.

  • allo stesso modo, nella parte bassa del foglio, ossia quella più vicina a noi, tracciamo una linea orizzontale anche questa per l’intera lunghezza del foglio, distante dal margine inferiore 1,5 centimentri.

Abbiamo così diviso il foglio in 4 parti operative distinte. Vediamole nello schema sotto contraddistinte da colori diversi:

  • area verde (anagrafica) – a sinistra. In questa zona andranno inseriti, esclusivamente con il normografo, il proprio nome e cognome, la classe e la data dell’esercitazione;
  • area azzurra (numero esercitazione) – in basso a sinistra. In questa zona di volta in volta inserirete il numero progressivo della TAVOLA con il normografo;
  • area viola (titolo esercitazione) – in basso. In questa zona inserirete con il normografo il titolo di ogni esercitazione;
  • area gialla (disegno) – centrale. In questa zona verrà realizzato il disegno indicato dal docente
ASSI PER PROIEZIONI ORTOGONALI

Dopo aver completato la squadratura prevista al punto precedente (SQUADRATURA DEL FOGLIO), per poter disegnare le PROIEZIONI ORTOGONALI, dobbiamo realizzare una serie di ulteriori tracce sul nostro foglio. Procediamo come di seguito:

  • dividiamo l’area da disegno in 4 parti uguali; misurando la lunghezza in verticale dell’area da disegno (23,0 cm), tracciamo una linea in orizzontale che la divide in 2 parti uguali da 11,5 come nella figura sotto.

  • allo stesso modo misuriamo la lunghezza in orizzontale dell’area da disegno (29,5 cm) tracciamo una linea in verticale che la divide in 2 parti uguali 14,7 cm come nella figura sotto.

Il foglio risulta così diviso in 4 quadranti rettangolari tutti uguali che rappresentano i differenti piani delle proiezioni ortogonali.

  • Per completare l’elaborato bisogna inserire con il normografo le seguenti lettere:.
  1. nell’area in basso a sinistra le lettere P.O. che stanno per Piano Orizzontale;
  2. nell’area in alto a sinistra le lettere P.V. che stanno per Piano Verticale;
  3. nell’area in alto a destra le lettere P.L. che stanno per Piano Laterale;
  4. sulla linea centrale le lettere L. e T. che stanno per Linea di Terra;
  5. il piano in basso a destra si chiama Piano di Rotazione, ma non è necessario indicarlo.

ASSI PER ASSONOMETRIA ISOMETRICA

Dopo aver squadrato il foglio (vedi SQUADRATURA DEL FOGLIO), per poter disegnare in ASSONOMETRIA ISOMETRICA, dobbiamo tracciare la terna di assi nelle corrette posizioni. Procediamo nel seguente modo:

  • troviamo il centro dell’area da disegno. Utilizzando un righello da 50 cm tracciamo in maniera molto leggera, così da poterli cancellare in seguito, le diagonali di quest’area.

  • adesso, posizionando la riga aderente al bordo inferiore del foglio, mettiamo la squadretta 30*60 come nell’immagine sotto e a partire dal centro del foglio appena individuato, tracciamo il primo asse, quello Z dal centro, appunto, fino al bordo superiore del foglio;

  • lasciando la riga nella stessa posizione, ruotiamo la squadretta come nella figura sotto, aderente perfettamente alla riga e spostiamola fino a quando non coinciderà con il centro dell’area da disegno. Tracciamo, quindi, un segmento dal centro fino al bordo destro del foglio. Questo è l’asse Y;

  • allo stesso modo, riga sempre nella stessa posizione, ruotiamo la squadretta di 180° e spostiamola fino a farla coincidere con il centro dell’area da disegno come nella figura di seguito. Tracciamo il segmento dal centro fino al bordo sinistro della nostra area da disegno. Questo è l’asse X;

  • a questo punto ricordiamoci di cancellare i segmenti fatti per individuare il centro e di scrivere con il normografo le lettere corrispondenti agli assi;

ASSI PER ASSONOMETRIA MONOMETRICA

Dopo aver squadrato il foglio (vedi SQUADRATURA DEL FOGLIO), per poter disegnare l’ASSONOMETRIA MONOMETRICA, dobbiamo tracciare la terna di assi nelle corrette posizioni. Procediamo nel seguente modo:

  • per determinare gli assi Z e Y seguiamo la stessa procedura utilizzata per l’Assonometria Isometrica. A questo punto, per determinare l’asse X, posizioniamo riga e squadra come nel disegno sotto e tracciamo l’asse;

  • ricordiamoci ancora, di cancellare i segmenti tracciati per determinare il centro del foglio e scrivere con il normografo le lettere corrispondenti ai 3 assi;

ASSI PER ASSONOMETRIA CAVALIERA

Dopo aver squadrato il foglio (vedi SQUADRATURA DEL FOGLIO), per poter disegnare l’ASSONOMETRIA CAVALIERA, dobbiamo tracciare la terna di assi nella corrette posizioni. Procediamo nel seguente modo:

  • per determinare l’asse Z seguiamo la stessa procedura utilizzata per l’Assonometria Isometrica. A questo punto, per determinare l’asse X, posizioniamo riga e squadra come nel disegno sotto e tracciamo l’asse;

  • adesso rimettiamo la riga in basso aderente al bordo inferiore del foglio e prendiamo la squadretta a 45° (quella più piccola) e posizioniamola sopra la riga facendola scorrere fino a quando non coinciderà con il centro dell’area da disegno come nell’immagine sotto; tracciamo l’asse Y;

  • ancora una volta, ricordiamoci di cancellare i segmenti tracciati per individuare il centro dell’area da disegno e di scrivere con il normografo le lettere corrispondenti agli assi;

PUOI LEGGERE ANCHE:
Lug 142012
 
SQUAD. FOGLIO A QUADRI
Dati FOGLIO A QUADRETTI da 4mm
TIPO DI SQUADRATURA:
Squadrat.1 SQUADRATURA DEL FOGLIO (base per tutte le squadrature)
Squadrat.2 AREA QUADRATA PER INVILUPPI
Squadrat.3 AREE QUADRATE PER RIDUZIONI E INGRANDIMENTI
STRUMENTI NECESSARI:
SQUADRATURA DEL FOGLIO

TAVOLADISEGNOPRIME1Descrizione: usando un foglio a quadretti per quaderno ad anelli (meglio se con rinforzo laterale per evitare che si strappi), procediamo alla realizzazione della squadratura qui a lato (clicca sull’illustrazione per ingrandirla e stamparla). E’ importante che nessuna linea venga tracciata a mano libera ma sempre avendo cura di usare le squadrette.Procedura operativa: lasciando a sinistra i fori del foglio procediamo nel seguente modo.

  • partendo dall’alto tracciamo (col righello o la squadretta) una prima linea orizzontale avendo cura di contare dal bordo superiore 8 quadretti.

TDP2

  • sempre sulla parte superiore del foglio, adesso tracciamo una linea verticale distanziandoci dal bordo destro di 11 quadretti.

TDP3

  • spostandoti ora sulla parte inferiore del foglio (ricordati che i fori stanno a sinistra), tracciamo un’altra linea orizzontale avendo cura di contare 4 quadretti dal margine inferiore del foglio.

TDP4Abbiamo così diviso il foglio in 4 parti operative distinte. Vediamole nello schema sotto contraddistinte da colori diversi:

  • area verde (anagrafica) – in alto. In questa zona andranno inseriti, esclusivamente con il normografo, il proprio nome e cognome, la classe e la data dell’esercitazione;
  • area azzurra (numero esercitazione) – in alto a destra. In questa zona di volta in volta inserirete il numero progressivo della TAVOLA secondo lo schema che troverete allegato di seguito;
  • area viola (titolo esercitazione) – in basso. In questa zona inserirete con il normografo il titolo di ogni esercitazione;
  • area gialla (disegno) – centrale. In questa zona verrà realizzato il disegno indicato dal docente;
  • area grigia (esclusa) – a sinistra. Sovrapposta ai fori del foglio dove è presente il rinforzo di protezione. In quest’area non si disegnerà nulla.

In allegato di seguito trovate lo schema per la realizzazione dei numeri sulle tavole. Questi numeri vanno realizzati attraverso l’esclusivo uso della squadretta o del righello e mai a mano libera.

Tabella dei numeri

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AREA QUADRATA PER INVILUPPI

Partendo dalla squadratura del foglio da disegno, tracciamo un’area perfettamente quadrata, come richiesto dal docente, per poter realizzare gli inviluppi a base quadrata.

  • contiamo in orizzontale il numero di quadretti dell’area da disegno, come in figura. Considereremo il numero massimo di quadretti pari; quindi, se per caso contiamo 47 quadretti in orizzontale, dovremo fermarci a 46 che è il numero pari più grande possibile; non dovete contare i quadretti a sinistra dove ci sono i buchi per il quaderno ad anelli;

  • verificato qual’è il numero di quadretti massimo in orizzontale, contiamo lo stesso numero di quadretti in verticale a partire dall’intestazione come mostrato in figura sotto;

  • traccia i bordi di questo quadrato appena individuato e ricordati che l’area deve essere quanto più grande possibile e composta da quadretti in numero pari;

AREE QUADRATE PER RIDUZIONI E INGRANDIMENTI

Partendo dalla squadratura del foglio da disegno, tracciamo tre aree perfettamente quadrate dopo poter effettuare la restituzione, la riduzione e l’ingrandimento dell’oggetto assegnato.

  • partendo dall’angolo in alto a sinistra disegniamo un quadrato di 20 quadretti per 20 quadretti, dove poter riportare il soggetto assegnato nelle sue reali dimensioni. Si dice che stiamo effettuando la restituzione grafica del disegno per cui la scala di rappresentazione sarà 1:1 (uno a uno), cioè 1 nella realtà corrisponde a 1 nel disegno:

  • adesso, allo stesso modo disegniamo con le squadrette un altro quadrato le cui dimensioni saranno il doppio del precedente, ossia 40 quadretti per 40 quadretti. In questo caso tutte le misure dell’oggetto dovranno essere raddoppiate. Significa che stiamo realizzando un ingrandimento del disegno per cui la scala di rappresentazione sarà 2:1 (due a uno), cioè 1 nella realtà corrisponde a 2 nel disegno:

  • infine, disegneremo un terzo quadrato i cui lati saranno lunghi 10 quadretti per 10 quadretti, ossia la metà del primo quadrato. In questo caso tutte le misure del disegno dovranno essere dimezzate perché stiamo realizzando una riduzione del disegno per cui la scala di rappresentazione sarà 1:2 (uno a due), cioè 1 nella realtà corrisponde a 0,5 nel disegno:

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Apr 042012
 

Il disegno si sa, è un linguaggio di comunicazione non verbale. Questo vuol dire che prescinde dalla parola; in pratica il disegno è sempre stato e sarà sempre un linguaggio universale, perché travalica le regole del linguaggio parlato.  Le regole, o norme, applicate al disegno, hanno incardinato i significati espressivi di questo metodo rappresentativo su binari comprensibili da tutti. Ma anche il miglior linguaggio, se non supportato da strumenti idonei perde molte delle sue peculiarità espressive e comunicative. Ecco perché, insieme all’importanza che gli strumenti del disegno (di cui abbiamo già parlato) hanno pian piano assunto, altrettanta importanza hanno assunto i supporti a questa tecnica descrittiva. Si è passati dal graffito sulle rocce a materiali più pregiati quale il legno, le tele o la terracotta. Ma la vera evoluzione del disegno nasce dalla ricerca che i popoli sin dal passato hanno sviluppato al fine di poter rappresentare e tramandare cultura, pensiero, tecniche, opere della propria società. Affrontiamo, quindi, questo viaggio nella storia alla ricerca dei supporti che l’uomo ha sviluppato per poter scrivere e disegnare; dall’antico papiro egiziano, alla pergamena, per finire con la moderna carta e i supporti sintetici e digitali.

IL PAPIRO

Gli Egizi si sono sempre distinti nell’antichità per le grandi capacità nelle scienze, nella matematica, e per il sistema evoluto di scrittura che svilupparono. Ma per trascrivere queste conoscenze necessitavano di supporti idonei e le risorse disponibili sul loro arido territorio non erano molte. La loro ricchezza derivava e deriva tuttora dalla grande madre, il fiume Nilo che attraversa tutto il paese. Sulle sue sponde cresce spontanea e rigogliosa una pianta, il papiro, da cui fu possibile con una tecnica relativamente semplice realizzare un supprto per la scrittura di notevole pregio. Questo supporto, maneggevole e abbastanza liscio veniva realizzato in rotoli (in latino volumen, da cui il termine volume) di larghezza ridotta, ma di notevole lunghezza. Grazie al papiro fu possibile sviluppare una scrittura complessa, i geroglifici e un disegno geometrico notevolmente preciso, che contribuirono allo sviluppo di questa scienza nel mondo antico.

Dalla pianta alla foglio per scrittura

Ma come facevano gli egizi da una pianta a realizzare un foglio per la scrittura? Il papiro, sotto la corteccia verde esterna, possiede un fusto bianchissimo la cui superficie essiccata era idonea a trattenere l’inchiostro. Gli egizi, tagliavano le piante e liberavano il fusto dalla corteccia; poi lo tagliavano, nel senso della lunghezza in listelli sottili. Le strisce così ottenute venivano accostate l’una all’altra sino a formare una superficie continua a cui veniva sovrapposta un altro strato in senso trasversale. I due strati, venivano lasciati ad essiccare al sole, in questo modo aderivano tra loro senza bisogno di colle e, una volta levigati, formavano un foglio compatto. Questi fogli, venivano poi ridotti nella misura desiderata in modo da formare un rotolo che veniva avvolto attorno a un bastoncino d’osso o di legno. La parte interna del rotolo, con le fibre disposte orizzontalmente, si chiama “recto”, mentre il lato opposto, con le fibre disposte verticalmente, si chiama “verso”. La scrittura veniva realizzata sul recto da sinistra a destra e dall’alto in basso in colonne parallele tra di loro. La lettura avveniva srotolando da sinistra verso destra e nel contempo riavvolgendo quanto srotolato e letto. La lunghezza del rotolo era variabile e dipendeva dallo scritto. Le opere più lunghe, infatti, richiedevano più rotoli.

Rotolo di papiro (schema)

Questo supporto vide la sua decadenza coincidere con il declino dell’impero egiziano e la sua annessione a quello romano. Inoltre, la crisi fu aggravata dalla scarsa reperibilità dimateria prima e per gli alti costi di produzione. Il papiro, permane comunque sia per i documenti che il tempo ha conservato, sia nel linguaggio parlato; si pensi, infatti, che in inglese carta si dice “paper” ed in francese “papier”.

LA PERGAMENA

Al declino del papiro, è corrisposta l’affermazione di un nuovo supporto per la scrittura, sviluppato per la prima volta nella città di Pergamo, da cui ha preso appunto il nome: la pergamena. Pergamo, nel II secolo a.C. possedeva una grande biblioteca che rivaleggiava per splendore e numero di testi con quella di Alessandria. Per la rivalità tra i re, l’Egitto smise di esportare il papiro e il re di Pergamo reagì commissionando la realizzazione di un nuovo supporto per scrivere. Il risultato fu la pergamena, telo ricavato dalla conciatura di pelli di capra o pecora, lisciate con pomice. Tale supporto, aveva  una superficie liscia e resistente, ma di piccole dimensioni di forma rettangolare, che poteva essere rilegato in libri (codici), molto simili a quelli attuali.

Pergamenaio

Ma come si produceva la pergamena? La pelle dell’animale, veniva immersa in una soluzione di acqua e calce per depilarla. Quest’ultima operazione avveniva su un apposito cavalletto “a schiena d’asino”: il pergamenaio. Con una lama non tagliente, il pelo dell’animale veniva staccato dal resto del tessuto. Poi la pelle veniva montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione. Con abilità e precisione, l’artigiano utilizzando un particolare coltello a mezza luna, durante la fase di essiccazione provvedeva a togliere anche i residui di carne sul lato opposto a quello del pelo. Una volta asciutta la pergamena veniva staccata dal telaio e utilizzata.

A volte la pergamena subiva ulteriori trattamenti di raffinazione attraverso l’uso della pietra pomice, per ridurre la differenza di rugosità tra le superfici dei due lati del vello oppure, veniva trattata con sostanze coloranti al fine di renderla cromaticamente diversa.

LA CARTA

I primi segni della carta come la conosciamo oggi li ritroviamo nella Cina del II secolo a.C. Inizialmente questa carta veniva prodotta con la corteccia dell’albero del gelso della carta trattata con bastoncini di bambù. In seguito furono realizzati tipi di carta usando stracci, ma le notizie sono confuse perché la Cina era un paese chiuso. Solo nel 610 d.C. con la diffusione in Giappone e in Asia Centrale, le notizie cominciano a diventare più certe. La carta fu introdotta in Europa dagli arabi e pare che le prime cartiere furono realizzate a Balarm (Palermo) capitale del regno islamico in Sicilia. Infatti, in ogni capitale, gli arabi costruivano una cartiera per stampare il carteggio reale e come simbolo di grandezza e prestigio. Nel XII secolo vicino Bologna viene realizzata la prima cartiera in territorio cristiano ad opera di Polese da Fabriano che poi le diffonderà sul tutto il territorio nazionale. Le cartiere di Fabriano divennero famose per la qualità della loro carta. La materia prima erano stracci di lino messi a macerare e pestati fino ad ottenerne una pasta, da cui si ricavavano fogli mediante telai di rete metallica; pressati e messi ad asciugare i fogli venivano poi raschiati, battuti o rullati per lisciarne la superficie. L’aggiunta di colle animali rese i fogli più resistenti ai liquidi e quindi adatti alla scrittura. Da allora, innovazioni tecniche continue, hanno migliorato notevolmente la carta. La scarsa disponibilità della materia prima (gli stracci di lino), però, ne limitava l’uso per gli alti costi. Nella seconda metà dell’800, con la scoperta del processo di estrazione della cellulosa dal legno, si aprì la stagione per la produzione industriale della carta. Le scoperte nella chimica, permisero di migliorare e differenziare notevolmente la qualità della carta realizzando una moltitudine di tipologie per gli usi più disparati.

Con la macchina continua, il processo di produzione della carta diviene definitivamente industriale. Oggi una macchina di questo tipo, consente di produrre fino a 30 metri di carta al secondo per una larghezza di circa 10 metri, ossia 1500-2000 metri al minuto.

MATERIALI SINTETICI

La crisi dovuta alla deforestazione del pianeta ha indotto ad una nuova sensibilità sullo sperpero di carta e sulla necessità del suo riciclaggio. Lo sviluppo della chimica e le scoperte effettuate in questo campo hanno reso disponibili nuovi supporti ottenuti da polimeri, ossia dagli idrocarburi come il petrolio.

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Gen 302012
 

Il nome Assonometria deriva dal greco áxon (asse) e métro (misura); si tratta di un sistema di rappresentazione grafico geometrico basato sulla rappresentazione tridimensionale di un oggetto avendo cura di misurare le sue dimensioni su tre assi disposti tra di loro ortogonalmente.

QUALCHE CENNO STORICO

L’assonometria fu utilizzata per la prima volta come strumento da disegno dal francese Gaspard Monge alla fine del Settecento e a lui, ovviamente, si attribuisce tale innovazione nel campo del disegno tecnico.

Si trovano tracce di assonometria, sin dai tempi della Magna Grecia, anche se a quell’epoca, non si trattava di una vera e propria tecnica, ma di rappresentazioni sporadiche e intuitive. Solo nel ‘700, l’assonometria diventa tecnica rappresentativa in quanto codificata scientificamente.

I primi scritti sull’argomento sono rintracciabili nell’opera del grande matematico francese Girard Desargues anche se la codifica di questo metodo è sicuramente di un periodo di molto successivo. Il vero problema fu l’imporsi della tecnica della prospettiva; il successo di tale tecnica, fu talmente dirompente da riuscire a modificare il modo di pensare e vedere lo spazio. In virtù di ciò, neanche gli studiosi matematici riuscirono a percepire con sufficiente chiarezza l’esistenza di un modello di rappresentazione tridimensionale diverso da quello prospettico.

Il maggiore sviluppo lo si è avuto in campo militare e industriale. L’assonometria, infatti, è portatrice di evidenti vantaggi rappresentativi. Comprensione immediata dell’oggetto rappresentato, possibilità di misurarlo direttamente sul foglio di carta senza dover compiere un’operazione inversa come nella prospettiva. Questi fattori, durante il periodo della rivoluzione industriale e nel momento in cui la produzione in serie divenne un processo standardizzato, sono diventati ancora più evidenti, dando un’ulteriore spinta allo sviluppo di questa tecnica grafica.

LA TECNICA

Assi cartesiani ortogonali

Per comprendere l’assonometria bisogna prima chiarire alcuni concetti base. Il primo elemento da comprendere è il cosiddetto sistema di riferimento tridimensionale, ossia l’insieme degli elementi utilizzati per posizionare un oggetto nello spazio. Esistono differenti sistemi di riferimento, quello cilindrico, quello sferico, quello polare, ma quello più utilizzato e quello a cui faremo riferimento noi, è quello cartesiano. Questo è costituito da tre rette (X, Y, Z) passanti per un punto, definite assi cartesiani, caratterizzate ognuna da un verso di percorrenza; se le tre rette sono tra loro perpendicolari il sistema di riferimento si chiamerà ortogonale altrimenti prenderà il nome di obliquo. Inoltre, a seconda delle riduzioni delle misure dell’oggetto che facciamo sulle tre rette del sistema di riferimento (unità di misura), un’assonometria può essere denominata isometrica (o monometrica), dimetrica oppure trimetrica.

Sistema di riferimento ortogonale

Il principio che sta alla base dell’assonometria è la proiezione di un oggetto geometrico su un piano, detto piano di proiezione o quadro, lungo una direzione determinata da un punto improprio, detto centro di proiezione. Quindi, l’oggetto sta sempre tra l’osservatore e il piano di proiezione.
A seconda del posizionamento degli assi, possiamo avere innumerevoli forme di assonometria, ma tra quelle normate più comuni, troviamo:

  • ASSONOMETRIA ISOMETRICA
  • ASSONOMETRIA MONOMETRICA
  • ASSONOMETRIA CAVALIERA

Si tratta di assonometrie di tipo ortogonale (i piani sono sempre tra loro perpendicolari), monometriche tranne che per la cavaliera (dimetrica), in quanto le misurazioni sugli assi non vengono modificate. Nelle assonometrie ortogonali, l’asse delle altezze chiamato Z è sempre verticale, mentre gli assi delle lunghezze e larghezze (X e Y), variano la loro inclinazione a seconda il tipo.

Scopriamole nel dettaglio tutte e tre.

ASSONOMETRIA ISOMETRICA

Nell’assonometria isometrica, l’asse Z è verticale, e i tre assi formano tra di loro angoli uguali di 120°. Le misure sui tre assi devono essere riportate nella loro reale grandezza.

Vediamo innanzitutto come si tracciano correttamente gli assi di riferimento. Posizioniamo riga e squadretta (si deve usare quella 30°/60°) sul foglio secondo le indicazioni di seguito per tracciare gli assi di riferimento:

Tracciamento asse Z

Tracciamento asse X

Tracciamento asse Y

Assonometria Isometrica

Gli assi di riferimento dell’assonometria isometrica possono essere posizionati anche in modo diverso, senza per questo inficiare la correttezza del disegno. Vediamo in che modo:

Assi in posizione classica

Assi in posizione inversa

ASSONOMETRIA MONOMETRICA

Nell’assonometria monometrica, l’asse Z è verticale, e gli assi X e Y formano tra di loro un angolo di 90° e due angoli di 120° e 150° con l’asse Z. Le misure sui tre assi devono essere riportate nella loro reale grandezza.

Vediamo innanzitutto come si tracciano correttamente gli assi di riferimento. Posizioniamo riga e squadretta (si deve usare quella 30°/60°) sul foglio secondo le indicazioni di seguito per tracciare gli assi di riferimento:

Tracciamento asse Z

Tracciamento asse Y

Tracciamento asse X

Assonometria Monometrica

Gli assi di riferimento dell’assonometria monometrica possono essere posizionati anche in modo diverso, senza per questo inficiare la correttezza del disegno. Vediamo in che modo:

Tracciamento assi 1

Tracciamento assi 2

Tracciamento assi 3

 

 

ASSONOMETRIA CAVALIERA

L’assonometria cavaliera, è così denominata perché prende il nome da un grande matematico allievo di Galileo Galilei chiamato, appunto, Bonaventura Cavalieri e viene anche chiamata Militare o Frontale.

Nell’assonometria cavaliera, l’asse Z è verticale, l’asse X è orizzontale e forma un angolo di 90° con l’asse Z. L’asse Y è inclinato di 45° formando due angoli uguali di 135° con gli assi X e Z. IMPORTANTE – siccome le immagini prodotte dall’assonometria cavaliera risultano innaturali per l’occhio umano le dimensioni riportate sull’asse Y (quello inclinato a 45°) vanno per convenzione dimezzate mentre quelle sugli assi X e  Z vanno tracciate nella loro reale grandezza.

Vediamo innanzitutto come si tracciano correttamente gli assi di riferimento. Posizioniamo riga e squadretta (si deve usare quella a 45°) sul foglio secondo le indicazioni di seguito per tracciare gli assi di riferimento:

Tracciamento asse Z

Tracciamento asse X

Tracciamento asse Y

Assonometria Cavaliera

Gli assi di riferimento dell’assonometria cavaliera possono essere posizionati anche in modo diverso, senza per questo inficiare la correttezza del disegno. Vediamo in che modo:

Tracciamento assi 1

Tracciamento assi 2

Tracciamento assi 3

 


Infine, vediamo come vengono riportate sugli assi di riferimento, nelle 3 rappresentazioni assonometriche, le misure di un oggetto:

Misure nella Isometrica

Misure nella Monometrica

Misure nella Cavaliera

 

 

 

 

 

ESECUZIONE
Costruzione di un PARALLELEPIPEDO in Assonometria ISOMETRICA
Isometria_movie

Costruzione di un PARALLELEPIPEDO in Assonometria MONOMETRICA
Monometria_movie

Costruzione di un PARALLELEPIPEDO in Assonometria CAVALIERA

Cavaliera_movie

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Nov 082011
 

Le Proiezioni Ortogonali sono una tecnica di rappresentazione che consente di visualizzare un oggetto anche tridimensionale sul piano bidimensionale (il foglio da disegno). Si tratta di proiettare secondo tre punti di vista lo stesso oggetto, ortogonalmente (perpendicolarmente) a tre diversi piani, ottenendo così tre diverse viste, una dall’alto chiamata pianta, una frontale chiamata prospetto e una laterale chiamata profilo.

E’ una tecnica di disegno abbastanza antica, nasce ad opera di Gaspard Monge, studioso francese che teorizzò questo sistema rappresentativo per finalità militari tanto che inizialmente era considerato segreto.

Le proiezioni ortogonali, consentono di avere una visualizzazione chiara e intuitiva dell’oggetto da rappresentare, ma anche la sua quotatura, tracciando sul disegno le sue misure principali ossia, lunghezza, larghezza e altezza.

Per eseguire una proiezione ortogonale abbiamo, quindi, bisogno di tre elementi: l’oggetto, i piani di riferimento e il punto di vista.

Eseguire una proiezione ortogonale di un oggetto, significa in pratica, guardarlo da tre differenti punti di vista e disegnare sul foglio ciò che vediamo. Nella esecuzione di una proiezione ortogonale, l’oggetto e i piani di riferimento non dovranno mai essere modificati, ciò che cambierà ogni volta è soltanto il punto di vista da cui osserviamo l’oggetto.

Se consideriamo un oggetto, nell’esempio una barca a vela, dobbiamo fissare tre punti di vista, cioè i punti da cui lo osserveremo. Questi saranno sempre gli stessi: dall’alto, di fronte e di lato.

Scelto l’oggetto e fissati i punti di vista da cui guardarlo, rimane da capire come posizionare i piani di riferimento. Immaginiamo allora che, i tre piani di riferimento siano i tre lati di una scatola (la base e due pareti). Posizioniamo l’oggetto al centro di questa scatola, come nella figura qui a lato.

Ricordiamo che abbiamo scelto tre viste, dall’alto, di fronte e di lato e che la proiezione dovrà sempre essere perpendicolare ai tre piani. Per comprendere meglio questo procedimento, immaginiamo di illuminare l’oggetto da tre direzioni che coincidono con i punti di vista. L’oggetto, proietterà allora tre diverse ombre ognuna su un piano di riferimento.


Vista dall’alto

1 – Poniamo la sorgente luminosa in alto sopra l’oggetto. La barca proietterà la sua ombra sul piano sottostante che, per la sua posizione prenderà il nome di PIANO ORIZZONTALE. L’esempio qui a sinistra chiarisce meglio il concetto.


Vista di fronte

2 – Spostiamo la sorgente luminosa frontalmente all’oggetto; questo proietterà un’altra ombra sul piano posto alle sue spalle. Questo piano prende il nome di PIANO VERTICALE perchè disposto ortogonalmente a quello precedente.


Vista laterale

3 – Spostiamo, infine, la sorgente luminosa di fianco all’oggetto. Questo, proietterà un’ombra sul piano posto di lato che prende il nome di PIANO LATERALE.


Come detto precedentemente, l’oggetto e i piani di riferimento non debbono essere mai spostati; l’unica cosa che può cambiare la propria posizione è la sorgente luminosa che, coincide con il punto di vista dell’osservatore, cioè con il nostro occhio.

Proiezioni

Congruenza proiezioni

L’oggetto proietta sui piani di riferimento le sue tre ombre. Come si vede nel secondo schema, le tre proiezioni sono tra di loro legate (congruenti) perché riferite tutte allo stesso oggetto posizionato nella medesima posizione.

Fin qui abbiamo rappresentato un oggetto attraverso tre sue proiezioni su tre differenti piani di riferimento tra loro perpendicolari. Ora dobbiamo trasferire questa rappresentazione tridimensionale sul piano bidimensionale del foglio da disegno.

Immaginiamo di far coincidere il Piano Verticale (P.V.) della nostra scatola tridimensionale con il nostro foglio da disegno come nell’esempio 1 qui sotto:

1 – Clicca per ingrandire

A questo punto ruotiamo di 90°, attorno all’asse che lo unisce con P.V., il Piano Laterale (P.L.) fino a farlo divenire complanare con il P.V. come in figura 2:

2 – Ribaltamento del Piano Laterale

Infine, ruotiamo il Piano Orizzontale (P.O.) di 90°, attorno all’asse che lo unisce al P.V., fino a far diventare anch’esso complanare a P.V. stesso, come in figura 3:

3 – Ribaltamento del Piano Orizzontale

Ribaltati i piani, questi, si trovano ad essere tutti complanari cioè, giacenti su di uno stesso piano, come avviene sul nostro foglio da disegno. Vediamo di seguito il risultato finale della proiezione ortogonale della nostra barca (oggetto):

Proiezione ortogonale

 

 

 

 

 


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Ott 232011
 

La gomma per cancellare è uno strumento essenziale per il disegno. E’ realizzata in gomma naturale o sintetica ed ha la funzione di rimuovere meccanicamente attraverso lo strofinio, inchiostri o tratti di grafite dal foglio da disegno o da altri supporti per scrittura.

La parola gomma deriva dal termine tardo latino gumma, che ha origine dal greco kómmi che a sua volta ha origini dalla parola egiziana kami.

UN PO’ DI STORIA

La storia della gomma naturale risale a parecchi secoli fa. La materia prima, il lattice, è ricavata da un vegetale chiamato l’albero della gomma, che secerne questo liquido spontaneamente. I primi utilizzi del lattice si devono agli indigeni del Sudamerica, che lo chiamarono cahuchu (legno piangente), da cui è stata tratta la parola comune, caucciù.

La preparazione della miscela avviene tritando e impastando a temperatura ambiente la gomma naturale. La temperatura viene aumentata gradualmente e il mescolamento viene realizzato a caldo fino al raggiungimento della consistenza desiderata. Durante la miscelazione, vengono aggiunti diversi prodotti additivi: piccole quantità di olio minerale o vegetale per favorire la miscelazione, zolfo e altri agenti vulcanizzanti, plastificanti, antiossidanti, pigmenti. La gomma è quindi colata in uno stampo oppure estrusa per assumere la forma desiderata. Viene, infine, sottoposta a temperature e pressioni elevate e, tagliata nella forma finale.

Ne esistono diversi tipi, e la classificazione viene fatta in base al tipo di tratto da rimuovere:

Gommapane

A mescola morbidissima o gommapane – è formata da un materiale plasmabile simile allo stucco. E’ generalmente di colore bianco-grigio anche se è possibile trovarla di altri colori. Lavora “assorbendo” le particelle di grafite e carboncino. A differenza delle altre gomme per cancellare, non si consuma e non perde pezzi, per cui ha una durata maggiore. La sua plasmabilità e formabilità la rende idonea a cancellature di precisione ma è inadatta per il disegno tecnico in quando assorbendo la grafite, dopo poco incapace di assorbirne altra, la rilascerà macchiando il foglio. E’ formata con oli di origine vegetali vulcanizzati, pomice in polvere, carbonato di calcio e altri componenti minori.

Gomma per matita

A mescola morbida o gomma per matita – è fatta di caucciù o di gomme sintetiche. Contiene polveri abrasive, come il carbonato di calcio e altre sostanze che servono a darle la giusta consistenza affinché, quando viene sfregata, si consumi eliminando anche la scrittura cancellata, che altrimenti rimarrebbe attaccata alla gomma stessa. In alcuni casi viene utilizzata montandola su un supporto metallico in testa alle matite detto portagomme. Si usa una miscela chiamata TPE (elastomeri termoplastici) che per l’elevata elasticità, è indicata per rimuovere tratti a matita, penna a sfera, scrittura dattilografica, inchiostro stilografico e china.

Gomma abrasiva

A mescola dura o abrasiva – serve per cancellare i segni di penna o inchiostro. E’ fatta con una mescola più dura che risulta essere maggiormente abrasiva sulla superficie su cui viene sfregata. Si aggiungono per ottenere questo effetto polvere di pomice o polvere di vetro alla miscela.

Gomma abrasiva a rondella

Estremamente abrasiva a rondella ottagonale, per macchine per scrivere –  ormai quasi in disuso, visto l’avvento del computer. Vantava una mescola molto dura che la rendeva altamente abrasiva; in pratica rimuoveva una parte del foglio insieme al tratto impresso dalla macchina per scrivere.

L’avvento del correttore a “bianchetto” e dei correttori a nastro, legati anche all’uso sempre più diffuso del computer, hanno ridotto notevolmente l’impiego di questo strumento. In ogni caso le gomma per cancellare continua a essere utilizzata assieme agli altri oggetti per la scrittura, quali la matita e il temperino, e viene riposta assieme ad essi e custodita in un astuccio.

Bianchetto

Infine, per completezza d informazione bisogna citare anche il bianchetto che, pur non essendo una gomma, nel disegno e nella scrittura ha la stessa funzione.

Il termine di uso comune, indica vari tipi di correttore universale. La forma più comune consiste in una vernice bianca coprente che asciuga rapidamente, capace di nascondere qualsiasi segno di inchiostro, penna biro o matita su fogli di carta o altre superfici. Poiché non consente di vedere il testo precedente alla correzione, il suo uso non è consentito su documenti ufficiali.

Articoli1

Ott 122011
 

Per la serie di articoli che pian piano ci stanno facendo scoprire i tanti attrezzi che utilizzano i professionisti del disegno, oggi parleremo di quello più tecnico di tutti: il Rapidograph. Come dice il nome stesso, Rapidograph altro non è che una “penna rapida”, nel senso in cui il suo segno è sempre preciso, uniforme e continuo consentendo rapidamente di tracciare linee, curve, segmenti o quant’altro il professionista si trova a disegnare. Il Rapidograph, consente, inoltre, di creare linee a spessore sempre costante per cui ne esistono diverse misure, con punte che vanno da 0,1 a 1,5 millimetri.

Clicca per ingrandire

Per ottenere tale risultato, queste particolarissime penne sono formate da un insieme di elementi uniti tra loro. Di questi i principali sono:

  • Il pennino;
  • La fascetta;
  • L’astuccio;
  • La cartuccia ricaricabile.

Il pennino rappresenta la punta vera e propria del rapidograph; è formato a sua volta da due parti, un puntale metallico da cui scorre l’inchiostro e l’anima, un filo metallico sottilissimo che si inserisce nel puntale ed ha lo scopo di dosare l’inchiostro secondo quantità molto limitate ma costanti nel tempo.

La fascetta è la custodia di plastica che racchiude e protegge il puntale; normalmente è formata dall’astuccio, dal puntale e dall’anima di metallo.

Lo stelo è la struttura di plastica che completa la penna racchiudendo la cartuccia di inchiostro e consente la presa E’ formato da un cilindro di plastica e una fascetta colorata che riporta sul dorso impresso il numero di spessore della penna.

La cartuccia è un piccolo serbatoio sigillato che una volta inserito nel pennino si apre consentendo la fuoriuscita dell’inchiostro.

Questo tipo di penne, sono piuttosto costose, proprio perché nella punta sta la grande teknologia dell’attrezzo. L’anima metallica, un filo sottile più di un capello, funziona fintanto che la punta e mantenuta intatta. Infatti, piegandola accidentalmente, l’anima smette di assolvere alla propria funzione e l’inchiostro non scorre più con regolarità. Essendo la precisione e la continuità del segno le caratteristiche salienti di questo strumento, il venir meno di una di queste lo rende inutilizzabile. Per cui il rapidograph richiede una grande manualità e una estrema precisione che, unita al fatto di essere estremamente costoso, lo rende idoneo solo alla mano di un professionista e non di un principiante.

L’inchiostro contenuto nelle cartucce, è un altro degli elementi fondamentali di queste penne; si tratta di una miscela di pigmenti particolarmente fluidi, che difficilmente solidificano nella cartuccia. Speciali canali d’aria all’interno del pennino, favoriscono la fuoriuscita dell’inchiostro dalla punta ed evitano il formarsi di ostrusioni e coaguli che potrebbero bloccarne il deflusso. Una manutenzione attenta e continua della penna ne garantisce il funzionamento per periodi molto lunghi, per cui se si pensa di non utilizzare il rapidograph, questo va smontato e pulito per essere pronto per il suo riutilizzo.

QUALCHE CENNO STORICO

Rapidograph è il nome che è stato utilizzato ufficialmente da Rotring, una fabbrica tedesca, per una linea di prodotti realizzati per la scrittura. In seguito, Chartpak Inc. una fabbrica manifatturiera americana, ha acquistato da Rotring i diritti per commercializzare le penne sotto il marchio di Koh-I-Noor negli Stati Uniti.

E’ nel 1960 che questo tipo di penne evolve verso le attuali. Per la prima volta viene utilizzato il serbatoio di inchiostro da riempire con un contagocce, e si realizzano puntali di differente sezione anche se le parti ancora non erano tra di loro compatibili o intercambiabili.

Diverse erano le fabbriche che producevano negli Stati Uniti questo tipo di penne:  WRICO, Leroy, e Koh-I-Noor. Ognuna di esse utilizzava una specifica sequenza e numerazione, per cui le penne non erano standardizzate. Inoltre, queste prime penne avevano una misurazione in pollici e non in frazioni di metro come oggi. L’International Organization for Standardization (ISO) ha chiesto di standardizzare quattro larghezze penna e di impostare un codice colore per ognuna di esse: 0,25 (bianco), 0,35 (giallo), 0,5 (marrone), 0,7 (blu). Altre misure sono realizzate a partire da queste.

I produttori più conosciuti nel mondo oggi sono Staedtler, Rotring, Faber-Castell e Koh-I-Noor.

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Ott 102011
 

Il tecnigrafo è il piano da disegno utilizzato da architetti, geometri e studi di progettazione prima dell’avvento della computer grafica. Il tecnigrafo è un grande piano di lavoro assolutamente privo di asperità su cui sono montate una coppia di squadre, fissate tra di loro perpendicolarmente e montate su di un goniometro meccanico che ne consente la rotazione. La coppia di squadre, assiste il disegnatore consentendogli di tracciare rette parallele in qualunque direzione; infatti, queste sono fissate ad un braccio mobile che scorre orizzontalmente sul piano di lavoro (il tavolo) e possono a loro volta scorrere verticalmente tramite un binario presente sul braccio a cui sono fissate. Potendo, inoltre grazie al goniometro cui sono fissate, ruotare sia in senso orario che antiorario, la loro possibilità di movimento sul piano è praticamente illimitata.

Tecnigrafo

I tecnigrafi più antichi, avevano un sistema di molle e tiranti con contrappesi che consentivano lo spostamento controllato del gruppo squadre sul piano. Quelli più moderni hanno sostituito molle e tiranti con sofisticati sistemi olio-pneumatici. Pare che il primo esempio di tecnigrafo in Italia sia da datare 1913 proprio in virtù del rinvenimento di un annuncio pubblicitario per la sua vendita.

Paralleligrafo

Il tecnigrafo consente di eseguire tutta una serie di operazioni di disegno complesse che richiederebbero uso di molteplici strumenti come righe, squadre e goniometri. Con il tecnigrafo si possono tracciare linee parallele, ortogonali, inclinate secondo qualunque angolo, misurazione di angoli.

Infine, derivano direttamente dal tecnigrafo altri strumenti di supporto al disegno quali il paralleligrafo e la riga a T.

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Ott 092011
 
Squadretta 30-60°

Squadretta 30-60°

Squadretta 45°

Squadretta 45°

Hanno forma triangolare e vengono utilizzate normalmente in coppia. Abbiamo così:

▪   Una squadretta detta scalena, nella quale l’ipotenusa forma con i cateti angoli di 30° e 60°;

▪   Una squadretta isoscele, nella quale l’ipotenusa forma con i cateti due angoli uguali di 45°.

Il materiale utilizzato è normalmente plastica (acrilico proprio per le sue caratteristiche di trasparenza), ma se ne possono trovare anche in metallo o legno. Su uno dei cateti, chiamato ala, è sovrimpressa una striscia graduata per la misurazione dei tratti che si realizzano. Le squadrette, vengono utilizzate normalmente assieme alla riga per poter tracciare segmenti perpendicolari o incidenti oppure utilizzando gli angoli di uso comune.

UN PO DI STORIA

La prima comparsa delle squadrette per uso tecnico si può far risalire al periodo greco e romano. Si trattava di due bracci fissati tra loro usati in modo diffuso nelle officine e nei cantieri. Solo dal ‘600 acquisì una forma a triangolo pieno con tre asticelle unite come nelle attuali, inclinate con angoli da 30°, 45° e 60°. Dal 1930, l’uso della squadra, lasciò il posto ad uno strumento che entrò a far parte di tutti gli studi di progettazione e disegno tecnico: il TECNIGRAFO.

All’attuale acrilico, come materiale da costruzione, si arrivò attraverso l’uso di differenti materiali, tra cui per primi il legno, il metallo (ferro o bronzo), l’avorio e l’osso. Dall’800 si impiegò anche la celluloide e successivamente l’alluminio per la sua leggerezza e lavorabilità. Solo nel ‘900 si approdò all’attuale acrilico (sostanza sintetica e trasparente) come materiale da costruzione.

squadretta zoppa2

Squadretta zoppa

Esistono anche altre versioni di squadrette tecniche utilizzate in officina dette squadre zoppe. In queste, un lato è assente (normalmente l’ipotenusa) ed il cateto più corto è utilizzato a martello in modo da poter essere appoggiato ad un bordo come guida per tracciare linee parallele o perpendicolari.

USO DELLE SQUADRETTE

Di seguito illustro brevemente alcuni possibili usi delle squadrate per tracciare linee perpendicolari e parallele, ortogonali e inclinate.

 

 

Uso delle squadrette per realizzare linee parallele.

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Ott 032011
 

matita_bnUna matita è lo strumento base per il disegno. Il termine deriva dal latino lapis haematitas che significa pietra di ematite: infatti, prima della scoperta della grafite, venivano utilizzati con funzioni analoghe, bastoncini di ematite (ossido di ferro).

Grafite

Nella seconda metà del XVI secolo, in Inghilterra furono scoperte miniere di grafite pura e solida che venne inizialmente utilizzata per segnare il bestiame. Questa, in seguito, venne inserita in un profilo di legno esagonale, normalmente pioppo. Il profilo esagonale fu scelto per garantire una solida e corretta impugnatura. All’interno veniva custodita l’anima di grafite che prese il nome di mina. Un’estremità della matita si appuntisce attraverso l’uso del temperino, un apposito strumento a lama, in maniera da rimuovere il rivestimento di legno e far emergere la punta della mina per poter così tracciare il colore. Se la mina sarà composta prevalentemente di grafite, il tratto sarà dunque grigio scuro. Se l’anima della matita sarà, invece, colorata il tratto sarà del colore specifico e la matita prenderà il nome di pastello. La matita può o meno portare su uno degli estremi una piccola gomma montata su supporto metallico che ha la funzione di consentire cancellature rapide.

La mina si realizza utilizzando speciali macchine che, creano una miscela impastando tre materie prime naturali: argilla, grafite e acqua. Più argilla si usa e più la mina sarà dura. Proprio per questo motivo, si possono produrre molti tipi di matite, a seconda delle caratteristiche di durezza e di composizione della mina. Le matite da disegno si differenziano in 19 tipologie: EE (morbidissima), EB, 9B, 8B, 7B, 6B, 5B, 4B, 3B, 2B, B (morbide) HB (media), F, H, 2H, 3H, 4H, 5H, 6H, 7H, 8H, 9H (durissima).

Scala di durezza delle mine

Le matite più morbide permettono di ottenere un nero intenso e un tratto meno deciso (disegno artistico), mentre quelle più dure vengono prevalentemente utilizzate nel disegno tecnico perché lasciano un segno netto e preciso.

La matita viene utilizzata per scrivere quasi esclusivamente su carta e il suo tratto lascia una traccia relativamente debole che può essere facilmente rimossa con strumenti come la gomma. Per questo la matita è adatta soprattutto per il disegno, sia artistico che tecnico, e come mezzo veloce e cancellabile di scrittura.

La matita oltre agli evidenti vantaggi, presenta anche alcuni limiti. Utilizzandola costantemente, saremo costretti a temperarla per averla sempre appuntita e idonea al disegno. Ma questa operazione non può essere effettuata all’infinito, perché ad incerto punto questa sarà inutilizzabile.

Per venire incontro ai disegnatori e fare in modo che questi fossero dotati di matite sempre uguali, sono stati creati nuovi strumenti derivati direttamente da essa. I più diffusi sono: il portamine e il porta micromine.

PORTA-MINE

Porta mine

Come dice il nome, il porta-mine è un contenitore, plastico o metallico che riprende la forma della matita ma è cavo all’interno e può accogliervi le mine di grafite, la anime nere custodite all’interno della matita. Premendo il pulsante all’estremità, viene fatta fuoriuscire una mina. La mina non cade dal portamine, perché è dotata ad un estremo di “strettoio”, un anello metallico che ne aumenta lo spessore e ne impedisce la fuoriuscita. Con il porta-mine, tempereremo la mina utilizzando uno strumento chiamato temperamine,  ma non avremo più l’inconveniente di veder ridurre la matita gradualmente perché il contenitore resterà intatto. In questo modo la presa sarà sempre corretta e ideale.

PORTA MICROMINE

Porta micro-mine

Esiste, inoltre, un ulteriore evoluzione della matita e della mina come strumento di precisione del disegno, chiamato porta-micromina. Rappresenta la matita tecnologicamente più avanzata tanto da essere definita la matita sempre appuntita. Fu realizzata allo scopo di evitare di dover temperare continuamente. Le prime micromine avevano un diametro di 2mm troppo grosse per evitare questa necessità. Pian piano si cercò di ridurre sempre più lo spessore, ma fu solo negli anni ’50, grazie alla tecnologia di polimerizzazione introdotta dalla Faber-Castell, che si cominciarono a produrre le mine da 0,7mm, 0,5mm e da 0,3mm, che non avevano più bisogno di essere temperate. Oggi si sono prodotte mine ancora più sottili fino a 0,2mm.

Matita, porta mine, porta micromine. Ma qual’è quelle giusta da dover utilizzare? Sicuramente la matita, ma lo strumento ideale per lo studente delle scuole medie è sicuramente il porta mine, perché il porta micromine è uno strumento troppo avanzato per ragazzi che per la prima volta si dedicano al disegno tecnico e la matita ha l’inconveniente di ridursi con l’uso.

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