Mag 152018
 

Ancora un esempio di architettura dinamica, un’architettura che cambia continuamente rendendo l’oggetto architettonico sempre diverso e capace di adattarsi a differenti momenti. Sto parlando del Fosun Foundation che sorge a Shanghai in Cina ed è opera dello studio londinese di Foster and Partners e nasce dalla collaborazione con lo studio design di Thomas Heatherwick.

La particolarità di questa magnifica opera contemporanea, è la sua facciata, progettata come una grande tenda che circonda l’intero edificio. E’ composta da 3 strati sovrapposti composti da grossi tubi di bronzo che hanno la forma di canne di bambù. Queste tre membrane, asimmetriche e di lunghezza variabile, muovendosi, fanno assumere all’edificio aspetti sempre diversi e addirittura in una delle possibili configurazioni, aprono l’intero edificio mostrando gli spazi interni, le grandi vetrate e la sala principale. Anche la grande balconata del primo piano è in bronzo e nonostante siano stati utilizzati materiali e forme massicce nel loro insieme queste  conferiscono all’edificio leggerezza e ariosità.

Il Fosun Foundation sorge al termine del quartiere finanziario di Shanghai, il Bund Finance Center, progettato dall’Est China Architectural Design & Research Institute ed è posto tra il lungomare The Bund e la città antica. Quest’area si estende per circa 420.000 metri quadrati ed è composta da 8 differenti uffici poli-funzionali, con altezze diverse. Gli edifici bassi sono disegnati in modo che le pesanti e massicce basi granitiche, si assottigliano salendo verso l’alto dando così l’impressione di forte radicamento al suolo, ma al tempo stesso grande leggerezza. Ciò che lega il Fosun Foundation con gli altri edifici del complesso, sono i materiali utilizzati. Vetro, acciaio, granito e soprattutto bronzo con il suo particolarissimo colore creano un collante, un elemento di unione tra le differenti anime del progetto. Il Fosun Foundation ne è la conclusione e in qualche modo il completamento. La sua differenza formale e materica lo staccano dal resto quasi fosse un corpo estraneo che volesse in qualche modo sganciarsi, scardinare il blocco rigido del quartiere, ma ne resta imprigionato per i colori e gli elementi compositivi.

Prospetti senza e con facciata mobile

L’edificio consta di 4 piani fuori terra e di altri 4 sotterranei dove sono disposte sale culturali, auditorium, spazi attrezzati e sistemi di collegamento con gli altri edifici. La superficie complessiva è di circa 4.000 metri quadrati; il piano di ingresso è costituito da una grande hall che si fonde con un patio esterno attraverso un pavimento continuo in pietra. Al secondo piano si trova la grande sala multifunzionale con la balconata. Spazi all’aperto come nella tradizione cinese, consentono rappresentazioni tradizionali e la facciata mobile, cuore e icona di questo edificio accolgono lo spettatore e lo fanno partecipare alla mutevolezza di questo spazio. Proprio le balconate esterne consentono al pubblico all’interno di interagire con questa quinta mobile che in particolari assetti può rivelare completamente la grande hall e la balconata superiore. L’ultimo livello è caratterizzato da una grande sala espositiva.

Il sistema mobile di ancoraggio della facciata

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Apr 182016
 

CASA OFF-GRID05

Anche l’architettura e gli architetti sono impegnati nella ricerca di soluzioni smart e soprattutto eco-compatibili. Il mercato vuole case in classe A e l’uso di materiali non inquinanti e riciclabili. Deve poi essere demotica e autosufficiente, cioè in grado di prodursi l’energia necessaria attraverso sistemi che sfruttano le fonti alternative non inquinanti.

E’ dello studio S.O.M., Skidmore, Owings & Merrill, l’ultimo progetto in ordine di tempo sulla sostenibilità e l’alta efficienza energetica. Realizzato a Oak Ridge in Tennessee (U.S.A.), i progettisti hanno costruito il più grande oggetto mai realizzato con una stampante 3D.

CASA OFF-GRID01

Il progetto prende il nome di AMIE 1.0 ed ha la conformazione di una grande roulotte facilmente trasportabile. Le pareti con cui è realizzata, assolvono molteplici funzioni; da quella strutturale a quella di isolamento termico capace di proteggere la casa anche dall’umidità. L’intera struttura è realizzata con materiali facilmente assemblabili senza necessità di manodopera e senza sprechi.

CASA OFF-GRID02

Presenta una superficie per l’80% opaca e per il restante 20% trasparente, studiata per ottimizzare l’irraggiamento solare invernale, l’ingresso naturale della luce e per evitare il surriscaldamento estivo.

La superficie di poco meno di 45 metri quadrati con un’altezza di 3,7 metri consente comodamente lo svolgimento delle attività al suo interno e l’organizzazione di più spazi funzionali.

CASA OFF-GRID03

Sulla copertura sono integrati pannelli fotovoltaici capaci di produrre energia sia per la costruzione che per l’automobile progettata per il suo spostamento. L’auto, inoltre, produce energia dalle frenate contribuendo tramite accumulatori a fornire energia durante la parte della giornata non irraggiata dal sole.

CASA OFF-GRID04

Questa casa off-grid, nasce dalla collaborazione dello studio S.O.M. con l’Università del Tennessee e mira a diventare un progetto pilota di abitazione sostenibile.

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Apr 172014
 
Alunni Articolo scritto da: ALESSANDRO MARCELLINO e ANTONIO TARTAGLIA
Classe: 2D – Anno: 2013-14

Prefazione a cura del prof. Betto

Sono orgoglioso di presentarvi il primo prodotto realizzato dagli studenti della classe Seconda D all’interno del PROGETTO INFORMATICA. Il progetto li vede impegnati nella realizzazione di monografie di strutture contemporanee utilizzando esclusivamente strumenti e fonti digitali. Alessandro e Antonio, i primi ad aver completato il loro lavoro si sono cimentati nella descrizione di un’opera architettonica di indubbia bellezza, oltre a rappresentare un miracolo di ingegneria strutturale. Si tratta del Capital Gate di Abu Dhabi uno degli edifici più straordinari che mente umana abbia mai concepito. Gli Emirati oramai ci hanno abituato a stupirci con architetture incredibili, frutto della fantasia dei più grandi architetti, ma si pensa subito alla città degli eccessi, Dubai. Questa volta no; questo prodigio architettonico sorge nella vicina Abu Dhabi, la città più ricca al mondo. L’edificio, è unico e non ha paragoni ne precedenti nella storia dell’architettura e il tema è stato affrontato con passione e grande perizia dai miei alunni. Alessandro e Antonio hanno svolto, con precisione e seguendo con cura le indicazioni del docente, il loro compito raggiungendo da subito un grande livello descrittivo. Non voglio neppure commentarlo, ma lascio a voi il piacere di leggerlo e di darne, infine, un giudizio attento. Buona lettura.


Capital gate plan

Area geograficaMedio Oriente

StatoEmirati Arabi Uniti

CittàAbu Dhabi

Tipologia: grattacielo

Caratteristiche: edificio più inclinato al mondo – rivestimento in vetro – piscina a sbalzo a 200 m di altezza


CAPITAL GATE (Abu Dhabi – Emirati Arabi Uniti)

22 - Capital Gate

05 - Capital Gate

Sezione

I lavori sono iniziati nel 2007 e sono terminati nel 2010. Ha un’inclinazione di 18 gradi, quasi quattro volte superiore a quello della Torre di Pisa, ed è stato nominato dal Guinness World Record “l’edificio più pendente al mondo”. Progettato dallo studio RMJM è di proprietà dell’ADNEC (Abu Dhabi National Exhibitions Company). La torre è alta 160 metri e ha in tutto 35 piani destinati ad accogliere uffici e un hotel a cinque stelle, lo Hyatt Capital Gate, con ristoranti, meeting rooms, reception, tea lounge, spa, centro fitness, piscina e terrazza esterna per un totale di 53.100 mq.

Schema degli edifici più pendenti

Schema degli edifici più pendenti

I solai del Capital Gate sono sovrapposti verticalmente fino al 12° piano; fino alla cima vi è poi un graduale sfalsamento, da 30 a 140 cm, che da luogo all’impressionante inclinazione della Torre. L’edificio possiede anche altre caratteristiche tecnico-costruttive innovative, tra cui il primo utilizzo noto al mondo di un ‘nucleo pre-incurvato’, che contiene più di 15.000 mc di cemento armato rinforzato con 10.000 tonnellate di acciaio. Il nucleo, deliberatamente costruito un po’ fuori centro nella direzione opposta a quella dell’edificio, è stato raddrizzato con l’aumentare dell’altezza della costruzione e posizionato in verticale con il variare del centro di gravità e con l’aumento di peso dei piani aggiunti.

02 - Capital Gate

Dispositivo di ombreggiamento “splash”

07 - Capital Gate

Planimetria

25 - Capital Gate

Particolare delle vetrate esterne

Per la costruzione sono stati utilizzati:

  • circa 8.500 elementi strutturali in acciaio (travi, colonne, lastre, etc.);
  • più di 12.500 diverse lastre di vetro che formano in facciata più di 720 differenti pannelli a forma di diamante; ogni ‘diamante’ ha un peso di circa 5 tonnellate e contiene 18 pannelli di vetro;
  • in totale 21.000 mq di vetro in facciata;
  • 13.200 tonnellate di acciaio strutturale.

06 - Capital GateLa facciata è a doppio vetro per ottenere una maggiore efficienza energetica. L’aria di scarico è pre-raffreddata tra la facciata interna ed esterna in modo da ridurre il consumo energetico dell’edificio riciclando l’aria usata. Il vetro utilizzato sulla facciata della torre è a bassa emissività. È stato progettato per mantenere l’interno dell’edificio fresco ed eliminare i riflessi, pur mantenendo la trasparenza della facciata. L’acciaio inossidabile ‘splash’ è un dispositivo di ombreggiamento che elimina più del 30% del calore del sole prima che raggiunga l’edificio, comportando un risparmio sulla necessità di raffreddamento all’interno dell’edificio.


RMJM
RMJM (Robert Matthew Johnson Marshall) è uno studio di architettura internazionale che offre architettura, progettazione e design a livello mondiale. Fondato in Scozia nel 1956 dagli architetti Robert Matthew e Stirrat Johnson-Marshall ebbe i suoi primi uffici a Edimburgo e Londra. Nei primi anni, RMJM progettava in uno stile moderno e funzionale, con Matthews e Johnson-Marshall come forti sostenitori nel Regno Unito.

Johnson-Marshall
Johnson MarshallPercy Edwin Alan Johnson-Marshall CMG (20 gennaio 1915 – 14 luglio 1993) è stato un urbanista britannico, pianificatore regionale e accademico. Nato in India, studiò presso l’Università di Liverpool, e lavorò inizialmente con le autorità locali nel sud dell’Inghilterra. Nel 1956 fondò insieme ad Robert Matthew la RMJM. Nel 1959 prese un posto come docente presso l’Università di Edimburgo e fu nominato Professore di Progettazione Urbana e Pianificazione Territoriale nel 1964. Nel 1962 fondò la società di consulenza di pianificazione Percy Johnson- Marshall & Associates, che fu incaricato di realizzare il masterplan della University of Comprehensive Development Area di Edimburgo.

Robert Matthew
Robert MatthewE’ nato e cresciuto a Edimburgo, e ha frequentato l’Edinburgh College of Art. Robert è stato apprendista presso la ditta di suo padre anch’esso architetto. Poi, nel 1936, entrò a far parte del Dipartimento di Salute (Scozia), dove nel 1945 riuscì a diventare il Chief Architect and Planning Officer. Nel 1946, Matthew si trasferì a Londra, divenendo Chief Architect and Planning Officer del County Council di Londra, dal 1946 al 1953, lavorando sulla ricostruzione post-bellica della Greater London. Nel 1956 fondò insieme a Johnson-Marshall l’RMJM.
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Feb 132014
 
Alunni Articolo scritto: VALENTINA DI GRAZIA, VIRGINIA PODESTA’, NAUSICA ANTONELLI, GABRIELE BUDA, MARCO DELLA MONICA
Classe: 3E – Anno: 2007-08

Prefazione a cura del prof. Betto

Ancora architettura e ancora un lavoro realizzato dagli studenti della Dante Alighieri. Anche questo edificio rientra in un progetto più grande che ha consentito agli studenti di cimentarsi con la realizzazione di elaborati, anche complessi, e con la manualità del costruire all’interno del laboratorio tecnologico. Questa volta si parla dell’icona della città di New York, il suo maestoso grattacielo noto come Empire State Building, meta annuale di milioni di turisti. Un racconto dettagliato, curioso e divertente su un simbolo dell’architettura contemporanea. Buona lettura a tutti.

Empire01

informazioni generali anno
Preceduto da CHRISLER BUILDING
Superato da WORLD TRADE CENTER 1972
Stato Completato
Costruito 1929-31
Inaugurazione 1 maggio 1931
misure
Antenna/guglia 449 metri
Tetto 381 metri
Peso 275.000 tonnellate 
Numero piani 102 (86 disponibili) 
Area calpestabile 254.000 mq 
Ascensori 73 
Finestre 6.500
dati progettuali
Architetto SHREVE, LAMB AND HARMON
Costruttore STARRETT BROTHERS AND EKEN


EMPIRE STATE BUILDING

Gli oltre 5000 metri cubi di pietra calcarea insieme alle travi di acciaio e i 10 milioni di mattoni utilizzati conferiscono all’Empire State Building il peso di circa 332.000 tonnellate! In questo gigante di 102 piani, ci sono 73 ascensori, 1860 scalini e 6500 finestre e al suo interno vi lavorano oltre 15.000 persone.

Rimase il grattacielo più alto al mondo dall’anno della sua costruzione (1931) fino al 1972, anno in cui vennero inaugurate le torri gemelle. Dopo l’attentato dell’11 settembre è rimasto il secondo edificio più alto degli Stati Uniti d’America.

Quando iniziarono i lavori di costruzione, nel 1929, l’Empire era straordinariamente avanzato. Era il primo edificio a non avere una cisterna d’acqua sul tetto, ma si serviva di pompe sistemate, ogni 20 piani. Gli operai – in certi giorni in cantiere c’erano più di tremila persone – potevano contare su misure di sicurezza all’avanguardia per l’epoca e nei 13 mesi che furono necessari per costruirlo, si contarono ‘solo’ 12 incidenti mortali.

Empire02

TRA STORIA E IMMAGINARIO

Nel periodo immediatamente successivo alla sua costruzione, in piena grande depressione, gli uffici erano quasi interamente vuoti e la sera le luci venivano accese appositamente per evitare che ciò si capisse: questa situazione iniziale valse al grattacielo il nomignolo di Empty State Building.

King Kong

Empire06L’Empire State Building è una delle mete obbligate per chi si reca a New York: ormai non è più il grattacielo più alto del mondo, ma rimane uno dei simboli della Grande Mela, ed è entrato anche nell’immaginario cinematografico. King Kong racconta di un gorilla gigante strappato all’isola fantastica dove viveva; trasformato in fenomeno da baraccone per la gioia dei newyorkesi, il potente gorilla riesce a scappare dalla gabbia e scalato l’Empire come fosse una montagna viene assassinato da un attacco aereo. Nel celebre film di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack non mancano i riferimenti al mito della bella e la bestia. Infatti Kong si innamora della bella Ann Darrow e sacrifica la sua vita pur di salvarla. Il film portò molta notorietà all’attrice che interpretò il ruolo, Fay Wray, e quando l‘attrice è scomparsa nel 2004, le luci che perennemente illuminano l’Empire sono state spente in suo onore.

Una storia di “luci”

Empire04Poco sotto la sua cima esiste un osservatorio che offre una notevole vista sulla città sottostante e che è un’importante meta turistica. La cima stessa è generalmente illuminata con colori che corrispondono alle varie ricorrenze (ad esempio, dopo gli attentati del settembre 2001 le luci sono rimaste a lungo dei colori della bandiera americana).

L’Empire State Building, il grattacielo simbolo di New York, è stato illuminato giorno 07/04/2004 completamente di rosso, per celebrare i 50 anni della presenza della Ferrari negli Stati Uniti. Un tributo al cavallino rampante, con una mostra di Ferrari d’epoca al Rockefeller Center, e un galà al Javits Center per raccogliere fondi per la East Side House del Bronx, un’istituzione che aiuta bambini in difficoltà.

Il DVD del film dei Simpson ha superato niente meno che Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Il merito, oltre all’impagabile simpatia di Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie, va senza dubbio ricercato nell’imponente campagna pubblicitaria fatta dalla Fox, che non si è limitata a un classico annuncio sulla stampa specializzata e, in stile perfettamente americano, ha preferito “colorare” il mitico Empire State Building di giallo in onore della famiglia Simpson.

Nel 1995 e nel 1998, rispettivamente per gli 80 anni e per la morte di Frank Sinatra, tutte le luci del grattacielo assunsero il colore blu, in omaggio al colore degli occhi del leggendario cantante italo-americano.

Accendere le luci del grattacielo è ormai da vari anni un’usanza. Per il Columbus Day, ad esempio, l’Empire State Building viene illuminato coi colori del tricolore italiano.

L’incidente aereo

Nel 1945 l’Empire State Building fu coinvolto in un incidente aereo, quando un bombardiere B-25 Mitchell si schiantò accidentalmente sul suo lato nord, fra il settantanovesimo e l’ottantesimo piano, uccidendo 14 persone. La struttura non subì nessun danno di rilievo.

Empire05

L’antenna

Negli anni ’50 sulla sua cima fu aggiunta l’antenna per le trasmissioni televisive, alta oltre 50 metri. L’Empire State Building è un perfetto punto di trasmissione per le stazioni radiotelevisive di New York, tanto che diversi dei suoi ultimi piani sono occupati da studi televisivi.

Empire07

Il record di scalini

Empire08

A proposito di scalini: il Guinnes dei Primati riporta il miglior tempo impiegato per “scalare” l’Empire: 10 minuti e 47 secondi e annualmente un gruppo di atleti ripete questa impresa nella speranza di battere questo record. E’ vivamente consigliato salire almeno all’osservatorio dell’86° piano, utilizzando i velocissimi ascensori (impiegano meno di un minuto), oppure per i più audaci percorrendo i 1860 gradini per raggiungere il centoduesimo piano. Se la giornata è limpida, è anche spettacolare salire all’ultimo piano per godersi il panorama di sera, lasciandosi incantare dalla vista delle luci di New York. L’osservatorio, infatti, è aperto tutti i giorni dalle 9.30 del mattino a mezzanotte (l’ultima salita è alle 23.15). L’ingresso agli ascensori è 350 5th Ave alla W. 34th St.

Chico Scimone run-up

Empire09Quante volte vi è capitato di fare qualche rampa di scale di corsa perchè avevate fretta? Ecco, dovete sapere che qualcuno ha trasformato tutto questo in una competizione. Chi? Gli americani, Ogni anno si corre l’Empire State Building Run-Up. Al via si inizia a correre salendo i 1576 per raggiungere l’86° piano e diventare così il numero uno. Per dovere di cronaca vi informiamo che la vittoria per quanto riguarda gli uomini è andata al 22enne tedesco Thomas Dold che ha chiuso in 10 minuti e 25 secondi. Tra le donne ha trionfato l’australiana Suzy Walsham in 13 minuti e 12 secondi. Non c’era, chiaramente, il grande Chico Scimone l’italiano scomparso il 9 aprile del 2005 all’età di 93 anni. Chico partecipò a questa corsa ben 15 volte, l’ultima qualche mese prima di morire. Ancora qualcuno gareggia indossando una maglietta con la scritta “Chico Runs” in memoria dell’arzillo vecchietto che portava il sorriso sul viso di tutti.

L’uomo ragno

Empire10Il francese Alain Robert ha scalato a mani nude l’Empire State Building. Come già successo altre volte, una volta sceso a terra, è stato fermato dalla polizia. Dopo qualche controllo Robert è stato rilasciato con una bella multa per turbativa dell’ordine pubblico.

Il quarantacinquenne francese ha iniziato la sua carriera off-limits (e fuori anche dalle leggi) nel 1982. Prima di allora era un famoso freeclimber, ma un incidente lo ha reso invalido al 66%. I medici, dopo avergli salvato la vita, si erano detti certi che non sarebbe più stato in grado di scalare pareti di roccia: in un certo senso, lui ha cercato di non smentirli.

LA SUA STORIA

L’edificio dell’Empire State Building sorge dove un tempo c’era la prima sede del Walford Astoria Hotel. Nel 1929 il Walford spostò la sua sede in quella attuale e al suo posto venne dificato l’Empire.

Gli scavi delle fondamenta di questo prestigioso edificio iniziarono poche settimane prima del terribile crollo della borsa dell’ottobre 1929 e i lavori furono ultimati nel 1931, non molti mesi dopo l’inaugurazione del Chrysler, a cui rubò il primato di edificio più alto del mondo, superandolo di circa 60 metri.

Per innalzare l’Empire State Building occorsero 14 mesi di lavori serrati, durante i quali fu battuto il record di costruzione di quattro piani alla settimana e, cosa mai successa prima di allora, le spese furono inferiori a quelle previste durante la progettazione.

L’inaugurazione avvenne il 1° maggio del 1931 anche se meno della metà degli spazi erano già stati affittati, cosa che gli valse il nomignolo di Empty (vuoto) State Building. Ma il vero successo dell’edificio che si affaccia sulla Fifth Avenue furono le terrazze panoramiche aperte al pubblico. Per la prima volta infatti si pensò di dotare un edificio di quell’altezza di un osservatorio panoramico aperto ai turisti. Alle terrazze, come ai piani superiori, ci si accedeva con gli ascensori in grado di arrivare all’86° piano in meno di un minuto.

Empire11In un secondo momento si pensò di dotare l’edificio di un pennone di attracco per dirigibili, ma l’operazione risultò essere più ardua del previsto e così questo divenne una torre per la ricezione di programmi radiotelevisivi. Il pennone alto 46 metri ancora oggi trasmette i programmi di diverse reti tv e radio in altri 4 stati oltre New York.

Nel 1933 l’Empire fece la sua apparizione nel cinema, diventando celebre la sua scalata da parte di King Kong, che da lassù cercava di catturare gli aerei che lo attaccavano. Infatti, negli ascensori che portano all’80° piano è possibile incontrare King Kong che vi tiene compagnia lungo il percorso verso l’alto.

Nel 1945 questo celebre edificio fu protagonista di un triste incidente in cui un caccia bombardiere, persosi nella nebbia della città, volando troppo basso andò a schiantarvici all’altezza del 78° piano. Era il 28 luglio del 1945 e il tenente William Franklin Smith su un Bombardiere B-25 voleva atterrare all’aereoporto di Newark, non avendo ottenuto immediatamente l’autorizzazione deviò verso l’aeroporto di La Guardia, e quindi la torre di Newark gli diede il permesso immediato. A questo punto il La Guardia lanciò il suo messaggio: “al momento non riusciamo a vedere la sommità dell’Empire State Building…” poco dopo, alle 9:49 il suo arereo si schiantò sul 79° piano dell’edificio. Smith morì nello schianto, insieme al copilota, e ad un giovane marinaio di 20 anni che era stato rimandato a casa per assistere i genitori che avevano appena perso un altro figlio nel Pacifico.

L’Empire oscillò di circa un metro, mentre l’aereo provocò un foro di 7 metri nella parete, il carburante fuoriuscito dai serbatoi provocò un incendio su due piani, il motore di sinistra attraversò l’edificio e uscì dalla parte opposta andando a distruggere un attico della 34th Street. Il motore di destra cadde nella tromba di uno degli ascensori, tranciandone i cavi, e facendolo precipitare per circa 300 metri, ma grazie ai freni di emergenza, l’addetta all’ascensore Betty Lou Oliver riuscì a sopravvivere nonostante le ferite riportate. Nell’incidente persero la vita altre dieci persone, e questo perchè non era un giorno lavorativo normale, altrimenti le vittime sarebbero state molte di più.

IL MITO

Ancora oggi il mito dell’Empire State Building sopravvive intatto, diventando con la sua altezza e la sua storia l’icona della città di New York. Sopravvissuto alla tragedia dell’11 settembre ha da quella data, suo malgrado, riconquistato il primato sottrattogli dal World Trade Center di edificio più alto. Oggi è nuovamente secondo dietro alla Freedom Tower, che ha sostituito le torri gemelle nella loro collocazione a Ground Zero. Ma se pensiamo a New York, la prima cosa che ci viene in mente è proprio lui, il gigante della V strada, la metà più ambita dal turista che si reca nella Grande Mela.

Articoli1

Dic 082013
 
Alunni Articolo scritto da: MARTINA ALICATA
Classe: 2D – Anno: 2012-13

Prefazione a cura del prof. BETTO

E’ la volta di Martina che ha sviluppato il tema a lei assegnato, all’interno di quello che abbiamo chiamato “PROGETTO INFORMATICO” approfondendolo e ricercando informazioni sulla rete. Ho trovato la sua ricerca molto ben narrata e sufficientemente approfondita e, sottolineando ancora una volta come questi ragazzi riescano a realizzare lavori pregevoli e molto ben curati, invito anche voi alla lettura. Si tratta di un grandioso progetto architettonico in via di realizzazione nella periferia di Shanghai, famosissima metropoli cinese. Un albergo a 5 stelle costruito su di una cava, un capolavoro di bio-architettura e creatività. Scopritelo anche voi insieme a Martina Alicata. Buona lettura.


INTERCONTINENTAL SHIMAO WONDERLAND

Wonderland_ScrollViaggio al centro della Terra a sette stelle. Nei piani dei suoi progettisti l’Intercontinental Shimao Wonderland sarà l’hotel sotterraneo più invidiato al mondo, abbarbicato a una parete dell’ex cava di Tianmashan, profonda oltre 100 metri. Un albergo verticale nell’oasi a 30 chilometri da Shanghai, pensato per chi non soffre di vertigini. Si svilupperà su 19 piani di cui solo tre a livello strada e tutti affacciati sul lago smeraldo incastonato sul fondo della gola. Un paradiso nel cuore della roccia. Tutto l’opposto dei grattacieli che fino a oggi hanno attratto i capitali del settore ricettivo internazionale.

18 - Wonderland ShimaoQuesto progetto è il vincitore di un concorso internazionale di design. Hotel a 7 stelle, ha una collocazione insolita all’interno di una cava di acqua di grandi dimensioni nel quartiere Songjiang vicino a Shanghai.

Questa zona di Songjiang è di particolare bellezza naturale e questo progetto prevede una struttura volta ad armonizzarsi con un ambiente di alta qualità vicino a Shanghai. I committenti hanno chiesto una soluzione unica al problema dell’ubicazione dell’hotel, in modo tale che solo 2 livelli fossero proiettati al di sopra della parete di roccia della cava di 90m di profondità.

WONDERLAND SHIMAO: vista del sito dall'alto

La particolare richiesta di collocare le aree comuni e le stanze sotto il livello dell’acqua e’ stato inserito nel progetto. É stata realizzata l’immagine di una verde collina a cascata lungo la parete di roccia, come una serie di terrazze a giardini pensili. L’atrio centrale, che collega la base cava con il livello del suolo, ha la forma di una ‘cascata’ in vetro trasparente. Le ali curve del corpo principale delle camere conterranno atri interni, la cui peculiarità sarà l’utilizzazione dell’esistente e robusta facciata rocciosa.

WONDERLAND SHIMAO: sezione

Il design scelto sfrutta il tema dell’acqua sia visivamente che nelle sue molteplici funzionalità. Il piano più basso della struttura conterrà un’area per lo sport ed il tempo libero ed un complesso termale con piscina. Un livello subacqueo ospiterà un ristorante e delle camere che si affacceranno su un acquario tematizzato.
Sopra il piano terra ci sarà la hall d’ingresso principale, spazi per conferenze per 1000 persone ed una serie di ristoranti con vista sulla cava, sul paesaggio circostante e sulle cascate.
Un centro per sport estremi, come arrampicata su roccia e bungee jumping, sarà costruito a sbalzo sopra la cava ed avrà accesso da ascensori posti al livello dell’acqua della struttura.

WONDERLAND SHIMAO: bozze progettuali planimetria

La sostenibilità ambientale è alla base del progetto, a partire dall’utilizzazione del tetto verde posto a livello del terreno per la realizzazione di strutture per l’estrazione dell’energia geotermica. Esso è inoltre destinato all’uso di pannelli solari fotovoltaici ed all’utilizzazione dell’energia solare termica prodotta all’interno dell’alto atrio a forma di cascata.
Il progetto è attualmente in fase di progettazione esecutiva e la costruzione delle infrastrutture è già stata avviata; il completamento è previsto entro il 2013. L’hotel sarà gestito dal gruppo Intercontinental Hotels e sarà uno dei loro alberghi di punta in cina.

WONDERLAND SHIMAO: planimetria

PROGETTISTI

La squadra vincente  comprende Paul Rice, Hu Yali, Zhang Jian e Ding Fang da Atkins Shanghai guidato da Martin Jochman. Si tratta di una multinazionale composta da 650 architetti che condividono la passione per l’eccellenza. A differenza di molte aziende di design, sono convinti che le soluzioni progettuali devono essere aderenti al momento, al luogo e alla cultura in cui si trovano. Non hanno un unico “stile” ma un’architettura e un design di ispirazione urbana che riflette la loro diversità.
Atkins è una delle aziende più grandi del mondo dell’architettura.
Ma l’architettura è solo una parte della sua storia. Con studi di design di tutto il mondo – in luoghi come Londra, Dubai, Shanghai e Bangalore – fa parte di una società di consulenza leader multidisciplinare che impiega 18.000 professionisti. Architetti e urbanisti lavorano senza problemi a fianco di ingegneri strutturali e civili, ambientalisti, audioprotesisti, idrologi e molti esperti di ambiente più costruiti. Con questa ampiezza e la profondità delle competenze all’interno della rete di multinazionali, sono in grado di realizzare soluzioni di design davvero sorprendenti.

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Nov 202013
 

Astronave01

In dirittura d’arrivo il nuovo Campus numero 2 della Apple. Il progetto dell’architetto Norman Foster, contattato da Steve Jobs prima della sua morte e presentato alla municipalità della città di Cupertino, ha ottenuto il benestare definitivo dalla commissione esaminatrice e dalla popolazione.

Si tratta di un immenso edificio circolare, che proprio per questa forma è stato soprannominato l’astronave. Un anello che copre ben 70 ettari di terreno, soprattutto adibito a zone verdi, giardini e parchi. L’edificio di forma circolare e appiattita, sarà collocato all’interno di questa grande area verde e sarà collegato ad altre strutture di supporto e ai parcheggi (in maggior parte interrati). All’interno il Campus potrà ospitare fino a 12.000 dipendenti e funzionerà in maniera quasi autonoma, perché progettato per funzionare con fonti di energia rinnovabili, essere ad impatto zero e presentare un alto profilo di eco-sostenibilità.

Il progetto ha ovviamente fatto molto discutere, sia gli addetti ai lavori che non. Pareri positivi e negativi, si sono levati da più parti, ma pian piano, eliminate alcune stravaganze, ha finito per essere accettato dalla collettività e dalla municipalità.

Molti esperti del campo dell’architettura lo hanno definito troppo faraonico, o poco innovativo, simbolo di una società che realizza la sua icona per poi spegnersi inesorabilmente come hanno fatto altre grandi multinazionali.

Al contrario altri hanno visto nel futuro edificio simbolo della casa della Mela mordicchiata, un esempio di incredibile capacità innovativa, di tecnologia e di cura nei dettagli paragonabile a quella che la Apple dedica ai suoi computer e dispositivi mobili.

Dal mio punto di vista trovo l’edificio molto interessante, eccessivo forse ma innovativo; mi richiama alla memoria il pentagono, con le sue forme assolute e regolari, l’altezza contenuta e le dimensioni dirompenti. Resta comunque un fatto, che nel bene e nel male anche quest’opera diventerà un’icona dell’architettura contemporanea.

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Dic 042012
 

Dubai sogno2

A distanza di qualche tempo riprendiamo il discorso su una delle capitali mondiali più controverse: DUBAI.

L’avevamo lasciata con la REALTA’, il realizzato, i progetti faraonici che si sono trasformati in icone dell’architettura contemporanea mondiale. Opere destinate a lasciare un segno e a divenire i nuovi modelli di riferimento nella progettazione. Opere che per la loro grandiosità hanno stupito, hanno superato i limiti fino ad ora consentiti, hanno acceso il dibattito, hanno trasformato Dubai nella mecca dell’architettura moderna.

I mesi a Dubai sono come gli anni; la velocità con la quale questa capitale cresce e prospera sono spaventosi. Pochi decenni fa non era altro che un villaggio nel deserto, ora svettano grattacieli, opere faraoniche, ponti e isole da sogno progettate e realizzate sfidando la natura e fissando nuovi standards di riferimento. Andare a Dubai significa ogni volta andare in una città nuova, in cui lo skyline si modifica di giorno in giorno, in cui la vita scorre frenetica. I più grandi architetti del mondo sono ormai di casa in questa modernissima città del medio oriente. Tutti la sfidano, ma nessuno la eguaglia; Dubai ormai è circondata da un’aurea di magia che le consente di mantenere il primato e di attirare turisti e curiosi in quantità.

Ancora una volta mi piace sottolineare che la si può amare o odiare, ma bisogna prima conoscerla e vederla per giudicarla, ma vi assicuro che le tante sfaccettature di cui si compone, l’affascinante bagliore delle sue costruzioni, i contrasti cromatici, i sapori e gli odori orientali, finiranno per conquistarvi. E proprio per celebrare queste virtù vi invito alla lettura di questo nuovo capitolo sulla capitale del Golfo Persico: signore e signori se siete pronti a volare benvenuti a…

Iniziamo il nostro viaggio con un video intitolato “Vibrant Dubai“, la Dubai vibrante, nel senso della vita pulsante che la contraddistingue; si tratta di un promo realizzato dal Dipartimento per il Turismo e il Commercio della capitale, un inno a Dubai e alle sue meraviglie, un video che spero vi possa fare sognare come lo ha fatto con me, descrivendo in pochi minuti l’accogliente e dorato mondo di questa infinita città. Buona visione e buona lettura…

Il realizzato, come abbiamo già visto, è eccezionale, ma quello che si sta progettando a Dubai ha dell’incredibile. L’asticella è stata spinta molto più in alto. Svincolata da riferimenti iconici del passato, priva di vincoli urbanistici e paesaggistici, senza un impianto di crescita rigido o legato ai limiti del territorio, questa città è diventata terra di conquista dell’architettura contemporanea. I più grandi studi e i migliori architetti si sfidano in una gara senza vincitori, una competizione che vede vincente solo lei, l’affascinante Dubai. Dal Waterfront alla spiaggia di Jumeira, passando per la sontuosa Sheikh Zayed Road (la strada che unisce tutti e sette gli emirati), è un susseguirsi di opere architettoniche e di ingegneria facilmente identificabili, progetti unici e irripetibili, nuovi monumenti del pensiero e delle capacità contemporanee. Ogni opera sorge con l’intento di diventare l’emblema della città, il simbolo di questa crescita e di questo sviluppo e finisce per integrarsi e amalgamarsi in un tutt’uno che lascia senza respiro. L’acqua è senza dubbio uno dei motivi che predomina nella progettazione, ma le dune del deserto, le linee aggraziate delle abra (imbarcazioni dei pescatori arabi), le onde dell’oceano, forniscono un’infinità di spunti ai progettisti di questo immenso harem architettonico.

Vediamo, quindi, come vorrà stupirci ancora una volta questa capitale dell’eccesso scoprendo i progetti che ne cambieranno la fisionomia negli anni a venire. Si tratta di una selezione di progetti particolarmente ambiziosi, effettuata dal sottoscritto, che non ha la pretesa di essere esaustiva ma semplicemente descrittiva di quanto si sta progettando a Dubai.

Quindi non mi resta che augurarvi, BUON VIAGGIO.

ARCH BRIDGE

Se qualcuno pensava che a Dubai i records venissero battuti solo in altezza o ampiezza, si sbagliava di grosso. Un concorso internazionale, bandito come al solito dall’emirato più avanzato al mondo, ha visto in gara molti studi di architettura internazionali e la vittoria del newyorkese Fxfowle International. Per realizzare cosa? Il futuro ponte ad arco più lungo e più alto del mondo. Il ponte sarà lungo 1,7 km e alto 205m, e la data di ultimazione è prevista per il 2012. Il ponte è chiaramente ispirato alle sinuose coste del mar Arabico e alle magnifiche dune del deserto che circonda Dubai. Il ponte, per ora noto come Arch Bridge, si chiamerà effettivamente Sheikh Rashid bin Saeed Crossing e potrà portare il peso di 2000 veicoli l’ora, sulle 12 corsie per senso di marcia. Il Dubai Arch Bridge è un ponte a mezza corsa, e sarà il più lungo mai realizzato con questa tecnologia: sino ad oggi il primato di lunghezza è detenuto dal Chaotianmen Bridge, a Chongquing (Cina), con una campata di 552 metri (per una lunghezza complessiva di 1742 metri), e dal Lupu Bridge, a Shangai (Cina), con una campata di 550 metri ed una lunghezza complessiva di 3900 metri.

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DUBAI AIRPORT


Ogni grande città ha un grande aeroporto famoso in tutto il mondo. New York ha il JFK, Los Angeles ha il LAX, Londra ha Heathrow; ma a Dubai hanno pensato ancora più in grande: il Dubai World Central International Airport sarà dieci volte più grande degli attuali International e Cargo Villane messi insieme. Per capirne la portata, basti pensare che sarà un aeroporto in grado di accogliere 120 milioni di passeggeri in un anno. Nel 2004, per fare un paragone, l’aeroporto con il maggior traffico passeggeri è stato quello di Atlanta negli Stati Uniti con 83,5 milioni di passeggeri.
Il progetto prevede un’aerostazione con 6 piste parallele tutte di 4,5 chilometri di lunghezza, ossia in grado di far atterrare e decollare il superjumbo A380 fiore all’occhiello della Ethiad e della Emirates. Ogni pista sarà distanziata dall’altra da uno spazio di circa 800 metri e sarà attrezzato con le più attuali tecnologie in campo aeronautico. La torre di controllo, per fare un esempio, sarà alta 92 metri, la più alta del medio oriente, ed avrà un design a “fiore”, idea progettuale che secondo i creatori dovrebbe diventare il simbolo aeronautico della regione.
L’aeroporto sarà dotato di tre terminal, di cui due di lusso (uno per le compagnie degli Emirati) e uno per le altre compagnie aeree ed uno ad alta funzionalità per i viaggi a basso costo e le compagnie charter. Ovviamente completeranno la faraonica opera, centri di ristorazione, grandi alberghi, centri commerciali e tutte le strutture di manutenzione e controllo in grado di effettuare i check-up su ogni tipo di velivolo compreso il già citato Airbus A380.
JXB sarà collegato all’attuale già premiato Dubai International Airport (DXB) attraverso una ferrovia veloce, e poi anche servito dalla Dubai Light Railway Network (Dubai Metro). Saranno resi disponibili circa 100.000 posti a parcheggio per automobili, e servizi di autonoleggio.

Il nuovo Terminal 3 sarà l’edificio più grande al mondo come superficie, con uno spazio di oltre 1.500.000 mq e si dice sarà  “l’opulenza costruita”. Avrà una capacità di 43 milioni di passeggeri con 82 tappeti mobili, 97 scale mobili, otto sky train, 82 moving, e 157 ascensori. La sua forma ricorda l’ala di un aereo ed è lunga 1 km. Ma a Dubai nulla è mai il massimo, ed ecco che sono iniziati i lavori per il Terminal 4 che dovrebbe portare l’aeroporto a servire tra i 70 e gli 80 milioni di passeggeri entro il 2013.

Al Maktoum International Airport (JXB)” questo il nome ufficiale, era noto precedentemente come “Jebel Ali International Airport” e “Dubai World Central International Airport”. Il nuovo nome è diventato ufficiale a partire da novembre 2007, in onore dell’ormai scomparso Sceicco Maktoum bin Rashid Al Maktoum, che era precedentemente a capo dell’Emirato.

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DUBAI WATERFRONT

Il Dubai Waterfront è un’agglomerato di isole e canali artificiali in corso di costruzione a Dubai: è per portata la più grande costruzione architettonica di questo tipo al mondo e occuperà tutte le coste ancora libere sul Golfo persico controllate da Dubai.

Queste isole avranno una forma di arco, e racchiuderanno al loro interno Jebel Ali, una delle tre Palm Islands, a forma di palma e anch’esse costruite dalla Nakheel Properties. Il progetto include anche un grande porto commerciale ed un canale di 75 km, l’Arabian Canal, che partendo dalla costa entrerà fin dentro il deserto. In totale, comprende 440 km quadrati di costruzioni su acqua e terra, in un area grande sette volte l’isola di Manhattan a New York. Includerà una serie di aree residenziali, commerciali, e di svago. Il progetto sarà gestito dalla Dubai Waterfront Company ed aperto agli investimenti stranieri. La costruzione si trova in una posizione strategica vicino al Dubai World Central International Airport, con accesso diretto alla Sheikh Zayed Road e direttamente collegata alla vicina Abu Dhabi. 10 aree principali di prestigio che, una volta completate saranno dominate dall’Al Burj, una magnifica torre che dovrebbe svettare tra i 700 e 1000 metri di altezza diventando l’edificio più alto del mondo.

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DUBAILAND

Se la vostra passione sono, invece, i parchi di divertimento, Dubai ha in serbo un tale progetto da far impallidire tutti gli altri. Ma non si tratta di un semplice parco, ma ben 6 grandi parchi tematici integrati in un’unica struttura, 279 milioni di metri quadrati. Una superficie in grado di superare di ben due volte la superficie di tutti i DisneyLand e DisneyWorld del mondo. Si tratterà di una vera e propria città che vivrà di vita autonoma, crescerà e si svilupperà secondo le proprie esigenze.

Il progetto di Dubailand fu ufficializzato il 23 ottobre del 2003 e prevede la costruzione di 6 mega parchi a tema. Alcune strutture, come ad esempio l’autodromo, sono già in funzione e le altre sono in fase di costruzione.

L’immensa superfici, sarà occupata oltre che dai parchi, anche da tutte quelle infrastrutture che fanno da contorno a questo tipo di realizzazione: alberghi, ristoranti, centri commerciali. Una gigantesca città del divertimento che vivrà all’interno di Dubai; potrai essere a Dubailand e non accorgerti di essere nell’Emirato.

Il completamento di questa Megastruttura è previsto per una data compresa tra il 2015 e il 2018, ma i problemi economici di Dubai legati alla crisi mondiale, rendono questa data molto improbabile. Il progetto si pensa sarà in grado di attrarre una quantità enorme di visitatori, circa 200.000 al giorno.

I parchi a tema che saranno costruiti sono i seguenti:

Attractions & Experience World (13km2)

  • Theme parks
  • The Global Village
  • Kids City
  • Giants World
  • Water Parks

Retail and Entertainment World (4 km²)

  • Flea Market
  • World Trade Park
  • Auction World
  • Factory Outlets

Themed Leisure and Vacation World (29 km²)

  • Women’s World
  • Destination Dubai
  • Desert Kingdom
  • Andalusian Resort and Spa

Eco-Tourism World (75 km²)

  • Desert Safari
  • Sand Dune Hotel
  • Desert Camps
  • Dubai Heritage Vision

Sports and Outdoor World (19 km²)

  • Dubai Sports City
  • Emerat Sports World
  • Plantation Equestrian and Polo Club
  • Autodromo di Dubai (già costruito)
  • Dubai Golf City

Downtown (1.8 km²)

  • Mall of Arabia, il più grande centro commerciale del mondo
  • City Walk
  • The Great Dubai Wheel, il secondo osservatorio più grande al mondo dopo il Shanghai Kiss.
  • Virtual Game World
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MAHAMMED GARDENS

Sicuramente uno dei più ambiziosi, colossali, smisurati mega-progetti sviluppati per Dubai. La Dubai Properties ha rivelato, infatti, le incredibili immagini e il plastico di questo immenso progetto. Tra Al Khail e la Emirates Road, questo immenso parco includerà aree smisurate, attrezzate a verde e centri per l’intrattenimento. All’interno comprenderà abitazioni, laghi, corsi d’acqua, strutture dedicate al commercio, alla finanza e al turismo. Una superficie che, se paragonata, supera per estensione tutti i parchi di Londra e New York messi insieme. Un progetto ambizioso, ma anche estremamente verde, un progetto che doterà Dubai di quel polmone di cui adesso manca dato il torrido clima desertico.

Questo progetto faraonico comprenderà 4 gigantesche aree a verde così individuate:

The House of Humanity (la casa dell’umanità), un’area nella quale sarà centrale la civiltà umana in tutte le sue manifestazioni e dislocazioni geografiche. Qui troveranno sede le organizzazioni umanitarie e caritatevoli, come la Sheik Mohammed’s own Humanitarian Establishment e svariati musei che raccoglieranno opere incentrate sull’uomo e la società che ha sviluppato.

The House of Commerce (la casa del commercio), nella quale troveranno sede gli uffici delle più importanti società multinazionali.

The House of Wisdom (la casa della saggezza), un’area in cui la cultura la farà da padrona; qui verranno costruite biblioteche, università internazionali, esposizioni dedicate alla cultura, alla storia e la scienza, ed infine una moschea.

The House of Nature (la casa della natura), qui l’ambiente la farà da padrona. Parchi, giardini zoologici, strutture alberghiere, strutture mediche, laboratori scientifici.

Questo progetto occuperà la discreta superficie di circa 300 milioni di metri quadrati e costerà la bellezza di 40 miliardi di euro.

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WATER DISCUS

Nella città degli eccessi non manca nulla e quel che manca si sta attrezzando per averlo. Dalla collaborazione tra una società di ingegneria svizzera, la Big Invest Group e la Drydocks World, nasce il progetto del Water Discus Hotel il primo hotel subacqueo al mondo. In realtà questo è il secondo progetto, infatti, il Discus Hotel nasce dalle ceneri dell’Hydropolis Underwater Hotel bocciato precedentemente. Enormi piloni contengono ascensori e scale, nonché tutti i  sistemi di risalita verso la superficie. Situati a 10 metri di profondità si trovano, invece, le zone relax e i ristoranti. Trovano, inoltre, posto 21 camere affacciate sulla barriera corallina e l’incontaminato mare del Golfo di Dubai. Le zone comuni, come quelle delle camere sono progettate in modo da potersi adattare a fondali di differente profondità e sono progettate per risalire in superficie e galleggiare in caso di emergenza e fungere quasi da scialuppe di salvataggio. La versatilità della struttura presuppone variazioni di budget economico e la possibilità di essere realizzato anche in altri contesti geografici.

Nella progettazione del Discus, si è cercato di porre al primo posto la questione ambientale. I realizzatori definiscono il Discus una piattaforma per l’osservazione e il monitoraggio dell’eco sistema marino di quella zona, anche se le dimensioni e la tipologia dell’intervento gettano parecchi dubbi su questa funzione. Sicuramente il Discus Hotel contribuirà a far crescere la fama di città degli eccessi e dei record, attirando ancora una volta folle di turisti curiosi di vedere queste meraviglie architettoniche.

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BUSINESS BAY

La città degli affari, la città nella città. Ovviamente Dubai non poteva in questa sua sete espansionistica lasciare fuori gli investitori stranieri, lasciare fuori i capitali e le holding che l’hanno fatta grande. E non potendo realizzare qualcosa di normale o di consueto, Dubai si è presentata al mondo con un altro mega progetto: Business Bay. Dubai non ha mezze misure, e pensa in grande; Business Bay è pensata per trasformare la città nella capitale economica del medio oriente, a rivaleggiare con realtà quali New York, Tokyo e Londra. Business Bay nasce come un altro progetto che difficilmente avrà eguali nel mondo: 65.000 metri quadrati destinatia più di 240 edifici a torre, tutti con design e caratteristiche uniche e innovative, troviamo infatti la Business Bay Tower, a forma di cuneo con una superficie crescente con l’aumentare della costruzione, la Prism Tower a forma di prisma con un eliporto in cima, la Iris Bay Tower  a forma ovale come una luna crescente.

Business Bay si propone di essere una zona di libero scambio dopo il successo sperimentale del libero commercio sulla zona di Dubai Internet City e Dubai Media City. Creare le condizioni commerciali più favorevoli per attirare capitali e investimenti, multinazionali e organizzazioni internazionali. Le premesse ci sono tutte; inoltre essendo attrezzata con tutte le infrastrutture necessarie e con una posizione privilegiata con all’interno dell’area un porto, il Dubai Business Bay Port, copre tutti gli aspetti e si propone come infrastruttura dinamica e vitale, centro nevralgico del commercio negli Emirati Arabi Uniti.

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NAKHEEL TOWER

Non si sono ancora spenti gli echi del record raggiunto dal Burj Khalifa che già si pensa al prossimo record in altezza. La torre Nakheel Harbour & Tower nuovo prodigio architettonico dovrebbe essere pronta nel 2020. Raggiungerà l’altezza incredibile di 1400 metri (4593 piedi), e vanterà più di 200 piani. Il progetto dello studio inglese Woods Bagot, è concepito come una vera e propria gigantesca città verticale in cui potranno vivere e lavorare ben 15.000 abitanti.

L’imponente progetto nasce per dare forma e rimarcare le origini della città e della cultura islamica. Non una, ma ben quattro torri parallele unite tra di loro ogni 25 piani da un ponte, quasi dei “corridori nel cielo”, che lasciano in questo modo, il nucleo dell’edificio vuoto con fessure laterali verticali di chiara ispirazione ai modelli architettonici islamici delle torri delle moschee. Le fessure hanno anche una funzione tecnica, quella di attenuare l’effetto del vento a causa dell’altezza dell’edificio. Le quattro torri parallele rappresentano quattro quartieri con caratteristiche diverse e richiamano quattro grandi città islamiche del passato: il grande lungomare di Tangeri in Marocco, il porto di Alessandria d’Egitto, i ponti di Isfahan in Iran e i giardini di Alhambra in Spagna. Residenza, commercio, ricreazione, saranno alcune delle attività che è possibile svolgere all’interno di questo immenso edificio. Ma la complessità e dimensioni non hanno fatto dimenticare ai progettisti l’aspetto ambientale ed ecologico richiesto ad un edificio di moderna concezione. La Nakheel Harbour & Tower punta ad ottenere la certificazione LEED platinum utilizzando una vasta gamma di tecnologie verdi come il trattamento delle acqua nere, la raccolta delle acque piovane, il riutilizzo dell’acqua usata nelle prove antincendio, pannelli solari, turbine eoliche ed altre tecnologie.

Il basamento dell’edificio avrà una forma che, ancora una volta, richiamerà la simbologia dell’antica cultura islamica. Un immenso podio a forma di mezzaluna si avvolge fino ad immergersi nel canale arabo creando per la prima volta in assoluto, un porto all’interno di una città. In questo modo, si realizza la parte commerciale di questa piccola ma gigantesca città nella città.

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Il tempo impiegato per scrivere questa seconda parte su Dubai, per raccontare luci ed ombre, per far sognare (come ho sognato io) nel raccontare le impensabili meraviglie che si stanno pensando e costruendo in questa città, vi fa capire quale siano state le difficoltà nel selezionare i progetti. Molti dei quali sono rimasti solo grandiose idee sulla carta. La crisi economica ha smorzato lo slancio incredibile con cui questa metropoli cresceva. Ha ridimensionato la visione, ma non ha spento la capacità attrattiva e non ha spento i sogni di un’umanità che vede realizzarsi, in quell’angolo del pianeta, meraviglie e prodigi impensabili in altri luoghi. Ciò che salta all’occhio guardando Dubai è il contrasto tra tanta modernità e il tradizionalismo islamico della cultura di questo popolo. Si percepisce la formazione euro-americana di questa nuova generazione di reggenti, capaci di visioni illuminate e grande apertura mentale nei riguardi di tutte le culture. Dietro ogni ostentazione, c’è sempre il pensiero alle tradizioni, al ripetere antichi riti, a riscoprire l’appartenenza di questo popolo. Dubai è certamente eccessiva, dichiarandosi capitale del lusso, esplicita questa sua vocazione, ma per far ciò usa strumenti comunicativi trasversali, non dirompenti, ma ammalianti e coinvolgenti.

In pochissimo tempo si è ritagliata uno spazio nel panorama mondiale, una moderna Las Vegas che non usa però le sue luci per conquistare orde di giocatori, ma diversifica questi sforzi per attirare diverse forme di turismo e capitali al fine di garantirsi la sopravvivenza anche dopo che il petrolio avrà finito di costituire una forma incredibile di ricchezza. Da questo punto di vista Dubai si presenta come la formica e non come la cicala, parafrasando una nota fiaba, investendo sul proprio futuro, forse in alcuni casi in maniera eccessiva costruendo pian piano quello che la sta trasformando in un incredibile SOGNO.

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Ott 022012
 

LE FORZE

Per costruire una struttura servono materiali molto resistenti e in grado di sopportare forti sollecitazioni; le principali sollecitazioni sono trazione e compressione. Con la trazione i materiali si allungano, con la compressione i materiali si schiacciano.

Molte volte, le forze non agiscono da sole, ma sono composte insieme a formare nuove sollecitazioni complesse come la flessione. In pratica, quando una trave sopporta un forte carico centrale, si piega; in questo modo, la parte superiore subisce una deformazione di compressione (ossia le fibre si accorciano) mentre la parte inferiore subisce una deformazione di trazione (le fibre si allungano). Lungo l’asse medio, la trave non subisce alcuna deformazione, ossia le fibre non si allungano e non si accorciano.


STRUTTURE ELEMENTARI

Il trilite è una struttura architettonica semplice, il cui nome deriva dal greco (tri=tre + lithos=pietra) piuttosto comune nei monumenti megalitici. E’ una struttura formata da due elementi disposti in verticale (piedritti) e un terzo appoggiato orizzontalmente sopra di essi (architrave).

Il vantaggio è quello che in questo tipo di strutture le forze spingenti sono solo verso il basso e quindi non agiscono spinte laterali; gli svantaggi sono legati alla limitatezza della distanza tra i piedritti definita “luce”.

Nell’antica Grecia il sistema trilitico era alla base degli ordini architettonici classici, dove i sostegni verticali sono rappresentati dalle colonne, mentre e quello orizzontale dall’architrave.


L’arco è una struttura architettonica basata sulla forma curva che appoggiata su due piedritti. La parte curva si compone di una serie di elementi a forma trapezioidale chiamati conci o cunei, cioè pietre tagliate o laterizi disposti in maniera radiale verso un ipotetico centro. Nell’arco, ogni elemento sta al suo posto a causa del proprio peso senza aver bisogno di alcun legante; il peso della struttura è in compressione e può sopportare grandi carichi in totale sicurezza.

Il cuneo fondamentale che chiude l’arco e mette in atto le spinte di contrasto è quello centrale, chiamato chiave di volta.

L’arco inteso come struttura bidimensionale è spesso utilizzato in sequenza (acquedotti) o per realizzare aperture. La sua costruzione avviene per mezzo di una impalcatura lignea, che prende il nome di centina.

Tridimensionalmente, l’arco può essere traslato lungo una direzione diventando una volta o fatto ruotare sul proprio asse diventando una cupola.


La capriata è una struttura architettonica basata sulla forma triangolare, tradizionalmente realizzata in legno, appoggiata su due piedritti ed utilizzata come base per le copertura a falde inclinate. La capriata ha il vantaggio di annullare le spinte orizzontali grazie alla sua forma triangolare nella quale l’elemento orizzontale, la catena, annulla le spinte di quelli inclinati, i puntoni. La capriata è formata dai seguenti elementi:

puntoni – gli elementi inclinati del triangolo strutturale;

catena – rappresenta l’elemento tirante orizzontale del triangolo strutturale; la sua funzione è quella di annullare, tirando verso l’interno i punti di appoggio dei puntoni, le forze divaricanti che agiscono su tali punti; è l’elemento più lungo della struttura, rappresentando l’ipotenusa del triangolo strutturale. Normalmente è formata da un’unica trave che presenta, però, l’inconveniente di inflettersi al centro per effetto del suo stesso peso. Per ovviare a questo limite, la capriata all’italiana è stata dotata di un altro elemento posto in verticale che spezza in due la catena;

monaco – questo elemento ha appunto la funzione di annullare l’imbarcamento che subisce con il tempo la catena e di irrigidire la struttura;

saette o saettoni – anche i puntoni, con l’aumentare della distanza sono soggetti ad imbarcamento, quindi per evitare di aumentare la loro sezione, vengono inseriti questi due elementi che hanno inclinazione opposta a quella dei puntoni. In questo modo i saettoni, scaricano il peso sul monaco impedendo di fatto la flessione dei puntoni.


Un telaio o gabbia è una struttura costituita da una intelaiatura di elementi verticali, i pilastri e orizzontali, le travi e i solai.  Questi, nei moderni edifici hanno il compito di sostenere il peso dell’edificio e scaricarlo sul terreno.

Queste strutture, sfruttano moderni sistemi costruttivi, in cui gli elementi sono legati strettamente tra di loro collaborando nella ripartizione dei carichi e delle spinte. I materiali con cui sono realizzati sono il cemento armato e l’acciaio.


Il cemento armato è un materiale usato per la costruzione di opere civili, costituito da calcestruzzo (una miscela di cemento, acqua, sabbia e ghiaia) e barre di ferro (armatura) annegate al suo interno ed opportunamente sagomate e legate fra di loro.

La realizzazione in cantiere di un pilastro armato è relativamente semplice. Il carpentiere dispone l’armatura in funzione della resistenza richiesta; vengono poi inserite le staffe che legano tali ferri longitudinali. A questo punto viene montata la cassaforma, una struttura scatolare in legno, attorno ai ferri.

Con la betoniera, viene colato il cemento dal basso verso l’alto (per evitare lo smescolamento dei componenti) e dopo un periodo variabile dai 21 ai 30 giorni, viene rimossa la cassaforma rivelando il pilastro (o la trave) oramai completamente asciutti e resistenti.

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  6. IMPIANTO TERMICO
  7. IMPIANTO IDRICO-SANITARIO
  8. IMPIANTO DI SCARICO E FOGNARIO
Ago 192012
 

Torniamo a parlare di architettura, ma quella con la A maiuscola. Oggi è la volta di un edificio realizzato nella prefettura di Guangzhou in Cina. L’edificio in questione è il PEARL RIVER TOWER, ossia la torre sul fiume Pearl sul quale si affaccia. Ma la caratteristica unica di questo edificio non sta certamente nel nome. La progettazione affidata all’ultra premiato ed affermato team SOM ossia Skidmore, Owings e Merrill con sede in Florida (Stati Uniti).

La Pearl Tower può oggi definirsi come l’avanguardia nella progettazione architettonica. I progettisti nella sua realizzazione hanno cercato di costruire il primo edificio eco-sostenibile al mondo, ossia un edificio che produce tanta energia quanta ne consuma. Non ci sono riusciti fino in fondo, ma la realizzazione ha comunque garantito loro il primato in questa direzione, ponendo la Pearl Tower come il punto di riferimento per un ulteriore miglioramento progettuale.

La Pearl River Tower sorge su una superficie di 214.000 metri quadrati ed è alta 309 metri per 71 piani.  Il committente è la Guangdong Cntc Company di Guangzhou e lo studio e la realizzazione sono stati possibili grazie alla collaborazione della Guangzhou Pearl River Engineering Construction Supervision Corporation e con il Guangzhou Design Institute. La progettazione è stata lunga, proprio perché l’edificio poneva degli obiettivi importanti. Trovare la forma, il modo di realizzare un edificio in grado di autoalimentarsi ed essere al tempo stesso bio-compatibile, non era cosa da poco. I designer sono riusciti nell’intento realizzando un’architettura avveniristica dalle forme innovative e ardite. Gli stessi progettisti, hanno affermato che l’edificio è talmente legato all’ambiente nel quale è costruito che la sua forma, tecnologia, altezza sarebbero state differenti se fosse sorto in un lotto diverso da quello in cui è costruito. Questa elegantissima torre, sfrutta alcune forme di energia alternativa, massimizzandone i risultati. Le grandi fessure lungo la sua suoperficie incanalano il vento e lo domano. Infatti, il vento prevalente che investe l’edificio, canalizzato al loro interno trova delle turbine eoliche particolari disposte in verticale in grado di sfruttare il vento proveniente da ogni direzione e inoltre, annulla l’effetto turbine che un edificio completamente chiuso genera al suo intorno, correnti che lo fanno oscillare.

Ma le meraviglie ingegneristiche non finiscono qui. Le superfici laterali e la cupola sommiate, sono ricoperte di pannelli solari che raccolgono la maggior parte dei raggi solari convertendoli in energia elettrica che attiva i sistemi di raffreddamenti, riscaldamento e ventilazione all’interno dell’edificio.

La Pearl Tower è l’edificio al mondo con la più ampia parete a doppia vetratura. I due vetri con caratteristiche differenti annullano il 70% del calore prodotto dal sole e un sistema di oscuranti posto al loro interno, azionato da un computer che controlla il grado di illuminamento sulla parete in ogni momento della giornata, permettono di ottenere sempre la quantità di luce ottimale.

Anche gli ascensori sono incredibili. Sono infatti 29 e sono dotati di un sistema per cui, durante la salita e la discesa di notte e il movimento senza passeggeri di giorno, consente loro di produrre energia per autoalimentarsi senza richiedere ulteriore energia all’edificio.

Le stanze sono dotate di un sistema di controsoffittatura refrigerato che annulla la sensazione di calore all’interno dell’edificio. Un sistema di ventilazione permette un solo ricircolo d’aria all’interno dell’edificio al fine di garantire la qualità dell’aria respirata.

La ventilazione avviene dal basso attraverso delle ventole disposte sul pavimento in modo da minimizzare i consumi energetici.

Il consumo di energia è diminuito anche massimizzando l’illuminazione naturale giornaliera, conservando l’acqua piovana per il consumo da parte dei sistemi HVAC e utilizzando il calore solare per ottenere acqua calda. Colonne di sfiato, dissipatori di calore e lastre di raffreddamento operano per raffreddare l’edificio.

HVAC è un acronimo inglese che sta per Heating, Ventilation and Air Conditioning, ovvero riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria. ]

Come potete ben comprendere, la Pearl Tower rappresenta la massimizzazione della progettazione eco-sostenibile. Rappresenta un traguardo, ma anche un punto di partenza per l’architettura del futuro. Forma, dimensioni, tecnologie, materiali, tutto è pensato per ottenere il miglior risultato nella direzione dell’ambiente.

Purtroppo la Pearl RIver Tower non è riuscita nell’intento ambizioso di essere il primo edificio che si autoalimenta a causa di un problema burocratico che in Cina impedisce lo scambio dell’energia tra rete nazionale e produzione privata, ciò che invece sta accadendo regolarmente in Italia, però il risultato è comunque di straordinaria importanza.

Vedremo quale altro edificio della Terra si spingerà oltre.

Feb 182012
 

Articolo scritto da Leonardo Giannotta e da Andrea Indelicato, Roberto Sorbello e Mario Torrisi della classe seconda I.

Prefazione a cura del prof. Betto

Ancora una volta i vostri figli vi stupiranno con il loro contributo in queste pagine. Sono felice di aver inaugurato questo momento didattico in cui gli alunni si confrontano tra di loro, si cimentano con lo strumento informatico e si scontrano con il tempo tiranno. Infatti, nel poco tempo concesso, riescono a dare il meglio realizzando ricerche, che poi traducono in articoli, dai grandi contenuti e interesse. Questa volta ci hanno provato gli alunni di una seconda, quelli della sezione I, realizzando un progetto su una grande tipologia strutturale, l’Arco. Il tema era “i tipi di arco”, nel senso di dover ricercare e descrivere come in un catalogo, tutte le varianti formali che l’arco ha assunto in questi secoli. Il lavoro migliore, a mio parere, è risultato quello di Leonardo Giannotta che, ho voluto integrare con quello realizzato dai suoi compagni di classe Andrea Indelicato, Roberto Sorbello e Mario Torrisi, proprio per una completezza di informazione. Ne è venuto fuori un interessante compendio che traspira la passione e l’emozione che ognuno di loro ha trasposto in queste parole. Vi invito, quindi,  come sempre a un’attenta lettura. Buon divertimento.


L’arco è “l’elemento architettonico per eccellenza” che, nel corso dei secoli, ha subito molteplici miglioramenti, sia dal punto di vista estetico che statico, raggiungendo la sua massima capacità espressiva nel periodo romano. Nel corso del tempo, la tecnica costruttiva si è affinata prima con gli egizi, poi con i babilonesi e i greci, che usavano generalmente gli archi nelle costruzioni civili. Con gli assiri l’arco è stato sviluppato tridimensionalmente nel primo esempio di palazzi con soffitti a volta e con gli etruschi, nell’uso ripetuto per la realizzazione di ponti e acquedotti. Ma il vero e proprio splendore fu raggiunto grazie ai romani, che lo utilizzarono per le costruzioni civili, per ragioni simbolico/celebrative e come punti di riferimento posti all’incrocio di più strade.

Arco: nomenclatura

Le parti che caratterizzano la struttura ad arco sono:

  • Chiave d’arco (o di volta): il cuneo centrale alla sommità dell’arco;
  • Cuneo o concio: ciascuna pietra dell’arco, tagliata a forma trapezoidale;
  • Estradosso: la superficie esteriore dell’arco (di solito nascosta);
  • Linea di estradosso: la linea che delimita l’archivolto superiormente (a differenza della linea d’intradosso può anche non essere curva, per es. poligonale, a gradoni, sfaccettata, ecc..);
  • Piedritto o spalla: è il sostegno generico sul quale si appoggia un arco (può essere anche una colonna, un pilastro…);
  • Intradosso: la superficie inferiore dell’arco;
  • Linea di intradosso: la linea curva che delimita l’archivolto inferiormente;
  • Freccia (o saetta, o monta): è la distanza massima verticale tra la sommità dell’intradosso e la linea d’imposta dell’arco;
  • Luce (o corda): è la distanza tra i due piedritti;
  • Rinfianco: struttura muraria che circonda l’arco e ne sostiene le spinte laterali;
  • Linea o piano d’imposta: la retta che passa dove inizia l’arco e finiscono i piedritti; è una linea sempre orizzontale, per cui nel caso di arco asimmetrico (con piedritti di diversa altezza) esistono due diverse linee d’imposta;
  • Archivolto (o fronte): la faccia dell’arco; può essere formata da una o più ghiere;
  • Spessore: la distanza tra le linee di intradosso ed estradosso;
  • Larghezza: la profondità dell’intradosso del dosso spirituale.
TIPI DI ARCO
I primi tipi di arco si svilupparono in Mesopotamia ed erano principalmente due elementi appoggiati l’uno contro l’altro. Con il tempo questa forma è stata sempre più rimaneggiata finendo per rappresentare, anche simbolicamente, un determinato stile architettonico o una determinata società. Vediamone insieme alcuni esempi:
ARCO A TUTTO SESTO

Questo è un tipo di arco contraddistinto da una volta a semicerchio. È detto anche arco a pieno centro ed è la tipologia più semplice di arco; prevede che il centro verso il quale convergono i giunti si trovi sulla linea d’imposta, cioè su quella linea che unisce i punti dove finiscono i piedritti e inizia l’arco.

ARCO INFLESSO

Questo è un’arco in cui la curva s’inflette verso l’alto formando una punta.

ARCO RAMPANTE O ASIMMETRICO

Quest’arco nella sua struttura ha una  strana caratteristica: i due piedritti sono di altezze diverse.

ARCO CATENARIO

Questo tipo di arco prende il nome dalla sua forma curva assomigliante a una catena.

ARCO A SESTO ACUTO O OGIVALE

L’arco a sesto acuto è un arco bicentrico che contempla arcate appartenenti a circonferenze con raggio maggiore o uguale alla base dell’arco stesso. L’uso di archi a sesto acuto è tipico dell’architettura gotica e permette rispetto all’arco a tutto sesto, di avere un’apertura più alta e slanciata. Grazie all’uso dell’arco a sesto acuto e delle volte a crociera le fisionomie degli edifici divennero proiettate tutte verso l’alto, in particolare nelle famose cattedrali di quel periodo.

ARCO TUDOR

Esso un arco basso e ampio ed ha una forma leggermente ellittica.

ARCO RIALZATO O A FERRO DI CAVALLO

Viene definito cosi perché il centro verso il quale tendono i giunti si trova al di sopra della linea d’imposta. È un tipo di arco che dà un effetto ancora più scenografico degli altri tipi, ma è anche il più debole staticamente, perché i reni o fianchi si trovano più o meno all’altezza del diametro del cerchio, il quale sporge oltre i piedritti e non è da questi sostenuto.

ARCO ELLITTICO (RIBASSATO O RIALZATO)

E’ una arco nel quale la linea d’intradosso disegna un’ellissi.

ARCO TRILOBATO

E’ un arco ispirato dalle foglie trilobate di alcune piante. E’ formato da tre archetti minori, proprio dello stile architettonico orientale.

Dic 102011
 

Architettura ecologica significa molte cose e per questo rischia di significare troppo poco. Una casa fatta con materiali naturali, che non danneggiano chi ci abita, che non sono pericolosi per chi li produce, per chi li mette in opera e per chi li deve smontare e abbandonare, è una casa ecologica. Fondamentale è anche l’eliminazione o la riduzione ai minimi termini delle fonti di inquinamento interno, che modificano la qualità dell’aria, producono campi elettromagnetici artificiali o generano emissioni dannose. Le ecocase, che saranno certificate da uno specifico marchio di qualità, dovranno soddisfare determinati standard in quattro campi:

  1. uso di materiali naturali;
  2. risparmio energetico;
  3. isolamento acustico;
  4. cura per l’ambiente esterno.

Alcuni dei principi progettuali alla base della bioarchitettura sono:

  • ottimizzare il rapporto tra l’edificio ed il contesto nel quale viene inserito, ossia salvaguardare l’ecosistema;
  • impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima).

Si definisce Bioarchitettura l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema antropico-ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarità e da un utilizzo razionale e sostenibile delle risorse, la bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali e i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura. Propone una pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità con l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente e il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.

Affinché tali principi possano integrarsi coerentemente è necessaria una progettazione che si avvalga del contributo di numerosi specialisti. L’industria delle costruzioni ha un forte impatto ambientale a causa dell’altissimo consumo energetico, delle sue emissioni nell’atmosfera, dell’inarrestabile consumo del territorio e del diffuso utilizzo di materiali di origine petrolchimica che determinano gravi problemi di inquinamento. Come altri paesi europei, l’Italia possiede, un patrimonio architettonico molto interessante e soprattutto variegato. Dalla montagna, alla collina, al mare e nelle varie latitudini, le differenze nei metodi costruttivi, nelle forme e nei materiali sono numerosissimi. La moltitudine delle soluzioni costruttive ed il linguaggio architettonico che ne è derivato, non sono altro che differenti soluzioni, le più efficienti, che l’uomo ha saputo trovare per soddisfare un bisogno fondamentale: creare ambienti confortevoli per difendersi dalle condizioni climatiche estreme ed avverse.

La bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura. I problemi che si pongono gli architetti, sempre più attenti a ogni aspetto formale, tecnico e metodologico della bioarchitettura, sono quelli di progettare edifici in cui l’intero sistema edificato rappresenti la soluzione formale e tecnica al problema climatico locale; impiegare alcune risorse naturali come l’acqua, la luce, il suono, la vegetazione; e infine realizzare architetture “reattive”, capaci cioè di adeguarsi nel tempo alle condizioni esterne. I nuovi esempi di bioarchitettura non si limitano allo studio delle prestazioni del sistema tecnologico, alla ricerca di soluzioni climaticamente compatibili ed energicamente non disperdenti, ma comprendono anche l’indagine conoscitiva di tutto il contesto ambientale sia interno che esterno, e inseriscono come variabili di progetto anche le componenti vitali dell’ecosistema preesistente come l’acqua e la vegetazione.

L’architettura rappresenta da sempre sperimentazione e ricerca e anche oggi non si sottrae al suo compito. In alcuni paesi del mondo più che in altri, grazie anche alla situazione economica, oggi si sperimenta tantissimo, creando i nuovi punti di riferimento nel campo delle costruzioni: sto parlando di Dubai, Abu Dhabi, Manama City, Kuait City e per alcuni versi anche New York. E’ in queste metropoli che oggi vive la nuova architettura e dove possiamo vedere e studiare tutte le nuove soluzioni per rendere l’abitazione migliore. Vi invito pertanto a leggere il prossimo articolo:

LE BIO-ARCHITETTURE

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Dic 102011
 

I prodotti della ricerca nel campo edilizio sono tantissimi; alcuni hanno la fortuna di passare dallo stadio di prototipo alla realizzazione vera e propria, altri rimangono allo stadio di idea progettuale. Ma in ogni caso, ognuna di queste bio-innovazioni, rappresenta un tassello in avanti, che l’architettura compie nel suo avvicinarsi oltre che alle esigenze della committenza anche a quelle dell’ambiente.

Di seguito alcune di queste realizzazioni e alcuni questi prototipi che, non hanno l’intenzione di essere i migliori, ma di rappresentare in qualche modo differenti modi o differenti proposte con cui gli architetti cercano di integrare la loro capacità creativa con le esigenze sempre più urgenti di un ambiente martoriato e per troppo tempo dimenticato. Buona lettura e buona visione.

WORLD TRADE CENTER

Città / Stato: Manama City / Bahrain

Si tratta di un edificio avveniristico e all’avanguardia ultimato nel 2008 progettato dallo studio Atkins: due grandi torri di vetro e acciaio che ricordano due grandi vele e sono unite da tre piloni su cui sono state montate altrettante grandi pale eoliche. L’architetto si è posto, in questo caso, anche il problema di rendere ecologica la sua creazione, dotandola di un sistema per produrre energia rinnovabile. Le due torri gemelle possono così autoprodurre il 15% dell’elettricità che consumano, anche grazie alla loro forma, che convoglia verso le grandi pale il vento che proviene dal golfo. All’interno delle vele panoramiche, alte 240 metri, si potranno trovare negozi, ristoranti, uffici e un albergo a 5 stelle.

COR BUILDING

Città / Stato: Miami / U.S.A.

Tra i progetti più recenti emerge quello per il “COR Building” un ecograttacielo che cambierà lo skyline del Design District di Miami, già famoso per l’architettura decò degli anni venti più che per le recenti realizzazioni contemporanee.

Il progetto, realizzato anche grazie alla consulenza in campo energetico di Buro Happold, ed in ambito strutturale di Ysreal Seinuk, incorpora sia residenze che uffici che spazi commerciali ed integra tecnologie pulite con l’uso di turbine eoliche pannelli fotovoltaici e pannelli solari per la produzione di acqua calda. L’elemento
 chiave del progetto è il design delle
 facciate, caratterizzato da una serie
 di fori il cui diametro cresce progressivamente approssimandosi alla vetta
 al fine di evidenziare il graduale alleggerimento delle masse. Attraverso i fori il sole irraggia la parete fotovoltaica ed il vento aziona una serie di pale eoliche collocate agli ultimi livelli dell’edificio appositamente pensati a cielo aperto.

VERTICAL FARM

Città / Stato: Milano / Italia

Sfida tecnologica per far fronte alla carenza di verde nelle nostre città cementificate. Le Vertical Farm o fattorie verticali, sono il risultato di questi sforzi e dell’impegno di studi di architettura per ottenere questo incredibile risultato. L’idea del nuovo bosco verticale, un progetto tutto italiano di riforestazione urbana che si sviluppa in altezza, ideato da Stefano Boeri Architetti è talmente innovativo e originale da aver catturato l’attenzione anche del prestigioso Financial Times, che lo descrive come “La Torre più eccitante al mondo”. Per la prima volta, un grattacielo ospiterà querce, cedri e pini pronti a far da filtro antismog e a offrire ombra d’estate e luce d’inverno, quando i rami si spoglieranno dalle loro foglie.

Concepito per essere realizzato a Porta Nuova, il nuovo quartiere milanese che viene su al ritmo di un piano ogni quindici giorni, “Bosco Verticale”, che nasce per contribuire a rigenerare l’ambiente e la biodiversità urbana senza espansione del territorio della città. Si tratta di un complesso composto da due torri residenziali di 110 e 76 metri. La sua particolarità è che ospiterà circa 900 alberi alti dai 3 ai 9 metri, diverse piante floreali e arbusti, distribuiti in relazione all’esposizione al sole di ogni facciata. In termini di quantità di alberature il Bosco Verticale di Milano equivale a una superficie boschiva di circa 10.000 mq, mentre, se “sparsa” sul territorio in “orizzontale”, l’intera costruzione equivarrebbe a 50.000 mq di villette unifamiliari. Il sistema, inoltre, contribuisce a ottimizzare, recuperare e produrre energia. I vantaggi ricavati dalla realizzazione di questa innovativa soluzione architettonica sono davvero tanti: la costituzione di un microclima, l’assorbimento di CO2 e polveri sottili, produzione di umidità e di ossigeno, riduzione dell’inquinamento acustico e riparo dal vento. Un sistema di energia fotovoltaica (500 mq di pannelli), eolica e geotermica garantirà, poi, l’autosufficienza delle due torri, mentre l’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di filtrazione dell’acque grigie. Infine, una gestione centralizzata controllerà l’efficenza e l’efficacia di ogni cellula di verse in modo da poter utilizzare i dati raccolti sulla funzionalità ecologica del sistema, in futuro.

CASE DI POLISTIROLO

Città / Stato: / Giappone

Il polistirolo, tradizionalmente associato dai più al packaging, è tra i materiali di costruzione che si stanno ritagliando uno spazio importante nei progetti di architettura sostenibile. Il polistirene espanso, meglio noto come polistirolo, è infatti un materiale riciclabile, dal peso ridotto, economico, trasportabile e assemblabile, con elevate proprietà termoisolanti e molto resistente al fuoco, agli stimoli e alle sollecitazioni ambientali. Caratteristiche che ne fanno un’alternativa valida ai tradizionali materiali di costruzione e in particolar modo in quelle realtà ad alto rischio sismico come il Giappone.

Oltre all’adattabilità del polistirolo a contesti e ad esigenze diverse, le sue proprietà termoisolanti consentono un notevole risparmio sulle spese di raffreddamento/riscaldamento delle strutture.

Il progetto è quello di realizzare strutture a forma di igloo di circa 7 metri di diametro e con uno spazio interno di circa 40mq, le cui pareti sono di polistirolo, che costituiscono il modulo base delle case a cupola e delle case a fungo progettate dalla giapponese International Dome House.

Si tratta di moduli prefabbricati assemblabili a piacere, a partire dai quali costruire strutture di estensione e forme diverse. Le pareti hanno uno spessore di circa 20 cm e vengono rivestite da intonaco, in modo da creare un vero e proprio “effetto muratura”. Gli interni possono essere suddivisi, soppalcati e arredati a piacere, per personalizzare gli ambienti secondo il proprio gusto e le proprie esigenze. Infine, tutta la struttura è protetta da sostanze ritardanti di fiamma che, a contatto con il fuoco, non emettono fumi tossici.

GUARDA I VIDEO:

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SOLAR WIND

Città / Stato: Calabria / Italia

Uno studio di architettura di Roma ha progettato la riqualificazione di un tratto autostradale (10 km circa) della A3 Salerno-Reggio Calabria. Gli architetti della Coffice hanno firmato il progetto Solar Wind che coniuga energie rinnovabili, fruizione del paesaggio ed elementi di turismo sostenibile, un mix virtuoso che è valso agli ideatori Francesco Colarossi e Giovanna e Luisa Saracino la seconda posizione al concorso “Parco Solare Sud – L’autostrada del sole”.

La parte più interessante del progetto è l’integrazione: turbine eoliche vengono disposte tra un pilone e l’altro e si affiancano alle cosiddette Solar Road, tratti stradali rivestiti da un manto fotovoltaico che, ad oggi, sono in fase di sperimentazione anche in altre parti del mondo. In più, come da regolamento del concorso, le aree adiacenti alle carreggiate sono state convertite in zone pedonali con tanto di belvedere, alberi e serre dedicate all’agricoltura biologica. Il concorso ha premiato veramente i più meritevoli; infatti, la giuria del concorso on-line bandito dalla Regione Calabria non sapeva nemmeno chi erano gli autori dei progetti da votare. L’anonimato ha quindi garantito un risultato trasparente e immune da qualsiasi sospetto.

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