Lug 232018
 

La sostenibilità ambientale, lo sapete, è oramai una parola chiave della tecnologia sempre più spesso utilizzata sul nostro sito didattico.

Plastica è anch’essa una parola molto in voga, ma dai vantaggi enormi che ha dato a intere generazioni, siamo passati a considerarla come la causa di molti dei mali del nostro pianeta.

Uno dei prodotti più diffusi, creati attraverso il processo di vulcanizzazione delle gomme (vedi: DAL CAUCCIU’ ALLO PNEUMATICO) e dei polimeri sintetici, sono gli pneumatici. E’ un argomento che abbiamo molte volte affrontato sul nostro sito e se avete voglia potrete trovare l’elenco di queste letture alla fine dell’articolo.

Le grandi multinazionali che li realizzano, ma anche le innovative startup, stanno cercando una soluzione al problema generato dallo smaltimento di questi ultimi, soprattutto da quelli che vengono definiti tecnicamente PFU ossia Pneumatici Fuori Uso, quelli cioè non più utilizzabili.

Il progetto a cui mi sto riferendo prende il nome di “da Gomma a Gomma” ed ha preso avvio circa 3 anni fa grazie ad un consorzio di aziende italiane note come EcoTyre. Questo consorzio raccoglie alcune tra le più grandi realtà nazionali nel settore del riciclo dei pneumatici e altre esterne che, hanno messo a punto un processo con il quale è possibile triturare la gomma derivata degli pneumatici in disuso (FPU) per generare una nuova mescola utilizzabile per  nuovi pneumatici, con prestazioni pari a quelli precedenti.

I passaggi del processo, sono per ovvi motivi segreti, ma il procedimento si avvale di tre fasi principali: produzione di un granulato di gomma riciclata ad hoc con particolari caratteristiche. De-vulcanizzazione, ossia il processo inverso alla vulcanizzazione per far si che la gomma sia nuovamente utilizzabile una volta giunta alla sua fine vita. Creazione di una innovativa mescola capace di massimizzare e ottimizzare le caratteristiche di questa nuova miscela.

L’insieme di questi passaggi hanno consentito per la prima volta di realizzare un prodotto con caratteristiche incredibili, capaci di rivaleggiare con gli pneumatici nuovi.

Proprio per dimostrare la validità di questa innovazione, EcoTyre ha montato questi pneumatici su una flotta di 20 camion che dovrà percorrere circa un milione di chilometri per testare in modo massivo queste nuove gomme. Al termine di questo impegnativo test, la società trarrà le conclusioni del proprio lavoro e se tutto andrà come preventivato, molto probabilmente si passerà alla fase di commercializzazione con tanti ringraziamenti da parte dell’ambiente.

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Set 202012
 

Uno studente di ingegneria francese, Elie Ahovi, non nuovo a questo genere di imprese (ha infatti progettato la prima lavatrice a secco per ambito domestico), ha presentato il progetto di VEOLIA, un drone sommergibile la cui funzione è aspirare l’immondizia presente nei nostri mari. Il drone sottomarino si presenta con la forma che potete vedere nella foto accanto; una bocca di carico enorme, in grado di aspirare al suo interno tonnellate di spazzatura che vagano libere nelle vastità marine.

[ Drone è un termine di origine inglese indica un robot con limitate capacità decisionali ma che può anche essere comandato a distanza come ad esempio gli APR velivoli senza pilota utilizzati dagli USA in Iraq e Afghanistan. ]

Questo robot, è in grado di localizzare e aspirare nel suo mega-sifone ogni oggetto che vaga nel mare e che con il mare non ha nulla a che vedere. L’immondizia, viene intrappolata in una grossa rete sospesa fra due grandi boe circolari e svuotata all’occorrenza. L’autonomia del Marine Drone è di due settimane. Può anche interfacciarsi con altri droni dello stesso tipo per creare una rete, attraverso un sonar. L’emissione di ultrasuoni spaventa i pesci che allontanandosi non corrono il pericolo di essere aspirati nel drone marino.

Questo progetto è frutto dello studente Elie, all’interno di un programma di bonifica ambientale, proposto dalla socieltà Veolia, la quale aveva chiesto agli studenti universitari di trovare una soluzione per ripulire gli oceani dalla montagna di spazzatura. Questa idea, è realizzabile e può essere la risposta ad un problema gravissimo, oltre a riuscire nell’intento, attraverso la raccolta della plastica, di favorire il riciclo dei materiali riducendo i costi di produzione degli stessi. Una nave appoggio, poi, raccoglie il carico e provvede al ripristino del Marine Drone per la missione successiva.

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