profbetto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria;
dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all’insegnamento nella classe di concorso “A033 – Educazione Tecnica nella scuola media” nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, ha insegnato fino al 2009 all’interno della propria disciplina e da oltre vent’anni utente Apple. Esperto di programmi per la post-produzione video e la grafica digitale. Webmaster per diletto e grande appassionato di tecnologia e tecnologie. Formatore ed esaminatore EIPASS e collaboratore della Lattes Editori per la Tecnologia E AUTORE DEL BLOG iLTECHNOlogico.it

VISION, LO PNEUMATICO ORGANICO

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Dic 142017
 

Abbiamo parlato poco tempo fa di grandi innovazioni nel campo degli pneumatici (vedi: AIRFREE – LO PNEUMATICO SENZ’ARIA e DAL POMODORO ALLO PNEUMATICO). Lo abbiamo fatto perché questo è un settore in forte evoluzione, dovuto al fatto che gli pneumatici, oggi sono un grande problema ambientale e trovare una soluzione a questo oltre che renderli tecnologicamente e scientificamente avanzati, è diventata una priorità.

Il primo problema è sicuramente quello dello smaltimento, essendo formati da idrocarburi ed altre sostanze altamente tossiche e non biodegradabili. Inoltre, la ricerca mira a trovare soluzioni tecniche che rendano lo pneumatico più resistente, capace di adattarsi a superfici e usi diversi e di essere in qualche modo maggiormente smart.

Il secondo problema da affrontare è quello per cui gli attuali copertoni delle autovetture sono soggetti a foratura in quanto costituiti da un guscio esterno che trattiene all’interno aria.

Michelin, la grande azienda francese specializzata nella realizzazione di pneumatici usati nel quotidiano, ma anche nella Formula 1, forte della grande esperienza nel settore, sta sperimentando con successo una nuova formula di pneumatico concentrando in questo tutto il know how e le conoscenze bio-chimiche acquisite.

La ricerca della Michelin, è partita dal concetto di economia circolare, ossia della realizzazione di un prodotto eco-compatibile, riciclabile, reinseritile all’interno di un ciclo produttivo come per altri materiali quali il vetro e l’alluminio in modo da preservare l’ambiente dai catastrofici effetti prodotti dagli attuali copertoni.

La sezione che si occupa di questa sperimentazione si chiama Michelin Corporate Innovation Board (CIB) e il nome di questo progetto è Vision. Si tratta di un nuovo concept di pneumatico, realizzato con prodotti naturali e biodegradabili, prodotto utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili, leggerissimo, senza aria e connesso.

Vision non contiene aria, per cui non può esplodere e non può sgonfiare, ha una struttura interna sufficientemente solida da sostenere il veicolo e una superficie esterna in grado di adattarsi ad ogni tipo di superficie, rendendo l’esperienza di guida confortevole e sicura.

L’altra innovazione sta nel fatto che Vision è l’unico pneumatico che si può ricaricare; infatti, grazie a speciali stampanti 3D è possibile usare l’esatta quantità di gomma finalizzata all’uso e alla durata dell’attività prevista. Il suo battistrada organico, lo rende adattabile ad ogni tipo di superficie facendo si che risulti assai piacevole la guida e molto alto il livello di sicurezza.

Lo pneumatico è dotato di speciali sensori che ne monitorano la superficie indicando immediatamente eventuali problemi su di essa, inoltre grazie ad un’apposita app, è possibile configurare la conformazione del battistrada in funzione delle necessità (ad esempio in caso di neve o di pioggia).

Secondo la Michelin, gestire questo tipo di pneumatico sarà semplicissimo come svolgere qualunque altra azione quotidiana. Lo pneumatico nascerà con l’autovettura e resterà per sempre con essa, dando al guidatore l’opportunità, tramite stampanti 3D, di ricaricarlo o conformarlo in ogni momento rispetto alle reali necessità. Questa operazione di ricarica, sarà effettuabile in qualunque centro specializzato (ad esempio i gommisti) dotati della particolare stampante 3D e l’operazione non durerà che qualche minuto facendo si che il proprietario dell’auto possa ripartire dopo pochi minuti con i propri nuovi-vecchi pneumatici.

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GLI UFO SBARCANO IN CITTA’

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Dic 092017
 
Nascono dalla visione creativa di un design russo, Dahir Semenov, fondatore dello studio di progettazione Dahir Insaat, i nuovi dischi volanti da città. Veri e propri UFO che sovrastano il traffico muovendosi in equilibrio su due ruote nel traffico impazzito delle metropoli. Nella visione del designer, la soluzione al traffico asfissiante delle città può trovare soluzione realizzando queste enormi macchine circolari che muovendosi su un sistema di due ruote allineate, come un hoverboard o una bicicletta, superano il traffico congestionato scorrendovi sopra. Queste macchine possono addirittura viaggiare su più livelli passando una sopra l’altra in modo da non intralciarsi.
Nascono con l’idea di trovare una soluzione al traffico, ma possono essere adattate per qualunque altro scopo, come mezzi di soccorso, uffici mobili per la città, ristoranti itineranti, ed ogni altra soluzione possibile.
Tutto questo è possibile attraverso l’applicazione di un giroscopio, dispositivo fisico rotante che, per effetto della legge di conservazione del momento angolare, tende a mantenere il suo asse di rotazione orientato in una direzione fissa (ndr. Wikipedia.org). Questi grandi ma leggiadri mezzi, ne posseggono ben due, capaci di farli stare in perfetto equilibrio su un binario posto al centro delle corsie stradali in modo da superare il traffico ed i semafori.
La visione di Semenov, non è supportata da studi scientifici capaci di dimostrare la reale fattibilità del progetto, ma i video e i dettagli immessi sulla rete li hanno già resi virali, e candidabili per successivi studi e applicazioni nelle complesse realtà urbane. Si sa, a volte dalle visioni più strane e irreali, nascono progetti concreti capaci di affrontare e risolvere problematiche complesse e chissà che questa non possa essere una di quelle. Vedremo.
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UN MATERIALE CHE RICORDA

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Dic 022017
 

Campione di Perovskite

Al fine di superare i limiti di memorizzazione dei nostri sistemi elettronici, il cervello umano ha rappresentato per gli scienziati il primo elemento a cui fare riferimento nei propri studi. La sua capacità di selezionare le informazioni e di scegliere quali eliminare e quali mantenere è da sempre un fattore che ha affascinato gli scienziati.

Il cervello per funzionare correttamente, ha necessità di liberare spazio in quanto ha grandi capacità di memorizzazione ma queste non infinite. Alcune informazioni non sono importanti e lui sa riconoscerle, inoltre, ha la capacità di liberarsi degli stimoli ricorrenti, ossia quegli stimoli che si ripetono più e più volte come la paura di cadere dai pattini o dalla bici eliminando questa sgradevole sensazione ad ogni successivo uso.

Ispirandosi a questa incredibile capacità del cervello umano, alcuni scienziati statunitensi che si occupano di nano-tecnologie, hanno cercato di creare un materiale non biologico in grado di adattarsi alle informazioni ricevute scartando o accettando quelle ritenute importanti.

Hanno così prodotto un lattice che, prende il nome di perovskite quantistica, dimostrando attraverso simulazioni computerizzate e ai raggi X, di come questo materiale possegga un comportamento simile al cervello umano e di come manifesti elettronicamente la stessa capacità di cancellare le informazioni.

Il suo comportamento è spiegabile osservandolo al microscopio. La perovskite, agisce come una spugna che respira. Ogni volta che viene aggiunto un protone, la sua struttura atomica si espande o si contrae per assecondare questo cambiamento. Ripetendo il processo diverse volte, il materiale diventa sempre più insensibile allo stimolo e le sue contrazioni o espansioni diventano sempre meno visibili fino a non avvenire per nulla. In pratica la sua risposta allo stimolo diventa sempre meno importante fino a che questo lattice non mostra più alcun interesse alla variazione del numero dei protoni, ossia diventa indifferente ai nuovi stimoli.

I possibili impieghi sono sicuramente nel campo dell’intelligenza artificiale, per creare nuovi sistemi in grado di imitare sempre più il comportamento del cervello umano e fornire alle nostre macchine maggiori capacità di pensiero e autonomia decisionale.

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ESOSCHELETRO DA BATTAGLIA

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Nov 082017
 

Non è mio uso su queste pagine parlare di attrezzature militari o che hanno a che fare con la guerra o capaci di ispirare violenza. Ma a volte, le innovazioni partono proprio dalle sperimentazioni in questo campo per poi essere riadattate in quello civile. Basti pensare ad Orii, l’anello per telecomunicazioni di cui abbiamo parlato poco tempo fa, la cui tecnologia nasce appunto in campo militare (vedi: ORII: COME TI TELEFONO CON L’ANELLO).

Sulle pagine di internet, nelle mie ricerche sono stato colpito dall’immagine di una tuta, che sembra uscire direttamente da un film di fantascienza; si tratta di un prototipo russo, chiamato Ratnik 3 che appunto vuol dire guerriero, che rappresenterà la dotazione standard dei soldati russi a partire dal 2022. Cosa ha di particolare questa tuta?

Si tratta di un esoscheletro ipertecnologico, in grado di migliorare le prestazioni umane.

Approfondimento: un esoscheletro è un guscio cibernetico indossabile, in grado di potenziare le capacità umane quali forza, agilità, velocità, costituisce in pratica, una sorta di muscolatura artificiale.

Nasce da un progetto sviluppato negli ultimi 15 anni dalle forze armate russe, per creare una nuova generazione di soldati, più efficienti, potenti e in grado di resistere meglio alle condizioni che un combattimento impone.

Questa sorta di struttura cibernetica indossabile, è un condensato di tecnologia. Adotta gli ultimi ritrovati nei sistemi anti-proiettile e rende i soldati facilmente mimetizzabili perché fornisce loro una schermatura ai rilevatori termici di calore. Consente, inoltre, di aumentare la forza dell’individuo che la indossa accrescendone le capacità di ascolto e visione notturna con sistemi a raggi infrarossi. Display e sensori, consentono di monitorare i parametri vitali del soldato e dispone anche di un kit medico di primo soccorso, di sistemi di comunicazione avanzati, filtri per l’acqua, tenda e sacco a pelo.

Un orologio antiatomico, anch’esso integrato nella tuta, continua a funzionare anche se sottoposto a violente radiazioni elettromagnetiche provocate ad esempio da una esplosione nucleare. Tale orologio, infatti, è progettato per resistere a grandi sollecitazione e funzionare in un range di temperature compreso tra -40°C e +50°C.

La tuta è stata progettata dal ricercatore russo Oleg Faustov in capo all’azienda russa Rostec Corporation già nota per innovazioni e studi in campo militare.

Ovviamente anche altre nazioni e altre aziende sono all’opera per la realizzazione di queste nuove super-tute in grado di amplificare le capacità umane, tra cui ovviamente gli Stati Uniti con una loro armatura che sarà pronta, pare nel 2018, chiamata TALOS dal gigante di bronzo a guardia dell’isola di Creta.

Prototipo tuta americana TALOS

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ELETTROTECNICA E LEGGI FONDAMENTALI DI OHM

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Ott 302017
 

Quando si parla di elettrotecnica, di elettricità, di circuiti, un nome che ricorre spesso è quello di Ohm e delle sue leggi. Ma prima di addentrarci nei segreti di questi fondamentali principi, scopriamo chi è questo scienziato.

Georg Simon Alfred Ohm, è un un fisico e matematico tedesco. Deve la sua fama agli studi sulla cella elettrochimica inventata da Alessandro Volta; egli scoprì che esiste una relazione diretta tra la differenza di potenziale o tensione elettrica e l’intensità del flusso di corrente elettrica nella materia.

A lui dobbiamo diverse leggi fondamentali dell’elettrotecnica, tra cui la prima e la seconda Legge di Ohm.

PRIMA LEGGE DI OHM

Ricordando il concetto di elettricità, ossia un flusso di elettroni nella materia (vedi: L’elettricità e i suoi segreti) e che, per materia intendiamo i corpi conduttori, ossia i metalli e le soluzioni saline, la prima legge di Ohm ci consente di comprendere quali siano le relazioni elettriche che si instaurano tra i diversi corpi o parti di essi.

La prima legge di Ohm afferma che:

tra la differenza di potenziale o tensione elettrica ai due estremi di un conduttore e la corrente che passa al suo interno, esiste una relazione di proporzionalità diretta.
Questa Legge spiega semplicemente come esista una relazione diretta tra una tensione elettrica e l’intensità di corrente che essa genera in un corpo.

Per comprendere meglio questo concetto, iniziamo con il trascrivere la formula della prima legge di Ohm:

V = I * R

( TENSIONE = INTENSITA’ * RESISTENZA )

V rappresenta la TENSIONE ELETTRICA e si misura in Volt;

I rappresenta l’INTENSITA’ DI CORRENTE e si misura in Amphere;

R rappresenta la RESISTENZA e si misura in Ohm.

Immaginiamo di avere due corpi conduttori A & B (vedi animazione sopra) elettricamente neutri posti uno vicino all’altro, senza toccarsi. Immaginiamo, poi, di spostare alcuni elettroni dal corpo B al corpo A applicando una certa forza. In questo modo i due corpi non saranno più in equilibrio, perché al loro interno le cariche (protoni e elettroni) non saranno più uguali; il corpo A, che ha acquisito nuovi elettroni, si troverà ad avere una carica negativa, mentre il corpo B che li ha ceduti, avrà un eccesso di protoni per cui la sua carica sarà positiva. Si dice allora che, tra il corpo A e il corpo B si è creata una differenza di potenziale o tensione elettrica.

Immaginiamo a questo punto di collegare il corpo A e il corpo B con un conduttore elettrico, ad esempio un filo metallico; in natura, ogni corpo è in equilibrio, per cui gli elettroni essendo gli unici a potersi spostare nella materia, percorreranno il filo conduttore si spostano a ritroso per tornare in B riportando così il corpo A e quello B allo stesso livello di carica elettrica, ossia in equilibrio (neutri). Questo flusso di elettroni nel conduttore, prende il nome di Intensità di corrente elettrica.

Questo spiega la relazione di proporzionalità diretta tra Tensione e Intensità. In pratica, se aumenta il numero di elettroni che spostiamo da BA, aumenterà proporzionalmente anche il numero di elettroni che si muoverà da A verso B per riequilibrare il sistema. Quindi, se aumenta la Tensione aumenterà anche l’Intensità.

La prima legge di Ohm si completa un altro valore: R ossia la Resistenza.

La parola Resistenza, fa subito intendere che il passaggio della corrente attraverso un conduttore, non avviene gratuitamente, ma ad un costo. Questo, dipende da differenti fattori che vengono spiegati e chiariti da Ohm nella sua seconda legge.

SECONDA LEGGE DI OHM

Afferma che:

la resistenza di un conduttore è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione.

Inoltre, dipende anche da una costante chiamata RESISTIVITA’.

Scriviamo la formula:

R rappresenta la RESISTENZA e si misura in Ohm;

ρ (rho) rappresenta la RESISTIVITA’ del materiale e si misura in Ohm per metro;

rappresenta la LUNGHEZZA del conduttore e si misura in metri;

A rappresenta l’AREA DELLA SEZIONE del conduttore e si misura in metri2.

La formula spiega che un conduttore si oppone al passaggio della corrente elettrica in base alle caratteristiche del materiale, ossia alla sua Resistività che ha un valore costante; direttamente proporzionale alla sua lunghezza, cioè che all’aumentare della lunghezza del conduttore cresce anche la sua Resistenza e inversamente proporzionale alla sua sezione cioè che al diminuire di questa cresce il valore di R.

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STERILIZZAZIONE TERMICA A MICROONDE

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Ott 282017
 

I ritmi forsennati, i tempi ridotti, lo stress della nostra quotidianità, hanno modificato radicalmente il rapporto tra produzione e consumo degli alimenti. La conservazione ha assunto nella società contemporanea, un ruolo fondamentale. Tecniche sempre più avanzate per mantenere freschi i cibi sono diventate una necessità per una popolazione che ha perso il contatto diretto con la terra, ma soprattutto in virtù del fatto che la globalizzazione ha portato a profonde modificazioni dei gusti alimentari. Cibi esotici provenienti da lontani paesi, cucine alternative che producono specialità diverse da quelle conosciute, vengono consumati regolarmente da milioni di persone e garantire durata, trasportabilità e salubrità ha impegnato grandi società e la politica delle Nazioni.

Tante sono le tecniche di conservazione conosciute, dalle più antiche a quelle ultramoderne; una in particolare, utilizzata fino ad ora solo in ambito militare, sta stimolando gli interessi del colosso dell’eCommerce, Amazon. Si tratta di una tecnica nota con il nome di sterilizzazione termica a microonde assistita (MATS).

Il deperimento del cibo dipende dalla presenza di batteri ed enzimi che utilizzando particolari canali, aria e acqua, entrano in contatto con le sostanze organiche del cibo iniziando a nutrirsene decomponendolo. Una buona tecnica di conservazione è quella che riesce a eliminare dal cibo proprio questi batteri, evitando così il suo deperimento. Tante sono le tecniche per effettuare questa operazione, dalla pastorizzazione, alla sterilizzazione fino alla liofilizzazione. Ma questa nuova tecnica MATS, ottiene lo stesso risultato con un procedimento diverso. Si immergono i prodotti alimentari da conservare in acqua calda pressurizzata, riscaldandola contemporaneamente con microonde a una frequenza di 915 megahertz. La combinazione di questi due fattori, elimina completamente dal prodotto tutti i batterei patogeni, quelli cioè responsabili della malattie.

I vantaggi non sono da poco, perché questo metodo, evita di utilizzare sostanze artificiali spesso chimiche, che hanno lo scopo di preservare il sapore e i valori nutrizionali prima della successiva sterilizzazione.

I questo modo, sono così garantiti sapore, consistenza, valori nutrizionali e colore dei cibi e al tempo stesso una conservazione analoga a quella con metodi tradizionali, sia per durata che per efficacia. Inoltre, non è necessaria neanche l’ulteriore e successiva refrigerazione per prolungare la durata del prodotto una volta aperto.

Amazon, ha grande interesse verso questa tecnologia che le consentirebbe di espandere le proprie mire verso un mercato di grande potenzialità quale quello dell’alimentare online. Amazon ha manifestato questo interesse già nel passato con il tentativo di acquisto di Whole Foods con un’offerta milionaria, ed ora con l’interesse verso la società che detiene il brevetto del MATS, la startup 915 Labs.

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L’ELETTRICITA’ E I SUOI SEGRETI

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Ott 152017
 

L’elettricità è un fenomeno naturale descrivibile come un flusso di elettroni nella materia. Può essere considerata come una “forma di energia secondaria” (vedi Le Fonti e le Forme di Energia), in quanto ottenuta per trasformazione da altre “fonti primarie” quali sole, acqua, vento o altre.

In realtà l’elettricità, si manifesta anche in natura attraverso i fulmini, ma questi sono fenomeni estemporanei, non prevedibili, repentini e capaci di sviluppare una tale quantità di energia nell’unità di tempo, da non poter essere accumulata. Pur essendo una forma di energia infinita e pulita, i processi di trasformazione necessari per ottenere l’elettricità per la nostra società digitalizzata, sono complessi, costosi ed in molti casi inquinanti.

Ma cos’è realmente l’elettricità?

Per comprenderne il significato, dobbiamo scendere nel profondo della materia e capire come si comportano gli elementi che la compongono: gli atomi.

ATOMO, L’INDIVISIBILE

L’atomo è la più piccola parte della materia, non è visibile ad occhio nudo e il suo nome deriva dal greco e significa indivisibile. Ai tempi della dottrina greca, infatti, l’atomo era considerato la più piccola parte della materia e si supponeva fosse indivisibile, ma studi più recenti fecero comprendere agli scienziati che questo non era l’elemento più piccolo in natura e che in particolari condizioni lo si poteva anche dividere. Infatti, l’atomo, è costituito da particelle subatomiche (ossia più piccole di un atomo) chiamate protoni, neutroni ed elettroni. Protoni e neutroni costituiscono quello che viene definito il nucleo di un atomo, mentre in aree esterne chiamate orbitali, troviamo delle particelle chiamate elettroni.

Schemi di tutti i possibili orbitali

Approfondimento: gli orbitali, sono degli spazi tridimensionali dove è possibile trovare confinati gli elettroni. Infatti questi si spostano non lungo orbite ellittiche come si pensava, ma si allontanano e avvicinano al nucleo ad una velocità prossima alla velocità della luce, per cui è impossibile definire una loro posizione certa in un determinato istante, mentre è possibile individuare l’area (orbitale) nella quale è quasi certo questo si stia muovendo.

Gli elettroni rimangono legati al nucleo di un atomo perché rispondono ad un principio conosciuto come legge di Coulomb. Charles Augustin de Coulomb uno scienziato francese, infatti, dedusse che tra due corpi elettricamente carichi esiste una forza che è attrattiva nel caso in cui le loro cariche siano opposte o repulsiva nel caso in cui possiedano cariche uguali.

Questa differenza di carica spiega il perché gli elettroni rimangano legati al nucleo; infatti i protoni hanno carica positiva, mentre gli elettroni, esterni al nucleo, hanno carica negativa. I neutroni, come dice il loro nome, sono elettricamente neutri, ossia non hanno carica e si trovano nel nucleo legati ai protoni.

Cariche dello stesso segno si respingono

Cariche di segno opposto si attraggono

In condizioni normali, il numero dei protoni e quello degli elettroni è uguale per cui la carica elettrica di un atomo è neutra, ossia non ha carica elettrica.

Riprendendo dall’inizio, ossia da “un flusso di elettroni nella materia“, adesso può apparire più chiaro il significato di elettricità. In generale, gli atomi tendono a restare tali e in equilibrio, ma in alcuni casi, i legami tra gli elettroni e il nucleo sono meno forti. Questo condizione capita quando ci troviamo in un materiale detto conduttore.

I conduttori, ossia i materiali in grado di far passare l’elettricità in natura, sono i metalli e le soluzioni saline. Nei primi, gli elettroni sono liberi di passare da un atomo all’altro essendo gli unici elementi a potersi spostare, nelle seconde, invece, si spostano direttamente gli atomi che avendo acquisito o perso elettroni diventano delle entità elettricamente cariche che prendono il nome di ioni (positivi o negativi).

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ORII: COME TI TELEFONO CON L’ANELLO

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Ott 132017
 

Da una tecnologia sviluppata da anni in campo militare, nasce ORII, il primo anello a conduzione ossea in grado di far effettuare telefonate senza nemmeno toccare il proprio smartphone.

Si tratta di un apparecchio dalle sembianze di un normale anello che va indossato sul dito indice e attraverso la conduttività ossea consente di portare un suono dalle ossa del dito a quelle dell’orecchio. Questa tecnologia è da anni utilizzata in campo militare e adesso per la prima volta approda in un apparecchio civile. In pratica, indossando ORII e configurandolo con l’apposita app disponibile sia per sistemi iOS che Android, basterà poggiare il dito indice vicino all’orecchio per poter ascoltare e parlare come in una normale telefonata con il cellulare. Anzi, le app consentono anche di configurare l’anello per interagire con l’assistente vocale dei due sistemi operativi.

ORII consente anche di gestire le notifiche che compaiono su di un piccolo LED disposto sopra la sua superficie.

In standby, l’anello ha una durata di 45 ore, mentre in uso per le telefonate ha una durata di solo 60 minuti, per cui andrà ricaricato spesso.

ORII nasce da un’altra scommessa avviata attraverso la piattaforma di crowdfunding, Kickstarter, dove l’obiettivo fissato era di 30.000 dollari. Attualmente il progetto ha raccolto più di 130.000 dollari e questo farà in modo che chi ha finanziato il progetto lo riceverà al costo scontato di 119 dollari, mentre per l’utente finale il prezzo sarà di 185 dollari americani.

Il progetto dovrebbe vedere il suo completamento nel mese di febbraio del prossimo anno, ma ancora la parte ingegneristica non è stata del tutto completata, per cui potrebbe esserci un ritardo nelle consegne.

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FUXING IL TRENO PIU’ VELOCE AL MONDO

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Set 222017
 

In attesa dell’Hyperloop One di Elon Mask, di cui abbiamo più volte parlato su queste pagine (vedi: PUOI LEGGERE ANCHE), il mondo tecnologico non resta a guardare e ogni anno nei paesi dell’estremo oriente, si succedono records di velocità e nuovi sistemi di spostamento su rotaia.

E’ di pochi giorni fa l’annuncio della autorità cinesi dell’entrata in servizio del Fuxing, il treno che attualmente detiene il record mondiale di velocità. Fuxing in lingua cinese vuol dire “ringiovanimento” proprio a voler indicare un miglioramento e un aggiornamento del sistema dei trasporti rispetto al passato.

FUXING01

Fuxing, inizialmente collegherà la capitale Beijing con l’altra megalopoli cinese di Shanghai. Già le due città erano collegate con un sistema ad alta velocità, ma il Fuxing, spiega la China Railway Corporation, permetterà di coprire la stessa distanza in circa mezz’ora in meno.

Fuxing correrà sui binari alla incredibile velocità di 350 chilometri orari di media con punte superiori ai 400 Km/h, percorrendo i 1318 chilometri tra le due città in poco meno di 4 ore.

Questo treno, non è soltanto il più veloce esistente in questo momento, ma raggiunge anche elevatissimi livelli di automazione e servizi di bordo. Sarà infatti disponibile gratuitamente una rete wi-fi ad alta velocità, porte USB per tutti i passeggeri e ogni tipo di comfort. Un sistema di sensori pari a oltre 1500, permetterà ad un sistema di controllo computerizzato di analizzare tutti i momenti del viaggio e le componenti del treno, in modo da attivare istantaneamente i sistemi di sicurezza, che lo rallenteranno o fermeranno del tutto in caso di registrazione di anomalie.

FUXING02

Il 21 settembre questo gioiello è entrato in funzione e coprirà la tratta Beijing-Shanghai con sette corse ad andare e sette a tornare giornaliere.

Un meraviglia tecnologica che raggiunge un nuovo livello di qualità nei trasporti e apre la strada al futuro. Nuovi concorrenti, infatti, si stanno affacciando sul mercato al fine di rendere concorrenziale rispetto ai sistemi aerei il trasporto su terra. A parte l’Hyperloop, già è quasi pronto in Giappone l’erede del famosissimo Shinkansen, il Maglev (acronimo delle parole magnetic levitation) che corre sospeso su binari magnetici alla incredibile velocità di 600 Km/h e che entrerà in servizio nel 2027.

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BATTERIE NON INQUINANTI

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Set 172017
 

Abbiamo spesso affrontato come argomento su queste pagine quello delle batterie, della loro durata, della possibilità di essere bio-compatibili e non tossiche per l’ambiente e le persone.

BatteriePulite01

L’uso di determinate sostanze, tipo gli ioni di litio, oltre ad essere altamente inquinanti e pericolose, hanno anche, fino ad ora, limitato fisicamente lo sviluppo delle batterie. Infatti questi materiali, a causa della loro pericolosità, hanno richiesto ai costruttori l’utilizzo di materiali aggiuntivi, resistenti e rigidi che hanno impedito di fatto la creazione di batterie con forme curve o adattabili alle superfici.

Da un team di ricercatori cinesi, è stato pubblicato un nuovo studio che dimostra come sia possibile utilizzare al posto dei materiali tossici e corrosivi attualmente in uso altri prodotti assolutamente compatibili e non dannosi.

Questa nuova soluzione consentirà di creare batterie dalle forme insolite e soprattutto indossabili, ossia inseribili in apparecchi che stanno all’interno del corpo umano. Il team cinese, ha sostituito i nocivi e tossici elettroliti chimici, con sostanze tipo il solfato di sodio cristallino, sostanza che normalmente viene utilizzata nelle soluzioni saline per la coltura delle cellule.

L’essersi liberati dei materiali aggiuntivi di irrigidimento e protezione, ha consentito agli scienziati di realizzare nuove batterie, una con le sembianze di cintura e una con struttura a nanotubi.

Approfondisco: I nanotubi sono strutture tubolari aventi un diametro del tubo che va da qualche nanometro a qualche decina di nanometri. Il prefisso “nano”; nella parola “nanotubo”; indica proprio la dimensione caratteristica del diametro dei tubi.

BatteriePulite02

Il limite di queste nuove batterie, è la resistenza alla piegatura e alle angolazioni. L’uso del solfato di sodio, si è rivelato migliore delle altre soluzioni e alla fine, la batteria-cintura, non è stata influenzata minimamente nelle sue prestazione da centinaia di torsioni e piegature.

Le batterie a nanotubi, invece, si sono rivelate ancora più efficaci, perché gli scienziati hanno scoperto che in queste è possibile accelerare la conversione dell’ossigeno disciolto negli ioni-idrossidi, così da rendere possibile l’assorbimento dei farmaci con maggiore celerità e in punti del corpo non raggiungibili con le procedure conosciute.

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DAI NANOTUBI DI CARBONIO, ACQUA PURA

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Set 132017
 

ACQUAPOTABILE01

La Terra, si sa è ricoperta per il 70% della sua superficie da acqua, ma sfortunatamente questa è salata, quindi non potabile. Quasi un paradosso l’avere a disposizione immense quantità d’acqua e non poterle utilizzare per dissetare quasi metà della popolazione del nostro pianeta che soffre, appunto, per la sua mancanza.

Tanti studi sono stati condotti al fine di realizzare un sistema capace di consentire la potabilizzazione dell’acqua marina, ma la soluzione definitiva non è ancora stata raggiunta.

Gli scienziati della Lawrence Livermore, in collaborazione con quelli dell’Università di Northeastern, hanno realizzato un approccio diverso, innovativo, che apre la strada a future e impensabili implementazioni.

ACQUAPOTABILE03Hanno utilizzato per la prima volta dei nanotubi di carbonio (CNT) con diametro inferiore a un nanometro, circa 0,8nm. Questi nanotubi, sono delle strutture cave fatte di atomi di carbonio il cui diametro è 50.000 volte più sottile di quello di un capello umano e la sua superficie interna liscia, consente la permeabilità dell’acqua bloccando il passaggio degli ioni di sale che invece sono più grandi.

L’uso di nanotubi di carbonio con diametri più piccoli del nanometro, ha consentito agli scienziati di raggiungere elevati gradi di successo. Infatti, anche quelli di diametro superiore al nanometro, questa operazione era possibile, ma con una minore efficienza nel trasporto proteico e nel blocco dei sali. Inoltre, questi tubi, così stretti, costringono l’acqua a passare in una sola direzione filtrandola con molta precisione.

In pratica, questi nanotubi, con la loro particolare struttura e forma, con le loro superfici atomiche lisce e la loro somiglianza con dei canali di trasporto idrico, consentono di ottenere delle vie di trasporto molecolare molto efficienti.

Già oggi è possibile depurare e desalinare l’acqua marina utilizzando speciali membrane porose che imitano le proteine biologiche, ma la via dei nanotubi di carbonio apre nuove e imprevedibili strade alle tecnologie per la depurazione delle acqua.

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E SIAMO A 6

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Set 112017
 

6

11 settembre 2011 – 11 settembre 2017

Sembra ieri, ma sono passati già 6 anni da quando questo sito è diventato parte della rete e della mia vita. Aveva nome e grafica diverse, molti meno contenuti ma già mostrava quello che sarebbe diventato qualche anno dopo, ossia il Sito dell’anno 2016 nella categoria Carriera e Formazione a livello mondiale.

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Eravamo anche in pochi, oggi siamo migliaia, ma l’anima, la struttura e lo spirito di queste pagine non è mai cambiato. Neanche il successo ha modificato la mia idea di didattica condivisa, di strumento di promozione e divulgazione della disciplina con accesso gratuito a risorse per alunni e docenti. Nessuna pubblicità o forma di sovvenzionamento, ma grande passione e dedizione da parte del sottoscritto che crede fortemente in questo tipo di scuola e questo tipo di mezzi.

Teknologia

Link al primo articolo su Teknologia

Era agosto quando ho deciso di lanciarmi in questa avventura e provare a creare qualcosa che mi potesse aiutare nello svolgimento della disciplina. Armato di connessione e di un manuale in PDF “Guida a WordPress per principianti“, ho iniziato a comporre le prime bozze di questo sito. Si trattava di pagine molto semplici ma ricche di contenuti e articoli informativi. Pagine che nel tempo sono aumentate, sono diventate graficamente più accattivanti, complete, di facile consultazione e riferimento per molti.

Dopo 6 anni cercando di fare un salto all’indietro ho difficoltà a ricordare quante volte ho cambiato volto a queste pagine nella continua ricerca della formula perfetta. Mi sono dilettato ad andare a cercare i banner che nel tempo hanno contraddistinto la nostra home page e di seguito ve li ripropongo in una galleria autocelebrativa:

GALLERIA BANNER
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Oggi dopo tutto questo tempo e la grande esperienza maturata, festeggio in nuovo compleanno di Educazionetecnica e dedico questa ricorrenza a tutti voi.

Il motto è sempre quello ed il viaggio continua con il prof. Betto. Buona navigazione.

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EDUCAZIONETECNICA.DANTECT.IT

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SI RITORNA A SCUOLA

 NOI della DANTE  Commenti disabilitati su SI RITORNA A SCUOLA
Set 052017
 

Tisk

BACK TO SCHOOL, ossia ritorno a scuola. Come ogni anno dopo le lunghe e soprattutto “calde”, in questo caso, vacanze estive arriva settembre e ricominciano Collegi dei Docenti, Dipartimenti Disciplinari, Consigli di Classe e tutte le altre attività propedeutiche all’inizio dell’anno scolastico.

Ma soprattutto si torna tutti a scuola, gli alunni di ogni ordine e grado e i docenti.

Educazionetecnica, come sempre e come ogni anno è pronto ad accogliervi con le sue pagine, ricche di contenuti, semplici da consultare, vicine alla scuola, sempre aggiornate e con rubriche e spazi nuovi e coinvolgenti.

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Anche quest’anno la sezione delle classi è completamente rinnovata, nella grafica e nelle funzionalità. Migliorata l’accessibilità, migliorata la consultabilità, migliorata l’esperienza di navigazione. Tutto è a portata di mano e tutto si trova dove lo studente o il neo-docente lo cerca. Entrate subito per vedere la nuova grafica e le nuove funzionalità:

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Base 30Tante novità a partire dai Grandi Articoli, raccolta degli articoli più importanti del sito per approfondimento, argomento trattato, descrizione. Un modo per mettere in luce le pagine più belle e più interessanti pubblicate in questi anni facilitandone la consultazione e la lettura.

video-iconNuove Mappe e un’infinità di nuovi contenuti per le L.I.M. nella sezione Docuteca, dove troverete centinaia di “corto documentari”, con tantissimi argomenti sulle lezioni di tecnologia, sempre aggiornati e pronti da proiettare in classe durante le lezioni.

IoSTUDIOSempre più grande la sezione speciale IoSTUDIO, specifica per alunni con disturbi specifici dell’apprendimento; un modo per semplificare l’apprendimento e la comprensione degli argomenti in quegli alunni che manifestano qualche difficoltà o in quelle occasioni in cui i livelli della classe sono più bassi.

Insomma, come ogni anno tante gustose novità e altre ne verranno. I vostri commenti, i vostri giudizi, i vostri consigli sono sempre graditi e potete farli attraverso lo specifico banner animato:

CONTACT-ME

Flipboard_iconInoltre, non dimenticate di iscrivervi al nostro canale YouTube, dove potrete trovare tutti i video realizzati a scuola e quelli con finalità scolastiche, di leggerci sulle nostre riviste Flipboard, per un’esperienza di lettura ancora più coinvolgente e soprattutto non dimenticare di votarci e di lasciare un Like.

Infine, grazie al vostro contributo, possiamo arrivare primi anche in una competizione come quella che lo scorso anno ci ha visto trionfare diventando Sito mondiale dell’anno 2016 nella categoria Carriera e formazione. Potete votare cliccando sull’apposito banner qui sotto:
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Non mi resta che augurare a tutti un buon anno scolastico e sperare che siate sempre numerosi come negli anni passati.

Prof. Davide Betto

ACQUA, ELETTRICITA’, INTERNET = WATLY

 Energia, Innovazioni  Commenti disabilitati su ACQUA, ELETTRICITA’, INTERNET = WATLY
Ago 302017
 

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E’ un progetto avveniristico, fantastico e visionario, ma il suo creatore Marco Attisani, un italiano alla guida di un team di 35 ingegneri ci crede profondamente al punto di essere sicuro di passare alla storia. Ma cos’è Walty? E cosa c’entrano acqua, elettricità e internet?

Tutto nasce dalle considerazioni fatte dalla World Health Organization che afferma come nel prossimo futuro circa un miliardo di persone nel mondo non avranno accesso a fonti di acqua potabile e 33 nazioni dovranno fare i conti con stress idrico definito di livello estremamente alto.

Inoltre, due miliardi di persone non avranno accesso all’elettricità e peggio ancora 5 miliardi saranno tagliati completamente fuori dalla connessione alla rete internet.

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La World Health Organization ha inoltre emesso altri comunicati in merito alle necessità mondiali nel prossimo futuro con particolare riferimento ai beni primari. Il 70% della superficie terrestre è vero, è ricoperto di acqua, ma di questa ben il 97% è salata, quindi non potabile. Del restante 3%, il 2% è congelata nei ghiacciai ai poli e solo il restante 1% è dolce, quindi, potabile. Ma la cosa drammatica è che di questa residuale percentuale, necessaria a sfamare il mondo, circa il 70% subisce delle contaminazioni varie che la rendono pericolosa per la salute umana provocando nel mondo ogni anno la morte di migliaia di persone.

Gran parte della popolazione non ha accesso all’elettricità attraverso fonti pulite finendo per utilizzare legna, carbone e residui da colture che emettono sostanze nocive nell’atmosfera provocando altro inquinamento.

Infine, ci informa che la mancanza di connessione alla rete internet, significa per chi ne è sprovvisto, la mancanza di accesso al futuro.

Walty nasce da tutto questo. E’ un sistema in grado di purificare l’acqua da qualunque inquinante e nel far ciò, questo sistema, riesce a produrre elettricità e fornire connessione internet in quei luoghi ove questi beni non sono disponibili come nei paesi del terzo mondo.

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Watly, è una lunga macchina, circa 35 metri che pesa qualcosa come 10 tonnellate. E’ modulare, nel senso che differenti elementi possono essere collegati tra di loro formando una rete. Il costo è elevato, ma i risultati prodigiosi; si parla di 2 o 3 milioni di euro a seconda la configurazione scelta. Per produrla sono necessari circa nove mesi ma solo 5 giorni per installarla.

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Watly sfrutta un principio fisico chiamato distillazione a compressione di vapore, considerata attualmente come una delle più efficaci tecniche per la purificazione e desalinizzazione delle acque. Questo modulo, si alimenta ad energia solare tramite pannelli fotovoltaici, non richiede carburanti di alcun genere e riesce efficacemente a purificare l’acqua da qualunque tipo di contaminazione sia fisica, che chimica che batteriologica. Desalinizza l’acqua oceanica, elimina tutti i batteri patogeni e i microorganismi in essa presenti, parassiti, funghi, rimuove sostanze inorganiche e veleni come l’arsenico, piombo, mercurio, benzene, cloro ed altre sostanze ritenute le principali responsabili del suo inquinamento. Riesce anche purificare l’acqua con presenza di radioattività. L’acqua prodotta è acqua distillata debolmente mineralizzata, le cui proprietà possono essere modificate in base alle esigenze del paese di installazione.

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Watly riesce a purificare circa 10.000 litri di acqua al giorno generando come effetto di questo processo, circa 100 chilowatt di elettricità nello stesso tempo. Realizza in questo modo una sorta di batteria off-grid che può immettere sulla rete tutta l’energia prodotta; un insieme di questi moduli può consentire la realizzazione di una vera e propria centrale elettrica (un network) da utilizzare in quei luoghi dove non è possibile far giungere la normale rete di distribuzione.

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L’idea di Watly è venuta a Marco Attisani sulla spinta dei precedenti fallimenti. Aveva creato diverse start-up con l’idea di realizzare qualcosa di rivoluzionario, ma i progetti si erano arenati senza portare a grandi risultati. Allora, egli, ha rivolto le sue attenzioni ai sistemi per la depurazione delle acque marine senza l’uso di combustibili fossili e nel 2013 è nata la prima versione di Watly.

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Prima versione di Watly

Resosi conto che non esisteva un sistema simile al mondo ha contattato un ingegnere termodinamico su amico, Stefano Buiani, è hanno dato un’accelerazione a questo innovativo progetto.

La bontà del progetto, è stata subito comprovata dai  riconoscimenti raccolti, come il Premio Marzotto e il Search On Media Group al Web Marketing Festival di Rimini. Inoltre, sono stati stanziati fondi per 2 milioni di euro da Horizon 2020 e il progetto Watly è stato inserito nel programma dell’European Space Agency.

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RAGNATELA D’ACQUA SUPER RESISTENTE

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Ago 242017
 

Nella ricerca finalizzata alla realizzazione di nuovi tessuti, di nuove fibre in grado di possedere caratteristiche migliori, sono spesso stati presi in considerazione i ragni e le proprie magnifiche realizzazioni. Le ragnatele, infatti, hanno proprietà meccaniche straordinarie, ma gli studi condotti fino a qui non hanno portato a nessun risultato tale da giustificarne il loro utilizzo. Si è tentata anche la via dell’allevamento, cercando di raccogliere questi animali in luoghi idonei, come si fa per i bachi da seta; ma l’operazione si è dimostrata impossibile perché i ragni tendono a divorarsi reciprocamente.Ragnatela01

Ma cos’è e com’è fatta una ragnatela? Si tratta di una sottile tela costituita da microscopici fili di materiale viscoso e non viscoso prodotti dalle loro ghiandole interne, chiamate seritteri. Ciò che risulta incredibile di questa secrezione, è l’estrema resistenza. Una ragnatela può infatti essere paragonata a un buon acciaio, ma con una densità 5 volte minore, per cui il carico di rottura è, a parità di sezione, 5 volte superiore.

L’osservazione e lo studio delle ragnatele, ha portato gli scienziati dell’Università di Cambridge in Inghilterra a realizzare una nuova fibra partendo da un nuovo materiale chiamato idrogel, che è composto per il 98% da acqua e per il restante 2% da silice e cellulosa. Questi componenti, sono poi tenuti insieme da particolari molecole.

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Durante la lavorazione, l’acqua viene fatta evaporare lasciando soltanto questo filamento sottile e leggero, ma super-resistente. L’ulteriore vantaggio, deriva dal fatto che la lavorazione può avvenire a temperatura ambiente e senza l’uso di sostanze chimiche, quindi con un processo molto più green rispetto a quelli utilizzati per la produzione di fibre sintetiche tipo il nylon.

La sperimentazione è ancora in corso e sono stati prodotti solo pochi milligrammi di questa nuova fibra, ma gli scienziati sono ottimisti e sperano presto di poter replicare su larga scala la produzione di questo incredibile filato i cui usi potrebbero spaziare dal campo aeronautico a quello della sicurezza a quello manifatturiero specifico dell’abbigliamento.

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SOLETAIR: BENZINA DALL’ACQUA

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Ago 222017
 

In un’epoca in cui si parla sempre più spesso di energie alternative ai combustibili fossili, sia in termini di costo, che ambientali, che di durata, l’anchorman Jamie Hyneman, autore e conduttore della nota serie televisiva MythBusters miti da sfatare, ha realizzato un impianto pilota  di quello che è noto come progetto SOLETAIR.

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Di cosa si tratta? Del primo sistema in grado di produrre combustibili fossili liquidi a partire da energie pulite. Il progetto SOLETAIR, ideato dalla INERATEC è stato in grado di produrre circa 200 litri di carburante sintetico utilizzando solo energia solare, anidride carbonica estratta dall’aria e idrogeno ottenuto dalla dissociazione dell’acqua ottenuta, anche questa, con l’energia solare.

SOLETAIR03La maggior parte di noi sanno che, i combustibili fossili sono composti da idro-carburi, ossia molecole formate da idrogeno e carbonio. Ad esempio il metano che si presenta in natura allo stato gassoso è composto da una molecola molto semplice che ha formula CH4. Il carbonio è presente nell’anidride carbonica e l’idrogeno nell’acqua.

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Il sistema SOLETAIR, è costituito da un semplice container facilmente trasportabile e installabile ovunque, in grado di produrre i più comuni idrocarburi come benzina, gasolio o metano, ma anche molecole diverse come quelle necessarie per la produzione di materie plastiche.

L’impianto è in grado di produrre, da queste semplici materie prime, circa 80 litri di benzina al giorno. Inoltre, è modulare, ossia consente il collegamento di più container per ottenere un impianto la cui produzione soddisfi le esigenze del contesto e il processo di sintesi è ottimizzato per sviluppare il minor calore possibile e per realizzare i carburanti con le migliori proprietà.

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Dal sito: //www.neocarbonenergy.fi/soletair/

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NASCE: I GRANDI ARTICOLI

 ET NEWS  Commenti disabilitati su NASCE: I GRANDI ARTICOLI
Ago 082017
 

Ancora novità all’interno del nostro sito. Parte oggi una nuova rubrica dedicata ai grandi articoli pubblicati su queste pagine. Si tratta del meglio di quanto è stato pubblicato durante questi anni. Un modo per mettere in evidenza rispetto ai tantissimi articoli pubblicati, quelli che, per estensione, approfondimento, argomento trattato, meritavano una maggiore visibilità. In questo modo potranno essere trovati con maggiore facilità all’interno dell’immensa quantità di informazioni che questo sito raccoglie.

Una pagina molto curata graficamente e di facile consultabilità, che ordina quanto trattato per data mettendo gli articoli più attuali in alto nella pagina e a seguire quelli più vecchi come in un viaggio temporale a ritroso.

Accedere a questa nuova pagina è semplicissimo: puoi farlo in due diversi modi. Il primo è attraverso il menù in alto posto sotto la voce INNOVATION:

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il secondo, invece, attraverso il comodo widget posto nelle colonne a destra degli articoli:

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A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura con i Grandi Articoli selezionati per voi.

Buona lettura a tutti.

prof. Davide Betto

GRATTACIELI SOTTOMARINI

 Costruzioni, Innovazioni  Commenti disabilitati su GRATTACIELI SOTTOMARINI
Ago 012017
 

Il popolamento eccessivo di alcune aree del nostro pianeta, soprattutto delle grandi megalopoli, ha reso urgente il problema di trovare nuovi spazi territoriali dove delocalizzare parte della popolazione ed ha messo in moto la fantasia e la creatività di architetti e progettisti il cui frutto sono stati una serie di progetti utopistici. Ma da qualche tempo, da queste utopie, sono state nate idee concretizzabili nella realtà anche se nel medio-lungo periodo.

Partendo dal forte congestionamento urbano, gli architetti hanno iniziato a guardare oltre, per trovare nuovi spazi abitativi; essendo la superficie terrestre per la maggior parte sommersa da acqua, hanno iniziato ad ipotizzare che potesse essere quello il luogo ideale per progettare nuovi spazi insediativi.

L’obiettivo non era solo quello di realizzare nuove case dislocate in luoghi una volta ritenuti non colonizzabili, ma anche quello di rispettare e integrare questi nuovi insediamenti con l’equilibrio biologico del pianeta.

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Si è iniziato così a parlare dei così detti grattacieli marini noti come seacreapers o water creapers, sorta di edifici verticali, totalmente o parzialmente immersi nell’acqua, dotati di tutti i comfort ma anche di tutte le tecnologie necessarie al loro auto-sostentamento.

Queste torri sottomarine dovranno anche essere in grado di essere autosufficienti da un punto di vista energetico attraverso la trasformazione dell’energia da fonti pulite quali le onde e le correnti del mare, il vento e il sole.

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Dovranno sostentarsi anche dal punto di vista alimentare auto-producendolo attraverso sistemi avanzati di acquacoltura e coltivazione idroponica. Dovranno, infine, produrre acqua potabile attraverso la raccolta di quella piovana o sistemi di desalinizzazione delle acque marine posti ai livelli più bassi delle torri.

Tante visioni, tanti progetti, tante soluzioni, ma tutte centrate sullo sfruttamento sostenibile, sulla bio-compatibilità tra strutture tecnologiche e ambiente biologico. Vediamo qualcuno di questi avveniristici progetti.

AEQUOREA – LA CITTA’ MEDUSA

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Ad opera dell’architetto visionario belga Vincent Callebaut, Aequorea è un ambiziosissimo progetto di città sottomarina, in grado di sopravvive e nutrire i propri abitanti autonomamente. Si tratta di un complesso di oltre 1000 cupole che richiamano le teste delle meduse emergenti dalle acque del mare ognuna dal diametro di 500 metri. Queste teste ospiteranno gli ingressi verso le parti più profonde capaci di ospitare circa 10.000 abitazioni oltre a uffici e laboratori scientifici per le ricerche marine. Quasi 1.500.000 metri quadrati sviluppati sotto la superficie del mare dove troverebbero posto anche delle vere e proprie fattorie per la coltivazione di alghe e altre sostanze organiche necessarie allo sviluppo ed alla crescita della città. A pieno regime Aequorea dovrebbe ospitare circa 20.000 persone.

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Per l’illuminazione Callebaut ha optato per soluzioni innovative e non inquinanti, studiando le creature bio-luminescenti dotate di quella sostanza chiamata luciferina in grado di generare luminosità (vedi: GLOWING TREES GLI ALBERI LUMINESCENTI)

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WATER CIRCLES – PIATTAFORME RICONVERTITE

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Non solo abitazioni, ma anche idee innovative e geniali per riutilizzare e convertire vecchi impianti dismessi in utili sistemi produttivi.

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E’ il caso della riconversione degli impianti marini per l’estrazione di petrolio e combustibili fossili in strutture per il trattamento delle acque e la produzione, attraverso la desalinizzazione di acqua potabile da parte di un team di ricercatori sud coreani.

I vecchi tubi utilizzati per l’estrazione e il trasporto del greggio verrebbero riutilizzati per il trasporto dell’acqua a grandi contenitori sferici che, collegati ad un sistema di distillazione e depurazione, realizzerebbero ingenti quantità di acqua potabile da trasportare verso i paesi in cui questa scarseggia.

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All’interno della struttura saranno anche predisposti gli alloggi per il personale ed un centro di ricerca per lo studio marino.

FLOATING CITY – LE CITTA’ GALLEGGIANTI

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Un altro grande progetto nato dalla visione utopistica di due architetti statunitensi, William Erwin e Dan Fletcher, è quello della città galleggiante. Una sorta di megastruttura, in buona parte emergente dalle acque oceaniche, costruita in prossimità di zone con forti correnti marine, in modo che le sue turbine, poste sott’acqua, possano produrre una grande quantità di energia. Anche la parte emersa parteciperà al sostentamento energetico; infatti si tratta di un guscio ricoperto di celle fotovoltaiche in grado di trasformare l’energia del sole in elettricità.

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La parte superiore è volutamente costruita con una forma concava per una duplice funzione; permettere alla luce solare diretta di penetrare anche all’interno dell’edificio e fungere al tempo stesso da grande imbuto per la raccolta delle acque piovane, da trattare e convertire in acqua potabile.

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La sotto-struttura di questo grattacielo galleggiante, costituita da grandi tubi immersi in profondità, fungeranno da finta barriera corallina in modo da permettere, attraverso l’aspirazione delle acque profonde ricche di sostanze nutritive, la formazione di colonie di fitoplancton e base per coltivazioni marine e nutrimento dei pesci di superficie.

PLASTIC FISH – TORRE MANGIAPLASTICA

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Un progetto premiato al concorso Skyscraper 2012 è quello sviluppato da un team di ingegneri sud coreani, Y. Sunhee, C. Hyunbeom, Y. Hyungsoo e K. Hongseop, la cui idea nasce da quel disastro ambientale noto come G.P.G.P. (Great Pacific Garbage Patch).

Great Pacific Garbage Patch

Great Pacific Garbage Patch

Il loro grattacielo marino, nasce proprio con lo scopo di poter ripulire i mari dalle tonnellate di plastica che lo soffocano e per poterle trattare e riciclare.

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Il grattacielo è un’immensa piattaforma galleggiante a forma sferica, alto all’incirca 380 metri di cui buona parte sommersa. Solo alcuni piani fuoriescono dalla superficie marina per lo sfruttamento dell’energia solare e del vento. Il resto del grattacielo sfrutta l’energia cinetica marina delle onde e delle correnti.

Tutta la struttura è circondata da un immenso anello del diametro di 1 chilometro che ha la funzione di catturare i rifiuti galleggianti in mare e indirizzarli verso la struttura centrale per la loro rielaborazione.

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Il corpo principale della struttura ha la funzione di un’immensa fabbrica per la lavorazione e il trattamento delle materie plastiche, mentre l’anello esterno avrebbe la funzione di ospitare gli spazi pubblici e residenziali collegati attraverso un sistema di condotti trasparenti a tunnel.

HO2 IL GRATTACIELO CHE PARLA MALESE
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Clicca per ingrandire

Ad opera dell’architetto malese Sarly Andre Bin Sarkum, HO2, è uno dei più ambiziosi e importanti progetti in ambito di architettura subacquea. Questa torre, quasi completamente sommersa, affiora dall’acqua per un’altezza di soli 2 piani, all’interno dei quali troviamo delle estese aree per la coltivazione agricola.

La torre, alta circa 381 metri è per il resto totalmente sommersa e mantenuta in posizione attraverso un sistema di cavi ancorati al terreno e da un sistema di zavorre galleggianti, grandi serbatoi estesi come dei tentacoli, che hanno la funzione di bilancieri per mantenere la struttura in posizione. Inoltre, un altro sistema di zavorre è posto nella parte più bassa della struttura per garantirne la stabilità e la posizione.

La torre nasce per essere totalmente autosufficiente, sia dal punto di vista energetico che da quello alimentare.

Energia cinetica delle onde e delle correnti, energia dal vento e dal sole in superficie hanno lo scopo di mantenere in funzione questa grande struttura. Inoltre, i tentacoli bio-luminescenti forniscono energia e un luogo perfetto per la proliferazione della fauna marina.

Coltivazioni agricole sul tetto, acquacoltura e idroponica, sono i sistemi studiati per il mantenimento della popolazione.

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Al suo interno, alloggi, uffici, spazi ricreativi e sistemi di spostamento come all’interno di una vera e propria città.

LADY LANDFILL – L’ASPIRAPLASTICA DEI MARI
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Clicca per ingrandire

Anche il water creaper Lady Landfill del trio di architetti serbi, M. Vidojevic, J. Pucaveric e M. Pihler, nasce con l’intento come la Plastic Fish, di risolvere il gravissimo problema oceanico del Great Pacific Garbage Patch, ossia di quella immensa isola galleggiante di materiale plastico ampiamente diffuso sull’oceano Pacifico.

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La proposta degli architetti è quella di utilizzare questi enormi grattacieli semi-sommersi, come immense isole galleggianti, in grado di aspirare dentro di se per il successivo trattamento i milioni di tonnellate di plastica alcuni dei quali depositati fino a 30 metri di profondità.

Questa mega-struttura è organizzata per livelli, dove sono differenziate le attività svolte. Quattro sono i principali; due più profondi dove avviene il trattamento e la lavorazione delle materie plastiche e due più superficiali, dove trovano spazio le residenze e gli spazi ricreativi per la popolazione.

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La quantità di rifiuti trattati dal sistema sul fondo della struttura, sarà proporzionato al loro peso ed al sistema di galleggiamento. Una pompa espellerà la plastica in eccesso regolando continuamente il suo accesso con l’inserimento di acqua.

La plastica sarà poi riscaldata in una camera di riciclaggio e convertita in un gas in grado di alimentare le batterie della struttura.

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LA CITADEL – IL QUARTIERE FLOTTANTE

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Ad opera dell’architetto visionario Koen Olthius, La Citadel nasce con un preciso scopo. L’Olanda, terra costretta a convivere con l’acqua, visto la sua dislocazione sotto il livello del mare, è soggetta appunto a regolari inondazioni dovute a maree e piogge che ne invadono il territorio.

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Alcune di queste zone sono permanentemente allagate e proprio pensando a queste, nasce l’idea progettuale di Olthius

La Citadel, sono 60 unità abitative che dovrebbero sorgere su una depressione allagata nei pressi di Westland, cittadina vicino a l’Aja.

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La città è progettata per difendere e far convivere la popolazione con le inondazioni e la continua penetrazione dell’acqua sul territorio urbanizzato. Il complesso, un’isola galleggiante, realizza un sistema residenziale stabile connesso con la terra ferma attraverso un collegamento anch’esso galleggiante capace di restare indifferente alle continue oscillazioni del livello del mare e a detta dello stesso progettista capace di consumare il 25% in meno di energia.

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GREENSTAR – UNA STELLA ALLE MALDIVE

Sempre dalla fantasia dell’architetto olandese Koen Olthius dello studio Waterstudio, nasce, per altre motivazioni, il progetto Greenstar alle Maldive.

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L’arcipelago, si sa, è la nazione più bassa al mondo e quella, quindi, maggiormente soggetta alle variazioni del livello del mare.

Greenstar01Il progetto nasce come tributo a questa nazione da sempre impegnata a combattere il riscaldamento globale. Si tratta di un hotel e centro conferenze galleggiante che dovrebbe sorgere all’interno di un atollo, caratterizzato dal bassissimo impatto ambientale, da un efficiente sistema energetico e dovrebbe essere in grado di accogliere fino a 800 ospiti e 2.000 conferenzieri.

 

L’HOTEL GALLEGGIANTE

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Di tutt’altra natura l’hotel galleggiante progettato per scopi turistici e di puro intrattenimento. Una grande struttura pensata come un vaso che restringe verso il basso, ricco di appartamenti, strutture ricreative, laboratori scientifici per far vivere u un’esperienza unica ai propri occupanti, ospiti di una struttura fantascientifica.

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Clicca per ingrandire

L’edificio rastrema verso il basso perché aumenta la pressione dell’acqua, quindi è concepito per convivere e resistere alle grandi sollecitazioni cui sarà sottoposto. Anche la forma circolare ribadisce questa funzione. L’anello che lo circonda, collegato tramite strutture ponte, ha la funzione di stabilizzare la costruzione tramite strumenti antivibrazioni capaci di mantenerla ferma anche durante il moto ondoso.

La struttura a cono rovesciato ospita nella parte bassa piattaforme di osservazione sottomarine, laboratori e sale verdi.

La luce accede alla struttura attraverso la grande cupola vetrata superficiale, e nella parte emersa si trovano gli spazi ricettivi dell’hotel, mentre le camere e le aree conferenza godono della vista sottomarina.

L’anello superiore ospita camere con accesso diretto alle spiagge poste tra le strutture di collegamento, che in questo caso diventano porzioni di mare protetto e sempre calmo per la balneazione degli ospiti della struttura.

Lo spazio sottostante la piazza principale ospiterebbe un piccolo porto per la subacquea e un diving center per le immersioni.

FLOATING MOSQUE – MOSCHEA GALLEGGIANTE

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Ancora ad opera dello studio olandese Waterstudio, il progetto che mira a portare sull’acqua anche gli edifici religiosi.

Progettata per l’isola artificiale di Jebel Ali a Dubai, l’opera è rimasta sulla carta nonostante avesse riscosso un grande successo perché il progetto della stessa isola è stato accantonato temporaneamente dalla società costruttrice.

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Si tratta della prima moschea che potrebbe sorgere in mezzo al mare. Una grande struttura dalla pianta rettangolare con grandi aperture dall’alto che darebbero luce ad un giardino all’aperto e ad un sistema di raffreddamento naturale a costo zero.

Grandi colonne trasparenti ad imbuto, sosterrebbero il tetto, consentendo alla luce naturale di penetrare all’interno dell’edificio creando emozionanti effetti luminosi.

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SEAHORSE – CASA GALLEGIANTE

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Concludiamo questa rassegna con quella che non è più un’utopia, ma una realtà. Nel mar arabico, liberamente galleggiante tra le isole di The World a Dubai, naviga la prima casa galleggiante del suo genere chiamata SeaHorse.

Quella che si vede nelle immagini e nel video è il prototipo di 181 unità galleggianti che navigheranno liberamente tra le isole di The World.

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Si tratta di un progetto indirizzato al turismo di lusso, ma che nasce con fini ambientalisti. Il suo nome non è casuale: il cavalluccio marino, infatti, è una specie a rischio di estinzione e queste dimore di lusso, secondo quanto affermato dal CEO di Kleindienst Group, la società che progetta SeaHorse, nella parte sommersa saranno dotate, oltre che del sistema di galleggiamento, di una barriera corallina artificiale, in cui i cavallucci marini potranno vivere e riprodursi tranquillamente.

Dal peso di 188 tonnellate, ogni unità sarà dotata di finestre a tutta altezza sul mare, cucina attrezzata con zona pranzo e soggiorno, solarium e vasca idromassaggio con fondo trasparente. Le camere da letto occuperanno uno dei tre livelli di cui la casa è dotata, ossia quello sommerso.

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