prof. Davide Betto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, ha insegnato fino al 2009 all'interno della propria disciplina e da oltre vent'anni utente Apple. Esperto di programmi per la post-produzione video e la grafica digitale. Webmaster per diletto e grande appassionato di tecnologia e tecnologie. Formatore ed esaminatore EIPASS e collaboratore della Lattes Editori per la Tecnologia E AUTORE DEL BLOG iLTECHNOlogico.it

Feb 222018
 

L’auto elettrica è sicuramente la scommessa per il futuro del trasporto proprio perché i livelli di inquinamento oramai raggiunti sono intollerabili per il nostro pianeta. Una scommessa che parte da lontano, ma che ha subito una forte accelerazione nell’ultimo periodo grazie anche agli annunci del visionario miliardario Elon Mask che ha già presentato la sua Tesla. Tanti sono stati i problemi che hanno rallentato o fatto posticipare la creazione di auto di questo tipo. Innanzitutto il peso e l’ingombro delle batterie, poi il sistema di ricarica, l’autonomia ed infine, per quegli automobilisti particolarmente esigenti, le prestazioni. Già con la Tesla, molti di questi problemi sono stati risolti, soprattutto quello prestazionale.

Sulle riviste sportive, si leggono sempre comparazioni sulle velocità massime raggiungibili da questi bolidi e soprattutto si confronta il tempo impiegato per passare da velocità zero a 100 km/h ritenuto un parametro di valutazione importante. Su questo aspetto, le auto elettriche, hanno sempre avuto la peggio, ma fino ad ora. Infatti, sempre la Tesla di Elon Mask vanta tempi di poco superiori ai due secondi, ma questo record è stato da poco infranto da un nuovo bolide elettrico di concezione nipponica.

Su questo aspetto, la ASPARK OWL, questo è il nome dell’auto giapponese, ha battuto tutti. Infatti, un video che gira sulla rete mostra come questa macchina elettrica raggiunga la velocità di 100 km/h in meno di 2 secondi, un vero razzo.

Il video, mostra questo eccezionale risultato, no su di una pista attrezzata per l’evento, ma in uno spazio piuttosto angusto al di fuori di un capannone industriale e su un tracciato non propriamente adatto ad una verifica di questo tipo.

Il risultato della telemetria non lascia dubbi: 100 km/h in solo 1,92 secondi. I critici hanno comunque affermato che il risultato è stato raggiunto anche grazie all’uso di pneumatici slick da gara e che queste prestazione dovrebbero essere inferiori se effettuate con pneumatici stradali.

Approfondimento: uno pneumatico slick, che in inglese significa liscio, è un tipo di pneumatico che non ha scanalature sul battistrada. In questo modo, si ha una maggiore superficie d’aderenza sull’asfalto, massimizzando la trazione.

Attualmente la Aspark Owl è in fase di prototipo, ma la società giapponese che la produce ha l’intenzione di realizzarne un primo blocco di 50 esemplari per la vendita. Anche da questo punto di vista la competizione è iniziata. Elon Mask ha promesso che la sua Tesla Roadster prevista per il 2020, raggiungerà lo stesso tipo di prestazione.

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Feb 222018
 
PIOMBO
DATI CONFIGURAZIONE
GALENA ASPETTO

Il Piombo, elemento metallico denso, con colore grigio-bluastro, ha simbolo Pb e numero atomico 82. Probabilmente, uno dei più antichi metalli conosciuti, il piombo veniva utilizzato dai romani per costruire tubi per la distribuzione di acqua.

Il Piombo è abbondantemente diffuso in tutto il mondo sotto forma di solfuro, nel minerale chiamato galena e in minerali di secondaria importanza come la cerussite e l’anglesite. Viene estratto mediante un processo di arrostimento e riduzione, che consiste nella conversione del piombo a ossido e nella successiva riduzione con carbone coke in fornace.

Miniera di piombo di Campo Pisano

Materiali di scarto presenti nel piombo, recuperati da vari processi industriali e quindi fusi, costituiscono un altro importante processo nella lavorazione di questo metallo. Molto spesso la galena contiene minerali preziosi come argento e oro che vengono recuperati attraverso il processo Parker, che utilizza una piccola quantità di zinco, mescolata al piombo fuso, per sciogliere i metalli preziosi.

PROPRIETA’

Il piombo metallico è tenero, malleabile, duttile è poco resistente alla trazione ed è un cattivo conduttore di elettricità. Se esposto all’aria, varia rapidamente aspetto e assume una colorazione blu-grigiastra piuttosto opaca, molto diversa dalla consueta lucentezza metallica. Fonde a 328 °C, bolle a 1740 °C, ha densità relativa 11,4 e peso atomico 207,20.

LEGHE

Miscelando il piombo con altri metalli, è possibile realizzare numerose leghe. Le più importanti sono:

  • Piombo-Arsenico
  • Piombo-Bario
  • Piombo-Bismuto
  • Piombo-Cadmio
  • Piombo-Calcio
  • Piombo-Rame
  • Piombo-Indio
  • Piombo-Litio
  • Piombo-Argento
  • Piombo-Magnesio
  • Piombo-Stagno
  • Piombo-Tellurio
IMPIEGHI

Il piombo è usato in enormi quantità nelle batterie e come rivestimento di cavi elettrici, tubi, serbatoi e negli apparecchi per i raggi X. Per la sua elevata densità il piombo trova impiego come sostanza schermante per i materiali radioattivi. Numerose leghe contenenti un’alta percentuale di piombo sono utilizzate nella saldatura, per i caratteri da stampa, per gli ingranaggi.

Batteria Proiettili Caratteri da stampa
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ALBERTO MUSSO
Classe e Anno: Argomento di Riferimento:
Prima I – 2017/18 METALLI
Feb 202018
 
URANIO
DATI CONFIGURAZIONE
URANINITE ASPETTO

L’Uranio è un metallo altamente tossico ed ha numero atomico più alto di tutti: 92. Il suo simbolo chimico è U. Fonde a una temperatura di 1132°C. Si trova in natura in minerali chiamati pechblenda e uraninite. Il concentrato di Uranio si chiama Yellowcake.

Risalendo a degli scavi fatti a Napoli risulta che l’Uranio sia stato usato nel 79 a.C. per colorare le ceramiche. Però l’Uranio è stato realmente scoperto nel 1789 dallo scienziato tedesco Martin Heinrich Klaproth che trovò l’Uraninite. Prende il suo nome dal pianeta Urano che era stato scoperto poco prima. La consacrazione della sua scoperta avvenne, però, definitivamente nel 1841 da Eugène-Melchior Pèligot e nel 1850 fu usato per la prima volta.

Miniera di uranio

PROPRIETA’

Le principali proprietà dell’Uranio sono:

  • Conduttore termoelettrico;
  • Tossico;
  • Fusibile;
  • Duttile.
LEGHE

Miscelando l’uranio con altri metalli si ottengono numerose leghe. Le più importanti sono:

  • Acetano di Uranile;
  • Nitrato di Uranio;
  • Esafluoruro di Uranio;
  • Diuranato di Ammonio;
  • Diossido di Uranio.
IMPIEGHI

L’uranio ha due usi principali: uno militare e uno civile.

Si sfruttano in ambito militare le sue proprietà tossiche e radioattive, infatti si usa per:

  • Proiettili;
  • Bombe atomiche;
  • Propulsori di sottomarini e aerei militari.

In ambito civile, invece le sue applicazioni sono:

  • Centrali elettronucleari;
  • Per la fotografia;
  • Bussole giroscopiche.
Proiettile Bomba all’uranio Giroscopio
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NICOLE BETTO
Classe e Anno: Argomento di Riferimento:
Prima I – 2017/18 METALLI
Feb 202018
 
PLATINO
DATI CONFIGURAZIONE
PEPITA DI PLATINO ASPETTO

Il platino è un metallo di colore bianco-grigio, lucente e resiste alla corrosione. Il suo nome deriva dallo spagnolo “platina”, che significa “piccolo argento”. Ha simbolo chimico Pt e numero atomico 78.

Si trova sia allo stato nativo che, associato ad altri metalli del suo gruppo (rutenio, rodio, palladio, osmio e iridio), al ferro e al rame e, qualche volta, a piccole quantità di oro, nichel, manganese, piombo, mercurio.

Il platino fu studiato da C. Wood, da W. Watson e da molti altri, che ne indicarono le proprietà. W.H. Wollaston fu uno dei primi a ottenere oggetti di platino praticamente puro pressando e sintetizzando il metallo.

Miniera di Platino in Sud Africa

PROPRIETA’

Le principali proprietà del Platino sono:

  • Malleabile;
  • Duttile;
  • Resiste alla corrosione;
  • Resiste all’ossidazione;
  • Capacità catalitiche;
  • Buone proprietà reologiche alle alte temperature;
  • Conduttore elettrico;
  • Conduttore termico.
LEGHE

Le leghe a base di platino possono essere utilizzate a temperature superiori ai 2000K e, nonostante i costi elevati, sono di grande interesse per applicazioni strutturali.

Il platino puro ha bassa resistenza meccanica ad alte temperature; per questo viene generalmente legato con iridio (fino al 20%) o rodio (fino al 30%) che ne aumentano considerevolmente la resistenza a rottura.

Nell’oreficeria il platino è impiegato in lega col rame (10%) o col rutenio (5%) oppure con l’iridio (10%).

In elettrotecnica vengono impiegate leghe platino-rodio (10%) per i contatti, per i resistori dei forni a resistenza e per le termocoppie.

Per i contatti elettrici vengono preferite leghe di platino-iridio (20%) o di platino-rutenio (10%).

IMPIEGHI

In gioielleria era già usato dagli Inca e indossato dai faraoni, dopo però non fu più utilizzato. Nel 1895 il gioielliere Cartier lanciò una collezione che ebbe un’enorme successo e fu imitato da altri gioiellieri famosi. Il primo mercato sono gli Stati Uniti (ma quasi il 50% della gioielleria è di produzione italiana), seguiti dall’Europa e dal Giappone. I più grandi gioielli al mondo, come il celebre diamante Koh-i-Noor, sono montati su platino.

In orologeria per la fabbricazione degli orologi, il platino crea maggiori difficoltà di lavorazione di uno in oro, per questo, quelli in platino costano di più di quelli in oro.

Nell’industria viene utilizzato per le sue straordinarie proprietà per la fabbricazione di apparecchi di laboratorio e attrezzature dell’industria chimica (crogioli, termocoppie, termometri a resistenza, ecc.). Nell’industria chimica viene utilizzato perché è resistente alla maggior parte degli agenti chimici. Per la resistenza alle alte temperature è utilizzato in campo aeronautico. Per eliminare i gas di scarico viene utilizzato nelle marmitte catalitiche delle auto. In medicina trova impiego nei pace-maker ad esempio, mentre è molto usato in odontoiatria.

Gioielleria Strumenti odontoiatrici Orologi
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SALVATORE LANZAFAME
Classe e Anno: Argomento di Riferimento:
Prima D – 2017/18 METALLI
Feb 182018
 
NICHEL
DATI CONFIGURAZIONE
PENTLANTIDE ASPETTO

Il nichel è un elemento relativamente abbondante costituendo circa lo 0,01% della crosta terrestre. Ha simbolo chimico Ni e numero atomico 28.

Impiegato già da alcuni millenni in lega con il ferro e il rame, fu isolato per la prima volta come un nuovo elemento dallo svedese A.F. Cronstedt in un minerale di rame chiamato volgarmente kupfer-nickel.

Il nichel si ritrova in forma elementare soltanto nelle meteoriti ma, combinato con altri elementi, è piuttosto diffuso sulla crosta terrestre in minerali come la garnierite, la millerite, la niccolite, la pentlandite e la pirrotite.

Impianto di estrazione di minerali nicheliferi

I minerali solfurici, come la pentlandite e la pirrotite nichelifera, vengono generalmente fusi in un altoforno e trasportati in forma di lingotti di solfuro di rame e nichel alle raffinerie, dove il nichel viene estratto.

La maggior parte del nichel viene estratto in Canada, in particolare nella regione del Québec dove nel 1957 fu scoperto un ricchissimo deposito. Cuba, i paesi dell’ex Unione Sovietica, la Cina e l’Australia restano comunque importanti produttori.

PROPRIETA’

Le principali proprietà del Nichel sono:

  • colore grigio chiaro, assai lucente dopo lucidatura;
  • ottima resistenza agli agenti atmosferici (passivazione) e alle soluzioni alcaline;
  • buona resistenza alla trazione;
  • buona saldabilità;
  • buona estrudibilità;
  • ferro-magnetico;
  • duttile;
  • malleabile;
  • lucidabile.
LEGHE

Miscelando il nichel con altri metalli, è possibile realizzare numerose leghe. Le più importanti sono:

  • acciaio inox austenico (acciaio contenente nichel e cromo);
  • acciaio duplex (acciaio con cromo, nichel e molibdeno);
  • alnico (lega ferromagnetica di ferro, alluminio, nichel e cobalto);
  • cupronichel (rame e nichel);
  • superleghe base nichel (nichel e agenti leganti);
  • leghe a memoria di forma (nichel, titanio).
IMPIEGHI

Il nichel è usato principalmente nella preparazione delle leghe. Le proprieta’ principali delle leghe del nichel sono resistenza meccanica, duttilità, resistenza alla corrosione ed al calore.

Acciao Inox austenico:

  • pentole e servizi domestici;
  • finiture architettoniche.

Acciaio duplex:

  • scambiatori di calore;
  • macchine per movimentazione dei materiali.

Alnico:

  • Magneti permanenti.

Cupronichel:

  • impianti di dissalazione e condensatori marini;
  • chiglie delle navi;
  • piattaforme petrolifere.

Superleghe:

  • turbine a reazione.

Leghe a memoria di forma:

  • fili e molle (Flexinol), pistoni per uso meccanico o antenne paraboliche;
  • montature per occhiali;
  • ambito spaziale (azionamenti per le parti movibili dei satelliti);
  • ambito medicale (cateteri, apparecchi ortodontici, protesi);
  • automobilistico (valvole, impianti di condizionamento);
  • idraulico (regolazione automatica dell’acqua).

Oltre all’utilizzo nelle leghe il nichel trova importante impiego come rivestimento (nichelatura) capace di conferire notevoli proprietà al manufatto finale:

  • resistenza alla corrosione;
  • miglioramento dell’attrito;
  • resistenza all’usura;
  • aumento della durezza superficiale;
  • brasatura con leghe stagno-piombo;
  • ulteriori rivestimenti con metalli preziosi.
Monete Pentole Pile
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LARA PASTORINA
Classe e Anno: Argomento di Riferimento:
Prima I – 2017/18 METALLI
Feb 182018
 

Inauguriamo oggi una nuova sezione dove viene messa in evidenza la capacità creativa e riflessiva dei ragazzi a scuola. Si tratta di una sezione per la verità già esistente da tempo sulle nostre pagine, ma in questo modo voglio ancor più premiare lo sforzo e l’applicazione che alcuni di loro hanno dimostrato e continuano a dimostrare in merito alle tematiche della disciplina.

ANCHE NOI SCRITTORI su EDUCAZIONETECNICA nasce con l’intento di rendere protagonisti i discenti nello studio della disciplina, ponendoli, non più come meri fruitori del contenuto fornito loro da qualcuno (il docente), ma come creatori del contenuto stesso, realizzando articoli che altri studenti come loro potranno utilizzare negli studi.

E’ bastato fornire una traccia, uno schema da seguire, per scatenare una corsa alla realizzazione del lavoro migliore, per attivare un processo creativo, valido e interessante. Tutti si sono messi in gioco scegliendo il tema più congeniale ed alcuni hanno raggiunto livelli particolarmente elevati.

Questo logo, all’interno della pagine del sito, renderà evidente la loro produzione e la loro creatività, sottolineerà lo sforzo di ricerca e sintesi verso il quale il sottoscritto interviene solo in veste di editore, tagliando e smussando dove serve, per rendere il prodotto adatto al livello e alla qualità delle nostre pubblicazioni.

Widget

Un premio ai miei alunni e un riconoscimento a quanto svolto e alla passione con cui mi seguono. Ovviamente non pubblico tutto, ma soltanto alcuni selezionati articoli; questo non vuol dire che non abbia apprezzato quanto fatto dagli altri, ma vuole servire, non troppo velatamente, da stimolo per fare meglio, per ottenere di più. Attraverso il widget posto sulle colonne a destra del sito o, attraverso l’apposito menù posto sotto la voce “SCUOLA”, sarà semplicissimo entrare in questa nuova categoria dove troverete con facilità tutti gli articoli scritti dai nostri giovani alunni.

Voce da Menù

Spero che questo ulteriore piccolo tassello, che si aggiunge ai tanti già costruiti nel tempo, possa accrescere l’interesse e la partecipazione verso quelli che sono i temi di questa incredibile disciplina e appassionare ancora di più il pubblico di queste, permettetemi di dirlo, incredibili pagine, a leggere, approfondire e ad essere curiosi.

Buona lettura a tutti e un “GRANDI” ai miei alunni scrittori.

Prof. Betto

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Feb 142018
 

Non un drone qualunque, ma un super drone quello sviluppato da un team di 60 ex diplomati del Massachusetts Institute of Technology, il famosissimo MIT di Boston. Insieme questi ingegneri, hanno fondato nel 2014 una società nominata Skydio, una startup finanziata con 70 milioni da due società americane, la Andreessen Horowitz e Nvidia. Un investimento importante che consentirà alla società di produrre, anche se in quantità limitate, i primi pezzi del loro prodotto. Ma di cosa si tratta?

Il nome è R1, ma anche se il nome evoca alla memoria un robot di Guerre Stellari, si tratta di qualcosa di completamente diverso, un nuovo ed evolutissimo concetto di drone. 4 anni di studio e sperimentazione a Redwood City, in California. Un quadricottero dotato di telecamere in altissima risoluzione, 4K, capace di volare in assoluta autonomia in ambienti complessi come i boschi.

Ma il super gadget tecnologico non è solo questo. Oltre ad essere il primo drone in grado di spostarsi autonomamente, dotato dell’intelligenza artificiale fornitagli da un computer Nvidia Jetson TX1 montato al suo interno, è equipaggiato da 4 sistemi di sollevamento da ben 13 telecamere integrate con qualità video 4K.

Le telecamere appunto, sono capaci di effettuare una mappatura completa dell’ambiente circostante che viene in tempo reale interpretato e rielaborato dal potente processore matematico di cui R1 è dotato. Questo gli consente di superare gli ostacoli e muoversi agevolmente ed in totale autonomia all’interno di ambienti anche molto complessi.

Un’altra delle cose eccezionali che riesce a compiere questo incredibile oggetto volante è il riconoscimento dei volti o il colore dei vestiti, cosa che lo rende in grado di seguire un soggetto durante tutti i suoi spostamenti indipendentemente dalla loro natura.

Il volo è quasi esclusivamente autonomo, a tal punto che il drone non può in nessun modo scontrarsi con oggetti o persone durante il suo percorso. Esiste anche una versione di volo manuale, ma è volutamente limitata al massimo. Infatti, durante il controllo manuale, tutte le funzioni di sicurezza autonoma, restano sempre attive in modo da impedire che volutamente il pilota lo possa spingere a schiantarsi contro qualsivoglia oggetto.

Il volo pilotato avviene attraverso un’app da utilizzare su smartphone o tablet, capace per di fornire al manovratore solo poche opzioni di movimento e per visualizzare le anteprime dei video realizzati durante il volo.

Questa meraviglia, presenta però anche dei limiti. Innanzitutto il costo, non certo alla portata di chiunque; 2,499 dollari, rispondono però all’incredibile dotazione di questo gadget di lusso (13 videocamere 4K, un processore, sistemi di rilevamento). Ma bisogna anche dire che la società si rivolge in questo momento ad una clientela molto specializzata, fatta di filmaker, sportivi e aziende per video pubblicitari di alta qualità. L’altro limite sta nell’autonomia. Ancora, a piena carica, il drone può volare solo per 16 minuti. Vedremo cosa ci riserverà in futuro, questa creativa startup.

Feb 132018
 

Non tutti ricorderanno Jeeg Robot D’Acciaio, il robottone giapponese che si assemblava magneticamente richiamato dalla testa, il protagonista Hiroshi Shiba, che aveva il potere di trasformarsi nell’enorme automa guerriero. Forse sarà stato proprio Jeeg a venire in mente ai ricercatori dell’Università della Pennsylvania, forse no, fatto sta che la loro ultima creazione lo ricorda proprio da vicino.

Si tratta di ModQuad, un nugolo di droni capaci di assemblarsi in volo attraverso potenti magneti, proprio come faceva Jeeg nel cartone animato. Questo consente loro di creare strutture complesse in grado di collaborare per sollevare e spostare oggetti anche pesanti. Ogni modulo è composto da quattro rotori ed è racchiuso all’interno di una gabbia di fibra di carbonio che monta sugli spigoli dei magneti che consentono ai diversi moduli, quando sono vicini di unirsi a formare strutture complesse simmetriche o asimmetriche, mantenendo perfettamente la stabilità di volo.

Il progetto è ancora allo stato iniziale, ma promette già bene. Secondo il capo ricerca Mark Yim, ModQuad, potrebbe essere utilizzato in diverse applicazioni. Ad esempio li dove la forza di un unico elemento non è in grado di spostare l’oggetto, o per arrivare in zone inaccessibili per un unico grande drone, così che tanti piccoli possano diventare un’unico più grande per poi scomporsi e svolgere lavori individuali.

Anche l’affidabilità del sistema dovrebbe essere garantita, perché il danneggiamento o il malfunzionamento di uno dei moduli non dovrebbe pregiudicare il funzionamento dell’insieme. Vedremo quali saranno i futuri sviluppi di questa ingegnosa invenzione.

GUARDA I VIDEO:

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Feb 122018
 

Uno dei maggiori problemi dei nostri amati smartphone, è l’estrema delicatezza dei vetri touch con i quali interagiamo e soprattutto i costi non proprio economici per le loro sostituzioni. Oggi gli smartphone di fascia alta utilizzano quanto di meglio c’è sul mercato, e sto parlando di vetro Gorilla Glass (vedi: Un GORILLA nel VETRO parte 3) e di vetro Zaffiro (vedi: AVRO’ UN VETRO COME UNO ZAFFIRO), dotati di una durezza molto elevata. Ma nonostante i progressi fatti in tale direzione, nessun terminale è esente da rottura in caso di caduta. Perlomeno fino ad oggi. Infatti, un’azienda statunitense, la Akhan Semiconductor è riuscita nell’intento di creare un vetro probabilmente indistruttibile utilizzando diamanti veri, ossi i materiali che sulla scala di Mohs hanno la durezza maggiore.

Approfondimento: la scala di Mohs è un metodo empirico con cui si è sempre misurata la durezza dei materiali. Ideata dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs nel 1812 questa scala assume 10 materiali di riferimento dal più tenero (talco) al più duro (diamante) numerati da 1 a 10 tali che ciascuno è in grado di scalfire quello che lo precede ed essere scalfito da quello che lo segue.

Questo prodotto incredibile prende il nome di Miraj Diamond Glass ed è ottenuto in laboratorio attraverso un particolare procedimento finalizzato alla riduzione dei costi. In pratica, si tratta di ricoprire con un sottile film, una pellicola di diamanti artificiali, una lastra di vetro aumentandone infinitamente la resistenza.

Secondo la Akhan Semiconductor, il Miraj Diamond è 6 volte più robusto, 10 volte più duro e fino a 800 volte più freddo rispetto al principale vetro della concorrenza, presumibilmente il Gorilla Glass della Corning.

Ovviamente il lavoro della Akhan Semiconductor non si ferma qui; secondo quanto affermato dal proprio CEO, Adam Khan, sono in corso numerosi test con diversi produttori di smartphone al fine di verificare se le capacità di resistenza del nuovo vetro si associano ad altre necessarie capacità. I vetri dei moderni smartphone, sono infatti touch, quindi consentono il passaggio dei segnali elettrici e soprattutto bisognerà verificare se questi abbiano una riflettanza opportuna. Infatti, un valore troppo elevato di questa renderebbe lo schermo in presenza di luce illeggibile costringendo il sistema ad aumentare continuamente la luminosità a tutto discapito della durata della batterie.

A parte questi dettagli, pare che la strada sia stata tracciata e forse già nel 2019 vedremo i primi telefonini con vetri di diamante artificiali e potremo essere meno preoccupati se accidentalmente il nostro cellulare dovesse cadere per terra.

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Feb 092018
 

Da sempre l’uomo ha desiderato di poter volare, ma la natura non lo ha fornito degli strumenti adatti a compiere questa azione. Dallo studio, però, dei volatili, dalle loro caratteristiche e dalla loro conformazione, ha cercato di carpire i segreti che consentono a questi esseri di librarsi e di spostarsi in aria. Oggi, dopo decenni di sperimentazione e tentativi, l’uomo vola liberamente da una parte all’altra del mondo attraverso degli strumenti, miracoli di ingegneria, che si chiamano aerei.

Ma com’è possibile volare? In realtà, si tratta di un fenomeno puramente fisico, ed una volta compreso il segreto di come questo avviene, riuscire a realizzarlo è diventato relativamente semplice, anzi ci si è spinti oltre realizzando aerei più grandi e veloci (vedi Il Gigante dei Cieli: AIRBUS A380), pieni zeppi di tecnologie e comfort.

LA PORTANZA

Il prodigio del volo, è possibile grazie ad un fenomeno fisico chiamato Portanza. Si definisce come “la spinta perpendicolare alla direzione del moto che si produce per effetto del flusso dell’aria intorno all’ala“. Questo fenomeno, sostiene in aria, i grandi aerei ma allo stesso modo anche gli alianti o gli uccelli.

Il segreto sta nella differenza di pressione tra la parte superiore e quella inferiore dell’ala, ma questo è solo un aspetto del fenomeno che consente agli aerei di restare in aria. L’altro aspetto importante, è l’angolo di inclinazione. L’ala, infatti, deve risultare inclinata verso l’alto di un angolo chiamato angolo di attacco per poter creare una sufficiente portanza in grado di far superare all’aereo la forza di gravità. La dimensione di quest’angolo deve essere studiata attentamente in modo da massimizzare la portanza e rendere massima la differenza di velocità dell’aria tra la faccia superiore e quella inferiore dell’ala.

L’AEREO E LE SUE ALI

E’ proprio la sagoma dell’ala che, fa in modo (come si vede dalle figure precedenti) che l’aria scorra più velocemente su una superficie (superiore) rispetto che sull’altra (inferiore). Anzi, le curve di flusso nella parte superiore, sempre a causa della forma, tendono a schiacciarsi una vicino all’altra. Quindi data la maggiore distanza da compiere, l’aria nella parte superiore è costretta ad accelerare. Aumentando la velocità, cala la pressione. Al contrario, nella parte inferiore, l’aria passa più lentamente  e la pressione aumenta.

Per un principio della fisica, se sulla faccia superiore dell’ala, chiamata dorso, la pressione dell’aria è minore che in quella inferiore chiamata ventre, la forza risultante crea un effetto di risucchio verso l’alto, che aumentando, supera l’intensità della forza di gravità, consentendo all’aereo di librarsi in aria e mantenersi in volo.

Durante un volo, sono 4 le forze che agiscono sul velivolo. La portanza, ossia il risucchio verso l’alto dovuto alla differenza di pressione sull’ala che, compensa le forze che trascinerebbero l’aereo verso il basso cioè il suo peso e la forza di gravità. E poi, la forza motrice o trazione, ossia la spinta data dai motori che deve compensare l’attrito o resistenza causato dall’aria che impatta sulla superficie dell’aereo.

Una volta superate le fasi iniziali, durante quello che viene chiamato volo orizzontale, le forze debbono essere a due a due uguali. La forza motrice dovrà essere uguale all’attrito, mentre la portanza dovrà essere uguale al peso. Se la spinta dei motori aumenta, l’aereo accelera, se la portanza cresce, l’aereo sale di quota.

Bisogna comunque tener presente anche un altro fattore, la rarefazione dell’aria. Infatti, salendo di quota, l’aereo incontra aria sempre più rarefatta, con conseguente diminuzione dell’attrito. Questo lo porta, a parità di spinta, ad accelerare ma è anche costretto a mantenere questa maggiore velocità per compensare la perdita di portanza che lo costringerebbe inevitabilmente a perdere quota.

La portanza che entra in gioco durante tutto il volo, dipende da due fattori chiave: da un lato la velocità dell’aereo rispetto all’aria e dall’altro dalla conformazione e inclinazione dell’ala.

Ma la velocità dell’aereo cambia durante tutte le fasi del volo, quindi bisognerà adattare l’ala a questi differenti momenti.

Schema parti mobili dell’ala

Per questo è dotata di tutta una serie di parti mobili come gli slat e i flap o ipersostentatori che alle estremità anteriori o bordo d’attacco e posteriori o bordo di uscita o di fuga, cambiano alla bisogna il profilo alare e la sua superficie in modo da consentire all’aereo di adattarsi a tutte le situazioni del volo.

Ala con parti mobili chiuse ed estese

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Feb 042018
 

Scegliere un alimento sul bancone del supermercato o nella bottega sotto casa, richiede attenzione e cura da parte del consumatore. Essere informati in merito alla qualità del prodotto, alla sua origine, ai processi adottati per la sua conservazione, è divenuta una necessità. E possiamo trovare tutte queste indicazioni sulla confezione del prodotto su quella che viene definita etichetta.

Le informazioni che questa deve riportare, non sono casuali, ma normate secondo specifiche regole che fissano i parametri di comportamento in questo complesso e delicato settore di mercato.

Oggi, le normative nazionali, sono state sostituite o integrate da quella europea che uniforma le indicazioni da riportare sulle etichette in tutti i paesi membri dell’Unione. La normativa di riferimento è la seguente:

Regolamento (UE) 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori

A cui si collega un altro regolamento importante sull’etichettatura che fornisce indicazioni sulla salute dette claims:

Regolamento (CE) 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari

Il regolamento 1169 all’art.1, definisce innanzitutto il concetto stesso di etichetta:

…qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore.

La normativa, poi, indica anche i criteri di rappresentazione delle informazioni. Queste devono risultare:

  • chiare
  • leggibili
  • indelebili

Inoltre, la stessa normativa fissa quali indicazioni debbono essere apposte obbligatoriamente sulle confezioni e quali invece possono essere facoltative o a discrezionalità del paese produttore.

Per questo bisogna tener presente che i prodotti alimentari possono essere venduti in tre differenti forme di confezionamento:

  • alimenti sfusi – ad esempio frutta e verdura le cui indicazioni non possono essere apposte sulla confezione, che di fatto non esiste, ma sul vassoio di vendita;
  • pre-incartati – ad esempio pane, carne e pesce freschi, salumi, che vengono confezionati sul luogo al momento della vendita;
  • pre-confezionati – riguarda tutti quegli alimenti incartati già dal produttore prima di giungere al punto vendita e nel quale l’alimento rimane chiuso fino al momento in cui verrà consumato.
alimento sfuso pre-incartato pre-confezionato

La normativa europea, rende obbligatorie le indicazioni sull’etichetta, solo per i prodotti pre-confezionati, mentre per gli altri le indicazioni da apporre sono delegate a ciascun stato membro (art. 44).

STRUTTURA DELL’ETICHETTA

Un’etichetta a norma di legge deve riportare obbligatoriamente le seguenti informazioni:

  • Denominazione di vendita
  • Elenco ingredienti
  • Data di scadenza o tempo di conservazione
  • Nome, ragione sociale o marchio depositato e sede dell’azienda produttrice
  • Peso netto del prodotto
  • Valore alcolometrico per le bevande con contenuto alcolico superiore all’1,2%
  • Lotto di appartenenza
  • Modalità di conservazione ed eventuale utilizzo
  • Dichiarazione nutrizionale
  • Presenza di ingredienti che possono provocare allergie o intolleranze
  • Paese di origine e luogo di provenienza

Immagine tratta dall’opuscolo informativo del Ministero della Salute

DENOMINAZIONE DI VENDITA

Rappresenta il nome del prodotto e può in qualche modo descriverlo. Accanto al nome deve evincersi anche lo stato fisico in cui il prodotto si trova o il trattamento che ha subito: in polvere, liofilizzato, surgelato, affumicato, ecc. e per i prodotti congelati anche l’indicazione decongelato.

ELENCO INGREDIENTI

In ordine decrescente di peso, vanno indicati tutti gli ingredienti utilizzati nella produzione. Insieme a questi, vanno indicati gli allergeni contenuti, messi in evidenza attraverso l’uso di un carattere diverso per dimensione, stile e colore, così da essere facilmente individuabili.

DATA DI SCADENZA – TEMPO DI CONSERVAZIONE

La data di scadenza si applica in quei prodotti ad alta deperibilità come ad esempio latticini, uova, formaggi, dove troviamo la dicitura “Da consumarsi entro il…“. Questa indica la data ultima entro cui consumare il prodotto, perché dopo tale data questo potrebbe risultare tossico.

Il tempo minimo di conservazione (TMC) si applica invece su quei prodotti che possono essere conservati più a lungo, dove troviamo la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro il…“. In questo caso, veniamo avvertiti che il prodotto, dopo quella data, potrebbe aver modificato alcune delle sue caratteristiche organolettiche tipo sapore o colore, ma che può ancora essere consumato senza rischi per la salute.

MODALITA’ DI CONSERVAZIONE E UTILIZZO

Ogni alimento deve essere conservato in modi diversi per garantire la freschezza e la durabilità. Ad esempio alcuni alimenti vanno conservati in frigo, altri nel congelatore, altri ancora in luoghi asciutti e bui. In generale, comunque il cibo non va esposto direttamente a fonti di luminosità e calore. L’indicazione delle modalità di conservazione ed eventuale utilizzo successivo, sia prima che dopo l’apertura della confezione, aiutano il consumatore ad allungare la durata del cibo e a ridurre gli sprechi.

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE

Si tratta di una serie di informazioni aggiunte più recentemente per avviare un controllo alimentare sulla popolazione al fine di evitare malattie quali l’obesità sempre più diffusa nei paesi sviluppati. Sono rappresentate sotto forma tabellare e riportano informazioni su:

  • valore energetico
  • grassi
  • carboidrati
  • zuccheri
  • acidi grassi saturi
  • proteine
  • sale

Il valore energetico è riferito alla quantità di 100g/100ml di alimento ed è espresso come percentuale assunta da un individuo adulto riferita all’apporto medio giornaliero di calorie di circa 2000 kcal.

PAESE DI ORIGINE E LUOGO DI PROVENIENZA

Questo tipo di informazione, già obbligatoria per alcuni tipi di alimenti, carni bovine, pesce, frutta e verdura, miele, olio d’oliva, viene estesa con la nuova normativa europea anche alle altre carni fresche e congelate delle specie suina, caprina, ovina e avicola.

INDICAZIONI COMPLEMENTARI

Altre informazioni, possono essere inserite a discrezione del singolo paese membro e servono ad aiutare il consumatore a effettuare scelte più consapevoli.

Ad esempio viene messo in evidenza un quantitativo di caffeina superiore a 150 mg/l in quelle bevande che non siano the o caffè, quantità che potrebbe generare rischi a determinate categorie di consumatori come bambini o donne in stato di gravidanza. Sulla confezione sarà riportata la dicitura “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento“.

Oppure in quegli alimenti destinati a persone che debbono contenere il livello di colesterolo nel sangue dove sarà riportata la dicitura “addizionato di steroli vegetali” o “addizionato di stanoli vegetali”.

INDICAZIONI SULLA SALUTE: CLAIMS

Il Regolamento (CE) 1924/06 è nato con lo scopo di garantire ai consumatori europei l’accuratezza e la veridicità delle informazioni riportate sulle etichette in merito a indicazioni nutrizionali e indicazioni sulla salute.

Queste, non possono in nessun caso essere false, creare dubbi al consumatore sui valori nutrizionali di altri alimenti, incoraggiare al consumo eccessivo dell’alimento, sfruttare timori del consumatore.

Le indicazioni nutrizionali non sono obbligatorie e sono quelle informazioni che avvisano delle proprietà benefiche che il prodotto può avere in virtù di:

  • energia (valore calorico) che:
    • fornisce
    • fornisce in misura ridotta o maggiore
    • non fornisce
  • sostanze nutritive che:
    • contiene
    • contiene in misura minore o maggiore
    • non contiene

Esempi di indicazioni nutrizionali

Le indicazioni sulla salute, invece, sono quelle indicazioni che affermano che esiste un rapporto tra l’alimento o uno dei suoi componenti e la salute.

Questo tipo di indicazioni possono essere diverse:

  • Nutrizionale – es. Fonte di calcio
  • Salute / Funzionale generale – es. Il calcio è necessario per la normale struttura delle ossa
  • Salute / Riduzione del rischio – es. Il calcio riduce il rischio di fratture osteoporotiche nelle donne in menopausa
  • Salute / Sviluppo dei bambini – es. Il calcio è necessario per la normale crescita e lo sviluppo delle ossa nei bambini
  • Generica – es. Per gli atleti
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Gen 292018
 

A volte, i problemi apparentemente più stupidi, sono quelli che ci creano la maggior parte dei problemi durante le nostre attività quotidiane. Quanti di noi non si sono trovati di fronte al problema delle buche per strada, o nei centri storici ai sampietrini sconnessi o addirittura mancanti. Già a piedi sono un problema, ma con scooter e biciclette questo diventa pericoloso soprattutto quando a causa della pioggia queste mancanze o sconnessioni non sono visibili.

Inoltre, la manutenzione stradale, costa ai comuni che debbono metterla in pratica tutti i giorni, parecchio denaro e soprattutto gli interventi non sono mai rapidi e definitivi se non al costo di rendere la strada, una volta perfettamente asfaltata, un insieme di toppe con differenti livelli, materiali non sempre idonei e pronte a riaprirsi alla successiva pioggia.

Forse a causa di disavventure capitategli durante la sua vita, il visionario inventore russo Dahir Semenov, competente esperto ingegnere (leggi anche: GLI UFO SBARCANO IN CITTA’), si sarà ritrovato a pensare a come risolvere questo piccolo ma noiosissimo problema per ognuno di noi.

La sua creazione, un enorme camion dotato di una serie di attrezzi specializzati per le riparazioni stradali. Uno speciale martello pneumatico, una serie di frese e seghe particolari, agiscono in pochi secondi sulla buca ritagliandola e sagomando un foro perfettamente regolare con una forma stabilita dall’operatore.

A questo punto una potente pompa aspiratrice, preleva dal terreno tutti i residui, sassi, pezzi di asfalto e quant’altro lasciando la buca sagomata perfettamente pulita.

La terza fase è quella del riempimento della buca. Una toppa di asfalto speciale, che ricalca la buca appena tagliata, viene adagiata dalla macchina all’interno del foro. Una enorme piastra scaldante, quasi un grande ferro da stiro, viene posizionata dalla macchina sulla toppa riscaldandola. In questo modo i due tipi di asfalto si saldano insieme in maniera precisa e definitiva, senza interruzioni, avvallamenti o parti sorgenti.

Il bello di questa operazione è che viene eseguita in pochi secondi, ripulendo perfettamente la zona, e ottenendo un risparmio economico non indifferente oltre a poter eseguire l’intervento in tempi molto brevi.

Gli unici dubbi che sono stati manifestati alla presentazione di questa originale idea, sono quelli legati al contesto, e cioè alla dimensione delle buche, a volte vere e proprie voragini e alla loro profondità. Vedremo se Semenov riuscirà con il tempo ad affrontare anche queste problematiche.

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Gen 282018
 

Si chiama Primer, il piccolissimo robot multifunzione inventato dal Massachusetts Institute of Technology di Boston. E’ un piccolo sistema meccanico dalle caratteristiche assolutamente eccezionali che rivoluzionerà il concetto che abbiamo di Robot.

E’ costituito da un nucleo a forma di cubo avente lato di soli 3 millimetri capace di muoversi grazie ad un campo magnetico esterno. E’ ricoperto da fogli di poliestere quadrati di soli 2 centimetri di lato con pieghe predefinite, che cambiano forma in presenza di calore adattandosi alle necessità del momento. Può assumere fino a 4 forme diverse.

Primer si muove all’interno di questi “mantelli” di materiale plastico attraverso campi magnetici e acquisisce le differenti proprietà. Con il primo crea un esoscheletro che gli permette di muoversi, con un secondo crea un sistema di ali che gli consente di planare dolcemente quasi fosse un aliante, con un terzo può adattarsi alle superfici liquide galleggiando e navigando come fosse una barca e con il quarto rotola su se stesso spostandosi molto più rapidamente. Per liberarsi dell’abito, Primer, si getta in acqua e scendendo in profondità lascia a galla il suo mantello riconquistando la sua forma originaria.

Gli impieghi e i possibili usi pensati dai suoi creatori sono tanti. Questo piccolissimo automa, potrebbe essere utilizzato per consegnare i principi attivi di un farmaco direttamente all’organo interessato avendolo inghiottito come fosse una pillola. Potrebbe anche aiutare il chirurgo in piccoli interventi direttamente dentro il nostro corpo. Oppure, ancora, essere inviato ad osservare luoghi pericolosi non accessibili all’uomo, ad esempio perché contaminati o in momenti immediatamente successivi a eventi calamitosi.

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Gen 272018
 

Quando navighiamo in internet, restiamo interdetti quando vedendo che le pubblicità mostrate in ogni pagina sono sempre rapportate alle nostre precedenti navigazioni, a quello che ha attirato la nostra attenzione sulle rete anche se per un solo istante. E molti di noi, sono sicuro, si sono sentiti come violati, spiati. In realtà si tratta di evolutissimi algoritmi che scandagliano continuamente le nostre abitudini, scoprendo i nostri interessi, le nostre passioni, quello che ci piace guardare. Da questa analisi, propongono poi una serie di opzioni sotto forma di banner, di logo che ricalcano quelli che attraverso l’analisi del nostro comportamento dovrebbero essere le nostre intenzioni. Ma questo è solo l’inizio; sistemi di reti neurali capaci di scandagliare il nostro pensiero, presto saranno in grado di sapere in tempo reale di cosa abbiamo bisogno e di indirizzarci in quella direzione.

Questo tipo di studi, non è recente, perché già nel passato gli scienziati hanno esplorato questi spazi del pensiero, arrivando però solo a definire alcuni aspetti e comunque sempre molto limitati a determinate esperienze. Oggi, questi studi sono riprodotti ad un altro livello da un team di scienziati giapponesi dell’Università di Kyoto i quali sono riusciti a sviluppare una rete neurale capace di decifrare le immagini che il nostro cervello elabora. Mentre nel passato questo tipo di esperimento aveva dato discreti risultati, ma focalizzando l’attenzione o solo su pochissimi oggetti o su volti ben conosciuti, in questo caso, il sistema è in grado di interpretare il pensiero, di leggere le immagini che lo percorrono.

L’esperimento è stato registrato attraverso un sistema di stampa, e i risultati sono stati impressionanti:

Le immagini mostrate sulla prima riga, sono quello che tre soggetti hanno osservato, mentre nelle tre righe sottostanti, quello che la rete neurale ha ricostruito dal pensiero di ciascuno di loro. Tutto ciò è stato possibile attraverso una tecnica chiamata deep image reconstruction, una serie di algoritmi che agiscono su più passaggi, leggendo il colore, la forma, luci e le ombre dell’immagine. Si tratta di una scansione per livelli gerarchici, come già avviene nel nostro cervello. Gli scienziati hanno lavorato con questi tre soggetti-cavia per 10 mesi, proponendo loro di osservare migliaia di immagini diversificate per categorie, forme geometriche, lettere dell’alfabeto o soggetti naturali come persone ed animali.

Gli scienziati hanno analizzato l’attività celebrale dei tre soggetti per lunghissimo tempo, sia mentre guardavano le immagini sia mentre le immaginavano solamente, sottoponendoli contemporaneamente ad una serie di risonanze magnetiche funzionali (fMRI) per registrare l’attività celebrale. A questo punto inserivano questi dati sulla rete neurale la quale iniziava a ricostruire le immagini basandosi sull’interpretazione di questi dati.

 

La cosa interessante, è che il sistema è stato istruito con immagini naturali quali persone e animali, ma poi, quando sono state mostrate lettere o oggetti geometrici, è stato in grado di apprendere e di utilizzare quanto già elaborato per la ricostruzione di questi nuovi oggetti mai visti e con caratteristiche completamente diverse.

Lo stesso esperimento condotto sulle immagini non viste ma solo immaginate è riuscito in parte perché queste apparivano molto più imprecise e indefinite, meno vicine comunque agli originali osservati in precedenza.

E’ evidente che bisogna migliorare il sistema di stampa ed elaborazione delle immagini, perché queste sono riconoscibili, ma evidentemente poco chiare. Questo apre scenari inimmaginabili e forse anche inquietanti, ma tutto dipenderà come sempre dall’uso che si deciderà di fare di questa incredibile tecnologia.

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Gen 212018
 

L’evoluzione dei moderni media dagli smartphone, alle TV 4K, ai droni in grado di riprese in UltraHD, hanno pervaso la nostra quotidianità di immagini e filmati di altissima qualità. Anche i sistemi di streaming e condivisione di immagini e video come YouTube e Instagram hanno iniziato a distribuire i propri contenuti con queste tecnologie. Questa grande innovazione tecnologica si è scontrata con un’altra obsolescenza tecnologica rappresentata dalla incapacità degli attuali sistemi di trasmettere contenuti così pesanti in tempo reale. Grazie anche agli investimenti e alle politiche nazionali, finalmente l’Italia ha avviato un processo di modernizzazione delle reti di trasmissioni dati e la copertura del territorio anche in quelle aree storicamente non raggiunte dai moderni sistemi di connessione.

Dal vecchio doppino telefonico analogico in rame, che ha permesso l’attivazione di reti come l’ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line), il salto verso un nuovo modo di condividere i contenuti online di ultima generazione sta avvenendo con l’installazione delle reti in Fibra Ottica per il fisso e quelle in 4G o 5G per il mobile.

Purtroppo, il passaggio ad una tecnologia completamente nuova richiede enormi investimenti economici, la realizzazione di complesse infrastrutture e il cambiamento totale di tutti gli apparati fino ad ora utilizzati. Un cambiamento non da poco che ovviamente non può avvenire nel giro di pochi mesi, ma richiede diversi anni.

La fibra ottica, altro non è che un filamento di materiale a base di vetro o polimeri plastici realizzati in modo tale da poter condurre al loro interno un fascio luminoso (propagazione guidata).

Le fibre ottiche oggi utilizzate, sono disponibili sotto forma di cavi flessibili, che non risentono dei disturbi elettromagnetici, sono capaci di resistere a condizioni atmosferiche anche estreme e sono poco sensibili alle variazioni di temperatura. Ogni singola fibra è composta da due strati di materiale trasparente, un nucleo centrale chiamato core, e una copertura esterna chiamata mantello o cladding. Il loro spessore è di circa 125 micrometri (le dimensioni di un capello umano).

La fibra funziona come una specie di specchio tubolare; la luce che entra nel core con un certo angolo, si propaga all’interno di questo attraverso una serie di riflessioni. All’esterno della fibra è presente una guaina protettiva, chiamata jacket, il cui scopo è accrescere la resistenza meccanica della fibra agli stress fisici e per evitare il contatto diretto della fibra con l’ambiente esterno.

Gli operatori hanno iniziato ad installare nelle nostre città i cavi con le fibre ottiche, ma qual’è il vantaggio di questa tecnologia rispetto alla vecchia che utilizzava il rame come strumento di trasmissione delle informazioni? Il principale è l’assenza di perdita di potenza trasmettendo segnali a grandi distanze anche se bisogna fare distinzione tra i differenti metodi utilizzati per far giungere alle nostre abitazioni il segnale. Abbiamo, diversi sistemi che presentano differenti caratteristiche:

  • FTTH (Fiber To The Home): è la soluzione migliore, perché porta il cavo in fibra ottica direttamente all’interno della nostra abitazione con gli evidenti vantaggi.
  • FTTB (Fiber To The Building): in questo caso il cavo in fibra non arriva all’interno degli appartamenti, ma soltanto fino all’edificio che ospita anche la nostra abitazione.
  • FTTC (Fiber To The Cabinet): la situazione, attualmente, più diffusa; il cavo in fibra arriva all’interno della “cabina” stradale. Da questo, parte il vecchio doppino in rame con conseguenti riduzioni della velocità e portata dei dati legati a questo cambio di tecnologia.
  • FTTN (Fiber To The Node): questa è la peggiore situazione, perché in questo caso la lunghezza del cavo in rame per raggiungere la nostra abitazione è maggiore con maggiori problemi per la trasmissione del segnale.
PERCHE’ LA FIBRA OTTICA?
Gen 182018
 

Packaging è una parola di derivazione anglosassone che significa letteralmente impacchettare, imballare. Inizialmente, ossia nei secoli precedenti, l’imballaggio di un bene aveva solo la funzione di protezione dello stesso per farlo arrivare a destinazione in perfette condizioni. Lo sviluppo della produzione industriale, dei materiali e dei moderni mezzi di comunicazione ha fatto acquisire nuovi significati al segmento industriale del confezionamento.

Alla fine del XX secolo, il confezionare un prodotto, non è più la semplice di operazione di chiuderlo all’interno di una scatola, ma diventa strumento di comunicazione di massa. L’involucro conquista, con la sua forma, con il materiale con cui è realizzato, con il messaggio che trasmette attraverso colori, immagini e testo, la platea di potenziali acquirenti. Diventa strumento capace di far vendere un prodotto, di veicolarne i gusti e di conseguenza gli acquisti da parte dei consumatori. Uno per tutti, basti pensare alla bottiglia della Coca Cola diventata oramai icona e simbolo di un prodotto.

Riassumendo, quindi, gli aspetti determinanti di un packaging per il successo di un prodotto, sono leggerezzasicurezzatrasportabilitàresistenza e ingombro ridotto. A questi si aggiungono, con il cambiamento delle esigenze e delle mode, altri fattori secondari, ma sempre determinanti per il successo di vendita di un prodotto, come ad esempio, colore, materiale, design, marchio.

In base alla normativa, nel nostro paese (D.L. 152/06), un imballaggio viene così definito:

il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.

La stessa normativa prevede che gli imballaggi, in Italia, vengano classificati in tre differenti categorie: primarisecondariterziari.

CLASSIFICAZIONE IMBALLAGGI

Si definiscono imballaggi primari, i rivestimenti che confezionano il prodotto pronto per il consumo. Tale imballaggio deve consentire di conservare nel tempo e trasportare beni alimentari altrimenti deperibili. L’imballaggio primario costituisce l’unità di vendita del prodotto, ad esempio, una lattina di alluminio è l’imballaggio primario per la bibita che contiene al suo interno.

Si definiscono imballaggi secondari, quegli detti anche multipli, perché costituiscono nel punto vendita il raggruppamento di un certo numero di unità destinate alla vendita. Il singolo prodotto può essere rimosso senza alterare le caratteristiche della confezione. Ad esempio una confezione di bottiglie, una campana di DVD, un pacchetto di sigarette.

Si definiscono imballaggi terziari, quegli imballaggi di maggiori dimensioni che hanno la finalità di facilitare il trasporto di numerose unità di vendita o di imballaggi multipli. L’imballaggio terziario, è riservato alla catena di distribuzione e non arriva quasi mai all’utente finale. Normalmente il gruppo di confezioni pallettizzate, sono unite tramite confezionamenti in reggia e plastica.

TIPOLOGIE DI PACKAGING

Nella stragrande maggioranza dei casi, il packaging, costituisce come detto, il veicolo più importante per determinare il successo nelle vendite di un prodotto. Proprio per questo motivo, deve fornire la massima quantità di informazioni all’acquirente così da rassicurarlo e stimolarlo all’acquisto. Il packaging di un prodotto pronto per la vendita può presentarsi in 3 differenti modi all’acquirente, definendo 3 differenti tipologie di acquisto:

Packaging a vista

Si definisce packaging a vista quel contenitore utilizzato per alimenti freschi o per il take away, costituito da una vaschetta e da una pellicola trasparenti che consentono di vedere il prodotto in esse contenuto.

Questo tipo di contenitore è sinonimo di freschezza, perché esibisce il prodotto contenuto al suo interno, mostrandone la genuinità e l’ottima conservazione. Ma proprio per le sue caratteristiche, questo tipo di confezione presenta maggiori rischi a causa della sua fragilità e richiede particolari accorgimenti ed attenzioni nella sua gestione, incrementando conseguentemente i costi.

Packaging a finestra

Si definisce packaging a finestra quel contenitore che presenta un’apertura trasparente attraverso cui poter vedere un campione del prodotto contenuto. Ad esempio è molto utilizzata nelle confezioni che contengono pasta. Lo scopo è quello di giocare sulla percezione visiva in modo da fornire un’informazione in più all’acquirente.

La dimensione della finestra dipende dal prodotto in vendita e dalla sua fragilità. Ad esempio in un pacco di biscotti, la percentuale visibile, data la facilità allo sbriciolamento del prodotto durante la logistica, dovrà necessariamente essere ridotta in modo che questo aspetto, ritenuto positivo, non consenta di vedere il deterioramento del prodotto, trasformandosi in un aspetto negativo che sconsiglierebbe l’acquisto.

Packaging a scatola chiusa

Si definisce packaging a scatola chiusa quel contenitore che usa solo i messaggi contenuti sull’involucro (perché il prodotto non è visibile), quindi forma, pittogrammi, colore, logo e immagini, per veicolare un messaggio che esorti all’acquisto. Il prodotto può essere rappresentato sulla scatola oppure no in base a scelte di marketing e non essendo fisicamente visibile, risulta maggiormente protetto da alterazioni esterne. La comunicazione che avviene attraverso la confezione ha la scopo di rassicurare l’acquirente sulla bontà dell’acquisto del prodotto.

LE 7 CHIAVI DEL PACKAGING

Di fronte alla complessità di questo fenomeno in continua evoluzione, dove molteplici variabili si intrecciano continuamente (sicurezza, salubrità, messaggistica, logistica), sono intervenuti organi internazionali al fine di supportare le aziende che si occupano di questo segmento di mercato nel loro difficile compito.

La European Organization for Packaging and the Environment, ha realizzato nel 2011 un decalogo intitolato “Packaging and Sustainibility“, nel quale ha individuato 7 diversi punti chiave per la realizzazione del corretto packaging.

1 – SCELTA DEL MATERIALE
E’ un processo che implica una profonda analisi del prodotto e delle sue caratteristiche per adattare la confezione alle specifiche caratteristiche di questo. Costo, lavorazione, logistica, smaltimento sono alcuni tra i parametri da tenere in considerazione, ma questo solo in prodotti che non presentano particolari criticità come quelli elettronici. Se consideriamo il settore alimentare, allora, altri aspetti diventano primari, come ad esempio la compatibilità del contenitore con il prodotto da custodire.

I materiali con cui può essere realizzato un contenitore sono diversi e tranne rari casi, il packaging è in vetro, plastica, carta, metallo o legno.

2 – DESIGN
Una confezione indovinata può determinare il successo di un prodotto. Il progettista, deve conciliare aspetti diversi nella fase creativa, quali praticità d’uso, minimo ingombro, massima leggerezza, modularità e nel settore Food & Beverage anche la capacità di aumentare la shelf life, ossia la data fino a quando un prodotto alimentare è ancora idoneo al suo consumo.

3 – PREFERENZA DEI CONSUMATORI

I gusti dei consumatori sono cambiati profondamente negli ultimi anni e continuano a cambiare con molta rapidità. Ad esempio sono cresciuti i redditi delle famiglie, è cambiato lo stile di vita, si sono modificati i nuclei familiari, oggi in molti casi composti da un solo soggetto. Venire incontro a queste esigenze, come ad esempio realizzando confezioni mono-dose per i single, rappresenta un altro elemento fondamentale nel successo di vendita di un prodotto.

4 – TRASPORTO

La sicurezza di un prodotto dipende dalla qualità del suo packaging che lo protegge e conserva in maniera efficace. Ma peso e volume incidono grandemente sulla facilità di trasporto, sulla movimentazione, sul consumo di carburante e conseguentemente sull’inquinamento ambientale.

5 – SMALTIMENTO

Anche la confezione, utilizzato il prodotto che contiene, necessita di essere smaltita; questo si porta dietro evidenti costi di gestione, impatto sull’ambiente, sostenibilità del processo di produzione. Migliorare questi singoli aspetti, significa aumentare i benefici a discapito dei costi nel processo produttivo.

6 – COMUNICAZIONE NELLA FILIERA PRODUTTIVA

Il percorso produttivo coinvolge differenti attori che cercano di massimizzare i profitti e minimizzare i costi. Questo vuol dire fare un’analisi costi-benefici per individuare la soluzione migliore. Non sempre, però, le esigenze degli attori coinvolti coincidono, per cui diventa fondamentale la comunicazione tra i diversi soggetti in modo da poter raggiungere la soluzione ideale per tutti.

7 – INNOVAZIONE

La filiera del packaging opera in una realtà in continua evoluzione e mutamento, per cui risulta fondamentale che le aziende coinvolte investano costantemente nello studio di nuove soluzioni. Queste dovranno massimizzare gli aspetti già indicati nei precedenti punti rendendo le nuove realizzazioni sempre più funzionali e parallelamente, sempre più sostenibili per l’ambiente.

I PRODOTTI DEL PACKAGING

Il TETRAPAK è un contenitore di cartoncino paraffinato di forma tetraedrica usato per il confezionamento, conservazione e trasporto di latte, succhi o altri alimenti liquidi. Il nome deriva dalle parole inglesi Tetra (hedral), tetraedro e Pack, pacco o contenitore.

La LATTINA è un contenitore normalmente di forma cilindrica con chiusura ermetica prodotta per contenere sostanze liquide, ed è realizzata normalmente in metallo come l’alluminio o oramai sempre più in disuso, lamiera di ferro stagnata detta latta. L’alluminio ha soppiantato la latta in virtù della stessa resistenza alla corrosione, minor peso e soprattutto minor costo.

Il PALLET per il carico di confezioni, altro non è che una pedana o pancale, su cui vengono appoggiate e legate confezioni di prodotti in modo da poter essere immagazzinate e movimentate all’interno delle industrie.

Con LATTA si indica un lamierino di ferro sulla cui superficie, per processo elettrolitico, viene applicato uno strato di stagno. Questo consente di ottenere contenitori che hanno la resistenza del ferro e la capacità di non ossidarsi dello stagno. Queste caratteristiche hanno reso la latta un materiale idoneo a contenere e trasportare alimenti liquidi o semi-liquidi.

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Gen 082018
 

Prefazione:

poco tempo fa, sono stato molto cortesemente contattato da una persona appassionata di tecnologia che, tra l’altro, sul suo profilo, si definisce tecnologo. In realtà sono tante le attività svolte e le competenze citate, ma mi piace sottolineare questa perché è quella che ha maggior affinità con il sottoscritto e quella che mi ha spinto a leggere l’ebook in oggetto. Dopo la lettura, io definirei Carlo Mazzucchelli, l’autore, un lucido tecnologo, proprio per la visione appassionata, ma disincantata della tecnologia e delle tecnologie, degli effetti non sempre positivi sulle nostre abitudini di vita. Io mi occupo da anni di tecnologia e leggere queste pagine, mi ha divertito e riportato alla memoria momenti e situazioni forse mai più ripetibili, ma di cui conservo un bellissimo ricordo. L’autore mi ha contattato proprio in virtù di questa mia passione e mi ha anche regalato il libro chiedendomi di leggerlo e di recensirlo sulle nostre pagine per condividerlo con i miei lettori. Mi sono molto divertito a leggere queste riflessioni durante le trascorse vacanze natalizie, soprattutto mi ha divertito guardare il mondo, in cui passo molto tempo delle mie giornate, da un punto di vista alternativo, anzi da 100 differenti punti attraverso i quali, l’autore cerca di rivalutare e riproporre antichi comportamenti, situazioni e modi di fare forse definitivamente tramontati, o mai esistiti per le nuovissime generazioni. Una lettura divertente, sarcastica, forse un po’ troppo forbita in alcuni passaggi, ma sempre scorrevole e piacevole. Lo smartphone è sicuramente tra le tecnologie quella che maggiormente ha cambiato il nostro modo di vivere e di interagire con chi e ciò che ci circonda, e partendo da questo, l’autore, cerca di fornire spunti e soluzioni per esorcizzarlo e sopravvivere alla sua egemonica presenza.

E’ la prima volta che presento e recensisco qui sul sito un libro di un autore non direttamente collegato con me, ma in qualche modo legato alle finalità e ai temi di queste pagine. Spero che questa esperienza possa esser ripetuta anche in futuro e che voi come me troviate piacevole la lettura di questa raccolta di riflessioni.

prof. Davide Betto

Di seguito trovate la descrizione del testo e i links per approfondire la conoscenza dell’autore e della sua attività, oltre a quello per poter acquistare l’ebook dal titolo:

100 strategie analogiche

per resistere al digitale (e allo smartphone)


In uscita nella collana Technovisions di Delos Digital, il nuovo e-book di Carlo Mazzucchelli dal titolo 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone). Il testo è il sedicesimo pubblicato dall’autore di una serie tutta dedicata a una riflessione sulla tecnologia e sui suoi effetti.

Con l’obiettivo di fornire spunti, provocazioni e suggerimenti per una riflessione critica sull’uso che facciamo degli strumenti tecnologici e delle piattaforme digitali, l’autore ha ideato 100 strategie utili a staccare, seppure momentaneamente, la spina del dispositivo tecnologico e per ricaricare sé stessi. Sono spunti di riflessione che nascono dall’osservazione, ironica e autoironica, della realtà di tutti i giorni caratterizzata dalla pervasività dello smartphone in ogni luogo di attività umana, compreso il bagno pubblico o privato, il bar, il treno, il salotto così come la camera da letto.

E’ un testo rivolto a tutti, nativi e immigrati digitali, Baby Boomer e generazione Millennium (Y, z), genitori e figli, giovani e adulti. E’ in forma di manuale, facile da leggere e consultare. Composto da 100 suggerimenti da seguire, propone una strategia da adottare e praticare, una sua breve descrizione accompagnata da una immagine evocativa  che richiama costantemente alla realtà.  Il messaggio di fondo è di provare a disintossicarsi, almeno temporaneamente, dai prodotti tecnologici, sfuggendo alle loro mitologie, ideologie correnti e schiavitù. L’invito è a staccare la spina cercando di sottrarsi la magnetismo del display, al solipsismo dei selfie e alla tirannia dei cinguettii.

Le tecnologie digitali hanno cambiato le vite di nativi e immigrati digitali, accomunati ormai da comportamenti d’uso e abitudini che stanno modificando i loro stili di vita, modi di pensare, di relazionarsi con sé stessi e con gli altri. Lo scenario che si è affermato vede giovani e adulti passare un tempo crescente in collegamento con i loro dispositivi, catturati dalle immagini che vi scorrono e in costante all’erta per catturare in tempo reale un cinguettio, un messaggio, una novità, una fotografia o un cambio di stato. L’autore si rivolge a tutti i nuovi fedeli della religione tecnologica con un’attenzione particolare rivolta ai nativi digitali, sempre più rapiti dall’incantesimo della tecnologia e catturati dalle sue promesse mirabolanti.

I 100 suggerimenti proposti nel libro costituiscono un invito a ribellarsi alla tirannia del click e dello smartphone, a riprendere il contatto con la realtà fattuale, lasciando perdere piattaforme, software e algorimi per connettersi con persone reali e conversare con loro. Un modo per evitare la superficialità della comunicazione veloce e cinguettante, recuperare la capacità di dialogare ed elaborare pensiero complesso, lasciandosi vincere dalle emozioni dello sguardo di un bambino o di un anziano, dalla fascinazione conturbante ed erotica di un corpo femminile o maschile o da un evento temporale che può cambiare la vita, il futuro e il tempo.

A tutti coloro che vivono con sofferenza la tirannia tecnologica, il manuale offre 100 spunti di riflessione e di suggerimenti concreti per ritrovare la propria libertà, riscoprire la bellezza del mondo che li circonda ma anche per trovare più facilmente l’anima gemella o per guidare e attraversare la strada più tranquilli e sicuri.

LINKS:
Dic 142017
 

Abbiamo parlato poco tempo fa di grandi innovazioni nel campo degli pneumatici (vedi: AIRFREE – LO PNEUMATICO SENZ’ARIA e DAL POMODORO ALLO PNEUMATICO). Lo abbiamo fatto perché questo è un settore in forte evoluzione, dovuto al fatto che gli pneumatici, oggi sono un grande problema ambientale e trovare una soluzione a questo oltre che renderli tecnologicamente e scientificamente avanzati, è diventata una priorità.

Il primo problema è sicuramente quello dello smaltimento, essendo formati da idrocarburi ed altre sostanze altamente tossiche e non biodegradabili. Inoltre, la ricerca mira a trovare soluzioni tecniche che rendano lo pneumatico più resistente, capace di adattarsi a superfici e usi diversi e di essere in qualche modo maggiormente smart.

Il secondo problema da affrontare è quello per cui gli attuali copertoni delle autovetture sono soggetti a foratura in quanto costituiti da un guscio esterno che trattiene all’interno aria.

Michelin, la grande azienda francese specializzata nella realizzazione di pneumatici usati nel quotidiano, ma anche nella Formula 1, forte della grande esperienza nel settore, sta sperimentando con successo una nuova formula di pneumatico concentrando in questo tutto il know how e le conoscenze bio-chimiche acquisite.

La ricerca della Michelin, è partita dal concetto di economia circolare, ossia della realizzazione di un prodotto eco-compatibile, riciclabile, reinseritile all’interno di un ciclo produttivo come per altri materiali quali il vetro e l’alluminio in modo da preservare l’ambiente dai catastrofici effetti prodotti dagli attuali copertoni.

La sezione che si occupa di questa sperimentazione si chiama Michelin Corporate Innovation Board (CIB) e il nome di questo progetto è Vision. Si tratta di un nuovo concept di pneumatico, realizzato con prodotti naturali e biodegradabili, prodotto utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili, leggerissimo, senza aria e connesso.

Vision non contiene aria, per cui non può esplodere e non può sgonfiare, ha una struttura interna sufficientemente solida da sostenere il veicolo e una superficie esterna in grado di adattarsi ad ogni tipo di superficie, rendendo l’esperienza di guida confortevole e sicura.

L’altra innovazione sta nel fatto che Vision è l’unico pneumatico che si può ricaricare; infatti, grazie a speciali stampanti 3D è possibile usare l’esatta quantità di gomma finalizzata all’uso e alla durata dell’attività prevista. Il suo battistrada organico, lo rende adattabile ad ogni tipo di superficie facendo si che risulti assai piacevole la guida e molto alto il livello di sicurezza.

Lo pneumatico è dotato di speciali sensori che ne monitorano la superficie indicando immediatamente eventuali problemi su di essa, inoltre grazie ad un’apposita app, è possibile configurare la conformazione del battistrada in funzione delle necessità (ad esempio in caso di neve o di pioggia).

Secondo la Michelin, gestire questo tipo di pneumatico sarà semplicissimo come svolgere qualunque altra azione quotidiana. Lo pneumatico nascerà con l’autovettura e resterà per sempre con essa, dando al guidatore l’opportunità, tramite stampanti 3D, di ricaricarlo o conformarlo in ogni momento rispetto alle reali necessità. Questa operazione di ricarica, sarà effettuabile in qualunque centro specializzato (ad esempio i gommisti) dotati della particolare stampante 3D e l’operazione non durerà che qualche minuto facendo si che il proprietario dell’auto possa ripartire dopo pochi minuti con i propri nuovi-vecchi pneumatici.

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