profbetto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, ha insegnato fino al 2009 all'interno della propria disciplina e da oltre vent'anni utente Apple. Esperto di programmi per la post-produzione video e la grafica digitale. Webmaster per diletto e grande appassionato di tecnologia e tecnologie. Formatore ed esaminatore EIPASS e collaboratore della Lattes Editori per la Tecnologia E AUTORE DEL BLOG iLTECHNOlogico.it

ENERGIA DAL CORPO UMANO

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Giu 222017
 

Il cuore, come altri organi importanti del nostro corpo, quando per una molteplicità di cause, smettono di funzionare correttamente, è possibile mantenerli in attività attraverso specifici dispositivi medici. Il limite di questi, sta nel fatto che utilizzano sistemi di alimentazione basati su sostanze non sempre bio-compatibili e che devono sostituire gli accumulatori quando scarichi.

Superconduttore01

I ricercatori dell’Università della California, Los Angeles (UCLA) e dell’Università del Connecticut hanno realizzato un nuovo dispositivo che è totalmente bio-compatibile, sfrutta l’estrema sottigliezza del grafene ed ha carica praticamente inesauribile. Si tratta di una specie di batteria in grado di estrarre energia dal corpo umano e inviarla ad un circuito elettrico utilizzabile da dispositivi medici.

Si tratta di un super-condensatore composto da un elemento chiamato raccoglitore, formato con strati di grafene e proteine umane modificate. Questi si comportano come se fossero gli elettrodi di una pila, capaci di accumulare l’energia dal corpo umano a partire dal movimento e dal calore. In questo modo estraggono cariche elettriche dagli ioni che si trovano nei liquidi che lo compongono, come sangue e urine.

La scelta del grafene è dovuta alla sua estrema sottigliezza. Avendo infatti lo spessore di un solo atomo, è possibile creare dei dispositivi da impiantare sul corpo del paziente, estremamente sottili, anche meno di un capello e conseguentemente estremamente flessibili e adattabili.

Superconduttore03Il super-condensatori, inoltre, possono essere caricati e scaricati molto velocemente, offrendo una maggiore densità e quindi potenza, stabilità nei cicli di ricarica e la possibilità di utilizzare anche fluidi esterni al corpo umano come elettroliti.

I vantaggi di questa soluzione sono molteplici; questo sistema di accumulo, come detto è bio-compatibile, quindi dovrebbe eliminare i problemi di rigetto nei pazienti. Utilizza materiali non tossici, anzi altamente tollerabili dal corpo umano; i cicli di ricarica possono essere infiniti eliminando in questo modo la necessità di ricorrere a interventi per la sostituzione delle batterie.

Vedremo quali saranno le future applicazione di questa scoperta, intanto i ricercatori affermano che la soluzione è già pronta per le realizzazione di alcuni dispositivi bio-medicali, come pacemaker cardiaci.

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EDUCAZIONETECNICA ANCORA RECORDS

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Giu 062017
 

Sitodellanno

Dopo il successo come sito web dell’anno la crescita è diventata inarrestabile. Da quell’incredibile giorno in cui il sito è stato nominato come il migliore nella sua categoria, i contatori di visite e visitatori hanno subito un’impennata e il vostro affetto è cresciuto di pari passo. Educazionetecnica ha, giorno dopo giorno, continuato a raggiungere risultati sempre più grandi e adesso che siamo a conclusione dell’anno scolastico non posso che ringraziare tutti per la passione, l’affetto e la fedeltà con cui mi seguite.

Ringrazio i tanti docenti, soprattutto neoassunti che mi contattano spesso per consigli, informazioni o semplicemente per ringraziarmi di aver messo loro a disposizione questo importante strumento di lavoro.

Ringrazio gli alunni, i miei ma anche quelli che non conosco, che seguono e studiano da queste pagine i contenuti sempre aggiornati.

Ringrazio l’Argo Software che mi assiste sempre nei momenti di sconforto e di non funzionamento  di qualche cosa sulle pagine.

Ringrazio la mia illuminata Dirigente che ha creduto e continua a credere nel mio lavoro consentendomi di utilizzare le risorse scolastiche per il mantenimento del sito.

Ringrazio il team della Lattes Editori che ha fortemente creduto nel mio lavoro e con il quale si è instaurato un ottimo rapporto di collaborazione.

Ringrazio tutti i miei lettori, anche occasionali, capaci di appassionarsi e inviarmi spesso feedback e incoraggiamenti.

chart-iconPrima di lasciarvi però, vorrei condividere con tutti voi qualche dato statistico.

Visualizzazioni: sono cresciute giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, raddoppiando nella peggiore delle situazioni i valori registrati l’anno precedente. Nel mese di maggio appena trascorso è stato registrato il record storico mensile con ben 70.134 visualizzazioni e anche la migliore settimana di sempre con 16.375 visualizzazioni ed una media di 2.341 al giorno.

Visitatori: quelli unici, sono arrivati alla ragguardevole cifra di 1.656 in un’unica giornata.

Ma la cosa più impressionante che presto supereremo il milione di visualizzazioni da quando registro i dati statistici del sito, ossia dall’agosto 2014.

Grazie a tutti per sorprendermi ogni giorno di più; è il miglior incentivo che io possa ricevere, e sono già in cantiere tante novità che vedranno la luce durante l’estate e saranno pronte per la prossima stagione scolastica.

GRAZIE A TUTTI

POP.UP IL FUTURO DEL TRASPORTO

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Mag 272017
 
Vahana01

Airbus Vahana

Abbiamo da poco parlato di Vahana (Airbus Vahana: l’aereo che vola da solo), il veicolo aereo a guida autonoma che Airbus Industries sta testando per la movimentazione in città. Lo scopo di Airbus è quello di risolvere il problema del traffico e del congestionamento delle città a causa della quantità enorme di veicoli in circolazione.

Ma oltre a Vahana, altri progetti sono in cantiere da parte del colosso dell’aviazione europea; all’ultimo salone dell’Auto di Ginevra, Airbus ha presentato un veicolo rivoluzionario, un concept che modifica completamente il modo di viaggiare e spostarsi in città: sto parlando di Pop-Up.

Si tratta di un veicolo di trasporto autonomo modulare costituito da tre componenti che si combinano tra di loro, totalmente green. Realizzato con l’eccellenza italiana del design, la Italdesign, Pop-Up è formato da una capsula in fibra di carbonio con due posti passeggeri, una base elettrica a quattro ruote e un modulo aereo  dotato di quattro rotori, anch’essi elettrici, per il decollo verticale.

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La capsula passeggeri, può agganciarsi in pochi istanti o al modulo terrestre o al modulo aereo.

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Agganciata al modulo terrestre, la capsula passeggeri, diventa una piccola city car autonoma nel senso che, il passeggero che deve effettuare lo spostamento, programma attraverso il proprio smartphone il punto della città in cui deve recarsi; in questo modo il modulo terrestre viene a prelevarci per condurci al luogo di destinazione. Se la meta è troppo lontana dal punto di partenza il modulo aereo arriverà e aggancerà la capsula e come un drone lo solleverà per trasportarlo velocemente nelle vicinanze del luogo di destinazione.

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Quindi in base alle necessità o alla distanza, il modulo Pop-Up, sceglierà il sistema di trasporto preferibile. Il cuore di questo sistema è una centrale di intelligenza artificiale in grado di programmare e controllare gli spostamenti di tutte le capsule disponibili e gestire in tempo reale il traffico sia terrestre che aereo. La piattaforma farà anche in modo da rendere lo spostamento personalizzato e piacevole per gli occupanti delle capsule. Il vantaggio non è indifferente, perché il modulo aereo può prelevare la capsula in qualunque momento e in qualunque luogo per cui se ci si trova bloccati in mezzo al traffico, il modulo aereo interviene preleva la capsula e il modulo terrestre torna da solo alla stazione di parcheggio.

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Il sistema potrebbe essere messo in commercio già tra poco tempo secondo i general manager di Airbus Mobility, perché sia la tecnologia elettro-meccanica, il design che il sistema di propulsione sono già da adesso realizzabili e funzionali.

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Altra cosa invece è il sistema di controllo; manca infatti tutta l’infrastruttura da realizzare nelle metropoli, nonché i sistemi di controllo del traffico e tutta la normativa compatibile con questo nuovo sistema di trasporto ibrido.

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Il sistema progettato da Airbus Industries e Italdesign è avveniristico ma nasce dall’esigenza di risolvere uno dei più gravi problemi che affliggono le nostre grandi città: il traffico congestionato. Chissà se nel giro di pochi anni questo sistema non possa rivoluzionare questo settore come i cellulari lo hanno fatto con quello delle comunicazioni?

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S.A.B.R.E. IL FUTURO E’ NELLO SPAZIO

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Mag 132017
 

I viaggi spaziali sono un sogno dell’umanità da sempre e l’uomo cerca soluzioni per rendere questa possibilità fattibile, poco pericolosa e soprattutto più economica.

Oggi per andare nello spazio, i razzi che lanciamo dal nostro pianeta, sono basati su un sistema che utilizza ossigeno liquido che entra in combinazione con il combustibile all’interno della camera di combustione. Solo per far sollevare il razzo dalla superficie terreste e vincere la forza di gravità occorrono normalmente circa 250 tonnellate di ossigeno liquido senza parlare del combustibile e soprattuto, una volta superata la prima fase del lancio, quello rimanente nei serbatoi viene scartato con enormi sprechi di denaro.

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Ma nel panorama mondiale qualcosa si sta muovendo per superare i limiti dell’attuale sistema.

L’E.S.A., l’Agenzia Spaziale Europea, in collaborazione con la Reaction Engines inglese, sta progettando S.A.B.R.E., sigla che sta per Synergistic Air-Breathing Rocket Engine, ossia un nuovo tipo di motore in grado di rivoluzionare il modo in cui i razzi arrivano nello spazio.

Il principio di funzionamento è abbastanza semplice; S.A.B.R.E., sfrutterebbe aria atmosferica nelle prime fasi del lancio per poi trasformarsi in un razzo convenzionale nella seconda fase al fine di fornire la spinta necessaria al razzo per farlo uscire dall’atmosfera terrestre superando la forza attrattiva del pianeta.

SABRE07

Più complesso è il sistema per ottenere questo processo; infatti, comprimere l’ossigeno dell’atmosfera a circa 140 atmosfere e spingerlo nelle camere di combustione, è abbastanza semplice ma comporta un forte innalzamento della temperatura, calore che potrebbe compromettere il funzionamento dei motori. E’ necessario, quindi, raffreddare l’aria all’interno di uno scambiatore di calore in modo che questa possa far bruciare il combustibile a idrogeno al posto dell’ossigeno liquido fino a quando il razzo non raggiunge la quota di 25.000 metri dove l’aria diventa più rarefatta. A questo punto S.A.B.R.E., torna ad essere un razzo convenzionale non potendo più utilizzare l’ossigeno atmosferico.

SABRE02

Il problema di questo avveniristico progetto sono appunto gli scambiatori di calore. Abbastanza diffusi nel settore industriale in questo caso hanno il compito di dover raffreddare l’aria in entrata a oltre 1.000°C in un centesimo di secondo a -150°C evitando la formazione di brina o ghiaccio. Inoltre, dovrebbero avere un peso di circa 100 volte inferiore rispetto a quelli utilizzati in ambito industriale, proprio perché dovrebbero essere montati in sistemi aerospaziali, dove il peso è una variabile fondamentale.

Forti investimenti per la realizzazione di S.A.B.R.E. sono stati attivati dall’Agenzia Spaziale Europea, convinta, insieme ai partners inglesi che questa tecnologia farà fare enormi passi avanti ai programmi spaziali e soprattutto perché consentirà di ottenere nuovi propulsori per l’aviazione a basso costo e a basse emissioni.

SKYLON

SKYLON

Skylon, ossia lo Shuttle Spaziale in grado di decollare come un aereo e di rientrare nell’atmosfera e atterrare nuovamente, sarebbe una dimostrazione della bontà di questo progetto.

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FIDGET SPINNER L’ANTISTRESS VIRALE

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Mag 102017
 

Fidget Spinner06

Anche l’Italia, ma soprattutto gli studenti italiani di tutte le scuole di ogni ordine e grado sono state contagiate dalla virale semplicità di un piccolo anti-stress chiamato Fidget Spinner. Si tratta di un’idea semplice ma indovinata, una moderna trottola in grado di incantare chi la usa.

Ha già conquistato gli Stati Uniti, dove i ragazzi non riescono a farne a meno e come tutte le mode che arrivano da oltre oceano anche questa sta diventando in brevissimo tempo un must nel nostro paese.

Fidget Spinner01

Il sistema di funzionamento è semplicissimo; un corpo centrale rotondo e piatto che può essere tenuto tra le dita della mano, dotato di un sistema di cuscinetti a sfera a cui è agganciato un corpo dotato di 2 o 3 alette. Colpendo queste ultime con un dito dell’altra mano, il sistema di cuscinetti a sfera del perno centrale, consente una rotazione delle alette quasi senza attrito. Sul mercato immediatamente sono comparse innumerevoli varianti per forma, colore e dimensione. Alcune sono anche dotate di luci LED e si illuminano al buio durante la rotazione rendendo l’effetto ancora più coinvolgente.

NEW YORK, NY - MAY 5: In this photo illustration, a woman holds a fidget spinner, May 5, 2017 in the Brooklyn borough of New York City. Fidget spinners have become the latest toy sensation and some schools have banned them because they've become a distraction. (Photo Illustration by Drew Angerer/Getty Images)

Un giochino semplice, economico, personalizzabile e geniale. Ma da dove arriva questo giochino?

Pare che l’ideatrice sia stata una signora americana, una certa Catherine Hettinger che ideò questo semplice oggetto circa 20 anni fa. La motivazione che portò Catherine a creare Fidget Spinner, fu dovuto al fatto che la figlia si era affetta da una malattia autoimmune conosciuta come miastenia gravis. In pratica questa malattia porta chi ne è contagiato ad un perenne stato di debolezza e affaticamento, così Catherine per intrattenere la figlia e fornirle uno strumento semplice e leggero per muoversi creò questa trottolina che brevettò nel 1997. Catherine non avrebbe mai potuto immaginare il successo planetario che questo oggetto avrebbe riscosso dopo 20 anni e così nel 2005 non ha rinnovato il brevetto a causa di gravi problemi economici.

Fidget Spinner04

Fidget Spinner05Intervistata ultimamente, comunque Catherine, si dice contenta che un suo progetto, indipendentemente dall’aspetto economico che la vede danneggiata, sia servito e risulti utile a tante persone nel mondo.
In ogni caso Fidget Spinner, ha conquistato anche il mondo e non è difficile vedere i nostri alunni all’opera con questi giocattolini dalla semplicità disarmante o gareggiare a chi ne colleziona di più.

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UNA GITA NEL RICICLO – COMIECO

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Apr 302017
 

Comieco01

Pronti, partenza, via. Oggi insieme agli alunni delle classi prime sezioni F ed L, in compagnia della prof.ssa Tiziana Baratta (che ringrazio per il grande lavoro organizzativo), puntuali alle 10:15 prendiamo il pullman messo a disposizione dal comune per recarci al Consorzio COMIECO.

IL RACCONTO DELLA NOSTRA GIORNATA:

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La COMIECO è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica ed opera in Italia dal 1985 disegnando quello che loro definiscono “Economia Circolare”, dove i cittadini separano carta e cartone, i Comuni la raccolgono, le piattaforme li selezionano e compattano in balle e le cartiere li trasformano in nuova carta.

Comieco03

Dopo un breve ma allegro viaggio eccoci sui luoghi dove sorge la COMIECO dove dei simpatici ragazzi ci accolgono per darci tutte le indicazioni e guidarci in questo percorso alla scoperta del riciclo della carta.

Nei capannoni della COMIECO si raccolgono anche plastica, metalli e altri materiali destinati al riciclo, ma in questa sede viene recuperata solo la carta. Video illustrativi e spiegazioni esaustive guidano i ragazzi in questo percorso di educazione ambientale, alla scoperta di come i nostri gesti quotidiani come quello di fare la differenziata, possano diventare virtuosi e utili all’ambiente e all’economia.

Comieco04

Tutti mascherati pronti al tour

Tutti con la mascherina, per evitare le polveri che le macchine producono trattando la carta ed il cartone, partiamo per il nostro tour tra le macchine e gli operai addetti alla selezione e al trattamento dei prodotti che vengono scaricati in questa sede.

Comieco05

Operai al lavoro per la separazione della carta dagli altri materiali

Foto di gruppo e ringraziamenti al gentilissimo personale di questo Consorzio e siamo pronti al rientro a scuola contenti di aver visto con i nostri occhi che, i nostri sforzi non vengono vanificati, ma realizzano un grande obiettivo e contribuiscono al bene comune.

Qualche gadget, qualche istante di gioco, una DAB, una buona merenda e….in classe.

Comieco06

Alexander, prof.ssa Baratta ed il sottoscritto

Alexander, prof.ssa Baratta ed il sottoscritto

Alla prossima e grazie a tutti.

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KNOCKI: BUSSA E LUI TI ASCOLTERA’

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Apr 232017
 

Knocki02

L’idea è originalissima. Si tratta di un dispositivo elettronico per qualche verso innovativo, semplice da utilizzare ma anche divertente.

Il design è molto curato e l’idea progettuale ha avuto così tanto successo che la campagna di crowdfunding su Kickstarter ha raccolto in poche ore diverse volte l’importo previsto. Di cosa si tratta? Il nome è Knocki e deriva dalla parola inglese knock che vuol dire “battere”, “bussare”.

Knocki03

Il principio di funzionamento di Knocki è proprio questo; battere, tamburellare una specifica sequenza di colpi su qualsiasi superficie e lui effettuerà una funzione programmata su un dispositivo elettronico.

Il dispositivo ha forma circolare, molto ben realizzato nel design, ed ha una faccia adesiva che ne consente l’applicazione su qualunque superficie della casa.

Knocki01

A questo punto non ci resta che bussare sul muro o su di un tavolo e Knocki riconoscerà oltre 10 tipi di schemi basati sui nostri tap e per ciascuno sarà in grado di svolgere una certa funzione. Quindi battendo una volta su qualsiasi superficie, ad esempio, si potrà accendere la TV o la luce della stanza.

Knocki05

Ovviamente una specifica interfaccia sui dispositivi compatibili ne renderà possibile questa azione. Knocki è già compatibile con dispositivi Samsung, Philips, Wemo, Nest e con i sistemi operativi iOS e Android, quindi con tutti gli smartphone e tablet in commercio.

Sarà, quindi, possibile attivare la smart TV o far squillare il cellulare, avviare il proprio impianto hi-fi o regolare la temperature del riscaldamento. Bisognerà, insomma, solo memorizzare la sequenza di tap che dobbiamo fare sulle superfici di casa.

Knocki04

Knocki non è basato sul rilevamento sonoro, per cui non sarà ingannato da suoni di fondo o rumori nella stanza. Egli è progettato per distinguere i normali rumori dai codici che noi busseremo sulle superfici nell’ambiente in cui è in uso.

Knocki è già in fase di avanzata progettazione e dovrebbe vedere la luce alla fine di quest’anno al prezzo orientativo di 69 dollari, quindi tutt’altro che proibitivo.

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OHOO, LA BOLLA D’ACQUA BIODEGRADABILE

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Apr 212017
 

Bolla04

I ricercatori di dello Skippin Rocks Lab, un gruppo di ingegneri laureati all’RCA e all’Imperial College di Londra, hanno lavorato per anni alla realizzazione di un prodotto rivoluzionario capace di risolvere uno dei maggiori problemi ambientali del pianeta; lo smaltimento delle bottiglie di plastica.

Come tutti sappiamo, queste sono realizzate con un materiale non biodegradabile e per questo difficili da smaltire senza inquinare. La loro ricerca si è per questo indirizzata verso la creazione di un nuovo prodotto capace di sostituirle in maniera definitiva. Il risultato è stato straordinario; è stata creata OHOO, una bolla trasparente come una pellicola che avvolge e contiene al suo interno del liquido quale acqua o succhi di frutta. Questa pellicola è totalmente naturale, realizzata con un’alga marina commestibile e biodegradabile. In pratica questa bolla, contiene al suo interno acqua minerale ed è capace di mantenere l’igienicità del prodotto prima del suo uso.

Bolla03

L’utente può ingoiare la bolla e una volta che questa è nella bocca può essere morsa facendone fuoriuscire il contenuto oppure si può attendere che questa si sciolga fino al rilascio del suo contenuto.

Il prodotto, come detto, è totalmente biodegradabile questo significa che se non utilizzato nel periodo di circa 4 o 6 settimane si decompone naturalmente.

Bolla01

Lo sviluppo di questo progetto è datato 2013 e da allora il team di ingegneri a racconto oltre 800.000 sterline attraverso il crowdfunding.

La scoperta se ben utilizzata porterà ad una drastica riduzione della plastica utilizzata per la realizzazione delle bottiglie per alimenti contribuendo in maniera importante a preservare l’ambiente dal forte potere inquinante di questo materiale.

Inoltre, sarà divertente e interessante, bere acqua da una bolla trasparente piuttosto che da una bottiglia.

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DAL POMODORO ALLO PNEUMATICO

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Apr 202017
 

Dagli studi di una ricercatrice della Ohio State University, arriva una probabile nuova soluzione al grave problema dell’inquinamento dovuto ai prodotti utilizzati per la realizzazione gli pneumatici. Fino ad oggi è stato utilizzato un prodotto chiamato nero di carbonio, derivato dal petrolio che costituisce circa il 30% del materiale usato per realizzazione delle ruote per auto.

Katrina Cornish, la bio-ricercatrice universitaria che sta portando avanti lo studio per la sostituzione di questo materiale altamente inquinante e cancerogeno, ha compreso come l’uso di alcuni materiali biodegradabili e naturali, destinati altrimenti alla discarica, possano essere impiegati in maniera proficua per sostituire prodotti non biodegradabili e inquinanti come quelli in uso.

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La sua idea è nata dall’osservazione della particolare resistenza che hanno agli sforzi meccanici i gusci d’uovo e le bucce di pomodoro. Da qui l’idea di realizzare una miscela da integrare, per il momento con il nero di carbonio, per aumentare la resistenza degli pneumatici e renderli in qualche modo più eco-sostenibili.

Dall’analisi e dallo studio di questi due prodotti naturali il team della Cornish, ha scoperto che la polvere ottenuta dall’essiccazione e macinazione del guscio delle uova e della buccia del pomodoro può essere utilizzata come elemento di rinforzo nella mescola degli pneumatici.

Questo ingegnoso mix di prodotti naturali ha consentito di rendere lo pneumatico resistente e al tempo stesso flessibile, operazione quasi impossibile con altri additivi.

Questo risultato è spiegato dalla capacità delle fibre delle bucce di pomodoro di essere stabili alle alte temperature e molto resistenti e dalla microstruttura porosa delle particelle ottenute dai gusci d’uovo. Utilizzare questa miscela come riempitivo, ha permesso di superare i limiti dei normali filler che rendono la gomma più forte ma al tempo stesso meno flessibile.

Questa soluzione, anche se non sostituisce del tutto il nero di carbonio, raggiungere diversi obiettivi fondamentali: un resto alimentare destinato altresì alla discarica diventa una risorsa, si rende l’industria dello pneumatico meno dipendente dal petrolio e si abbassano i costi del prodotto finale utilizzando un materiale evidentemente economicissimo.

La nuova gomma prodotta non ha un colore nero a causa della presenza più o meno alta di gusci d’uovo ma soprattutto delle bucce di pomodoro.

Pomodoro03

Il team della dottoressa Cornish, sta lavorando alla ricerca della soluzione che potrà consentire in futuro la sostituzione totale del nero di carbonio con una miscela di scarti alimentari. L’università ha concesso in licenza questa tecnologia alla società EnergyEne per ulteriori studi.

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UN UOVO TUTTO DI CIOCCOLATO

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Apr 132017
 

Uova03

Di tanto in tanto mi piace uscire dalla narrazione prettamente tecnologica di queste pagine per raccontare qualcosa di diverso legato alla cultura o alle tradizioni, per approfondire e scoprire aspetti e punti di vista sui quali normalmente non ci soffermiamo pur facendo parte della nostra esistenza. E rappresenta anche la scusa per fare gli auguri di buona Pasqua a tutti i miei lettori.

Lo spunto mi viene fornito in questi giorni dalle imminenti feste pasquali e da una delle tradizioni più antiche e maggiormente diffuse, quella delle uova di cioccolato che amiamo regalare in questa occasione.

Questa tradizione è antica ed è diffusa in molti paesi del mondo. Già nel 19º secolo era in voga l’abitudine di regalare del cioccolato durante queste festività sia in Francia che in Germania, tradizione che si è poi rapidamente diffusa anche in altri paesi europei.

The golden one

Ma l’uovo di cioccolata ha origini più antiche risalendo alla corte del re Sole, mentre il simbolismo e i significati religiosi che legano le uova alla Pasqua, hanno origini molto più antiche forse addirittura pagane.

L’uovo, simbolo di una nuova vita che cresce al suo interno, rappresentava nella iconografia cristiana il simbolo della resurrezione di Gesù. Le uova venivano dipinte, secondo una tradizione antica e diffusa nelle chiese ortodosse, di colore rosso a rappresentare il sangue che Gesù aveva perso durante la crocifissione. Questo significato simbolico è stato ulteriormente ribadito nel momento in cui fu proibito ai cristiani di mangiare uova nel periodo antecedente la Pasqua, ossia durante la Quaresima. Per questo motivo le uova deposte in quel periodo venivano conservate per poi essere decorate e successivamente regalate ai bambini.

Uova02

Molte sono le componenti tradizionali e storiche che legano le uova alla Pasqua. E’ evidente che la tradizione della decorazione delle uova è di molto antecedente allo scambio del cioccolato che avveniva nel 19º secolo. Già nelle culture celtica ed ebraica troviamo i segni dello scambio delle uova come dono durante le celebrazioni di ricorrenze che avvenivano nel periodo primaverile in onore appunto della rinascita della natura per dare l’addio all’inverno.

Uova04

Il primo uovo di cioccolato come lo intendiamo oggi, lo ritroviamo alla corte del re Sole, Luigi XIV, il quale era consueto regalare a nobili e cortigiani uova decorate rivestite d’oro zecchino. L’abbinamento col cioccolato avvenne a seguito della particolare predilezione che Luigi XIV aveva per il cioccolato. Egli era talmente amante di questo dolce che aver voluto alla sua corte un maitre chocolatier personale, David Chaillou. Da questa combinazione di preferenze nacque l’idea di sostituire le normali uova decorate con uova fatte di cioccolato.

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UN BLUETOOTH MICROSCOPICO DA SWATCH

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Apr 022017
 

Nella corsa alla miniaturizzazione di componenti elettronici si inserisce da oggi anche la Swatch Group, la famosa casa produttrice di orologi da polso colorati e di tendenza. Dalla collaborazione di EM Microelectronic, dal centro di ricerche sviluppo di Swatch Group e dallo Swiss Center for Electronics and Microtechnology (CSEM), è nato il più piccolo chip Bluetooth al mondo.

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Il chip, già aderente agli standard del Bluetooth 5.0, integra al suo interno oltre 5 milioni di transistor sulla straordinaria superficie di soli 5 mm². Inoltre, il chip può funzionare in abbinamento a diversi altri strumenti come sensori, micro-controller a bassissimo consumo e fornisce l’opportunità di integrare la comunicazione Bluetooth in qualsiasi dispositivo portatile.

I vantaggi di questo nuovo chip sono diversi: è il più piccolo chip Bluetooth mai realizzato al mondo, è quello che consuma di meno ed è quello che si avvia più velocemente di tutti.

Swatch02

L’insieme di tutte queste caratteristiche lo rendono molto appetibile nel mondo dell’elettronica di consumo e le società svizzere coinvolte, quelle che hanno sede nella cosiddetta “Swiss Silicon Valley”, vi  stanno investendo massicciamente e collaborando con diversi settori. Sicuramente le dimensioni e le caratteristiche di questo nuovo chip contribuiranno a generare una forte crescita in alcuni settori dove questa tecnologia è particolarmente utile come ad esempio nel settore della Dual Frequency RFID o i moduli Real Time Clock.

Tanti saranno sicuramente i possibili impieghi e già molte società svizzere come la Tag Heuer hanno già investito sull’integrazione di questo nuovo chip nei loro dispositivi indossabili. Ma sicuramente sentiremo ancora parlare delle future integrazioni di questo minuscolo miracolo dell’elettronica.

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CERTIFICAZIONI IPxx. COSA SIGNIFICA?

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Mar 272017
 

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Lo smartphone oramai è diventato un nostro insostituibile compagno di vita. Partecipa con noi tutte le attività, permettendoci di restare connessi, di immortalare i momenti più belli, di condividerli, in pratica un amico del quale non possiamo più fare a meno.

Proprio per questo motivo, partecipando ad ogni nostra attività, rischia spesso di entrare in contatto con sostanze per le quali non è stato progettato e che potrebbero danneggiarlo irrimediabilmente. Sto parlando di acqua e polvere soprattutto. Quante volte ci è capitato di versare sopra il cellulare una bevanda o immergere in acqua il nostro smartwatch, azioni accidentali o eseguite distrattamente, ma che hanno il potere di metterci nel panico? Oppure quante volte nel nostro lavoro ci siamo chiesti se il terminale che utilizziamo è compatibile con l’attività che stiamo svolgendo, ad esempio in un cantiere edile o in una falegnameria o in lavori che richiedono l’uso di liquidi.

Sempre più spesso si vedono tal proposito, spot pubblicitari in merito alle capacità di questo o quel cellulare di resistere all’acqua, alle immersioni, alle sollecitazioni più estreme. E sempre più spesso abbiamo a che fare con sigle, acronimi, che descrivono le prestazioni a cui può essere sottoposto un dispositivo elettronico.

CERTIFICAZIONE IP

Come in ogni ambito, anche in questo la normativa viene in aiuto del consumatore informandolo sulle caratteristiche di cui dispone il dispositivo, certificate dall’azienda produttrice la quale si fregia di queste specifiche in base a specifici test effettuati sul terminale.

IP04In ambito internazionale, la certificazione che esprime la capacità di un dispositivo elettronico di resistere alle polveri, ai corpi solidi e all’acqua è stabilita dall’International Electrotechnical Commission (IEC) secondo lo standard internazionale IEC 60529.

In pratica questo ente fissa una serie di parametri che esprimono il livello di protezione, in modo che l’utente possa comprendere il grado di resistenza del suo terminale rispetto ha una specifica tabella.

L’International Electrotechnical Commission, definisce le certificazioni in questo senso con una fila di due lettere e due numeri IPxx. Il codice di due lettere IP sta per International Protection Marking (Marcatura Internazionale di Protezione) oppure per Ingress Protection Marking (Marcatura di Protezione all’Ingresso). Il primo numero rappresenta il livello di protezione contro l’intrusione di polveri o corpi solidi, mentre il secondo numero rappresenta il livello di protezione contro l’ingresso dei liquidi.

IP01

Se per un dispositivo la certificazione IP non è indicata, questo significa che lo stesso dispone comunque di una protezione similare ad una IP20 ossia nessuna protezione dell’acqua e minima da corpi estranei e polvere.

A volte può capitare di trovare dispositivi con indicazioni del tipo IP5X oppure IPX8. La presenza della lettera X, sta ad indicare che il dispositivo non è protetto nel primo caso dai liquidi e nel secondo caso dalle polveri. In questi casi per capire quali sono le reali caratteristiche del dispositivo bisogna consultare il manuale utente.

Bisogna, inoltre, specificare che per liquidi si intende acqua dolce e non acqua salata. Questo perché il sale è un corrosivo per cui dopo una immersione in acqua salata il dispositivo certificato IP67IP68 deve comunque essere risciacquato in acqua dolce.

IP03

Al codice IPXX possono essere aggiunte altre due lettere opzionali che stanno a indicare la prima il grado di protezione offerto dall’involucro al contatto diretto con parti pericolose; questo utilizza le lettere A, B, C e D.

A – protezione contro l’accesso con il dorso della mano;

B – protezione contro l’accesso con un dito;

C – protezione contro l’accesso con un attrezzo;

D – protezione contro l’accesso con un filo.

La seconda lettera opzionale, H, M, S e W, rappresenta un ulteriore descrizione delle caratteristiche del materiale.

H – apparecchiature ad alta tensione;

M – provato contro gli effetti dannosi dovuti all’ingresso dell’acqua con apparecchio in uso;

S – provato contro gli effetti dannosi dovuti all’ingresso dell’acqua con apparecchio non in uso;

W – adatto all’uso in condizioni atmosferiche specifica.

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UN PONTE DI VETRO TRA LE NUVOLE

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Mar 202017
 

GlassBridge02È stata appena completata la realizzazione del più lungo ponte in vetro mai costruito dall’uomo in uno dei parchi nazionali cinesi nella provincia di Hunan, sospeso ad una altezza di 300 metri in una profonda gola naturale.

Frutto della visione poetica dell’architetto Haim Dotan, si tratta di una passeggiata nel vuoto immersi in una natura incontaminata, capace di creare fortissime suggestioni nell’animo di chi lo attraversa.

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Zhangjiajie Grand Canyon Glass Bridge è il nome di questo ponte delle meraviglie frutto di un’ingegneria spinta all’estremo e di una sensibilità progettuale unica nel suo genere. Soprannominato “ponte dei cuori coraggiosi” dal suo stesso progettista, questo attraversamento lungo 385 metri, rappresenta una mirabile interpretazione di un viaggio verso l’infinito.

Un’opera grandiosa ispirata dalla cultura taoista, capace di mimetizzarsi nella natura senza contaminarla, un’opera estremamente sofisticata ma semplice allo stesso tempo, grandiosa ma  umile.

GlassBridge05

Rendere un’opera di questo genere, date le dimensioni, capace di scomparire tra le nuvole o nella nebbia che spesso pervadono questo angolo di natura, ha richiesto al suo ideatore, Haim Dotan ed al suo studio di progettazione “Architects and Urban Designers” un grande lavoro preparatorio. Il pavimento è stato pensato composto da grandi pannelli di vetro capaci di rendere la passeggiata unica e invisibile, capace di rendere il percorso di chi lo attraversa un viaggio introspettivo nella propria anima. Il vetro laminato spesso 50 mm è in grado di sopportare 40 tonnellate per pannello ed è sostenuto da una lunga struttura portante di quasi 400 m dallo spessore impercettibile di soli 60 cm. La scelta di uno spessore così limitato, si è resa necessaria per consentire al ponte di tagliare con facilità il vento ed evitare un carico eccessivo, conseguente, sui cavi di sostegno.

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Gli unici elementi massicci della struttura, le quattro torri di sospensione poste due per lato sui costoni rocciosi ai quali il ponte è ancorato, sono state ricoperte di alberi e piante in modo da mimetizzarle con la natura circostante.

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Il risultato è un splendido organismo architettonico perfettamente integrato con l’ambiente circostante, ardito, leggero, capace di ispirare chi lo attraversa come sospesi alla scoperta dei propri limiti.

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LA SPUGNA CHE ASSORBE IL PETROLIO

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Mar 182017
 

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Il problema dell’inquinamento del mare dovuto allo sversamento del petrolio è sempre di attualità e molto sentito dall’opinione pubblica. Incidenti sulle piattaforme o occorsi alle petroliere rischiano spesso di compromettere in maniera permanente enormi zone di mare anche particolarmente importanti dal punto di vista della biologia marina.

Diversi studi sono in corso da parte di molte università al fine di trovare una soluzione definitiva a questo problema.

L’ultimo ritrovato è stato realizzato dall’Argonne National Laboratory dell’Illinois. Si tratta di una schiuma polimerica capace di assorbire il petrolio in quantità pari a 90 volte il proprio peso ma capace di restituire il greggio, in una seconda fase, strizzandola come se fosse una spugna.

Questo consente non solo di ripulire il mare ma di riottenere il greggio perduto con un doppio evidente vantaggio.

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La peculiarità che rende unica questa schiuma polimerica, che possiamo definire spugna polimerica, è il fatto che consente di trattenere al suo interno gli idrocarburi e di poterli appunto restituire una volta completata la fase di assorbimento. Si tratta di una combinazione di sostanze plastiche, poliuretani e poliimmidi, rivestiti da un composto chimico, il silano, che è capace di attirare a sé una quantità di greggio ben specifica. Quest’ultimo concetto è molto importante perché il comportamento della spugna è simile a quello di altri prodotti ma questa caratteristica ne fa la differenza; la carta assorbente usata in cucina, ad esempio, una volta utilizzata non può essere riutilizzata perché completamente inzuppata è incapace di restituire il prodotto assorbito.

Il silano contenuto all’interno della spugna consente di fissare in maniera precisa la quantità di greggio che essa può e deve assorbire, in modo da non essere mai né al di sotto ne al di sopra dei valori che la rendono speciale.

Diversi test sono stati fatti sul campo proprio per verificare e individuare questa precisa quantità in modo da ottenere il prodotto perfetto. All’interno di apposite piscine utilizzate per simulare gli sversamenti di greggio, sono stati stesi dei teli di 6 metri quadrati di questo prodotto che ha dimostrato di assorbire molto meglio rispetto a prodotti simili.

Al termine dei test all’interno di apposite presse, la spugna è stata strizzata restituendo il carico di greggio.

Resta adesso soltanto da effettuare i test in mare aperto per verificarne il comportamento nelle grandi profondità marine alle condizioni di pressione e temperatura specifiche.

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UNA CASA 3D LOW COST

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Mar 102017
 

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La frontiera delle stampanti 3D sta pian piano allargando i suoi confini. I costi si sono notevolmente abbassati e gli oggetti riproducibili con questo sistema diventano sempre più grandi.

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Arriva dalla Russia l’ultimo traguardo di questa tecnologia; da una piccola città di nome Stupino, ed una società la Apis Cor, specializzata nella realizzazione di stampanti 3D, nasce la prima stampante al mondo capace di realizzare addirittura un’intera casa attraverso l’uso di un sistema a braccio meccanico di dimensioni molto ridotte e soprattutto mobile.

La Apis Cor, è riuscita a realizzare il modello completo di una casa di circa 38 m² composta da bagno, ingresso, cucina e soggiorno. Il tutto? In meno di 24 ore e al costo eccezionale di 10.000 dollari inclusi i lavori per le fondazioni, il tetto, le rifiniture interne ed esterne compresi tutti gli impianti.

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L’appartamento realizzato, ha un impianto circolare ed è costruito a partire da una struttura scheletrica di base. La stampante a braccio mobile, realizza su questa base le mura e i pavimenti utilizzando una miscela di cemento per poi completare il tutto con i soffitti. La struttura è in grado così di resistere per oltre 175 anni.

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Si tratta sicuramente di una rivoluzione nel campo dell’edilizia perché consente di realizzare case complete di ogni elemento ad un costo assolutamente accessibile cosa che, potrebbe sicuramente trovare impiego in quei casi dove una emergenza abitativa, ad esempio in caso di catastrofi naturali o per la realizzazione di campi profughi.

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Il costo veramente basso e la rapidità di esecuzione della struttura consentirà di accedere al possesso di una abitazione ad una fetta molto più ampia di popolazione soprattutto nella fascia di reddito basso o medio basso.

Inoltre, la rapidità di esecuzione consentirebbe di risolvere i problemi nelle gravi emergenze in maniera quasi definitiva per quelle zone colpite da un evento catastrofico.

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LA BATTERIA CHE NON BRUCIA

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Mar 072017
 

Il vero problema delle batterie utilizzate nei nostri dispositivi portatili tipo smartphone o tablet, è oltre alla loro durata, la possibilità che a causa di una reazione dell’elettrolita, la stessa possa prendere fuoco. Recenti avvenimenti, in tal senso, hanno dimostrato come questa eventualità possa essere tutt’altro che remota.

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Mike Zimmerman

Mike Zimmerman un professore dell’Università Tufts di Boston, sta lavorando da tempo alla realizzazione di una nuova generazione di batterie che dovrebbero superare i limiti e i difetti delle attuali ioni di litio. Tali batterie sono composte, come tutte le altre, da un polo positivo chiamato anodo e da uno negativo chiamato catodo. I due elettrodi, sui quali avviene la reazione sono divisi da un sottile elemento poroso chiamato separatore e il tutto è annegato in una soluzione solvente, sale di litio, chiamato elettrolita. Il litio, in particolari condizioni di ricarica, può essere particolarmente reattivo, per cui causare esplosioni o prender fuoco.

La batteria di Zimmerman, sostituisce il liquido infiammabile, con una pellicola di plastica rigida, un foglio di litio-metallo, non infiammabile. I vantaggi sono molteplici soprattutto perché eliminando l’elettrolita, le batterie non andranno soggette a quel classico travaso di acidi tipico di quando si esauriscono. Inoltre il film plastico ha la caratteristica di essere assolutamente ignifugo anche se posto a contatto diretto con una fiamma, rendendo di conseguenza la batteria estremamente sicura. Un esperimento filmato, mostra un’operazione di taglio in più pezzi della batteria senza che questo provochi alcuna reazione, operazione pericolosissima in una normale batteria ioni di litio.

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Un altro grande vantaggio di queste batterie litio-metallo, è la loro capacità di accumulare cariche doppie rispetto alle tradizionali ioni di litio. Questa densità energetica doppia permette di creare batterie di dimensioni molto più piccole e con maggiore autonomia.

Nei suoi laboratori della Iconic Material, Zimmermann, afferma che molto lavoro è stato fatto in questa direzione anche se le nuove batterie litio-metallo non sono ancora pronte per una produzione industriale. Molte aziende hanno già manifestato grande attenzione e interesse verso questo nuovo prodotto e lo stesso Zimmermann si dice molto fiducioso per il futuro in virtù dei risultati e delle prospettive che questo nuovo prodotto sta dimostrando.

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I GIGANTI DI LEGNO

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Mar 042017
 

Il legno é sempre stato un grande materiale da costruzione utilizzato nell’antichità, ma oggi, grazie alle nuove tecnologie e nuove soluzioni costruttive sta vivendo una seconda giovinezza. Pare che l’obiettivo che siano prefissati ingegneri e architetti è quello di raggiungere altezze sempre maggiori e soluzioni ingegneristiche sempre più avanzate.

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Nessuno avrebbe mai pensato all’utilizzo del legno come elemento strutturale per raggiungere grandi altezze, ma pare sia proprio questa la nuova direzione intrapresa nel campo edile. La grande resistenza, le straordinarie proprietà unite a nuove tecnologie di assemblaggio e costruttive hanno fatto sì che il legno potesse diventare il materiale idoneo anche per costruzioni di questo genere. Nuovi progetti e nuove realizzazioni puntano tutte in questa direzione, edifici sempre più alti e soluzioni tecniche capaci di assicurare una lunga durabilità e una grande resistenza ad agenti atmosferici, sismi e soprattutto fuoco.

Alcuni esempi dimostrano la bontà di questo materiale nel suo uso in campo edile, come ad esempio il Tempio della Legge Fiorente realizzato in Giappone alcuni secoli fa nella prefettura di Nara che, altro non è che una gigantesca pagoda di 32 m su 5 piani che ha resistito ai secoli superando l’azione degli agenti atmosferici, dei terremoti e anche degli incendi.

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Pagoda del Tempio della Legge Fiorente in Giappone

Oggi l’edificio in legno più alto del mondo si trova in Norvegia nella città di Bergen; si tratta di una realizzazione di 14 piani, ma ben presto questo primato sarà superato quando la  University of British Columbia inaugurerà in Canada un residence per studenti di ben 18 piani.

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Tratoppen a Stoccolma

Un’altra sperimentazione di costruzione verticale in legno verrà realizzata ad Amsterdam. Si tratterà di un edificio alto ben 21 piani totalmente realizzato con struttura in legno da pini provenienti dall’Europa cresciuti in coltivazioni finalizzate a questo scopo quindi assolutamente sostenibili.

Ma il progetto più avveniristico e sicuramente quello più interessante è il progetto di un grattacielo da realizzare a Stoccolma che prenderà il nome di Tratoppen.

La realizzazione di questi giganteschi edifici pone ovviamente una serie di domande e di interrogativi. Ci si chiede quanto possa essere sicuro un edificio del genere. Ovviamente un edificio totalmente in legno rappresenta una sfida affascinante data anche la bellezza e le caratteristiche del materiale di cui stiamo parlando; il legno ha un impatto ambientale enormemente inferiore rispetto ai materiali edilizi utilizzati fino ad oggi, fino al 75% in meno, e risulta essere molto meno costoso perché più semplice da assemblare, consente di realizzare strutture molto meno pesanti, fino a un quarto, gli edifici realizzati con questa tecnica necessitano di fondamenta molto meno profonde e quindi più economiche.

La tecnica oggi utilizzata per la realizzazione di questo genere di costruzioni prende il nome di CLT (Cross Laminated Timber) Incroci di Legno Lamellare, una tecnologia che consente di assemblare differenti tipi di legno disposti perpendicolarmente tra di loro, capaci di enormi resistenze meccaniche ma anche di poter miscelare insieme differenti tipi di essenze o materiali compositi.

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Tratoppen a Stoccolma

Il CLT viene assemblato in pannelli da tre assi in su, possiede certificazione PEFC (Program for the Endorsement of Forest Certification Schemes) ossia il programma che certifica che il legno proviene da foreste coltivate per sostenere il processo produttivo, possiede certificazione antisismica, ottimo potere di insonorizzazione, altissima ecosostenibilità, resistenza al fuoco e alta inerzia termica.

Inoltre, il CLT se realizzato con criterio ha una durabilità eterna.

In pratica un materiale quasi perfetto a dispetto dei dubbi e dei pregiudizi sul suo uso nelle costruzioni.

Anche in Italia si sta iniziando a sperimentare l’uso del legno nelle costruzioni come ad esempio a Milano dove è in corso di realizzazione di un complesso residenziale di ben quattro torri da nove piani costruite con pannelli portanti in XLAM.

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Complesso residenziale di Via Cenni, Milano

Complesso residenziale di Via Cenni, Milano - Fasi costruttive

Complesso residenziale di Via Cenni, Milano – Fasi costruttive

Anche Catania ha le sue eccellenze nell’uso di questa tecnologia come è possibile vedere nel video sotto, finalizzato al recupero edilizio di un edificio nel centro storico cittadino.

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L’AUTO CHE VEDE: FARI LiDAR S3

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Feb 272017
 

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Oramai sentire parlare di veicoli a guida autonoma è quasi quotidiano e anche su queste pagine ne abbiamo parlato diverse volte. In questa direzione si sono mosse due grandi case produttrici a livello internazionale e hanno presentato al CES di Las Vegas queste loro innovazioni. La Koito Manufacturing grande produttore internazionale di fari per le autovetture e Quanergy Systems produttore a sua volta di sensori LiDAR acronimo di Laser Imaging Detection and Ranging hanno unito i loro sforzi per produrre un faro automobilistico di nuova concezione che incorpora i sensori LiDAR S3 allo stato solido.

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Lo scopo è quello di realizzare un sistema in grado, attraverso il telerilevamento, di tracciare una mappatura 3D dell’ambiente intorno alla vettura in modo da crearne una visuale tridimensionale in tempo reale fornendo informazioni dettagliate e tracciamento degli oggetti.

Il sensore può essere incorporato nel faro senza alterarne l’estetica e il faro può a sua volta proteggere il sensore da acqua, sporco, polvere attraverso l’uso di spazzole tergifaro.

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L’uso di questi fari consentirà nelle prossime vetture di mettere a disposizione del conducente funzioni definite di “percezione” quali mappatura, pianificazione di percorsi, localizzazione, rilevamento e classificazioni di oggetti.

PrintQuesto sistema va ad integrarsi con gli avanzati sistemi ADAS, Advanced Driver Assistance Systems, tipici dei veicoli a guida autonoma. Questi sistemi, oggi, sono già in grado di riconoscere e classificare differenti tipologie di oggetti, per cui sono in grado di distinguere un’autoambulanza da un furgone per trasporti, segnalare al pilota eventuali condizioni pericolose lungo il percorso e in alcuni casi addirittura intervenire fermando del tutto l’autovettura al fine di garantire l’incolumità degli occupanti. Sofisticatissimi algoritmi computazionali, riescono a fare oggi molte delle cose che fa normalmente il conducente, con un fattore predittivo superiore a quello umano. L’integrazione di questi sensori sulla scocca dell’auto rappresenterà un ulteriore passo avanti in questa direzione e contribuirà a rendere ancora più sicure le nostre strade e la nostra guida.

Il progetto del sensore LiDAR S3 è stato premiato al recente CES 2017 di Las Vegas con il Best of Innovation Award nella categoria autoveicoli.

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