prof. Davide Betto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, ha insegnato fino al 2009 all'interno della propria disciplina e da oltre vent'anni utente Apple. Esperto di programmi per la post-produzione video e la grafica digitale. Webmaster per diletto e grande appassionato di tecnologia e tecnologie. Formatore ed esaminatore EIPASS e collaboratore della Lattes Editori per la Tecnologia E AUTORE DEL BLOG iLTECHNOlogico.it

Ott 172018
 

In Australia, terra giovane e pioniera di tante iniziative a livello globale, sta per avviarsi un progetto frutto di un enorme investimento economico fatto dal multimilionario Brian Flannery proprietario di resort turistici nel grande continente. Flannery, ha deciso di investire ben 4 milioni di dollari in un progetto eco-turistico che, si inserisce in una politica nazionale volta allo sviluppo del turismo sostenibile come chiave per lo sviluppo di questo settore sfruttando l’energia solare. Ma di cosa si tratta?

Utilizzando un vecchio treno con più di 70 anni di età, si avete letto bene 70, il visionario magnate ha restaurato locomotiva e carrozze della vecchia Byron Bay Railroad Company ricoprendo tutta la superficie del tetto con pannelli fotovoltaici in grado di produrre 6,5 chilowatt di potenza. Grazie a questi, l’iconico treno riuscirà a percorrere una prima tratta di circa 3 chilometri sulla linea nella Byron Bay, zona turistica del Nuovo Galles del Sud.

Il treno sarà in grado di trasportare circa 100 eco-turisti lungo un percorso storico non consumando gasolio ne carbone e ad impatto zero. Lungo il percorso è posta una stazione di ricarica sempre solare, in grado di erogare circa 30 chilowatt di energia nei casi in cui, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, il treno non potesse ricaricarsi autonomamente. Già con la sua ricarica fotovoltaica, il treno è in grado di compiere la tratta per 15 volte. Inoltre, un sistema di frenata a recupero di energia, riesce a accumulare altra elettricità dall’energia dissipata durante questa.

A voler essere precisi, non è il primo esperimento di mezzo riconvertito a energie Green sul pianeta, ma è sicuramente il primo ad utilizzare esclusivamente energia pulita perché gli altri hanno comunque un sistema alternativo con motori  scoppio.

Ott 122018
 

Le celle a combustibile sono dispositivi elettrochimici capaci di convertire l’energia chimica direttamente in energia elettrica. La loro scoperta è del 1839 anche se gli sviluppi maggiori si sono avuti in epoca recente grazie alle missioni spaziali, dove sono state ritenute il miglior sistema per l’alimentazione elettrica a bordo delle navicelle.

Purtroppo la loro affermazione è stata ostacolata da un costo altissimo dovuto all’uso del platino, uno dei metalli preziosi presenti sulla Terra utilizzato in grande quantità in queste batterie come catalizzatore.

Oggi, però, grazie ad uno studio congiunto dell’Università di Stanford e della casa automobilistica tedesca Volkswagen, forse questo ostacolo è stato definitivamente superato.

Le particelle di platino, sono distribuite su una polvere di carbone ma il processo catalitico avviene solo sulla loro superficie rendendo inutile gran parte del materiale utilizzato.

Il processo innovativo sviluppato in questa ricerca, consente di collocare atomi di platino sulla superficie di carbone in particelle molto piccole. In questo modo la quantità di platino utilizzata è molto meno di quella adoperata fino ad oggi abbassando notevolmente i costi migliorando sensibilmente l’efficienza del catalizzatore e la sua resistenza.

La ricerca coinvolge anche la Volkswagen perché impegnata grandemente nello sviluppo di nuove soluzioni per batterie per le auto elettriche.

Da questa ricerca, trarranno vantaggio, secondo i ricercatori, non solo le celle a combustibile, ma anche le batterie convenzionali come quelle a ioni di litio.

Thomas Schladt del Dipartimento di Ricerca del Gruppo Volkswagen, ha evidenziato come questa nuova tecnologia ALD a deposito di strato atomico (atomic layer deposition), porterà i sistemi di produzione di energia ad un altro livello. Infatti, le celle a combustibile, sono ad emissioni zero ed inoltre presentano grandi vantaggi sia rispetto ai motori con batterie elettriche che a quelli a combustione interna classici. I vantaggi derivano dall’efficienza, dall’autonomia e dal tempo di ricarica. Le auto a celle di combustibile sono in tutto e per tutto paragonabili alle auto attuali a combustione interna con il vantaggio, però, di emettere solo acqua e calore. L’abbassamento dei costi e l’aver reso il processo più efficiente dovrebbe portare a una maggiore diffusione e un’affermazione sul mercato di questo sistema di propulsione. I ricercatori, adesso saranno impegnati nel trasferire questi risultati dalla fase sperimentale a quella applicativa.

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Ott 122018
 

LE INFRASTRUTTURE STRADALI

Le infrastrutture stradali sono costruite essenzialmente da strade asfaltate, ossia da percorsi resi uniformi, dove viene steso uno strato compattato di asfalto che rende confortevole la percorrenza ai mezzi su gomma, consentendo anche un’ottima superficie frenante in caso di necessità. Le strade possono essere fatte anche con materiali lapidei, ciottoli o altro. La sezione stradale non è piana, ma leggermente ricurva verso i lati per consentire un rapido deflusso delle acque in caso di pioggia.

Le strade sono divise in corsie in modo da regolare il traffico. Ogni corsia ha una funzione specifica. Quelle a destra prendono il nome di corsie d’emergenza e vengono lasciate libere per il passaggio dei mezzi di soccorso o per le soste d’emergenza in caso di auto in panne. Poi abbiamo le corsie di marcia dove bisogna rispettare degli specifici limiti di velocità e le corsia di sorpasso, dove è possibile effettuare sorpassi delle altre autovetture viaggiando ad una velocità maggiore, ma sempre entro i limiti stabiliti dalla legge.

L’insieme delle corsie prende il nome di carreggiata. Le strade possono avere un’unica carreggiata con uno o due sensi di marcia, come possono avere carreggiate separate come nel caso delle autostrade dove il traffico scorre molto più velocemente perché non esistono incroci o interferenze con altri sistemi di trasporto.

Alcune strade, soprattutto nelle città con terreno pianeggiante, hanno ai lati opportunamente separate, piste ciclabili per le biciclette ed infine, ai margini, delle banchine o marciapiedi per consentire la percorrenza ai pedoni senza avere alcun contatto con la sede stradale dove passano gli autoveicoli.

Le strade il più delle volte, sono separate dal resto del territorio da guardrail, strutture in acciaio che hanno anche funzione protettiva.

Guardrail

Le strade in Italia vengono classificate in base all’articolo 2 del D.L. 285/92 che le divide in:

  1. autostrade;
  2. strade extraurbane principali;
  3. strade extraurbane secondarie;
  4. strade urbane di scorrimento;
  5. strade urbane di quartiere;
  6. strade locali.

Autostrada

Alle strade sono poi abbinate altre infrastrutture. Ad esempio le aree di sosta per gli autoveicoli, le aree di rifornimento per rifornire di carburante le auto, incroci ossia i punti in cui diverse strade si incontrano, rotatorie, realizzate ove possibile per eliminare i rallentamenti dovuti agli incroci, ponti e gallerie che rendono agevole il superamento di ostacoli sul terreno in un percorso tra due punti da collegare.

Area di servizio

Viadotto

Galleria

LE INFRASTRUTTURE FERROVIARIE

Le infrastrutture ferroviarie sono costituite prevalentemente da binari. Questi sono dei profilati metallici, conformati in modo tale da poter essere usati con la particolare sagoma delle ruote dei treni. Sono fissati a coppie attraverso delle traversine di legno o cemento armato. Per cui, le ruote metalliche dei treni, scorrono all’interno di questi percorsi obbligati senza poterne mai uscire e quindi senza poter mai deviare dal percorso stabilito. La distanza tra i binari, è chiamata scartamento ferroviario ed in Italia, come nella maggior parte dei paesi mondiali, è di 1435 millimetri all’interno.

Avere lo stesso scartamento consente ai treni di diverse nazioni di poter percorrere tratti anche al di fuori del loro Paese. Al contrario i treni spagnoli e russi utilizzano scartamenti ferroviari diversi dallo standard per cui non sono omologati per gli altri Paesi.

Il treno, come detto non può mai uscire da questo percorso e le curve sono molto ampie per evitare deragliamenti ad alta velocità. L’unico modo per cambiare rotta, è attraverso gli scambi ferroviari che vengono azionati da terra e mai dal treno.

Inoltre, i binari tra di loro non sono mai attaccati, perché a causa della dilatazione termica cui sono sottoposti d’estate per effetto del Sole, finirebbero per deformarsi e spaccarsi.

Le linee ferrate sono una o più, parallele per dividere i flussi di traffico. Non sono presenti aree di sosta e di rifornimento, incroci o rotatorie, e questo fa si che i treni si spostino molto velocemente in aree protette. Infatti l’alta velocità e l’enorme massa che spostano richiedono lunghissimi percorsi di frenata per cui è vietato l’accesso alle aree ferroviarie e dove questo è impossibile, si realizzano appositi passaggi a livello che bloccano qualunque forma di traffico durante il passaggio del treno.

I treni si fermano solo in prossimità delle stazioni ferroviarie. Si tratta di infrastrutture dotate di biglietteria, servizi, aree ristorazione e riposo, aree informative destinate ai passeggeri, e poi delle lunghe banchine attraverso le quali si può avere accesso alle carrozze del treno.

Freccia Rossa 1000

Le stazioni possono essere di due tipi: di testa e di transito.

Le stazioni di testa sono quelle dove il treno arriva e il binario termina, per cui per ripartire deve invertire la direzione di marcia, come ad esempio alla Stazione Termini di Roma.

Stazione Termini Roma: testa del binario

Le stazioni di transito, sono invece quelle in cui il treno si ferma e riparte nella stessa direzione, sono le più diffuse.

Infine, abbiamo il sistema di pali con i cavi dell’alta tensione per l’alimentazione dei convogli.

Quelle descritte sono le infrastrutture della grande rete ferroviaria nazionale, ma molte volte i mezzi su rotaia li troviamo anche all’interno dei centri urbani. Se in superficie, si tratta di linee tranviarie, mentre se sono in galleria è il caso delle metropolitane. Nel primo caso, la linea ferrata ha continui punti di incontro con la rete stradale per cui anche la velocità è ridotta, mentre nel secondo caso, scorrendo in gallerie sotterranee o in apposite sopraelevate, non vi sono contatti tra i diversi sitemi di traffico per cui le metropolitane sono il mezzo più rapido per gli spostamenti in città.

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Ott 102018
 

Se pensiamo alla NASA, ossia l’ente spaziale americano, la nostra mente ci porta subito alle navicelle, alle sonde di esplorazione spaziale, alle conquiste nella ricerca di altri mondi. Ma la NASA non si occupa solo di questo, bensì le ricerche si allargano in infiniti campi che sono in qualche modo interconnessi con le attività spaziali.

I mezzi ideati per l’esplorazione di altri pianeti, sono anch’essi costituita da infinite parti, frutto di studi e ricerche per renderli adattabili ad altri mondi o a situazioni imprevedibili. Tra le innovazioni ha sicuramente un risalto particolare il Superelastic Tire, ossia il nuovo concetto di pneumatico. L’idea che sta alla base di questa nuova grande innovazione, è lo pneumatico senza aria, non soggetto quindi ai limiti che le normali ruote hanno sulla Terra.

Sono realizzati con leghe a memoria di forma che costituiscono la struttura rigida capace di migliorare enormemente questo oggetto. Gli studi in questa direzione erano già stati avviati parecchi anni fa, quando la NASA sviluppò un nuovo concetto di pneumatico usando per i rover lunari acciaio per molle, che si dimostrò essere un buon compromesso. Questi pneumatici a molla airless, però, quando dovevano sopportare grossi carichi, erano soggetti a deformazioni permanenti. Il salto di qualità avvenne quando lo scienziato dei materiali Santo Padula fece casualmente una visita al laboratorio Simulated Lunar Operations (SLOPE) del Glenn Research Center della NASA. Egli suggerì la sostituzione della struttura in acciaio airless con quella a leghe a memoria di forma nei rinforzi radiali sullo pneumatico. La lega utilizzata, è una particolare combinazione di nichel e titanio stechiometrico che è capace di riorganizzarsi a livello atomico riacquistando la sua forma una volta che il carico viene tolto. Lo pneumatico con questa combinazioni di materiali è in grado di deformarsi fino al 30% in più rispetto ai precedenti, senza modifiche o danni permanenti sulla sua superficie.

Un tipo di soluzione del genere porta con se evidenti vantaggi. Lo pneumatico non deve essere gonfiato e conseguentemente non può esplodere, non serve un telaio interno di rinforzo il che si traduce in una riduzione del peso. In questo modo i rover possono essere regolati con carichi differenti, adattati a più tipi di terreno e resistere a gravità diverse.

Il sistema Superelastic Tire è stato evidentemente studiato per le missioni spaziali e per i rover che devono affrontare gli ambienti sconosciuti di Marte, ma il loro uso anche in ambito civile pare possa essere possibile. Il problema maggiore sarebbero la velocità ed i costi, ma per veicoli che viaggiano solo a bassa velocità o su terreni asfaltati, i vantaggi potrebbero essere diversi.

Ott 082018
 

Quando parliamo di trasporti terrestri, non possiamo non menzionare il trasporto su rotaia, ossia treni, metropolitane e tram. Si tratta di mezzi adibiti al trasporto sia di persone che di merci e tra i mezzi terrestri sono i meno inquinanti perché alimentati quasi esclusivamente ad elettricità. Nel passato, invece, i treni erano alimentati a carbone ed erano molto inquinanti.

Sono definiti trasporti su ferro o rotaia, perché a differenza dei mezzi su gomma i treni corrono su una linea ferrata, ossia una coppia di binari paralleli.

Tutti i treni sono costituiti dagli stessi elementi: una locomotiva o locomotore, normalmente posta in testa al treno e dotata di motore capace di generare una potenza sufficiente a far muovere l’intero convoglio. Oggi i motori elettrici di cui sono dotati, prelevano la corrente attraverso una struttura a molla chiamata pantografo, che sollevandosi a arriva a toccare i cavi dell’alta tensione sospesi a circa un metro dal tetto del treno.

Le locomotive possono essere anche due poste o in sequenza o una in testa e l’altra in coda al treno come nel caso delle metropolitane in modo da poter cambiare direzione senza cambiare binario.

Agganciate alla locomotiva, troviamo le carrozze o vagoni, convogli che possono contenere persone o merci. Possiamo avere carrozze letto, cioè dotate di cuccette o vere e proprie camere per lunghi viaggi notturni, carrozze ristorante e inoltre i moderni treni sono dotati di molti sistemi di intrattenimento come il wi-fi o le prese USB per la ricarica dei cellulari.

Le cabine di pilotaggio dei treni moderni sono tecnologicamente molto avanzate, dotate di strumentazioni di controllo e sensori che avvisano di ogni possibile anomalia sul treno.

Alcuni treni, scorrono su binari sotterranei in percorsi sotto le nostre città. Sono le metropolitane. Si tratta di un moderno sistema di spostamento ideato per alleggerire le città dal caos e dal traffico e consentire alle persone spostamenti rapidi. Serve esclusivamente per il trasporto di persone. Le stazioni sono ubicate in corrispondenza dei punti più importanti turisticamente o commercialmente della città in modo da assorbire buona parte del traffico pedonale in superficie. Normalmente la frequenza dei viaggi delle metropolitane è di molto superiore a quella dei treni a lunga percorrenza.

Infine, il trasporto su rotaia avviene anche nei centri urbani in superficie. Si tratta dei tram, ossia treni con poche carrozze che circolano in mezzo al traffico cittadino o in aree riservate per consentirne una mobilità più rapida. In genere, però, questi binari incontrano le reti viarie su gomma, sono soggette a stop dovuti a semafori e incroci. Anche in questo caso la fermate (non stazioni) sono localizzate in punti chiave della città.

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Ott 042018
 

Quando parliamo di mezzi su ruota pensiamo subito alle auto perché sono le più diffuse e quelle che in qualche modo fanno parte del nostro quotidiano. Ma in realtà il numero di mezzi è molto più ampio; dalle 2 ruote, come le biciclette, gli scooter e le moto a mezzi con molte ruote come autobus e camion per finire a mezzi fortemente innovativi come hoverboard, bighe e affini.

I MEZZI A 2 RUOTE

BICICLETTA

Tra i mezzi su ruote, il più diffuso è la bicicletta. E’ uno dei mezzi più antichi, nasce in Francia nel 1791 e diventa presto uno strumento per gli spostamenti molto diffuso, perché grazie all’uso intelligente delle leve, riesce a far spostare con facilità e molto più velocemente chi la guida. E’ costituita essenzialmente da un telaio, la struttura metallica che sostiene il tutto a cui sono agganciate tramite una forcella, le due ruote. Normalmente quella motrice, cioè quella che ci consente di muoverci, è quella posteriore collegata attraverso una serie di ingranaggi (ruote dentate, catena, cambio) con la base del telaio, dove troviamo i pedali, gli strumenti attraverso i quali imprimiamo la spinta con le gambe. Sul telaio stesso, sono poi fissati la sella, che ci consente di stare seduti mentre pedaliamo e il sistema di guida costituito dal manubrio.

Da qualche anno sta vivendo una seconda giovinezza perché non essendo alimentata da carburanti la rende assolutamente ecologica e soprattutto perché ci costringe a fare del moto risultando così anche salutare.

Si stanno affermando delle varianti elettriche con pedalata assistita, dotate di un motore elettrico che interviene quando la strada si fa più dura.

SCOOTER e MOTOCICLETTE

Più moderni, sono il simbolo delle città contemporanee. Alimentati con carburanti fossili come le automobili sono perfetti per gli spazi urbani, dove la loro maneggevolezza e dimensione consente spostamenti rapidi e ricerca di parcheggio quasi nulla. Presentano gli stessi elementi di una bicicletta, ma montano un motore per cui non è richiesta forza muscolare e hanno una sella molto più grande. La differenza tra uno scooter e una moto, a parte la cilindrata più grossa per le moto ovviamente, è la struttura del telaio aperto superiormente senza serbatoio tra le gambe, meccanica non a vista, pedane poggia piedi e ruote di diametro inferiore.

HOVERBOARD

Sempre più spesso troviamo in giro gli hoverboard, piccole pedane dotate di motore elettrico e giroscopio, leggere, trasportabili, veloci. Il movimento è provocato dallo spostamento del nostro peso distribuito sulle pedane: in avanti, provoca l’avanzamento dell’hoverboard e l’accelerazione è maggiore quanto maggiore è lo sbilanciamento. Spostando il peso all’indietro, il mezzo si sposta nella stessa direzione e per curvare dobbiamo piegarci nella direzione in cui vogliamo andare.

Guidare un mezzo di questo tipo richiede comunque grande perizia e un ottimo equilibrio.

LE AUTO

Nate alla fine dell’800, la loro diffusione, ha avuto un grosso impulso quando sono state dotate per la prima volta di motore a scoppio dopo la prima guerra mondiale. Da allora la loro affermazione è stata inarrestabile. Il numero di tipologie e i modelli sul mercato rendono la classificazione delle auto quasi impossibile anche se le case automobilistiche e i media inventano continuamente nuovi segmenti di mercato per spingere le vendite. A livello europeo si distingue tra M e N, dove i primi sono i mezzi per il trasporto delle persone, mentre il secondo per quello delle merci.

La classificazione per segmenti, invece, è più articolata e in generale è così composta:

  • segmento A: vetture di piccole dimensioni come le mini car, caratterizzate da ridotti ingombri;
  • segmento B: small cars che vi rientrano sono tutte le vetture utilitarie, dotate di carrozzeria a due volumi e trazione anteriore;
  • segmento C: vetture medium cars, che presentano medie dimensioni note come berline;
  • segmento D: dedicato alle large cars, ossia auto berline dalle medio / grandi dimensioni;
  • segmento E: executive cars, berline di grandi dimensioni a tre volumi;
  • segmento F: luxury cars auto berline lussuose e di grandi dimensioni.

Oltre a queste, per identificare altre tipologie di auto che non rientrano nei precedenti troviamo il segmento S per le auto sportive; il segmento J per identificare i Suv e fuoristrada; il segmento M per indicare i minivan o i van.

Indipendentemente dalla tipologia, le auto sono composte tutte dagli stessi elementi. La scocca o telaio che rappresenta la struttura portante sulla quale sono montate tutte le altre parti. La carrozzeria, ossia l’involucro dell’auto, quello che ne definisce la forma e il design, il motore che consente all’auto di muoversi, può essere a benzina, diesel, gas, metano o elettrico riducendo in questo modo anche le emissioni inquinanti nell’atmosfera. Il sistema di guida è l’insieme dei meccanismi che consentono all’auto di poter essere direzionata. Completano le auto altri sistemi come l’intrattenimento di bordo, il bluetooth, l’antifurto, il condizionamento, l’illuminazione, ecc.

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Ott 032018
 

Smart, smart, smart. Tutto diventa più intelligente, le nostre case, le nostre città, i nostri elettrodomestici. L’Internet of Things, ossia l’Internet delle Cose, l’Intelligenza Artificiale, i sistemi di comunicazione evoluti stanno cambiando radicalmente il nostro approccio con le cose, con gli oggetti della nostra quotidianità.

Ormai cercare una strada è un’operazione che svolgiamo automaticamente, senza rifletterci, con il nostro smartphone attraverso una richiesta all’assistente vocale, ordinare al televisore di cambiare canale semplicemente parlando è quasi scontato, parcheggiare l’auto mentre sensori e telecamere ci guidano in questa operazione è quotidianità. E nel prossimo futuro sarà ancora meglio perché lo sviluppo della rete di quinta generazione consentirà un salto in avanti difficilmente immaginabile.

Grazie al lavoro di una startup americana chiamata Totem Power, è nato un evolutissimo concept di illuminazione urbana. Totem, non può essere definito un semplice palo della luce, ma è uno strumento multifunzione capace di andare ben oltre il suo compito principale.

Totem è un hub digitale, dotato di molta tecnologia. E’ una “smart utility” nel senso che consentirà di connettere le nostre città in maniera molto più efficiente. L’idea è semplice. Dover interconnettere tutta la città è un’operazione piuttosto lunga e complessa. I lampioni della luce sono già ovunque, quindi prevedere una loro sostituzione o predisposizione in caso di nuova installazione potrebbe far risparmiare molto denaro all’amministrazione pubblica.

In pratica, Totem, è un oggetto di design molto ben pensato. Oltre alla classica funzione di illuminazione, è dotato di sensori che lo rendono intelligente, ossia rileva il flusso di traffico riducendo la propria potenza fino al 50% in caso di traffico scarso o nullo in modo da ottimizzare i consumi elettrici.

La parte superiore è invece ricoperta di celle fotovoltaiche in grado di raccogliere i raggi solari e all’interno della sua struttura sono dislocate una serie di accumulatori di elettricità, che garantiscono il suo funzionamento anche in assenza della rete elettrica per interruzione o guasto. Inoltre, l’energia accumulata farà da colonnina di ricarica per le auto elettriche.

Il sistema wi-fi e 4G di comunicazione interno, consentirà a Totem di svolgere la funzione di sensore per la raccolta dei big data che l’amministrazione potrà utilizzare per evidenziare problemi o criticità e predisporre piani di intervento nel più breve tempo possibile. Totem, creerà una vera e propria rete di comunicazione che, ad esempio, registrerà il livello di traffico intervenendo sulla rete stradale e deviandolo quando necessario su percorsi alternativi.

Il primo modello sarà commercializzato la prossima estate e sarà dotato di un panello fotovoltaico da 5 kw, un sistema di batteria da accumulo da 44 chilowattora e un caricabatterie per veicoli elettrici.

Totem integrerà anche il sistema di comunicazione wi-fi e 4G in un design moderno e innovativo, capace anche di valorizzare esteticamente le aree in cui verrà installato.

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Set 232018
 

La comunicazione cellulare ha subito negli anni una continua evoluzione, per cercare di stare dietro alle innovazioni tecnologiche, allo sviluppo di nuove professioni e la digitalizzazione delle vecchie. Si è passati così dalla rete GSM a quella UMTS per poi passare alle più moderne reti 3G e 4G, quelle che stiamo ancora utilizzando. Ma l’internet delle cose (IoT), la necessità di una comunicazione globale non più basata su semplici tipologie di contenuti, la necessità di gestire flussi di dati sempre più importanti, hanno messo duramente alla prova le attuali reti evidenziandone tutti i limiti e le debolezze.

Da qualche anno diversi grandi marchi, stanno lavorando per sviluppare quella che viene chiamata per consequenzialità numerica, la rete di quinta generazione o 5G. Di cosa si tratta? Di un grande salto in avanti o meglio della rete che farà fare un grande salto in avanti al mondo come lo conosciamo.

La rete 5G sarà in grado di trasmettere quantità enormi di informazioni e tutte contemporaneamente con una velocità teorica 10 volte superiore al 4G, con trasmissioni dati fino a 10 Gigabit al secondo.

Per il momento è solo un annuncio, perché l’utilizzabilità delle reti di quinta generazione in Italia è rinviata al 2022, mentre sarà già disponibile nel 2019 per le città pilota della sperimentazione, Milano, Prato, Bari, Matera, L’Aquila, Roma, Torino e lo Stato di San Marino.

Cambierà tutto, cambierà soprattutto il nostro modo di interagire con la tecnologia. Una banda larghissima nella connessione mobile che ci consentirà di usufruire di applicazioni e servizi oggi impensabili. Il 5G consentirà lo sviluppo massivo della realtà aumentata che, grazie all’uso di speciali visori, ci permetterà di visitare i monumenti in modi completamente nuovi, vedendone la genesi, osservando le mutazioni storiche, vivendo in prima persona gli spazi che visitiamo quasi fossimo stati li in quell’epoca. Potremo visitare in tempo reale monumenti o opere d’arte poste a migliaia di chilometri di distanza da noi, potremo interagire con gli amici in videogiochi incredibili oggi possibili solo su console di ultima generazione e connessione internet a banda larga.

Ma sono in molti a dire che lo sviluppo di questa rete consentirà miracoli in altri campi come quello medico, dove saranno possibili interventi incredibili a distanza attraverso l’uso di robot medici che riceveranno comandi, da parte del chirurgo, in remoto in milionesimi di secondo. Oppure sarà possibile fare a distanza analisi e diagnosi attraverso l’analisi di parametri vitali grazie all’intelligenza artificiale.

Un altro settore che beneficerà dei vantaggi della rete 5G è quello dei veicoli a guida autonoma. Una rete così veloce consentirà comunicazioni machine to machine in tempo reale con possibilità di intervenire in caso di imprevisti o di situazioni anomale attraverso il sistema di sensori in pochi milli-secondi. Sarà possibile gestire sistemi robotizzati per il controllo e la manutenzione anche a grande distanza e in situazioni pericolose per l’uomo.

Ed infine, queste reti consentiranno lo sviluppo e l’affermazione definitiva di apparecchiature industriali e produttive che interagiranno tra di loro, di creando una rete di comunicazione e scambio di informazioni capace di gestire quantità enormi di dati e mezzi in tempo reale così da ottimizzare tempi e costi delle operazioni.

Infine, consentirà la definitiva affermazione della domotica, attraverso la creazioni di strumenti e apparecchiature interconnesse finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita, alla sicurezza, al risparmio e al rispetto ambientale.

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Set 212018
 

Uno dei sogni degli uomini, oltre a saper volare, è quello di poter nuotare negli abissi marini come un pesce. Nei film di fantascienza e nei fumetti con i supereroi questo è già possibile, ma nella realtà questo resta un sogno. Usando maschere, bombole e altre attrezzature ingombranti, l’uomo riesce ad immergersi ad alcune decine di metri per un tempo piuttosto limitato, ma il nuotare liberi come i pesci certo è ancora un sogno. Almeno fino ad adesso.

Infatti, grazie agli studi di Jun Kamei, un designer e scienziato dei materiali del Royal College of Art, questo sogno potrebbe diventare una realtà. Lo scienziato ha realizzato un particolare equipaggiamento per immersioni in grado di trasformare gli uomini in creature marine capaci di respirare anche nell’acqua. Si chiama Amphibio, l’equipaggiamento leggero e facilmente indossabile che dota gli uomini di questa incredibile capacità. Si indossa quasi fosse una sciarpa, questo indumento realizzato in uno speciale materiale poroso e idrofobico che dona le branchie agli uomini. Il materiale con cui è realizzato, infatti, consente la respirazione prelevando l’ossigeno dall’acqua circostante e espellendo l’anidride carbonica accumulata nel sistema, verso l’esterno.

Questo materiale è stampabile e configurabile attraverso un processo 3D, quindi con relativa facilità.

Il prototipo funziona perfettamente, ma per la realizzazione di branchie umane, ancora il lavoro da fare è tanto. Infatti, realizzare un sistema funzionante su un uomo adulto richiederebbe con l’attuale capacità di scambio ossigeno-CO2, una superficie di circa 32 metri quadrati, evidentemente eccessivi per poter scendere in acqua.

La strada è stata aperta, vedremo se lo scienziato riuscirà a cambiare radicalmente il nostro modo di osservare il mondo sottomarino.

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Set 162018
 

Un tempo, parlare di robot era come evocare la fantascienza, narrare una storia di eventi che avrebbero potuto accadere sono in un futuro lontano. Oggi i robot iniziano a far parte del nostro quotidiano, interagiscono con noi in molte attività che svolgiamo, aiutandoci in operazioni complesse o pericolose per l’uomo. Abbiamo robot che puliscono casa in nostra assenza, altri che tagliano l’erba in giardino mentre noi facciamo altro, o incredibili catene di robot che assemblano automobili all’interno delle catene di montaggio in fabbrica.

Dalla Rolls-Royce, la notissima azienda produttrice di auto e motori per aerei, arriva l’ultima innovazione in tal senso, si tratta di un piccolissimo robot, simile ad uno scarafaggio, che date le dimensioni è in grado di entrare all’interno dei meccanismi di un motore aereo e di effettuare manutenzioni e controlli senza complessi smontaggi o lunghe operazioni.

Questi piccolissimi robot, sono stati ispirati dagli scarafaggi e dalla loro capacità di infilarsi in tutte le piccolissime aperture sulle pareti o in ogni angolo della casa. Secondo Roll-Royce, questi piccoli automi renderanno i controlli sui motori operazioni semplici, rapide e più precise, abbattendone pure i costi.

Gli scarafaggi robot, introducendosi all’interno delle camere di combustione dei motori, consentiranno di svolgere in 10 minuti controlli e operazioni che normalmente richiederebbero più di 10 ore e l’intervento costosissimo di ingegneri super specializzati. Una squadra di robottini, dotati di videocamera ad alta definizione, consentirà riprese in diretta delle parti meccaniche del motore evidenziando o meno la necessità dello smontaggio e del successivo ri-montaggio.

Questi Blattomeccanici, come qualcuno li ha voluti rinominare, realizzati da Roll-Royce come detto, con la collaborazione dell’Università di Nottingham, non sono ancora, però, così piccoli da poter accedere ad ogni minuscola parte di un motore. Per cui la grande azienda e l’Università, stanno lavorando in collaborazione per creare nuove flotte di robottini sempre più miniaturizzati in modo da riuscire ad effettuare con semplicità anche altre operazioni e renderle rapide e economiche. I ricercatori, sperano di riuscire a ridurre le dimensioni di questi robottini a circa 2 centimetri di grandezza entro un paio d’anni.

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Set 122018
 

Quest’anno iniziate una avventura nell’avventura. La prima perché siete alle scuole medie, alla Dante Alighieri, e la seconda perché in un classe digitale 2.0.

Ma si sa, nuove esperienze, nuovi problemi. Per la prima volta con i libri digitali, leggeri, facili da consultare, interattivi,….mah!! Dove li trovo? Come li installo?

Vi aiuterò io attraverso questa semplice guida. Il libro di testo che adotto da qualche anno è TECNOMEDIA PLUS della Lattes editori, per le classi 2.0 in formato esclusivamente digitale.

Clicca per info

Innanzitutto bisognerà registrarsi sulla piattaforma bSmart attraverso la quale sarà possibile accedere ai propri libri da qualunque dispositivo.

Per farlo, iniziate a seguire questo breve filmato esplicativo:

Bisognerà poi scaricare l’app, MybSmart seguendo queste semplici istruzioni:

Infine, bisognerà attivare il libro digitale acquistato. Fatelo seguendo le procedure indicate nel prossimo video:

SCELTA TABLET O PC

In riferimento a quanto discusso in classe durante l’incontro odierno, ho inserito di seguito il format da stampare, compilare e riconsegnare a scuola per la scelta tra l’acquisto del PC o dell’iPAD.

Vi prego di provvedere nel più breve tempo possibile così da poter avviare le necessarie procedure per l’avvio delle attività didattiche in tempi ragionevoli.

Grazie

Il Consiglio di Classe di 1H

Modulo da Stampare, Compilare e restituire al docente coordinatore di classe

Set 122018
 

Quando parliamo di trasporti, ci riferiamo a tutti quei sistemi che consentono la movimentazione di merci e persone. Dico sistemi perché non si tratta solo dei mezzi, ma anche di tutte le infrastrutture necessarie, ad esempio le strade, le ferrovie, gli aeroporti e la logistica, ossia tutta l’organizzazione che semplifica il trasporto e lavora per renderlo rapido e economico.

Il sistema dei trasporti è piuttosto variegato e comprende una grande quantità di tipologie di mezzi a volte molto diversi tra loro, ma perfettamente integrati. Si pensi, ad esempio, alla catena del freddo in cui i cibi vengono trasportati passando da un mezzo ad un altro senza che mai, la temperatura scenda al di sotto di un determinato valore o come nel trasporto intermodale dove le merci passano da un mezzo all’altro senza mai essere sconfezionati, all’interno di container, fino alla destinazione finale.

I MEZZI DI TRASPORTO

In generale i mezzi di trasporto vengono suddivisi in base alla superficie sulla quale operano; avremo così mezzi terrestri, acquatici e aerei.

I mezzi terrestri sono i più diffusi e differenziati; abbiamo mezzi a due o più ruote, si pensi alla bici e alle moto o alle auto, furgoni e camion; abbiamo poi mezzi su molte ruote come i TIR, i grandi camion da trasporto dotati anche di rimorchio, abbiamo mezzi con alimentazioni diverse, dalla benzina all’elettrico, mezzi che procedono su rotaia fuori o dentro i centri urbani come i treni e i tram. E non dimentichiamo seggiovie, funivie, cabinovie che utilizzano cavi in sospensione, ma sono sempre da annoverare tra i mezzi terrestri.

Le parti comuni dei mezzi terrestri su gomma sono il sistema di propulsione, la scocca, la carrozzeria, il sistema di guida e i sistemi accessori.

Per quelli su ferro, invece, il sistema di alimentazione, la locomotiva e le carrozze.

I mezzi navali sono quelli che si spostano sull’acqua, che non deve essere necessariamente quella del mare, ma può anche essere fluviale e lacustre. La categoria include mezzi di ogni genere, dalle piccole barche a remi o le canoe, ai motoscafi a motore, gommoni e lussuosissimi yacht. Sempre per il trasporto delle persone le dimensioni crescono fino ad arrivare ai giganteschi transatlantici, le città del mare capaci di trasportare per il mondo nei paradisi turistici migliaia di persone contemporaneamente. Per le merci solcano i mari le più grandi navi mai costruite, le porta-container, le petroliere e in campo militare le portaerei, gli incrociatori ma anche mezzi subacquei come i sommergibili. Addirittura alcuni riescono a sollevarsi sull’acqua quasi per volare, come gli aliscafi o gli hovercraft.

Le parti comuni dei mezzi navali sono lo scafo, il sistema di propulsione, il sistema di guida e le sovrastrutture.

I mezzi aerei sono quelli più recenti, perché realizzare strumenti capaci di volare per trasportare persone e merci è stato sicuramente il compito più difficile e lungo. Oggi l’aviazione ha raggiunto livelli di sicurezza incredibili, tant’è che l’aereo è considerato da tutti il mezzo di trasporto più sicuro ed è anche il sistema più rapido per gli spostamenti a grandi distanze. I mezzi aerei possono essere classificati facilmente in base al sistema di propulsione utilizzato; avremo sistemi ad aria o gas, come ad esempio le mongolfiere o i dirigibili, che utilizzano differenze di pressione nelle masse d’aria per sollevarsi o i deltaplani che utilizzano la densità dell’aria per mantenersi in volo; sistemi a motore, sia ad elica che a reazione, quindi tutti i tipi di aereo dai piccoli biposto ai giganti dell’aria che trasportano centinaia di passeggeri. Dobbiamo anche considerare quei mezzi che decollano verticalmente come gli elicotteri e i droni, nonché una categoria a parte i razzi e tutti i sistemi in grado di superare la forza attrattiva della Terra per uscire nello spazio come le navicelle e i satelliti artificiali.

Le parti comuni dei mezzi aerei sono la fusoliera, il sistema di propulsione, le ali, la coda e il sistema di atterraggio/decollo.

LE INFRASTRUTTURE

I mezzi di trasporto consentono la mobilità perché sono dotati di infrastrutture specifiche realizzate per consentire loro, il perfetto funzionamento e per integrarsi con gli altri sistemi infrastrutturali e con il territorio, sia urbanizzato che non.

Evidentemente le infrastrutture sono differenti per ciascuno dei tipi di trasporto, terrestre, navale e aereo e per ciascun tipo di mezzo saranno realizzate specifiche strutture in grado di assolvere alle funzioni e alle necessità di quel tipo di trasporto. Vediamole un po’ più nel dettaglio.

Infrastrutture per il trasporto terrestre; dobbiamo evidentemente fare una distinzione tra trasporto su ruota e trasporto su rotaia. Nel primo caso troveremo strade, ponti, gallerie, parcheggi, aree di servizio, incroci. Le strade non sono tutte uguali, avremo strade differenti per differenti livelli di traffico; avremo così strade, superstrade e autostrade con una o più corsie o addirittura più carreggiate.

Approfondisco: una strada può essere divisa in due distinte strade parallele con sensi opposti di marcia, chiamate carreggiate, mentre una carreggiata, se ha larghezza sufficiente, può essere divisa in corsie che possono essere a senso unico o a sensi opposti di marcia.

Incroci o rotatorie consentiranno gli scambi tra strade differenti e regoleranno il traffico in più direzioni, aree di sosta permetteranno di fermare il proprio veicolo quando si è raggiunta la destinazione, aree di servizio serviranno, invece, per il rifornimento di carburante del nostro mezzo. Infine gallerie e ponti consentiranno di oltrepassare ostacoli e di collegare nella maniera più diretta due punti di un percorso. In particolari zone, il sistema viario su gomma si incontrerà con gli altri sistemi in modo da consentire alle persone o alle merci di utilizzare differenti mezzi di trasporto per la destinazione finale.

Per quanto riguarda il trasporto su ferro, invece, pur utilizzando infrastrutture simili al trasporto su gomma, come gallerie e ponti, non sono previste aree di sosta e aree di servizio perché i treni prelevano l’energia per muoversi dalla rete elettrica sospesa sopra di essi. Esistono, invece, le stazioni ferroviarie di testa o di transito dove i convogli si fermano per caricare/scaricare merci e persone. Sono dotate di banchine, aree per la ristorazione, aree per l’acquisto dei titoli di viaggio, servizi.

Approfondisco: una stazione di testa è quella in cui il binario termina, il treno per riprendere il viaggio è costretto ad invertire il senso di marcia, mentre la stazione di transito è quella in cui il treno si ferma, ma poi riprende il suo cammino nella stessa direzione.

Una differenza è fondamentale nei due sistemi di trasporto. I treni non hanno un sistema di guida, nel senso che non possono cambiare direzione. Procedono all’interno di linee ferrate, binari metallici posti a distanza regolare, senza poterne mai uscire. Per questo, sono realizzati in aree isolate, protette da contatti con l’esterno e questo consente loro di muoversi molto velocemente perché non incontreranno mai traffico o incroci. Inoltre, deve essere prevista una struttura apposita che fornisce l’elettricità di cui il treno necessita per potersi muovere, costituita da una serie di pali con i cavi dell’alta tensione.

Infine, sono da considerare un caso a parte i trasporti su fune, come funivie, seggiovie, ski-lift. Pur essendo sospese su cavo, rientrano sempre tra i trasporti terrestri perché i piloni sono ancorati al terreno. Sono necessarie due stazioni, una di partenza e una di arrivo e lunghi sistemi di cavi sospesi su altissimi tralicci che consentono di superare gli ostacoli e le asperità del terreno rendendo semplice il raggiungimento di luoghi altrimenti irraggiungibili.

Infrastrutture per il trasporto navale; le navi operano nei mari o all’interno di grandi e profondi corsi d’acqua. Non necessitano per cui di grandi infrastrutture durante la navigazione, perché questa avviene in immensi spazi in genere privi di ostacoli. Le infrastrutture principali sono i porti, ossia i luoghi dove le navi attraccano lungo immense banchine dalle quali può facilmente avvenire il carico e scarico di merci e persone. I porti, possono poi essere divisi in zone in base al tipo di attività, quindi turistico, commerciale, sportivo. Sono costituiti da moli, che sono delle strutture in calcestruzzo armato realizzate per proteggere la rada, ossia lo spazio interno dove le navi sostano, dalle intemperie e dal mare. Completano le infrastrutture navali, il faro che serve a comunicare la posizione del porto durante la notte e i fanali posti all’ingresso per segnalare i moli.

Infrastrutture per il trasporto aereo; gli aeroporti sorgono normalmente fuori dai centri abitati, sia per ragioni di sicurezza che di rumorosità. Sono dotati di due differenti zone, quella di terra destinata ai passeggeri, con i check-in, dogana, ristorazione, negozi, servizi e gates per l’accesso alla zona aerea. E quella aerea, per la movimentazione dei mezzi, non accessibile alle persone non addette. Comprende le piste per il decollo e l’atterraggio, quelle di rullaggio per l’attesa e lo smistamento degli aeromobili, gli hangar per le riparazioni e controlli e la torre di controllo da cui si gestisce tutto il traffico aereo.

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Set 102018
 

Da anni si continua a parlare del grafene e delle sue incredibili proprietà, ma di applicazioni pratiche ancora poche e ristrette ad alcuni settori militari, sportivi e di bricolage. Il problema è legato alla enorme difficoltà per lavorarlo, agli ingenti costi di produzione e alla difficoltà di realizzarlo in grandi quantità.

Adesso iniziano a vedersi i primi prodotti in cui il sottilissimo strato di carbonio inizia a evidenziare tutte le sue potenzialità.

La Vollebak, una start-up britannica, ha lanciato sul mercato una linea di abbigliamento sportivo utilizzando per la prima volta il grafene. Il risultato di questo utilizzo è un giubbotto reversibile, risultato dell’unione con il nylon ad alta resistenza. Il grafene è assolutamente impermeabile, ma al tempo stesso traspirante. Questo perché la distanza tra le sue molecole è talmente ridotta da impedire il passaggio di quelle dell’acqua. Il risultato è un tessuto che consente una perfetta termoregolazione corporea e una distribuzione del calore uniforme su tutta la superficie. Anzi a detta dei produttori, se il lato con lo strato di grafene viene posto al sole, questo accumula il calore rilasciandolo gradualmente dando la piacevole sensazione di tepore come quando si indossa un piumone ma con un tessuto molto meno spesso e infinitamente più leggero.

Gli scienziati della Vollebak sul loro sito chiamano tutti a partecipare alla sperimentazione con questo nuovo prodotto per essere partecipi dell’evoluzione che, probabilmente, si chiamerà “era del carbonio”. Il nylon non può condurre il calore, ma unito con uno strato sottilissimo di grafene da un solo lato, si. Nasce così una nuova combinazione che rende possibili cose che sugli indumenti erano solo immaginabili. Leggerissimo, assolutamente impermeabile, traspirante, accumulatore di calore su di un lato, con i colori naturali dei due materiali, tasche con tagli laser senza cuciture assolutamente impermeabili. Data l’alta conduttività del grafene, si è deciso di aumentare la resistenza elettrica al tessuto per lasciarlo conduttivo ma non pericoloso per le persone che lo indossano. Allo stato originale, se si fosse collegato un lato della giacca con una sorgente elettrica, collegando una lampadina dall’altro lato questa si sarebbe accesa. La giacca è inoltre in grado di disperde grandi quantità di umidità, facendo sudare di meno o termo-regolando il corpo in maniera più rapida e efficace di ogni altro tessuto, ma purtroppo ancora non è chiaro il meccanismo con cui questo fenomeno avviene.

Ma i benefici del grafene non sono finiti qui: è batteriostatico, ossia i batteri non possono crescere o riprodursi sulla sua superficie, è anallergico e antistatico e inoltre atossico. Quindi, essendo un tessuto sportivo, non sarà fonte di sudore e cattivi odori.

Il costo è elevato, circa 700 euro, ma la difficoltà sull’uso del grafene in questo momento è proprio il processo produttivo estremamente costoso.

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Set 042018
 

Rieccoci pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico speriamo ricco di sorprese, cose interessanti e novità. La prima è qui, come ogni anno Educazionetecnica si rinnova in tutto il suo aspetto grafico e nelle pagine dedicate alla didattica e alle classi.

Molti cambiamenti e molte nuove cose da scoprire su queste pagine che presto vi comunicherò, ma che non voglio anticiparvi nulla per non togliervi la sorpresa.

Saremo in compagnia ancora un anno ed io ho un po’ rivoluzionato la disciplina cambiando molte cose e integrandone altre al fine di rendere lo studio della Tecnologia sempre interessante, fonte di stimoli e curiosità. Ma non distogliamo l’attenzione dalla nuova veste del sito. Partiamo dal banner:

tutto nuovo, semplice e lineare come la web-graphic oggi richiede. Un motto, quello di aver viaggiato come me in questi anni e un proposito, quello di continuare a farlo, perché grosse cose bollono in pentola e voi sarete i primi a scoprirle.

Sempre facile l’accesso hai contenuti che vi riguardano attraverso il widget laterale che vi guiderà direttamente nella pagina a voi dedicata, una per classe.

Qui troverete tutto quello che c’era prima e molto di più. A partire dal nuovo navigatore semplice e immediato:

 

 

 

Una grafica, semplice, diretta, divisa per moduli di consultazione in modo che sia facile trovare le attività, i compiti assegnati, i tutorial, i video e gli articoli di attualità sull’argomento. E perché no, anche le mappe concettuali che ci possono aiutare a studiare.

Un’area disegno con le anteprime degli elaborati svolti in modo che sia semplicissimo individuare cosa si è fatto e cosa invece bisogna ancora fare, o semplicemente per controllare se si è in regola con le consegne.

Non mancheranno le attività svolte in classe per non restare indietro se ci si è assentati da scuola.

Spazio poi alle utilità, con la lista del materiale didattico da acquistare anno per anno, le basi per gli elaborati e la scheda per contattarmi adesso inserita in ogni pagina con la quale potete scrivermi per avere informazioni, chiarimenti o per indicarmi qualche inesattezza da correggere sul sito (lo sapete che mi aspetto sempre la vostra collaborazione).

Basta, adesso ho parlato troppo come al solito, vi lascio a curiosare tra le novità e vi do appuntamento a giorno 12 per l’inizio delle attività scolastiche.

Buon fine di vacanze a tutti.

Prof. Betto

Ago 282018
 

Dubai, la grande capitale cosmopolita del Medio Oriente ha dato il via ad un nuovo concetto di espansione della città sul mare. Con le sue “palme” artificiali, le isole del Mondo, e decine di altre isole più piccole lungo la costa, ha decuplicato i chilometri di spiaggia e gli affacci sul mare. Anche altre città si stanno muovendo in tal senso e ovviamente li dove i capitali consentono operazioni di questo genere.

Costerà ben 3 miliardi di euro l’espansione sul mare di uno dei più piccoli stati europei. Sto parlando del Principato di Monaco il cui progetto porta l’autorevolissima firma di Renzo Piano, l’archiastar di fama internazionale.

Per tutti questi anni, l’espansione del ricchissimo stato europeo è stato vincolato dalle ridotte dimensioni del suo territorio, pari a circa 2 chilometri quadrati. I 40mila abitanti stabili hanno quindi dovuto rinunciare a ulteriori immobili data l’impossibilità di costruire ulteriormente.

Il progetto consisterà nella realizzazione di una gigantesca penisola artificiale che sorgerà proprio li dove oggi ormeggiano i mega yacht. Questa consentirà la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale dalle dimensioni di 6 ettari.

Già da tempo il Principato aveva avviato la sua espansione sul mare costruendo di volta in volta piccoli elementi che erodevano spazio al mare ridisegnando il profilo della costa. Ma questo è uno di quei mega-progetti che trasformano completamente lo spazio su cui sorgono. Il progetto è, come detto, dell’architetto Renzo Piano, mentre gli spazi verdi saranno curati dal paesaggista Michel Desvigne, una eccellenza in questo campo.

Per poter conquistare spazio sul mare, bisogna prima realizzare le infrastrutture necessarie alla sua costruzione. Una barriera di sabbia e cemento armato alta anche 30 metri sarà realizzata lungo lo spazio che vedrà la nascita del nuovo quartiere marino.

Questo nuovo affaccio sul mare sarà completato da grattacieli incredibili, totalmente smart, dotati di ogni confort e di livelli di servizi decisamente elevati. L’investimento è chiaro da parte dei realizzatori, quello di creare un nuovo affaccio sul mare per il Principato, che toglierà l’affaccio diretto agli attuali edifici costruiti sul Larvotto, il lungomare snob del Principato, diventando così meta ambita per sceicchi e miliardari mondiali che faranno a gara per accaparrarsi l’appartamento più esclusivo o quello con la vista migliore. Si ipotizza che il costo al metro quadrato potrebbe superare i 100.000 euro.

Questo nuovo quartiere, già denominato Anse du Portier, dovrebbe ospitare, una volta completato, 60mila metri quadrati di superficie residenziale, 3mila metri quadrati di negozi e centri commerciali, un ettaro di verde, un grande parcheggio, l’estensione del Grimaldi Forum e molti nuovi posti barca, vista la continua competizione con le altre località chic sulla costa ligure.

Anse du Portier sarà all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale. Sarà realizzato con soluzioni e tecnologie eco-compatibili, tutti gli edifici avranno i tetti ricoperti da pannelli fotovoltaici, capaci di soddisfare i bisogni energetici delle lussuose dimore.

Il Principato parteciperà al progetto costruttivo con un finanziamento di 400 milioni di euro, mentre il resto verrà da investitori privati. Probabilmente stiamo assistendo al primo di tanti progetti che daranno il via alla nascita di quartieri residenziali dal mare e non più sulla terra ferma.

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Ago 182018
 

Gli architetti sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni sempre più sostenibili e sempre più ardite per le loro costruzioni. Acciaio e calcestruzzo hanno consentito di superare limiti fisici che nel passato non si potevano raggiungere e da qui la corsa al grattacielo più alto, quello più grande, quello più Green, quello energicamente autosufficiente.

A Taipei, la capitale dell’isola di Taiwan sta sorgendo una nuova opera architettonica che non sarà certo ricordata per la sua altezza, infatti questo edificio conterà solo 20 piani fuori terra, ma ciò che lo rende unico nel suo genere è la forma. Si chiamerà Agorà Garden TowerTao zhu yin yuan, la torre ecosostenibile che sta sorgendo nel quartiere di Xinyin.

Ad opera dello studio francese di Vincent Callebaut Architectures, questo grattacielo si sviluppa secondo un percorso elicoidale, quasi come il DNA umano (leggi anche TORRE CAYAN IL “DNA” DI DUBAI). Si avvolge su se stesso nell’idea progettuale che ogni appartamento, ruotando rispetto agli altri, riceverà la luce diretta del Sole. In questo modo, ogni alloggio avrà a disposizione un ampio terrazzo, quindi spazi all’aperto, completamente ricoperti dal verde. in questo modo, purtroppo sorgendo in città, l’edificio vuole ristabilire l’equilibrio tra gli abitanti e la natura. Inoltre, tutte queste piante che, realizzano un vero e proprio giardino verticale, assorbiranno parte dell’aria inquinata della città proponendo aria più pura. Alcune aree verdi dell’edificio saranno destinate a spazi per la coltivazione dove i residenti potranno sviluppare il loro pollice verde.

Le piante che arricchiranno l’edificio saranno circa 25 mila, definendo e caratterizzando la forma e l’immagine del grattacielo, già annoverato tra i più belli al mondo (leggi anche: BOSCO VERTICALE).

Gli stessi architetti hanno definito l’Agorà Garden un edificio organico. Tutto, infatti, è pensato green. I materiali da costruzione provengono dal riciclo e non sono tossici, l’uso spinto di tecnologie per il basso consumo energetico e l’autosufficienza, la grande quantità di verde tale da realizzare un polmone di ossigeno all’interno della megalopoli, impianti per il riuso dell’acqua e per il compostaggio. I progettisti hanno pensato proprio a tutto con l’obiettivo di conquistare la Green Building Label conferita ad alcuni edifici dell’amministrazione pubblica.

Vivere nell’Agorà Garden non sarà proprio per tutti. Ovviamente il prezzo per l’acquisto di un appartamento su questa iconica torre avrà il suo costo. Ogni appartamento sarà valutato l’equivalente di 30 milioni di dollari e su ogni piano ci saranno solo due di questi lussuosi appartamenti. A tutti gli altri resterà il piacere di guardare questa nuova e spettacolare opera umana la cui costruzione è iniziata nel 2013 e il cui completamento è previsto per quest’anno.

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Ago 162018
 

Anche quest’anno, a settembre si scatenerà la corsa all’acquisto dei libri di testo, sia per le nuove adozioni che per quei testi che anno volumi differenti per ogni anno di corso.

Libri nuovi, costi nuovi. Quella di settembre è una scadenza pesante per i genitori, costretti a far fronte a lunghe attese per recuperare tutti i libri per il proprio figlio, ma anche a ingenti costi per il loro acquisto. Ecco che si escogitano soluzioni alternative come l’acquisto dei libri usati. Gli alunni iniziano la forsennata rincorsa dei loro compagni più piccoli per la vendita al 50% dei libri dell’anno precedente che non possono più utilizzare. Queste mini paghette servono in qualche caso ad ammortizzare il costo dei libri per il nuovo anno.

Comunque da qualche anno, anche i grandi e-commerce hanno fiutato l’occasione ghiotta e proponendo libri nuovi con lo sconto massimo applicabile per legge (15%) li consegnano gratuitamente a casa eliminando anche l’incombenza delle file presso il distributore editoriale di turno.

Un sistema perfettamente funzionante che permette di risparmiare qualcosa economicamente e in termini di tempo.

Bisogna connettersi innanzitutto con il portale www.adozionilibriscolastici.it, dove inserendo il nome dell’Istituto, il codice Ministeriale o effettuando una ricerca sulla planimetria italiana, sarà possibile trovare tutti i libri richiesti classe per classe con il relativo codice ISBN, quello che individua univocamente il libro da acquistare (non fate affidamento al nome o ad altro ma solo a questo codice).

A questo punto, selezionata la scuola e la classe, appariranno tutti i libri in adozione. Spuntate solo quelli che dovete acquistare e premete in alto a destra il pulsante COMPLETA CON AMAZON. Sarete immediatamente reindirizzati sul portale del vendor dove potrete completare l’ordine con il 15% di sconto sul prezzo di listino. Le spese di spedizione sono gratuite.

Inoltre, è prevista una clausola di reso entro il 15 ottobre per poter restituire, in perfette condizioni, il volume acquistato eventualmente per errore.

Buon risparmio a tutti.

Ago 142018
 

Se c’è un periodo in cui tutti, ma proprio tutti sono in vacanza, quello è il giorno di Ferragosto. Cade il 15 del mese di agosto e rappresenta il culmine di tutto il periodo vacanziero. Ma perché Ferragosto si chiama così e perché vanno tutti in vacanza?

Oggi parlo di qualcosa di meno tecnologico, e come ogni tanto faccio, in particolari ricorrenze, mi piace scoprire e far scoprire il significato di alcune cose che ci coinvolgono di cui ignoriamo il significato e l’origine.

Il Ferragosto, deve il suo nome all’imperatore Augusto che, a partire dal 18 a.C., istituì questa usanza. In pratica, in questo periodo, finiva il lavoro nei campi e per festeggiare questo momento, in cui nessuno più lavorava e si traevano i frutti di quanto fatto, l’imperatore festeggiava con un grande banchetto e tutti erano invitati a questo momento conviviale.

L’etimologia della parola Ferragosto è latina e deriva appunto dalle parole feriae Augusti, cioè le festività di Augusto. Questo, ricoprendo la carica di pontefice massimo, ossi colui che poteva anche gestire il calendario religioso, apportò molte modifiche cambiando anche il nome del mese da sextilis ad Agosto.

Questa ricorrenza, fu in seguito assimilata dalla Chiesa cattolica intorno al VII secolo, quando iniziò a celebrare, in questo giorno, l’Assunzione della Beata vergine Maria. In un successivo Trattato tra la Santa Sede e l’Italia, firmato l’11 febbraio 1929, fu stabilito che il 15 agosto fosse considerato il giorno dell’Assunzione di Maria e che questo rientrasse tra i giorni ritenuti dalla Chiesa cattolica festivi e inseriti tra quelli riconosciuti dallo Stato.

Fu il Pontefice Pio XII che, nel 1950 istituì la celebrazione del dogma dell’Assunzione e da tale giorno il 15 agosto è segnato in rosso sul calendario.

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