prof. Davide Betto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, insegna nelle classi 2.0 del proprio istituto, e da oltre vent'anni utente Apple. Webmaster per diletto e esperto programmi C.A.D., grafica pubblicitaria e post produzione video. Collabora con la casa editrice Lattes Editori come autore di testi di tecnologia e per sito iLTECHNOlogico.it. Vincitore del premio internazionale come miglior sito dell'anno 2016 nell'area Carriera e Formazione.

Nov 152019
 

Oltre alle ricerche di nuove fonti di energia per la risoluzione dei problemi dell’umanità per gli anni avvenire, troviamo anche nuovi studi relativi allo sfruttamento e alla produzione di combustibili fossili attraverso processi naturali e meno inquinanti.

L’università canadese di Waterloo ha pubblicato il risultato di un’interessantissima ricerca sulla rivista scientifica Nature Energy. In pratica i laboratori dell’università sono riusciti a produrre una foglia artificiale che, imitando il processo della fotosintesi clorofilliana dove l’anidride carbonica viene trasformata in glucosio e ossigeno, trasforma quest’ultima in metanolo liberando anche ossigeno come nel processo naturale. Il coordinatore di questa ricerca, Yimin Wu, spiega sulla rivista i passaggi necessari che questa foglia effettua per trasformare l’anidride carbonica in metanolo.

Il segreto è racchiuso in un altro prodotto naturale noto come ossido rameoso, un ossido prodotto dalla rame conosciuto in natura come cuprite. In pratica, durante questo processo, quando l’acqua viene portata a una determinata temperatura e mescolata con l’anidride carbonica, si proietta anche una intensa luce bianca, aggiungendo immediatamente dopo, l’ossido rameoso che innesca una reazione chimica che porta alla produzione del metanolo. Questo processo genera ossigeno da un lato, come nella fotosintesi, mentre dall’altro, l’anidride carbonica si converte direttamente in metanolo che viene raccolto durante la sua evaporazione.

I ricercatori cercheranno nel prossimo futuro di intensificare questa produzione in maniera tale da poter brevettare questa soluzione e commercializzarla.

 I vantaggi non sono indifferenti, infatti questo è il prodotto di questa trasformazione, si è in realtà un carburante alternativo perché pur avendo le caratteristiche del combustibile fossile naturale, è prodotto da sostanze che non provengono più da questi ma da un processo esclusivamente naturale con un impatto ambientale praticamente minimo.

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Nov 092019
 

Le sezioni in disegno tecnico, sono quelle operazioni geometriche che consentono di tagliare un oggetto per descriverne parti non visibili poste al suo interno. Ad esempio, immaginiamo di tagliare il tronco di un albero per scoprirne i suoi anelli di accrescimento o di tagliare un’arancia per vederne gli spicchi.

Questa operazione viene fatta abitualmente dagli architetti per mostrare nei loro elaborati grafici, gli interni di un alloggio oppure da un ingegnere per descrivere le parti nascoste di un pezzo meccanico.

Sezione architettonica di un appartamento

Sezioni tecniche di un pezzo meccanico

Nel disegno tecnico le sezioni si usano per tagliare solidi geometrici e descriverli in proiezioni ortogonali o in assonometria.

Sezione geometrica di solidi

Sezionare, quindi, vuol dire letteralmente tagliare e geometricamente questo taglio, viene fatto non con una lama, bensì con un piano chiamato piano di sezione immaginario che divide l’oggetto nella direzione in cui desideriamo tagliarlo.

Piano di Sezione

Potremo per cui avere sezioni parallele ad uno degli assi ortogonali:

  • sezione orizzontale se questo è posto orizzontalmente;
  • sezione verticale se invece taglia l’oggetto verticalmente ed in base alla sua posizione potrebbe anche essere chiamata sezione laterale.

Oppure sezioni oblique rispetto ai piani di proiezione:

  • sezione obliqua, quando non è parallela a nessuno dei 3 assi.
Oggetto da sezionare
Sezione con piano orizzontale Sezione con piano verticale
Sezione con piano laterale Sezione con piano obliquo

Le parti dell’oggetto sezionate, secondo le definizioni del sistema internazionale ISO 128-40, debbono essere disegnate con tratto più spesso e campite con un tratteggio di linee sottili inclinate a 45° oppure con un riempimento compatto come quello mostrato nelle sezioni sopra.

E’ chiaro, quindi, che in base a come disponiamo il piano di taglio si otterranno sezioni diverse dell’oggetto. Ovviamente la scelta del piano di taglio non deve essere casuale ma legata alla necessità di evidenziare particolari dettagli o elementi che non sono normalmente visibili in una vista in proiezione ortogonale o in assonometria.

Se immaginiamo un cono, questa sarà diversa a seconda di come sarà posizionato il piano di taglio. Se il piano è orizzontale, la sezione sarà un cerchio perfetto, mentre se sarà messo in verticale la sua sezione sarà una parabola se lo taglia parzialmente o un triangolo quando questa passa per la mezzeria. Se invece il piano dovesse essere inclinato, la sezione sarà una ellisse.

CONO
Sezione orizzontale = cerchio Sezione verticale = parabola
Sezione verticale su asse = triangolo Sezione obliqua = ellisse

Nel caso specifico del cono, le figure geometriche che ne risultano, vengono chiamate coniche e sono la circonferenza, l’ellisse, la parabola e l’iperbole.

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Ott 312019
 

Tutto quello che noi disegniamo è basato su semplici segni grafici, ma se li osserviamo attentamente ci renderemo subito conto che si tratta di soli due simboli: la retta e il cerchio. E’ proprio grazie a questi due “segni” che, è nata e si è sviluppata una disciplina chiamata geometria, il cui nome deriva dalle parole del greco antico “geo = terra” e “metria = misura“. Si trattava della disciplina che si occupava della misurazione dei terreni, oggi divenuta una scienza scienza matematica che studia le forme nel piano e nello spazio.
I primi geometri, erano gli agrimensori dell’antico Egitto, coloro che si occupavano materialmente di effettuare queste misurazioni. In pratica, tendendo delle funi, riuscivano a tracciare sul terreno rette e cerchi e questa pratica rimase per molti secoli inalterata oltre che l’unico sistema conosciuto.

Agrimensore e misurazione di un campo

Gli agrimensori, effettuavano operazioni definite in gergo come “tirare una retta” o “descrivere un cerchio”, ma restavano comunque delle azioni empiriche. La scientificità di queste procedure divenne tale grazie ad Euclide che riuscì a trasferire queste conoscenze sui fogli di carta o sui libri utilizzando strumenti di disegno come la riga e il compasso.
A questi strumenti se ne aggiunsero poi altri più complessi che consentirono di realizzare e disegnare curve ben più complesse delle rette o dei cerchi. La cosa interessante, nell’uso di questi strumenti non era tanto il risultato rappresentato sul supporto da disegno, bensì quello che consentivano lo spostamento di un punto lungo una direzione specifica, senza che il profilo di quest’ultima fosse materialmente presente.

Le curve possono giacere su un piano o muoversi nello spazio, avendo quindi caratteristiche molto diverse. Quelle di cui ci occuperemo in questo articolo, vengono chiamate sezioni coniche perché derivano tutte dall’intersezione tra un piano e un cono e sono di conseguenza curve piane.

Per comprendere quali curve è possibile ottenere, basta immaginare una parete di fronte a noi (il piano) colpita dal cono di luce prodotto da una torcia elettrica.

In base all’inclinazione della torcia rispetto alla parete, è facile dimostrare e sperimentare che è possibile ottenere 4 differenti tipi di curva: circonferenza, ellissi, parabola e iperbole. Scopriamole insieme e vediamo quali sono le loro caratteristiche.

Indice Argomenti
1 CIRCONFERENZA
2 ELLISSE
3 PARABOLA
4 IPERBOLE

CIRCONFERENZA

Se puntiamo una torcia perpendicolarmente ad una parete, il suo cono luminoso genererà su di essa una luce esattamente circolare, quindi definirà una curva che chiamiamo circonferenza. E’ come se tagliassimo un cono (v. immagine a sinistra) con un piano orizzontale perpendicolare al suo asse.

DEFINIZIONE:

si definisce circonferenza, il luogo dei punti di un piano equidistanti da un punto detto centro della circonferenza“.

Gli elementi importanti che definiscono una circonferenza, sono:

  • raggio, il segmento che unisce il centro della circonferenza con qualsiasi punto della circonferenza;
  • corda, un segmento che unisce due punti qualsiasi della circonferenza;
  • diametro, qualsiasi corda che passi per il centro della circonferenza;
  • arco, parte della circonferenza che unisce due punti sulla circonferenza;
  • semicirconferenza, metà della circonferenza.
ELLISSE

Se incliniamo la torcia in una direzione o nell’altra quindi a destra o a sinistra, il cono luminoso si deformerà, il cerchio di luce inizierà ad allungarsi definendo una nuova forma curva, una seconda conica che chiamiamo ellisse. In questo caso, immaginiamo di tagliare un cono con un piano leggermente inclinato rispetto al proprio asse (v. immagine a sinistra).

DEFINIZIONE:

si definisce ellisse, il luogo geometrico dei punti di un piano per i quali è costante la somma delle distanze da due punti fissi detti fuochi“.

Gli elementi importanti che definiscono una ellisse, sono:

  • assi dell’ellisse, sono i segmenti che consentono di dividere l’ellisse in parti uguali;
  • vertici, sono i 4 punti di intersezione tra l’ellisse e i suoi assi;
  • centro, è l’intersezione degli assi e costituisce anche il centro di simmetria;
  • fuochi, sono due punti che si trovano sempre sull’asse maggiore e sono posizionati in modo da essere equidistanti dal centro. Inoltre, per definizione sono quei due punti tali per cui la somma delle loro due distanze da ciascun punto appartenente all’ellisse è costante.
PARABOLA

Se incliniamo ancora di più la torcia fino a quando non si trovi parallela al muro, noteremo che il cono luminoso si deformerà ulteriormente e il cerchio di luce inizierà ad allungarsi all’infinito definendo una nuova forma curva che chiamiamo parabola. In questo caso, è come se tagliassimo un cono con un piano parallelo ad uno dei suoi lati (v. immagine a sinistra).

DEFINIZIONE:

si definisce parabola, il luogo geometrico dei punti equidistanti da un punto fisso detto fuoco e da una retta detta direttrice“.

Gli elementi importanti che definiscono una parabola, sono:

  • direttrice, è la retta, esterna o interna alla parabola, che realizza la stessa distanza rispetto al fuoco per ciascun punto della parabola;
  • fuoco, è il punto che realizza la stessa distanza rispetto alla direttrice per ciascun punto della parabola;
  • asse, è la retta passante per il fuoco che divide in due parti uguali la parabola, perpendicolare alla direttrice;
  • vertice, è il punto di intersezione tra la parabola e l’asse di simmetria.
IPERBOLE

Se incliniamo la torcia fino a quando non si trovi in posizione parallela all’asse, il cono di luce cambierà ancora forma sdoppiandosi formando l’unica curva doppia nel cono a due falde che chiamiamo, iperbole. In questo caso il piano che taglia il cono a due falde è posizionato parallelamente all’asse (v. figura a sinistra).

DEFINIZIONE:

si definisce iperbole, il luogo geometrico dei punti per cui è costante la differenza delle distanze da 2 punti fissi detti fuochi“.

Gli elementi importanti che definiscono una iperbole, sono:

  • rami, le due curve che formano l’iperbole;
  • assi, sono le due rette per cui l’iperbole viene suddivisa in parti uguali e simmetriche; l’iperbole deve sempre intersecare uno dei due assi;
  • vertici, sono i punti di intersezione tra i rami ed uno dei due assi;
  • centro, è l’intersezione tra i due assi perpendicolari e rappresenta il centro di simmetria dell’iperbole;
  • fuochi, sono i due punti fissi per i quali è costante la differenza tra le distanze da ogni punto appartenente all’iperbole e appartengono sempre all’asse che interseca l’iperbole;
  • asintoti, sono le due rette passanti per il centro che racchiudono i due rami dell’iperbole.
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Ott 282019
 

Siamo passati molto rapidamente dagli antichi SMS, cioè gli Short Message System con i quali potevamo mandare al massimo 60 caratteri al nostro interlocutore, agli MMS ossia Multimedia Message System ed oggi ancora più completi come i sistemi di messaggistica su WhatsApp, Telegram o altri, con i quali possiamo inviare contenuti di ogni tipo, immagini, video, file, suoni, oltre al classico testo.

Ma se riflettiamo fino in fondo manca ancora qualcosa e i nostri sistemi di messaggistica sono incompleti perché incapaci di trasmettere parametri quali quelli olfattivi e di tatto. Un gruppo di ricercatori dell’Imagineering Institute che ha sede a Nusajaya in Malesia, sta lavorando in questa direzione, soprattutto in quella per riuscire a trasmettere gli odori attraverso Internet. E’ ovvio che l’odore non potrà essere canalizzato all’interno di circuiti elettrici o ai cavi di connessione della rete convenzionale, questa trasmissione potrà avvenire attraverso un approccio diverso.

Una serie di 31 volontari si sono sottoposti a un test molto particolare. All’interno delle loro narici sono stati posizionati degli elettrodi che avevano il compito di trasmettere specifici impulsi elettrici a bassa intensità a un gruppo di neuroni situati al loro interno nella parte alta. Questi sono quei recettori capaci di reagire allo stimolo olfattivo inviando l’impulso odoroso direttamente all’area del cervello responsabile della percezione degli odori quindi. In pratica i ricercatori hanno cercato di convertire in impulsi elettrici gli odori percepiti in modo da poter essere inviati digitalmente attraverso la rete per poi essere nuovamente convertiti in odore da apposite strumentazioni elettroniche. Nell’esperimento sono stati utilizzati 10 odori campione, tra cui legna, frutta e menta. L’esperimento ha dato dei risultati parziali perché gli odori non potevano essere preventivamente scelti e controllati alla fonte, ma questo ha aperto la strada a ulteriori sviluppi. Sicuramente l’idea futura dei ricercatori è quella di inserire degli appositi elettrodi sui naselli di speciali occhiali che faranno da recettori degli odori al posto delle apparecchiature da inserire all’interno delle narici, anche perché evidentemente scomode e poco pratiche.

Si tratta sicuramente di una futuristico quanto interessante sviluppo del nostro sistema di trasmissioni, che dal sonoro è passato alle immagini, al video e infine alla trasmissione di dati in diversi formati. Ma, come ci fanno notare gli stessi ricercatori che conducono questi studi, lo sviluppo di una tecnologia del genere richiederà probabilmente alcune decine di anni per essere sviluppato ad un livello da poter avere una diffusione di massa.

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Ott 262019
 

L’invenzione della plastica, è stata una delle più grandi scoperte della storia. Come oramai quasi tutti sanno, la plastica deriva dal petrolio, dal quale viene estratto e poi miscelata con altre sostanze per formare infinite miscele di materiali diversi. Purtroppo, però, alcuni tipi di plastica portano con sé una grave conseguenza: non sono biodegradabili. Questo significa che questo materiale se non opportunamente riutilizzato ho riciclato, inquina pesantemente l’ambiente come del resto, stiamo quotidianamente scoprendo attraverso esperienze dirette o i mass-media che ce ne danno notizia.

La plastica derivata dal petrolio esiste da circa cinquant’anni, mentre invece i poliesteri, ossia il gruppo di sostanze a cui essa appartiene, esistono in natura da tempi remoti e costituiscono il rivestimento protettivo di alcune foglie. Alcuni batteri, approfittano da milioni di anni di queste sostanze nutrendosene e riuscendole a decomporre perfettamente. Alcuni scienziati dell’Università di Portsmouth nel Regno Unito, studiando e osservando questo fenomeno, hanno scoperto che alcuni di questi batteri si sono evoluti molto rapidamente e sono oggi in grado di digerire e nutrirsi del polietilene tereftalato (PET), una resina termoplastica, quella con cui vengono realizzate le bottiglie e molti contenitori alimentari che siamo soliti utilizzare tutti i giorni. Questo batterio, chiamato Ideonella sakaiensis, è in grado di digerire e metabolizzare le molecole del PET utilizzando alcuni enzimi compreso lo PETasi scoperto anch’esso grazie all’identificazione della Ideonella sakaiensis. La scoperta, molto recente, è stata pubblicata sulla rivista Science nel 2016 e apre incredibili scenari per il futuro del pianeta in riferimento al riutilizzo e il riciclo della plastica.

Passare dalla fase di sperimentazione e studio a quella di applicazione pratica, non è però semplicissimo. Bisogna infatti considerare che una colonia di batteri riesce a digerire piccoli frammenti di plastica in poche settimane ma i tempi variano ovviamente in base alla grandezza della colonia e alla superficie di plastica da dover smaltire.

La cosa che ha sorpreso gli scienziati, è come questi batteri siano stati in grado di adattarsi e modificare il loro regime alimentare in poco meno di cinquant’anni, ossia il tempo da cui è presente il PET nella nostra quotidianità, considerando che appunto prima di allora questa forma di plastica non esisteva.

Già oggi, buona parte delle materie termoplastiche, compreso il PET, vengono riciclate per ottenere nuovi oggetti e ridurre al tempo stesso la quantità di rifiuti presente nell’ambiente. Il problema è che ad ogni riciclo queste materie perdono alcune delle loro caratteristiche diventando sempre meno idonee ad essere riutilizzate e dovranno necessariamente finire in discarica o essere distrutte in un inceneritore.

Studiando le capacità della Ideonella sakaiensis e della sua capacità di utilizzo della plastica i ricercatori hanno prodotto un modello virtuale in 3D dell’enzima basandosi sulle osservazioni eseguite al microscopio elettronico. In questo modo hanno compreso meglio la sua struttura e sono riusciti ad individuare alcuni punti deboli che possono essere corretti. In questo modo saranno in grado di potenziare gli effetti di questa disgregazione e accelerare i processi di smaltimento. Lo studio ha dimostrato che la PETasi è in grado di riportare i poliesteri al livello originale ossia a come quando sono stati prodotti dal petrolio, quindi di ricreare plastica nuova con caratteristiche integre. E’ chiaro, però, che per arrivare a una produzione sul larga scala saranno necessari anni di studi e di laboratorio perché il problema non è solo quello di disgregare il polietilene tereftalato, bensì quello di farlo in larga scala e in un tempo minore affinché questo processo possa risultare vantaggioso sia economicamente che per l’ambiente.

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Ott 202019
 

Tokyo, la capitale giapponese, sarà sede dei giochi Olimpici e Paraolimpici del 2020 e già la città si sta organizzando per affrontare i grandi problemi di mobilità. All’interno del Villaggio Olimpico, gli atleti si potranno spostare attraverso una versione di piccolo bus riveduta da Toyota specificatamente per l’occasione. Si chiamerà e-Palette ed è il primo veicolo progettato dalla casa automobilistica giapponese per il trasporto urbano a guida autonoma e impatto zero.

Alimentazione elettrica e dimensioni tali da consentire il rapido afflusso degli atleti anche se con problemi di mobilità, capace di percorrere lunghi tragitti alla velocità di 20 km/h.

Questa vettura, un misto tra un van per il trasporto passeggeri e un piccolo autobus, verrà presentato al Motorshow che ti terrà in Giappone tra il 23 ottobre il 4 novembre.

e-Palette, dispone di un’interfaccia uomo macchina progettata per aiutare nella comunicazione tra coloro che si trovano intorno al veicolo durante la sua marcia automatizzata. Questa rende il veicolo in grado di mappare il terreno a 360° attorno alla sua posizione e di spostarsi in assoluta autonomia e sicurezza ovunque. Fari Lidar capaci di raccogliere informazioni in tempo reale sullo spazio circostante, di mappare il terreno e predisporre il percorso più rapido. Sensori di posizione in grado di individuare la posizione di ogni oggetto attorno al mezzo, di evitarlo e di agire prontamente in caso di emergenza. In ogni caso, un conducente umano sarà sempre posto all’interno del veicolo pronto ad intervenire in caso di necessità.

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Ott 202019
 

La stampa 3D è sicuramente una nuova tecnologia che sta prendendo sempre più piede in ogni ambito delle attività umane. Grandi successi sono già stati ottenuti in campo medico, chirurgico, delle costruzioni e oggettistica in genere. Si realizzano oggetti, casa, uffici, esoscheletri e i campi di applicazione crescono ogni giorno. Arriva, appunto, dagli Stati Uniti, dall’università del Maine la realizzazione della più grande stampante 3D al mondo, capace di crearee oggetti dalle dimensioni imponenti, lunghi fino a 30 metri, larghi fino a 7 metri e alti fino a 3 metri, il tutto con una velocità di stampa di circa 227 kg per ora.

Grazie a questa stampante l’università del Maine ha battuto contemporaneamente tre Guinness World Records ed esattamente quello della stampante 3D più grande del mondo, quello dell’oggetto stampato più grande del mondo e quello della barca stampata in 3D più grande del mondo. Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione tra la divisione UMaine Advance Structures and Composites Center dell’Università del Maine e grazie agli investimenti e collaborazioni, tra l’altro, con l’Oak Ridge National Laboratory.

La barca è stata stampata in soli tre giorni contro una media di costruzione di parecchie settimane se non addirittura di mesi per una barca costruita con procedure tradizionali. Questa è lunga 7,62 metri e pesa 2 tonnellate e 200 chilogrammi.

Questa tecnica di stampa, utilizza come materiale per la costruzione, un derivato della cellulosa, quindi parte del legno e viene ritenuta una grande risorsa per quei territori molto ricchi di vegetazione o ricoperti di di foreste. Anzi negli Stati Uniti si sta investendo tantissimo proprio per spingere l’economia di queste aree e il loro sviluppo.

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Set 282019
 

Si parla sempre più di mobilità, di sostenibilità, di rispetto dell’ambiente e anche le nazioni stanno agendo in questa direzione, soprattutto la Comunità Europea con una serie di interventi volti a limitare al massimo e nel modo più rapido possibile, fenomeni inquinanti.

Diverse sono le tecnologie in ballo per poter sostituire il motore endotermico a benzina o gasolio per intenderci. Ma quale tecnologia si affermerà sul mercato e quando questo cambiamento potrà realmente avvenire?

Le tecnologie in gara per sostituire il motore endotermico, sono due: quelle che utilizzano batterie elettriche e quelle che utilizzano celle a idrogeno. Ma riuscire a capire, qual è la migliore tra le due è piuttosto complesso e in ogni caso, questo, prevede analisi di lungo periodo, cioè proiettate nel tempo quando saranno disponibili non solo un numero sufficiente di autovetture in circolazione, ma anche sistemi di ricarica e rifornimento sufficienti a soddisfare la richiesta.

Gli analisti della società Horváth&Partners hanno tentato di rispondere a questa domanda attraverso la pubblicazione di uno studio intitolato “Automotive Industry 2035 Forecasts for the Future” nel quale si ipotizzano differenti scenari che potrebbero verificarsi nei prossimi anni in base ai dati raccolti che mostrano come l’industria dell’automobile si sta muovendo.

Nello studio, ciò che emerge è che esisteranno due differenti fasi temporali una che durerà fino al 2023 al massimo 2025, catalizzata dagli sforzi dei costruttori per realizzare autovetture a emissioni zero e rispettose dei rigidissimi standard di sicurezza e sostenibilità che, faranno lievitare evidentemente i costi. Una seconda fase, che si concluderà intorno al 2035 in cui le auto di nuova generazione sostituiranno quelle vecchie con motori endotermici per due motivi. Il primo è che queste ultime diverranno più care di quelle elettriche a causa dell’introduzione degli standard Euro7 e della tassazione della CO2 con incremento del costo dei combustibili fossili e dall’altro il progresso della tecnologia che renderà il prezzo delle macchine di nuova generazione molto più basso e competitivo.

Schema auto a motore elettrico

Un altro dei fattori che favoriranno lo sviluppo e la diffusione di queste autovetture, sono i costi in meno che ciascuno di noi dovrà affrontare non soltanto dal punto di vista del carburante la cui differenza è sensibile visto che si calcola un risparmio attuale tra i 40o e i 600 euro di carburante/anno, ma anche il risparmio di manutenzione perché questo tipo di autovettura non ha bisogno di sostituzioni di olii e filtri per cui è soggetta a minori interventi manutentivi.

Schema auto a celle di combustibile

I limiti all’attuale diffusione di queste auto rispetto a quelle attualmente in circolazione è dovuta ad una serie di fattori concatenati. La durata delle batterie, la mancanza di un numero sufficiente di colonnine di ricarica, i tempi di ricarica delle stesse. Inoltre la produzione dell’elettricità di queste auto, oggi, non si può dire assolutamente verde, ma essendo prodotta anche da fonti non rinnovabili è anch’essa fonte di inquinamento. Lo studio ha messo in evidenza che, un’auto elettrica oggi produce meno CO2 di un’auto endotermica solo dopo aver percorso 100.000 km, ma anche questo dato è soggetto a cambiare rapidamente nei prossimi anni.

Lo studio, infine, cerca di analizzare i dati per capire quale, tra le due tecnologie, è la migliore cioè quella che probabilmente avrà maggiore diffusione nell’immediato futuro. Le auto a batteria elettrica hanno una maggiore efficienza globale tra il 70 e l’80%, mentre quelle a idrogeno tra il 25 il 35%. Questo è dovuto ai costi di produzione e trasformazione, nonché nel trasporto dell’energia dalla fonte alle batterie. Si conclude che i vantaggi della cella combustibile vengono dall’autonomia e dalla velocità di rifornimento, ma sono meno efficienti e più costose quindi attualmente per percorrere circa 100 km di strada servono tra i 9 e i 12 euro per un’auto a celle e tra i 2 e i 7 euro per una elettrica. Tutto ovviamente potrà essere cambiato o sovvertito se nuove tecnologie e nuove scoperte modificheranno il panorama attuale da qui al prossimo decennio.

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Set 192019
 

Spesso veniamo informati dei media sulle condizioni non proprio ottimali delle nostre strade. Buche, manto stradale non idoneo alla carrabilità, cedimenti. Da anni si cerca una soluzione al problema utilizzando nuove miscele di asfalto capaci di resistere sempre di più all’usura, all’azione degli agenti atmosferici e a tutte quelle azioni meccaniche che tendono a modificarne la condizione iniziale.

Forse la soluzione a questo problema giunge proprio dall’Italia, dove Interchimica, un’azienda italiana leader mondiale nello sviluppo di soluzioni high-tech per l’asfalto e Directa Plus, produttore di prodotti a base di grafene, hanno stretto un accordo e realizzato per la prima volta una nuova miscela di asfalto basata sul materiale del futuro ( leggi, WONDER MATERIAL: GRAFENE), chiamato Gipave. 

Secondo quanto riportato dei calcoli della stessa Interchimica, la nuova super miscela stradale, permetterà di realizzare strade 3 volte più resistenti che con il tradizionale asfalto. Inoltre questo nuovo materiale resiste alla fatica il 250% in più e incrementa la resistenza al passaggio dei veicoli del 35% migliorando così anche la resistenza alla deformazione e riducendo in modo consistente le tracce lasciate dagli pneumatici.

L’esperimento è stato realizzato proprio lì dove le problematiche stradali sono state più volte evidenziate dai mass media, cioè a Roma sulla strada provinciale Ardeatina dove, una società indipendente ha effettuato l’analisi delle performance del manto stradale. I risultati sono stati in linea con quelli comunicati da Interchimica e questo aperto la strada alla sperimentazione in altre regioni italiane e in altri paesi quali Oman, Regno Unito e U.S.A.

L’amministratore delegato di Interchimica in un’intervista, ha affermato che gli esperimenti condotti sull’Ardeatina, sono stati effettuati semplicemente per validare sul campo i risultati già ottenuti in laboratorio. L’altro aspetto incredibile di questo nuovo materiale e che queste strade sono riciclabili al 100%, prodotte a bassa temperatura, durature, senza buche e rispettose dell’ambiente. Le strade infatti ottenute con questo nuovo materiale potranno essere smontate e ri-pavimentate all’infinito utilizzando sempre il materiale dello smontaggio riducendo così anche gli interventi di manutenzione.

Il punto di forza sicuramente di questo nuovo composto sta nella sua capacità di reggere meglio alle escursioni climatiche soprattutto al grande caldo e al grande freddo. Le sperimentazioni, infatti, in Gran Bretagna e in Oman hanno appunto questo scopo, ossia testare il prodotto in quelle condizioni estreme opposte.

Gipave è frutto di uno studio durato ben tre anni e al termine del quale, nel novembre 2017, la società ha depositato il brevetto di questo super modificatore.

L’uso di Gipave, è pensato per strade a grande traffico, quali autostrade, aeroporti e porti e l’obiettivo primario è quello di creare un nuovo sistema capace di essere al passo con le richieste tecnologiche del momento ed essere altamente sostenibile.

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Set 112019
 

Sembra ieri invece sono passati ben 8 anni da quando è iniziata questa avventura e molta acqua è passata sotto i ponti. Questo sito da piccola pagina con poche informazioni si è trasformato in un portale vero e proprio della Tecnologia, consultato quotidianamente da migliaia di persone e da oggi legato a tanti altri utenti attraverso i social network quali Facebook, YouTube, Instagram e tanti altri.

Tante informazioni, tante notizie, tante curiosità sul mondo della Tecnologia, attraverso articoli sempre nuovi ed interessanti, rivolti al mondo della scuola ma non solo. Da poche centinaia siamo diventati parecchie migliaia e continuiamo a crescere ogni anno, forse perché sono riuscito a trasmettere a molti di voi la grande passione che provo nei riguardi di questa disciplina e la cura maniacale che metto nel confezionare ogni singolo elemento di queste pagine.

Il taglio è decisamente didattico, perché la funzione di questo sito è proprio questa, aiutare i docenti e gli studenti ad imparare, ad approfondire, a studiare gli argomenti della Tecnologia attraverso un linguaggio semplice, comprensibile, capace di rendere alla portata di tutti argomenti anche molto complessi.

Lo scopo di noi docenti è proprio quello di aggiornarci e di essere aggiornati, in maniera tale da far si che la scuola resti lo strumento di informazione e la guida per i giovani del futuro e non il contrario quella che li insegue ponendosi come giudice supremo o peggio guardando in maniera distaccata i loro interessi e le loro passioni.

La scuola deve essere uno strumento di apprendimento, aggiornata con i tempi e con le tendenze al fine di risultare sempre al passo con i propri studenti, capace di coinvolgerli nello studio e di prepararli per il mondo del futuro. EducazioneTecnica nasce proprio con questo scopo e con questa missione e forse è proprio questo mi viene riconosciuto da molti anche nei continui feedback positivi che ricevo.

Vi ringrazio, quindi, per essere fedeli lettori, e condivido con voi questa giornata, questo compleanno del mio sito con grande gioia nella speranza che possa ancora essere di aiuto a tante persone e che, possa ancora crescere e migliorare grazie, anche, alla collaborazione di tutti voi. Tantissime saranno le novità, gli approfondimenti, gli argomenti trattati anche in questo nuovo anno scolastico, sempre contraddistinti dallo stesso entusiasmo, stessa gioia, stessa voglia di fare. 

Per alcuni è già iniziata, per altri sta per iniziare, quindi auguro a tutti un buon inizio di nuovo anno scolastico e mi raccomando restate fedeli utenti di queste pagine e non dimenticate di continuare a seguirci anche su tutti i nostri canali social, sulle riviste FlipBoard, sul canale YouTube, e anche sull’altro sito del quale sono autore all’interno della piattaforma Lattes, ilTechnologico.

Votate, mettete like, fate sentire la vostra approvazione e il vostro affetto.

Buon anno scolastico a tutti e soprattutto auguri a EducazioneTecnica nel giorno del suo ottavo compleanno.

Prof. Betto

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Set 042019
 

Ci siamo. Riparte la scuola con il suo carico di aspettative, ansie, libri, quaderni, zaini. Classi ed esperienze nuove; per alcuni professori e compagni diversi; e le domande sempre le stesse: come sarà la mia classe? E i miei compagni? Sarò all’altezza delle aspettative? Ma non saranno troppo difficili le materie quest’anno?

Le risposte arriveranno solo in corso d’opera, però, forse qualcosa sarà in grado di rasserenarvi, incuriosirvi, divertirvi. Avete indovinato. Sono le pagine di EDUCAZIONETECNICA, blog didattico e di informazione curato dal sottoscritto che, da anni accompagna migliaia di studenti e docenti nel percorso didattico sulla Tecnologia, per alcuni materia nuova, per altri ostica, per altri ancora misteriosa, cercando di fare luce e rendere sempre semplice l’apprendimento di concetti a volte complessi.

Divertenti, colorate, facili da consultare, le nostre pagine racchiudono tutto, ma proprio tutto quello che immaginiamo possa essere la tecnologia; aperte all’innovazione, capaci di chiarire i dubbi, di suggerire e stimolare l’approfondimento, traccia per professori e guida per gli alunni e perché no, anche per i genitori che li accompagnano in questo nuovo percorso.

Come ho scritto spesso, EDUCAZIONETECNICA è nato e continua ad esistere proprio per questo scopo. Rendere accessibile a tutti il mondo della Tecnologia, in continua evoluzione e verso il quale spesso ci sentiamo inadeguati e impreparati.

Come ogni anno, EDUCAZIONETECNICA si aggiorna, cambia look e diventa sempre più completo e accessibile con una infinità di novità e tanti cambiamenti piccoli e grandi tutti da scoprire. Di seguito vi elencherò alcuni di quelli più evidenti.

GRAFICA

Nuova grafica, colorata, accattivante, giovane, immediata. Figure semplici e pochi colori netti che danno subito il senso del contenuto.

EDUCAZIONETECNICA è un sito scolastico ma già dalla sua immagine si presenta al lettore come uno strumento divertente, giovane, frizzante, in grado di trasmettere un nuovo concetto e una nuova idea di scuola e di apprendimento, quella in cui credo, non ripetitiva, divertente e al passo con i tempi.

CLASSI

In linea con la nuova veste grafica, la scelta delle CLASSI è stata rivisitata e resa più compatta e di immediata fruizione. Ma i pulsanti sono solo l’inizio. Cliccateli per entrare nel vostro nuovo mondo.

Una montagna di novità, che a prima vista potrebbero spaventare o mettere in confusione chi vi accede per la prima volta, ma dopo qualche secondo di normale stupore, ci si rende conto di essere a casa. Le stesse cose degli anni passati, ma posizionate in modo più semplice e organico, un pannello di controllo completo che adesso fornisce tutti, ma proprio tutti gli strumenti e i collegamenti con le parti e le pagine importanti del sito.

In alto un grande pulsante HOMEWORK, un modo divertente e colorato per far sapere agli alunni e ai genitori quali sono i compiti che sono stati assegnati per casa. Basterà cliccarvi sopra per avere immediatamente la visione delle attività previste siano esse teoriche, grafiche, digitali per le classi 2.0 e 3.0 previste per la lezione successiva.,

Per chi è stato assente o vuole rivedere cosa è stato già fatto ecco invece il pulsante, leggermente più piccolo, con una cartelletta e una lavagna; siamo a OGGI IN CLASSE. Basterà cliccare su quest’altro pulsante per ritrovarsi proiettati “indietro nel tempo” nella parte della pagina dedicata alle attività svolte giorno per giorno, come su un registro elettronico.

Ed ecco la grande novità, la striscia immediatamente sotto i pulsanti principali, divisa in due differenti aree colorate con sfondo grigio e beige. Nella prima si ha accesso alle sezioni con le mappe concettuali, ai video per la LIM e di approfondimento, all’eserciziario grafico dove trovare gli esercizi da realizzare sul foglio da disegno o sul computer, la docuteca utilizzabile dal docente durante le lezioni per far vedere i grandi documentari dai canali digitali, nonché i pulsanti per le squadrature del disegno tecnico (diverse per anno scolastico) e la tabella dei numeri utilizzabile solo per le classi prime. Accanto, i pulsanti per connettersi al registro elettronico, quello per accedere all’orario del sottoscritto durante la settimana scolastica, la pagina con le indicazioni per l’acquisto del materiale didattico diviso per anno scolastico e infine il pulsante contatti attraverso il quale sarà possibile inviarmi una email.

CLASSI 3.0

Ecco una delle novità più eclatanti di questo anno scolastico alla dante Alighieri. Nasce per la prima volta la classe 3.0 in cui ogni alunno sarà connesso alla rete scolastica attraverso una flotta di iPad di ultima generazione gestiti e controllati dal docente attraverso un software MDM.

Inutile dirvi quanto questa esperienza possa essere incredibile all’interno di una scuola pubblica italiana, ed io e i miei colleghi siamo orgogliosissimi di iniziare questa nuova avventura con tutti i rischi e le difficoltà che comunque ci si porranno lungo questo pionieristico percorso.

CORSO DI DISEGNO TECNICO
Avvio Costruzioni Proiez. 2D Proiez. 3D Assonom. Prospettive

Anche questa completamente rivista nella grafica, la palette con i pulsanti del CORSO DI DISEGNO TECNICO apre la strada a pagine consuete ma che pian piano saranno completamente aggiornate e riviste in funzione delle nuove necessità didattiche.

SOCIAL, SOCIAL, SOCIAL
YouTube Instagram LinkedIn Pinterest Facebook Next

Era da molto che volevo avviare questa iniziativa, ma il tempo, sempre tiranno, me lo ha impedito. Quest’estate preso di coraggio ho avviato la parte social del nostro sito. Facebook, Instagram, Pinterest solo per citarne alcuni, i social dove il nostro blog allargherà i propri orizzonti. Inutile dirvi che i contenuti all’interno di queste pagine dovranno da voi essere diffusi, taggati, postati e pubblicizzati nel modo più capillare e puntuale possibile in maniera tale che siano sempre di più i ragazzi, i genitori, i docenti o i semplici visitatori a poterne beneficiare.

MATERIALE PER IL DOCENTE
Mappe Esercizi LIM DocuTech Next Next

Su questo sito i docenti hanno sempre avuto grande spazio e considerazione, non solo perché sono anch’io appartenente a questa categoria, ma perché ritengo che la formazione e l’informazione siano fondamentali per una professionalità di qualità. Con questa palette ho semplicemente raggruppato gli strumenti più importanti per l’azione dell’insegnante di Tecnologia, facili da reperire e raccolti tutti in un unico posto così da essere sempre a portata di mano durante le ore di lezione.

GRAFICA

Sempre più cosmopoliti con le riviste Flipboard. Un modo moderno, rapido, eclettico di leggere le nostre news, gli spazi di approfondimento tecnologico, l’informazione indipendente, curiosa, aggiornata. Scopritele scegliendo quella che vi piace o perché no, tutte quante. Votatemi, inserite i vostri like in modo da poter migliorare sempre e iscrivetevi per restare sempre aggiornati. Vi aspetto tutti.

il TechnoLOGICO

Il TechnoLOGICO, il blog della Lattes Editori del quale sono autore. Un altro spazio nel quale confrontarci come docenti o come semplici curiosi di Tecnologia.

Rubriche di robotica, didattica digitale, disegno dove tratto, con taglio meno giornalistico, argomenti di attualità o futuristici, metodologie di insegnamento, pillole di informatica. Dateci un’occhiata, non ve ne pentirete.


Che dirvi di altro? Nulla tranne che presto ci saranno grosse novità digitali e sul disegno tecnico, che renderanno il vostro legame con queste pagine sempre più indispensabile.

L’anno scorso siamo stati quasi 3.000 al giorno, e vorrei che quello in corso sia solo il trampolino di lancio per prossimi e nuovi records. Aspetto tutti voi su queste pagine, sempre numerosi, curiosi, e perché no anche un po’ critici. Inviatemi sempre i vostri feedback e le vostre considerazioni in merito, anche le critiche sono bene accette purché sempre costruttive.

A questo punto voglio solo augurarvi un meraviglioso nuovo anno scolastico 2019-2020.

Buon lavoro a tutti dal prof. Davide Betto

Ago 282019
 

Ci siamo quasi, tra poco riaprono le scuole e riparte la corsa all’acquisto di grembiuli, cartelle, astucci e soprattutto i libri😱, la voce più consistente e costosa dell’intero budget.

Mamma, nonne, zii, parenti stretti e meno stretti, si attivano tutti alla ricerca di una soluzione che consenta di risparmiare su questo costo. Libri usati dal fratello o dal cugino l’anno precedente, amici e compagni anche di altre scuole, vecchie edizioni, tutto fa brodo pur di risparmiare. Senza contare poi, le file presso le librerie o gli uffici dei rappresentanti delle case editrici per recuperare i fatidici libri in tempo per l’inizio delle lezioni.

Stress su stress al rientro dalle appena trascorse vacanze che sembrano immediatamente lontanissime.

Da qualche anno, diversi canali, permettono di risparmiare un po’, acquistando attraverso la rete e con la comodità di ricevere a casa propria senza file e senza stress i fantomatici libri, con la sicurezza di acquistare quello giusto perché il sistema fa riferimento ai canali ministeriali dove confluiscono tutte le indicazioni delle scuole per regione, provincia, scuola e  classe.

Amazon, il gigante dell’e-commerce, fornisce da alcuni anni questo servizio, praticando ove possibile uno sconto sui libri adottati ma soprattutto spedendoli gratuitamente e velocemente all’indirizzo desiderato.

Se pensate di adottare questo comodo canale, potete cliccare sul banner qui sotto che vi porterà direttamente alla pagina corretta:

Premi il banner per andare alla pagina desiderata

Una volta sulla pagina, cliccate sul seguente banner:

Vi condurrà su una cartina geografica dell’Italia. Scegliete la vostra regione di appartenenza e poi la provincia.

La successiva scelta riguarderà la tipologia di scuola tra elementare, media o superiore, ed infine bisognerà scegliere l’istituto. A questo punto verranno mostrate tutte le classi e per ciascuna i relativi libri di testo adottati, consigliati, da acquistare.

Non rimane che sceglierli, tramite “spunta”, inserire i propri dati e usare la carta di credito o il proprio account Paypal per pagare. Quindi, non ci resta che metterci comodi e attendere il corriere.

Con questa pagina, spero di avervi semplificato un compito che resta sempre tedioso e poco gradito. Non mi resta che augurarvi buoni acquisti e darvi appuntamento a scuola per un nuovo scoppiettante anno scolastico all’insegna della TEKNOLOGIA.

Prof. Davide Betto

Ago 112019
 

Oramai le conosciamo tutti, sono entrate a far parte della nostra vita, ci rappresentano in qualche caso e comunque ci consentono di comunicare in maniera divertente e molto molto rapida.

Ogni anno puntualmente se ne aggiungono di nuove, legate al contesto, alla realtà, a tutto quanto ci circonda e in poco tempo impariamo ad utilizzarle come strumenti di comunicazione. Sto parlando delle emoji, le simpatiche faccine, oggi anche oggetti complessi, monumenti, bandiere, oggetti d’uso quotidiano, che sostituiscono le parole nei messaggi di testo che inviamo attraverso i vari messenger.

Ma vi siete mai chiesti quali sono le emoji più utilizzate dagli utenti nel mondo? Adobe, la casa che produce il famosissimo Photoshop, hai intervistato oltre 1000 utenti negli Stati Uniti creando così una graduatoria in cui hai inserito le faccine più famose, quelle più digitate da tutti noi. Molti forse ci arriveranno facilmente, anche perché essendo la più utilizzate sono anche quelle che noi utilizziamo più spesso e la vincitrice è risultata la faccina che ride con le lacrime di gioia 😂 mentre il cuore che pulsa ❤️ è arrivato secondo. Il podio è stato completato dalla faccina con il bacio 😘.

Ma Adobe non si è fermata semplicemente a fare una graduatoria della prima, seconda, terza, quarta, eccetera ma è andata oltre classificando anche le migliori abbinate. La combo più utilizzata è risultata quella composta dalla faccia con gli occhi di cuore insieme alla faccina con il bacio 😍😘, la seconda coppia quella composta dalle faccine con le lacrime che ridono quella dritta e quella inclinata 😂🤣 e la terza, quella composta dalla faccina che manda il bacio e il cuore pulsante 😘❤️.

Tra gli intervistati, il 62% dichiarato di utilizzare le emoji per rendere le comunicazioni più immediate e divertenti, mentre il 42% di utilizzarle per esprimere meglio i propri pensieri. Il 31% ritiene che usarle fa sentire più legati alla persona con cui si sta chattando e la stessa percentuale dichiara di poter comunicare in questo modo molto più velocemente. Infine, non manca un 30% che dichiara che le emoji esprimano le proprie sensazioni in maniera molto più chiara, che non attraverso le parole.

La società ha fatto anche una distinzione di genere per vedere chi utilizza di più le simpatiche faccine colorate e ovviamente le donne sono risultate le vincitrici soprattutto per l’uso della faccina che manda il bacio e quella con il cuore pulsante, mentre gli uomini preferiscono le faccine sorridenti. Una percentuale molto alta, pari all’83% ha affermato, inoltre, che le emoji smorzino le conversazioni e che in molti casi riescano a definire un concetto con molta più enfasi. Anche per questo è stata creata una graduatoria in cui vengono associate tre emoji capaci di descrivere meglio il proprio stato d’animo.

Ancora, il 65% degli utenti afferma di sentirsi a proprio agio nell’esprimere le proprie emozioni tramite le emoji molto più che con la parola o con una telefonata e il 61% afferma di utilizzarle per lavoro dove, il 63% ritiene che l’uso di queste abbia un positivo impatto sulla credibilità e che queste rendano le notizie positive, più veritiere.

Essendo inoltre dei disegni ed essendo il disegno un linguaggio universale, il 94% degli intervistati ritiene che le emoji siano capaci di far comunicare meglio superando le barriere linguistiche e che il loro uso consenta di mettere in grado di condividere istantaneamente pensieri e idee. Dal punto di vista commerciale, inoltre, un’alta percentuale di utenti ritengono che se nell’oggetto di una mail è presente un emoji sarà più probabile la sua apertura e il 44% ritiene di acquistare più facilmente prodotti se pubblicizzati attraverso le simpatiche faccine.

Sempre secondo l’indagine, pare che la maggior parte degli utenti abbiano delle vere proprie debolezze per le icone che rappresentano cibo, bevande e snack oltre quelle dedicate agli animali, alle emozioni e ai gesti delle mani. Molti vorrebbero più emoji rappresentanti le diversità.

Un report completo sulle emoji realizzato da Adobe è disponibile in questa pagina:

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Lug 092019
 

I robot finora realizzati, non sono stati altro che macchine in grado di eseguire operazioni rigide, sempre uguali, programmate attraverso software da esseri umani. Il loro scopo era quello di semplificare il lavoro soprattutto in azioni ripetitive e stancanti, ma che richiedono grande precisione. Nessun robot, finora, è stato in grado di auto percepirsi, cioè di imparare, di avere coscienza di sé e capacità autonome di movimento e di azione nello spazio intorno ad esso. Questo fono ad oggi. Infatti le cose potrebbero rapidamente cambiare perché un team di ricercatori della Columbia University ha realizzato quello che sembra essere il primo robot in grado di imparare, il primo robot autocosciente. La macchina inizialmente è totalmente ignorante e ignora tra l’altro il suo stato e la sua forma, e non è altro che un meccanismo i cui movimenti sono assolutamente casuali. Il primo step, è un periodo di apprendimento dove vengono fatti compiere una serie di movimenti ripetitivi che servono a descrivere lo spazio nel quale esso può muoversi e quindi quali sono i movimenti che può compiere. E’ stato realizzato un braccio robotico molto simile a quelli utilizzati in ambito industriale, il quale ha iniziato, così, a muoversi in maniera casuale registrando circa un migliaio di movimenti e azioni nello spazio, ognuno definito da circa 100 punti. Poi, utilizzando un sistema di Machine Learning il robot ha analizzato tutti i dati raccolti per costruire un modello rudimentale di se stesso. Si è trattato di un primo step; la macchina ancora non sa come è fatta, di quanti pezzi è composta e quali sono le sue possibilità all’interno dello spazio nel quale opera.

A questo punto i ricercatori hanno inserito un oggetto all’interno dello spazio di azione del braccio robotico e hanno chiesto alla macchina di prendere l’oggetto e di spostarlo in una posizione ben definita. Grazie al semplice gesto ripetuto migliaia di volte, il braccio è stato in grado di ricalibrare la sua posizione nello spazio, e dopo sole 35 ore di addestramento è riuscito a ridefinire la propria posizione e la propria composizione correggendola di circa 4 cm rispetto alla prima fase, ma non solo, è stato in grado anche di prelevare l’oggetto nello spazio attorno a sé e di posizionarlo nel luogo di destinazione con una percentuale di errore praticamente nulla. La cosa straordinaria è stata che il robot è riuscito a portare a termine la stessa operazione con un percentuale di precisione del 44% in un’aria esterna allo spazio delimitato, quindi, in un’area completamente sconosciuta. Il risultato è stato giudicato sorprendente perché, come ha detto Kwiatkowski (uno dei ricercatori) è come essere riusciti a prendere un oggetto ad occhi bendati in un posto sconosciuto.

Ma l’esperimento non si è fermato qui: i progettisti hanno sostituito un pezzo del braccio meccanico con uno danneggiato. Il robot, incredibilmente si è accorto del difetto e ha ricalibrato i suoi movimenti così da compensare il guasto e riportare la sua percentuale di precisione, nell’esecuzione dell’operazione, al 100%. Lipson, l’altro ingegnere a capo della ricerca, ha commentato in maniera entusiasta questa capacità di auto vedersi e di ricollocarsi all’interno di uno spazio che, per una macchina, rappresenta la prima volta in assoluto.

A questo punto si aprono, ovviamente, nuovi scenari: Lipson e Kwiatkowski sono consapevoli delle implicazioni che questa nuova tecnologia comporta. Realizzazione di macchine pensanti e capaci di agire in maniera autonoma in situazioni non previste dai programmatori. Se da un lato questo potrebbe portare alla costruzione di robot capaci di adattarsi a situazioni completamente diverse e non previste durante la fase di programmazione, dell’altro potrebbe generare situazioni poco controllabili e prevedibili come ad esempio la creazione di macchine da guerra capaci di adattarsi a situazioni improvvise, capaci di eliminare bersagli umani in situazioni sempre diverse quindi una tecnologia nuova, moderna, futuristica, ma da utilizzare con grande attenzione.

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Lug 012019
 

Di veicoli a guida autonoma abbiamo parlato spesso, come anche delle differenti soluzioni di auto elettriche e di tipologie di batterie in grado di alimentarle. Le novità, in questo caso, presentate dalla casa automobilistica svedese Scania, famosa per i veicoli di grossa taglia come camion e autobus è quella di un mezzo a guida autonoma molto flessibile capace di portare i pendolari al lavoro dalla mattina alla sera, consegnare merci durante il giorno e raccogliere rifiuti durante la notte. Questa soluzione modulare si proporrebbe come la soluzione ideale per risolvere gran parte dei problemi ecologici delle città e del trasporto urbano, perché andrebbe a sostituire, in una volta sola, diversi mezzi contemporaneamente.

Si chiama Scania NXT e non lo vedremo da subito sulle strade perché si tratta di un concept che sta sviluppando la società e sarà pronto per il 2030. Al suo interno tutta una serie di tecnologie ancora allo studio e non sviluppate appieno però questo prototipo serve a dimostrare le possibilità e lo sviluppo tecnico a cui la società può arrivare.

Su questo prototipo i moduli di azionamento anteriore e posteriore possono essere installati sul telaio di un autobus, di un veicolo di distribuzione o di un compattatore. Il modulo che è stato esposto alla Global Public Transport Summit di Stoccolma è quello per il trasporto delle persone.

L’obiettivo da raggiungere è quello di un veicolo nuovo pensato per la condivisione tra diversi utenti e soprattutto per la sostenibilità della mobilità urbana.

Questo mezzo è, a detta del suo project manager, Robert Sjödin, qualcosa di completamente nuovo e innovativo, dove design, flessibilità e modularità sono la chiave della sua originalità.

Il modulo per il trasporto delle persone è lungo 8 metri ed è costituito da un’unica unità così da ridurre il peso e al di sotto della carrozzeria sono poste le batterie, celle cilindriche che occupano uno spazio normalmente inutilizzato riuscendo soprattutto a distribuire ottimamente il peso. L’autonomia è di circa 245 km e il veicolo a un peso inferiore alle 8 tonnellate.

Vedremo come evolverà questo progetto e di come tutte le tecnologie in esso impiegate riusciranno pian piano ad entrare nel quotidiano rendendo più sostenibile il trasporto urbano e a cambiare la nostra idea di mobilità.

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Giu 122019
 

L’ennesima soluzione per realizzare batterie ecologiche, a basso costo e durature giunge dai ricercatori dell’Università americana di Purdue, nell’Indiana i quali hanno presentato i risultati di una loro ricerca piuttosto singolare.

Gli scienziati sono partiti da un materiale poco riciclabile ma altamente inquinante come il polistirolo, le palline bianche che servono per imballaggio e per l’isolamento. Solo per il 10% viene riciclato mentre il resto finisce nelle discariche con gravi problemi per lo smaltimento e soprattutto per l’ambiente, vista la quantità di sostanze chimiche contenute in questo materiale capace di provocare grave inquinamento all’ecosistema.

Con la loro ricerca, gli scienziati Vinodkumar Etacheri e i ricercatori guidati da Vilas Pol, sono riusciti a trasformare questo materiale da imballaggio in micro fogli e nano-particelle di carbonio e li hanno testati come anodi delle batterie all’ioni di litio ricaricabili. Il risultato è stato incredibile. Questi elettrodi sono risultati migliori di quelli attualmente in commercio realizzati in grafite.

Utilizzo di questo materiale porterebbe con sé due vantaggi: da un lato eliminare materiale inquinante riciclandolo al 100%, dell’altro realizzare batterie altamente efficienti. Gli studi sono talmente a buon punto che, molto probabilmente, queste batterie potrebbero arrivare già sul mercato tra meno di due anni.

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Giu 112019
 

Molti ricorderanno il centauro, la figura mitologica costituita dal corpo di un cavallo e da un tronco umano uniti insieme. A distanza di secoli è questo il nome di un progetto europeo per la realizzazione di un nuovo robot dotato di un corpo animale con quattro zampe e un torso dalle sembianze umane comandato a distanza da un operatore come negli scenari dei film di fantascienza. Il progetto mira a realizzare robot capaci di agire in scenari catastrofici o in situazioni dove l’essere umano non può agire in sicurezza. Il progetto vede coinvolti due dei centri di eccellenza italiani quali la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

La necessità di creare robot capaci di intervenire in area disastrate o pericolose è un’esigenza già sentita e da tempo, diversi paesi sono in gara per realizzare robot di questo tipo; si pensi ad esempio ai robot di produzione americana utilizzati dopo l’incidente della centrale nucleare di Fukushima in Giappone e quelli utilizzati per cercare i feriti tra le macerie delle torri gemelle dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.

Molti sono gli ostacoli finora affrontati nella realizzazione di un siffatto robot. Innanzitutto la difficoltà a muoversi in un ambiente pensato agli essere umani dove potrebbe essere necessario aprire una porta, spostare un oggetto, muoversi in scarsa illuminazione o tra le macerie, ostacoli che, per un robot tradizionale, possono diventare insormontabili.

Idea di realizzare un robot con sembianze umane almeno per una parte, dovrebbe rendere questo centaurocapace di compiere azioni molto più simili a quelle umane, quindi, molto più sofisticate. E’ pensato per poter scavare tra le macerie, salire e scendere rampe di scale per cui sarà dotato di gambe e ruote in grado di fargli compiere quest’azione e attuare azioni anche molto complesse in totale autonomia, come ad esempio collegare dei tubi, chiudere valvole e saldare elementi spezzati. Per risolvere parte di questi problemi l’idea utilizzata per il centauroè completamente diversa da quella di altri robot. L’interazione con l’uomo è sostanziale. L’uomo non si limiterà a comandarlo a distanza, come in simbiosi con la macchina, ma attraverso dei particolari sensori percepirà le sensazioni fisiche che il robot in campo sta ricevendo. In pratica l’operatore indosserà un esoscheletro, molto simile a quello visto nello scontro finale con l’alieno nel film Alien2, e grazie a questo, l’operatore riceverà come feedback il ritorno di forza e le sensazioni tattili, che gli consentiranno di agire e lavorare a distanza come se fosse sul posto per compiere azioni anche molto delicate.

Un altro problema potrebbe essere quello della interruzione della linea, la lentezza nella trasmissione del segnale o ritorni con interruzioni o ritardi. Per questo si sta pensando di sviluppare dei sistemi di controllo capaci di garantire un segnale puntuale e fedele e che, la trasmissione sia sempre della massima qualità. Per ora centauro è solo un progetto ma molto presto, superati i test sul campo, questo potrebbe diventare una realtà ed entrare a far parte della nostra quotidianità.

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Giu 052019
 

Il problema plastica oramai è universalmente noto. È un materiale non biodegradabile ottenuto da idrocarburi come il petrolio, che immesso nell’ambiente lo inquina in maniera permanente. Soprattutto i mari sono oggetto di un grave inquinamento perché la plastica in mare si decompone molto lentamente inquinandone la superficie e i fondali, ma una volta che si disgrega in frammenti piccolissimi viene ingerita dai pesci dei quali, poi, noi ci nutriamo assumendone indirettamente durante l’alimentazione.

Molte sono le ricerche in corso per trovare una soluzione alla plastica e anche le nazioni si stanno muovendo in questa direzione; è di pochi giorni fa, la decisione della Comunità Europea di eliminare entro il 2021 la plastica monouso causa maggiore di inquinamento dei mari e del pianeta in generale.

Una soluzione interessante sembra giungere dai ricercatori del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America, lo United States Department of Energy, dal Lawrence Berkeley National Laboratory dove è stato creato un nuovo materiale plastico totalmente riciclabile denominato poly-diketoenamine o PDK.

La caratteristica incredibile di questo nuovo materiale, è quella di poter essere smontato a livello molecolare per poi essere ricomposto per formare oggetti diversi con nuove tessiture, colori, forme, infinite volte senza perdita di prestazioni e qualità. 

Normalmente le molecole dei materiali plastici nascono da cosiddetti monomeri, ossia molecole molto semplici capaci in determinate condizioni fisiche, calore e pressione o altro, di legarsi insieme con altri monomeri a formare molecole anche molto complesse chiamate polimeri. Queste sostanze, però, una volta utilizzate non possono più essere riutilizzate per cui finiscono necessariamente in discarica con ulteriore inquinamento.

I monomeri di PDK, possono invece essere completamente separati dai loro additivi immergendolo oggetto in una soluzione particolarmente acida. Quindi, in questo nuovo materiale i legami immutabili delle plastiche convenzionali, vengono tramutati in legami reversibili che fanno sì che il materiale possa essere più e più volte riciclato in modo molto efficace e senza nuovo inquinamento.

Per cui, qualunque oggetto realizzato in PDK può essere scomposto e ricomposto in qualunque altro oggetto cambiando, di conseguenza, la forma, il colore, le proprietà e senza mai dover gettare l’oggetto nella discarica.

Adesso, partendo da questa nuova scoperta, i ricercatori stanno lavorando su varianti che consentano di realizzare una vasta gamma di prodotti derivati dal PDK con proprietà termiche, meccaniche, fisiche e chimiche differenti, così da poter utilizzare questo nuovo materiale, totalmente riciclabile, in ogni possibile campo di applicazione.

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