prof. Davide Betto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, insegna nelle classi 2.0 del proprio istituto, e da oltre vent'anni utente Apple. Webmaster per diletto e esperto programmi C.A.D., grafica pubblicitaria e post produzione video. Collabora con la casa editrice Lattes Editori come autore di testi di tecnologia e per sito iLTECHNOlogico.it. Vincitore del premio internazionale come miglior sito dell'anno 2016 nell'area Carriera e Formazione.

Set 112019
 

Sembra ieri invece sono passati ben 8 anni da quando è iniziata questa avventura e molta acqua è passata sotto i ponti. Questo sito da piccola pagina con poche informazioni si è trasformato in un portale vero e proprio della Tecnologia, consultato quotidianamente da migliaia di persone e da oggi legato a tanti altri utenti attraverso i social network quali Facebook, YouTube, Instagram e tanti altri.

Tante informazioni, tante notizie, tante curiosità sul mondo della Tecnologia, attraverso articoli sempre nuovi ed interessanti, rivolti al mondo della scuola ma non solo. Da poche centinaia siamo diventati parecchie migliaia e continuiamo a crescere ogni anno, forse perché sono riuscito a trasmettere a molti di voi la grande passione che provo nei riguardi di questa disciplina e la cura maniacale che metto nel confezionare ogni singolo elemento di queste pagine.

Il taglio è decisamente didattico, perché la funzione di questo sito è proprio questa, aiutare i docenti e gli studenti ad imparare, ad approfondire, a studiare gli argomenti della Tecnologia attraverso un linguaggio semplice, comprensibile, capace di rendere alla portata di tutti argomenti anche molto complessi.

Lo scopo di noi docenti è proprio quello di aggiornarci e di essere aggiornati, in maniera tale da far si che la scuola resti lo strumento di informazione e la guida per i giovani del futuro e non il contrario quella che li insegue ponendosi come giudice supremo o peggio guardando in maniera distaccata i loro interessi e le loro passioni.

La scuola deve essere uno strumento di apprendimento, aggiornata con i tempi e con le tendenze al fine di risultare sempre al passo con i propri studenti, capace di coinvolgerli nello studio e di prepararli per il mondo del futuro. EducazioneTecnica nasce proprio con questo scopo e con questa missione e forse è proprio questo mi viene riconosciuto da molti anche nei continui feedback positivi che ricevo.

Vi ringrazio, quindi, per essere fedeli lettori, e condivido con voi questa giornata, questo compleanno del mio sito con grande gioia nella speranza che possa ancora essere di aiuto a tante persone e che, possa ancora crescere e migliorare grazie, anche, alla collaborazione di tutti voi. Tantissime saranno le novità, gli approfondimenti, gli argomenti trattati anche in questo nuovo anno scolastico, sempre contraddistinti dallo stesso entusiasmo, stessa gioia, stessa voglia di fare. 

Per alcuni è già iniziata, per altri sta per iniziare, quindi auguro a tutti un buon inizio di nuovo anno scolastico e mi raccomando restate fedeli utenti di queste pagine e non dimenticate di continuare a seguirci anche su tutti i nostri canali social, sulle riviste FlipBoard, sul canale YouTube, e anche sull’altro sito del quale sono autore all’interno della piattaforma Lattes, ilTechnologico.

Votate, mettete like, fate sentire la vostra approvazione e il vostro affetto.

Buon anno scolastico a tutti e soprattutto auguri a EducazioneTecnica nel giorno del suo ottavo compleanno.

Prof. Betto

PUOI LEGGERE ANCHE:
Set 042019
 

Ci siamo. Riparte la scuola con il suo carico di aspettative, ansie, libri, quaderni, zaini. Classi ed esperienze nuove; per alcuni professori e compagni diversi; e le domande sempre le stesse: come sarà la mia classe? E i miei compagni? Sarò all’altezza delle aspettative? Ma non saranno troppo difficili le materie quest’anno?

Le risposte arriveranno solo in corso d’opera, però, forse qualcosa sarà in grado di rasserenarvi, incuriosirvi, divertirvi. Avete indovinato. Sono le pagine di EDUCAZIONETECNICA, blog didattico e di informazione curato dal sottoscritto che, da anni accompagna migliaia di studenti e docenti nel percorso didattico sulla Tecnologia, per alcuni materia nuova, per altri ostica, per altri ancora misteriosa, cercando di fare luce e rendere sempre semplice l’apprendimento di concetti a volte complessi.

Divertenti, colorate, facili da consultare, le nostre pagine racchiudono tutto, ma proprio tutto quello che immaginiamo possa essere la tecnologia; aperte all’innovazione, capaci di chiarire i dubbi, di suggerire e stimolare l’approfondimento, traccia per professori e guida per gli alunni e perché no, anche per i genitori che li accompagnano in questo nuovo percorso.

Come ho scritto spesso, EDUCAZIONETECNICA è nato e continua ad esistere proprio per questo scopo. Rendere accessibile a tutti il mondo della Tecnologia, in continua evoluzione e verso il quale spesso ci sentiamo inadeguati e impreparati.

Come ogni anno, EDUCAZIONETECNICA si aggiorna, cambia look e diventa sempre più completo e accessibile con una infinità di novità e tanti cambiamenti piccoli e grandi tutti da scoprire. Di seguito vi elencherò alcuni di quelli più evidenti.

GRAFICA

Nuova grafica, colorata, accattivante, giovane, immediata. Figure semplici e pochi colori netti che danno subito il senso del contenuto.

EDUCAZIONETECNICA è un sito scolastico ma già dalla sua immagine si presenta al lettore come uno strumento divertente, giovane, frizzante, in grado di trasmettere un nuovo concetto e una nuova idea di scuola e di apprendimento, quella in cui credo, non ripetitiva, divertente e al passo con i tempi.

CLASSI

In linea con la nuova veste grafica, la scelta delle CLASSI è stata rivisitata e resa più compatta e di immediata fruizione. Ma i pulsanti sono solo l’inizio. Cliccateli per entrare nel vostro nuovo mondo.

Una montagna di novità, che a prima vista potrebbero spaventare o mettere in confusione chi vi accede per la prima volta, ma dopo qualche secondo di normale stupore, ci si rende conto di essere a casa. Le stesse cose degli anni passati, ma posizionate in modo più semplice e organico, un pannello di controllo completo che adesso fornisce tutti, ma proprio tutti gli strumenti e i collegamenti con le parti e le pagine importanti del sito.

In alto un grande pulsante HOMEWORK, un modo divertente e colorato per far sapere agli alunni e ai genitori quali sono i compiti che sono stati assegnati per casa. Basterà cliccarvi sopra per avere immediatamente la visione delle attività previste siano esse teoriche, grafiche, digitali per le classi 2.0 e 3.0 previste per la lezione successiva.,

Per chi è stato assente o vuole rivedere cosa è stato già fatto ecco invece il pulsante, leggermente più piccolo, con una cartelletta e una lavagna; siamo a OGGI IN CLASSE. Basterà cliccare su quest’altro pulsante per ritrovarsi proiettati “indietro nel tempo” nella parte della pagina dedicata alle attività svolte giorno per giorno, come su un registro elettronico.

Ed ecco la grande novità, la striscia immediatamente sotto i pulsanti principali, divisa in due differenti aree colorate con sfondo grigio e beige. Nella prima si ha accesso alle sezioni con le mappe concettuali, ai video per la LIM e di approfondimento, all’eserciziario grafico dove trovare gli esercizi da realizzare sul foglio da disegno o sul computer, la docuteca utilizzabile dal docente durante le lezioni per far vedere i grandi documentari dai canali digitali, nonché i pulsanti per le squadrature del disegno tecnico (diverse per anno scolastico) e la tabella dei numeri utilizzabile solo per le classi prime. Accanto, i pulsanti per connettersi al registro elettronico, quello per accedere all’orario del sottoscritto durante la settimana scolastica, la pagina con le indicazioni per l’acquisto del materiale didattico diviso per anno scolastico e infine il pulsante contatti attraverso il quale sarà possibile inviarmi una email.

CLASSI 3.0

Ecco una delle novità più eclatanti di questo anno scolastico alla dante Alighieri. Nasce per la prima volta la classe 3.0 in cui ogni alunno sarà connesso alla rete scolastica attraverso una flotta di iPad di ultima generazione gestiti e controllati dal docente attraverso un software MDM.

Inutile dirvi quanto questa esperienza possa essere incredibile all’interno di una scuola pubblica italiana, ed io e i miei colleghi siamo orgogliosissimi di iniziare questa nuova avventura con tutti i rischi e le difficoltà che comunque ci si porranno lungo questo pionieristico percorso.

CORSO DI DISEGNO TECNICO
Avvio Costruzioni Proiez. 2D Proiez. 3D Assonom. Prospettive

Anche questa completamente rivista nella grafica, la palette con i pulsanti del CORSO DI DISEGNO TECNICO apre la strada a pagine consuete ma che pian piano saranno completamente aggiornate e riviste in funzione delle nuove necessità didattiche.

SOCIAL, SOCIAL, SOCIAL
YouTube Instagram LinkedIn Pinterest Facebook Next

Era da molto che volevo avviare questa iniziativa, ma il tempo, sempre tiranno, me lo ha impedito. Quest’estate preso di coraggio ho avviato la parte social del nostro sito. Facebook, Instagram, Pinterest solo per citarne alcuni, i social dove il nostro blog allargherà i propri orizzonti. Inutile dirvi che i contenuti all’interno di queste pagine dovranno da voi essere diffusi, taggati, postati e pubblicizzati nel modo più capillare e puntuale possibile in maniera tale che siano sempre di più i ragazzi, i genitori, i docenti o i semplici visitatori a poterne beneficiare.

MATERIALE PER IL DOCENTE
Mappe Esercizi LIM DocuTech Next Next

Su questo sito i docenti hanno sempre avuto grande spazio e considerazione, non solo perché sono anch’io appartenente a questa categoria, ma perché ritengo che la formazione e l’informazione siano fondamentali per una professionalità di qualità. Con questa palette ho semplicemente raggruppato gli strumenti più importanti per l’azione dell’insegnante di Tecnologia, facili da reperire e raccolti tutti in un unico posto così da essere sempre a portata di mano durante le ore di lezione.

GRAFICA

Sempre più cosmopoliti con le riviste Flipboard. Un modo moderno, rapido, eclettico di leggere le nostre news, gli spazi di approfondimento tecnologico, l’informazione indipendente, curiosa, aggiornata. Scopritele scegliendo quella che vi piace o perché no, tutte quante. Votatemi, inserite i vostri like in modo da poter migliorare sempre e iscrivetevi per restare sempre aggiornati. Vi aspetto tutti.

il TechnoLOGICO

Il TechnoLOGICO, il blog della Lattes Editori del quale sono autore. Un altro spazio nel quale confrontarci come docenti o come semplici curiosi di Tecnologia.

Rubriche di robotica, didattica digitale, disegno dove tratto, con taglio meno giornalistico, argomenti di attualità o futuristici, metodologie di insegnamento, pillole di informatica. Dateci un’occhiata, non ve ne pentirete.


Che dirvi di altro? Nulla tranne che presto ci saranno grosse novità digitali e sul disegno tecnico, che renderanno il vostro legame con queste pagine sempre più indispensabile.

L’anno scorso siamo stati quasi 3.000 al giorno, e vorrei che quello in corso sia solo il trampolino di lancio per prossimi e nuovi records. Aspetto tutti voi su queste pagine, sempre numerosi, curiosi, e perché no anche un po’ critici. Inviatemi sempre i vostri feedback e le vostre considerazioni in merito, anche le critiche sono bene accette purché sempre costruttive.

A questo punto voglio solo augurarvi un meraviglioso nuovo anno scolastico 2019-2020.

Buon lavoro a tutti dal prof. Davide Betto

Ago 282019
 

Ci siamo quasi, tra poco riaprono le scuole e riparte la corsa all’acquisto di grembiuli, cartelle, astucci e soprattutto i libri😱, la voce più consistente e costosa dell’intero budget.

Mamma, nonne, zii, parenti stretti e meno stretti, si attivano tutti alla ricerca di una soluzione che consenta di risparmiare su questo costo. Libri usati dal fratello o dal cugino l’anno precedente, amici e compagni anche di altre scuole, vecchie edizioni, tutto fa brodo pur di risparmiare. Senza contare poi, le file presso le librerie o gli uffici dei rappresentanti delle case editrici per recuperare i fatidici libri in tempo per l’inizio delle lezioni.

Stress su stress al rientro dalle appena trascorse vacanze che sembrano immediatamente lontanissime.

Da qualche anno, diversi canali, permettono di risparmiare un po’, acquistando attraverso la rete e con la comodità di ricevere a casa propria senza file e senza stress i fantomatici libri, con la sicurezza di acquistare quello giusto perché il sistema fa riferimento ai canali ministeriali dove confluiscono tutte le indicazioni delle scuole per regione, provincia, scuola e  classe.

Amazon, il gigante dell’e-commerce, fornisce da alcuni anni questo servizio, praticando ove possibile uno sconto sui libri adottati ma soprattutto spedendoli gratuitamente e velocemente all’indirizzo desiderato.

Se pensate di adottare questo comodo canale, potete cliccare sul banner qui sotto che vi porterà direttamente alla pagina corretta:

Premi il banner per andare alla pagina desiderata

Una volta sulla pagina, cliccate sul seguente banner:

Vi condurrà su una cartina geografica dell’Italia. Scegliete la vostra regione di appartenenza e poi la provincia.

La successiva scelta riguarderà la tipologia di scuola tra elementare, media o superiore, ed infine bisognerà scegliere l’istituto. A questo punto verranno mostrate tutte le classi e per ciascuna i relativi libri di testo adottati, consigliati, da acquistare.

Non rimane che sceglierli, tramite “spunta”, inserire i propri dati e usare la carta di credito o il proprio account Paypal per pagare. Quindi, non ci resta che metterci comodi e attendere il corriere.

Con questa pagina, spero di avervi semplificato un compito che resta sempre tedioso e poco gradito. Non mi resta che augurarvi buoni acquisti e darvi appuntamento a scuola per un nuovo scoppiettante anno scolastico all’insegna della TEKNOLOGIA.

Prof. Davide Betto

Ago 112019
 

Oramai le conosciamo tutti, sono entrate a far parte della nostra vita, ci rappresentano in qualche caso e comunque ci consentono di comunicare in maniera divertente e molto molto rapida.

Ogni anno puntualmente se ne aggiungono di nuove, legate al contesto, alla realtà, a tutto quanto ci circonda e in poco tempo impariamo ad utilizzarle come strumenti di comunicazione. Sto parlando delle emoji, le simpatiche faccine, oggi anche oggetti complessi, monumenti, bandiere, oggetti d’uso quotidiano, che sostituiscono le parole nei messaggi di testo che inviamo attraverso i vari messenger.

Ma vi siete mai chiesti quali sono le emoji più utilizzate dagli utenti nel mondo? Adobe, la casa che produce il famosissimo Photoshop, hai intervistato oltre 1000 utenti negli Stati Uniti creando così una graduatoria in cui hai inserito le faccine più famose, quelle più digitate da tutti noi. Molti forse ci arriveranno facilmente, anche perché essendo la più utilizzate sono anche quelle che noi utilizziamo più spesso e la vincitrice è risultata la faccina che ride con le lacrime di gioia 😂 mentre il cuore che pulsa ❤️ è arrivato secondo. Il podio è stato completato dalla faccina con il bacio 😘.

Ma Adobe non si è fermata semplicemente a fare una graduatoria della prima, seconda, terza, quarta, eccetera ma è andata oltre classificando anche le migliori abbinate. La combo più utilizzata è risultata quella composta dalla faccia con gli occhi di cuore insieme alla faccina con il bacio 😍😘, la seconda coppia quella composta dalle faccine con le lacrime che ridono quella dritta e quella inclinata 😂🤣 e la terza, quella composta dalla faccina che manda il bacio e il cuore pulsante 😘❤️.

Tra gli intervistati, il 62% dichiarato di utilizzare le emoji per rendere le comunicazioni più immediate e divertenti, mentre il 42% di utilizzarle per esprimere meglio i propri pensieri. Il 31% ritiene che usarle fa sentire più legati alla persona con cui si sta chattando e la stessa percentuale dichiara di poter comunicare in questo modo molto più velocemente. Infine, non manca un 30% che dichiara che le emoji esprimano le proprie sensazioni in maniera molto più chiara, che non attraverso le parole.

La società ha fatto anche una distinzione di genere per vedere chi utilizza di più le simpatiche faccine colorate e ovviamente le donne sono risultate le vincitrici soprattutto per l’uso della faccina che manda il bacio e quella con il cuore pulsante, mentre gli uomini preferiscono le faccine sorridenti. Una percentuale molto alta, pari all’83% ha affermato, inoltre, che le emoji smorzino le conversazioni e che in molti casi riescano a definire un concetto con molta più enfasi. Anche per questo è stata creata una graduatoria in cui vengono associate tre emoji capaci di descrivere meglio il proprio stato d’animo.

Ancora, il 65% degli utenti afferma di sentirsi a proprio agio nell’esprimere le proprie emozioni tramite le emoji molto più che con la parola o con una telefonata e il 61% afferma di utilizzarle per lavoro dove, il 63% ritiene che l’uso di queste abbia un positivo impatto sulla credibilità e che queste rendano le notizie positive, più veritiere.

Essendo inoltre dei disegni ed essendo il disegno un linguaggio universale, il 94% degli intervistati ritiene che le emoji siano capaci di far comunicare meglio superando le barriere linguistiche e che il loro uso consenta di mettere in grado di condividere istantaneamente pensieri e idee. Dal punto di vista commerciale, inoltre, un’alta percentuale di utenti ritengono che se nell’oggetto di una mail è presente un emoji sarà più probabile la sua apertura e il 44% ritiene di acquistare più facilmente prodotti se pubblicizzati attraverso le simpatiche faccine.

Sempre secondo l’indagine, pare che la maggior parte degli utenti abbiano delle vere proprie debolezze per le icone che rappresentano cibo, bevande e snack oltre quelle dedicate agli animali, alle emozioni e ai gesti delle mani. Molti vorrebbero più emoji rappresentanti le diversità.

Un report completo sulle emoji realizzato da Adobe è disponibile in questa pagina:

GUARDA I VIDEO:

Lug 092019
 

I robot finora realizzati, non sono stati altro che macchine in grado di eseguire operazioni rigide, sempre uguali, programmate attraverso software da esseri umani. Il loro scopo era quello di semplificare il lavoro soprattutto in azioni ripetitive e stancanti, ma che richiedono grande precisione. Nessun robot, finora, è stato in grado di auto percepirsi, cioè di imparare, di avere coscienza di sé e capacità autonome di movimento e di azione nello spazio intorno ad esso. Questo fono ad oggi. Infatti le cose potrebbero rapidamente cambiare perché un team di ricercatori della Columbia University ha realizzato quello che sembra essere il primo robot in grado di imparare, il primo robot autocosciente. La macchina inizialmente è totalmente ignorante e ignora tra l’altro il suo stato e la sua forma, e non è altro che un meccanismo i cui movimenti sono assolutamente casuali. Il primo step, è un periodo di apprendimento dove vengono fatti compiere una serie di movimenti ripetitivi che servono a descrivere lo spazio nel quale esso può muoversi e quindi quali sono i movimenti che può compiere. E’ stato realizzato un braccio robotico molto simile a quelli utilizzati in ambito industriale, il quale ha iniziato, così, a muoversi in maniera casuale registrando circa un migliaio di movimenti e azioni nello spazio, ognuno definito da circa 100 punti. Poi, utilizzando un sistema di Machine Learning il robot ha analizzato tutti i dati raccolti per costruire un modello rudimentale di se stesso. Si è trattato di un primo step; la macchina ancora non sa come è fatta, di quanti pezzi è composta e quali sono le sue possibilità all’interno dello spazio nel quale opera.

A questo punto i ricercatori hanno inserito un oggetto all’interno dello spazio di azione del braccio robotico e hanno chiesto alla macchina di prendere l’oggetto e di spostarlo in una posizione ben definita. Grazie al semplice gesto ripetuto migliaia di volte, il braccio è stato in grado di ricalibrare la sua posizione nello spazio, e dopo sole 35 ore di addestramento è riuscito a ridefinire la propria posizione e la propria composizione correggendola di circa 4 cm rispetto alla prima fase, ma non solo, è stato in grado anche di prelevare l’oggetto nello spazio attorno a sé e di posizionarlo nel luogo di destinazione con una percentuale di errore praticamente nulla. La cosa straordinaria è stata che il robot è riuscito a portare a termine la stessa operazione con un percentuale di precisione del 44% in un’aria esterna allo spazio delimitato, quindi, in un’area completamente sconosciuta. Il risultato è stato giudicato sorprendente perché, come ha detto Kwiatkowski (uno dei ricercatori) è come essere riusciti a prendere un oggetto ad occhi bendati in un posto sconosciuto.

Ma l’esperimento non si è fermato qui: i progettisti hanno sostituito un pezzo del braccio meccanico con uno danneggiato. Il robot, incredibilmente si è accorto del difetto e ha ricalibrato i suoi movimenti così da compensare il guasto e riportare la sua percentuale di precisione, nell’esecuzione dell’operazione, al 100%. Lipson, l’altro ingegnere a capo della ricerca, ha commentato in maniera entusiasta questa capacità di auto vedersi e di ricollocarsi all’interno di uno spazio che, per una macchina, rappresenta la prima volta in assoluto.

A questo punto si aprono, ovviamente, nuovi scenari: Lipson e Kwiatkowski sono consapevoli delle implicazioni che questa nuova tecnologia comporta. Realizzazione di macchine pensanti e capaci di agire in maniera autonoma in situazioni non previste dai programmatori. Se da un lato questo potrebbe portare alla costruzione di robot capaci di adattarsi a situazioni completamente diverse e non previste durante la fase di programmazione, dell’altro potrebbe generare situazioni poco controllabili e prevedibili come ad esempio la creazione di macchine da guerra capaci di adattarsi a situazioni improvvise, capaci di eliminare bersagli umani in situazioni sempre diverse quindi una tecnologia nuova, moderna, futuristica, ma da utilizzare con grande attenzione.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Lug 012019
 

Di veicoli a guida autonoma abbiamo parlato spesso, come anche delle differenti soluzioni di auto elettriche e di tipologie di batterie in grado di alimentarle. Le novità, in questo caso, presentate dalla casa automobilistica svedese Scania, famosa per i veicoli di grossa taglia come camion e autobus è quella di un mezzo a guida autonoma molto flessibile capace di portare i pendolari al lavoro dalla mattina alla sera, consegnare merci durante il giorno e raccogliere rifiuti durante la notte. Questa soluzione modulare si proporrebbe come la soluzione ideale per risolvere gran parte dei problemi ecologici delle città e del trasporto urbano, perché andrebbe a sostituire, in una volta sola, diversi mezzi contemporaneamente.

Si chiama Scania NXT e non lo vedremo da subito sulle strade perché si tratta di un concept che sta sviluppando la società e sarà pronto per il 2030. Al suo interno tutta una serie di tecnologie ancora allo studio e non sviluppate appieno però questo prototipo serve a dimostrare le possibilità e lo sviluppo tecnico a cui la società può arrivare.

Su questo prototipo i moduli di azionamento anteriore e posteriore possono essere installati sul telaio di un autobus, di un veicolo di distribuzione o di un compattatore. Il modulo che è stato esposto alla Global Public Transport Summit di Stoccolma è quello per il trasporto delle persone.

L’obiettivo da raggiungere è quello di un veicolo nuovo pensato per la condivisione tra diversi utenti e soprattutto per la sostenibilità della mobilità urbana.

Questo mezzo è, a detta del suo project manager, Robert Sjödin, qualcosa di completamente nuovo e innovativo, dove design, flessibilità e modularità sono la chiave della sua originalità.

Il modulo per il trasporto delle persone è lungo 8 metri ed è costituito da un’unica unità così da ridurre il peso e al di sotto della carrozzeria sono poste le batterie, celle cilindriche che occupano uno spazio normalmente inutilizzato riuscendo soprattutto a distribuire ottimamente il peso. L’autonomia è di circa 245 km e il veicolo a un peso inferiore alle 8 tonnellate.

Vedremo come evolverà questo progetto e di come tutte le tecnologie in esso impiegate riusciranno pian piano ad entrare nel quotidiano rendendo più sostenibile il trasporto urbano e a cambiare la nostra idea di mobilità.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Giu 122019
 

L’ennesima soluzione per realizzare batterie ecologiche, a basso costo e durature giunge dai ricercatori dell’Università americana di Purdue, nell’Indiana i quali hanno presentato i risultati di una loro ricerca piuttosto singolare.

Gli scienziati sono partiti da un materiale poco riciclabile ma altamente inquinante come il polistirolo, le palline bianche che servono per imballaggio e per l’isolamento. Solo per il 10% viene riciclato mentre il resto finisce nelle discariche con gravi problemi per lo smaltimento e soprattutto per l’ambiente, vista la quantità di sostanze chimiche contenute in questo materiale capace di provocare grave inquinamento all’ecosistema.

Con la loro ricerca, gli scienziati Vinodkumar Etacheri e i ricercatori guidati da Vilas Pol, sono riusciti a trasformare questo materiale da imballaggio in micro fogli e nano-particelle di carbonio e li hanno testati come anodi delle batterie all’ioni di litio ricaricabili. Il risultato è stato incredibile. Questi elettrodi sono risultati migliori di quelli attualmente in commercio realizzati in grafite.

Utilizzo di questo materiale porterebbe con sé due vantaggi: da un lato eliminare materiale inquinante riciclandolo al 100%, dell’altro realizzare batterie altamente efficienti. Gli studi sono talmente a buon punto che, molto probabilmente, queste batterie potrebbero arrivare già sul mercato tra meno di due anni.

GUARDA I VIDEO:

GUARDA I VIDEO:
Giu 112019
 

Molti ricorderanno il centauro, la figura mitologica costituita dal corpo di un cavallo e da un tronco umano uniti insieme. A distanza di secoli è questo il nome di un progetto europeo per la realizzazione di un nuovo robot dotato di un corpo animale con quattro zampe e un torso dalle sembianze umane comandato a distanza da un operatore come negli scenari dei film di fantascienza. Il progetto mira a realizzare robot capaci di agire in scenari catastrofici o in situazioni dove l’essere umano non può agire in sicurezza. Il progetto vede coinvolti due dei centri di eccellenza italiani quali la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

La necessità di creare robot capaci di intervenire in area disastrate o pericolose è un’esigenza già sentita e da tempo, diversi paesi sono in gara per realizzare robot di questo tipo; si pensi ad esempio ai robot di produzione americana utilizzati dopo l’incidente della centrale nucleare di Fukushima in Giappone e quelli utilizzati per cercare i feriti tra le macerie delle torri gemelle dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.

Molti sono gli ostacoli finora affrontati nella realizzazione di un siffatto robot. Innanzitutto la difficoltà a muoversi in un ambiente pensato agli essere umani dove potrebbe essere necessario aprire una porta, spostare un oggetto, muoversi in scarsa illuminazione o tra le macerie, ostacoli che, per un robot tradizionale, possono diventare insormontabili.

Idea di realizzare un robot con sembianze umane almeno per una parte, dovrebbe rendere questo centaurocapace di compiere azioni molto più simili a quelle umane, quindi, molto più sofisticate. E’ pensato per poter scavare tra le macerie, salire e scendere rampe di scale per cui sarà dotato di gambe e ruote in grado di fargli compiere quest’azione e attuare azioni anche molto complesse in totale autonomia, come ad esempio collegare dei tubi, chiudere valvole e saldare elementi spezzati. Per risolvere parte di questi problemi l’idea utilizzata per il centauroè completamente diversa da quella di altri robot. L’interazione con l’uomo è sostanziale. L’uomo non si limiterà a comandarlo a distanza, come in simbiosi con la macchina, ma attraverso dei particolari sensori percepirà le sensazioni fisiche che il robot in campo sta ricevendo. In pratica l’operatore indosserà un esoscheletro, molto simile a quello visto nello scontro finale con l’alieno nel film Alien2, e grazie a questo, l’operatore riceverà come feedback il ritorno di forza e le sensazioni tattili, che gli consentiranno di agire e lavorare a distanza come se fosse sul posto per compiere azioni anche molto delicate.

Un altro problema potrebbe essere quello della interruzione della linea, la lentezza nella trasmissione del segnale o ritorni con interruzioni o ritardi. Per questo si sta pensando di sviluppare dei sistemi di controllo capaci di garantire un segnale puntuale e fedele e che, la trasmissione sia sempre della massima qualità. Per ora centauro è solo un progetto ma molto presto, superati i test sul campo, questo potrebbe diventare una realtà ed entrare a far parte della nostra quotidianità.

GUARDA I VIDEO:

PUOI EGGERE ANCHE:
Giu 052019
 

Il problema plastica oramai è universalmente noto. È un materiale non biodegradabile ottenuto da idrocarburi come il petrolio, che immesso nell’ambiente lo inquina in maniera permanente. Soprattutto i mari sono oggetto di un grave inquinamento perché la plastica in mare si decompone molto lentamente inquinandone la superficie e i fondali, ma una volta che si disgrega in frammenti piccolissimi viene ingerita dai pesci dei quali, poi, noi ci nutriamo assumendone indirettamente durante l’alimentazione.

Molte sono le ricerche in corso per trovare una soluzione alla plastica e anche le nazioni si stanno muovendo in questa direzione; è di pochi giorni fa, la decisione della Comunità Europea di eliminare entro il 2021 la plastica monouso causa maggiore di inquinamento dei mari e del pianeta in generale.

Una soluzione interessante sembra giungere dai ricercatori del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America, lo United States Department of Energy, dal Lawrence Berkeley National Laboratory dove è stato creato un nuovo materiale plastico totalmente riciclabile denominato poly-diketoenamine o PDK.

La caratteristica incredibile di questo nuovo materiale, è quella di poter essere smontato a livello molecolare per poi essere ricomposto per formare oggetti diversi con nuove tessiture, colori, forme, infinite volte senza perdita di prestazioni e qualità. 

Normalmente le molecole dei materiali plastici nascono da cosiddetti monomeri, ossia molecole molto semplici capaci in determinate condizioni fisiche, calore e pressione o altro, di legarsi insieme con altri monomeri a formare molecole anche molto complesse chiamate polimeri. Queste sostanze, però, una volta utilizzate non possono più essere riutilizzate per cui finiscono necessariamente in discarica con ulteriore inquinamento.

I monomeri di PDK, possono invece essere completamente separati dai loro additivi immergendolo oggetto in una soluzione particolarmente acida. Quindi, in questo nuovo materiale i legami immutabili delle plastiche convenzionali, vengono tramutati in legami reversibili che fanno sì che il materiale possa essere più e più volte riciclato in modo molto efficace e senza nuovo inquinamento.

Per cui, qualunque oggetto realizzato in PDK può essere scomposto e ricomposto in qualunque altro oggetto cambiando, di conseguenza, la forma, il colore, le proprietà e senza mai dover gettare l’oggetto nella discarica.

Adesso, partendo da questa nuova scoperta, i ricercatori stanno lavorando su varianti che consentano di realizzare una vasta gamma di prodotti derivati dal PDK con proprietà termiche, meccaniche, fisiche e chimiche differenti, così da poter utilizzare questo nuovo materiale, totalmente riciclabile, in ogni possibile campo di applicazione.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Mag 192019
 

Anche quest’anno, per chiudere in bellezza e trascorrere qualche momento extra-curriculare insieme, porterò come da tradizione gli alunni a prendere il gelato. Nella convinzione che la scuola non sia fatta solo di studio, applicazione e lavoro, ma anche momenti di aggregazione, condivisione, divertimento, dopo un anno di fatica e di alacre lavoro, ritengo fondamentale premiare gli alunni e premiarci tutti insieme con qualche momento di svago che non sia sempre dietro i banchi o tra le mura scolastiche. E’ diventata oramai una tradizione che tutti i miei studenti, e forse anche i genitori, aspettano con ansia. Proprio in previsione di questo momento che avverrà nell’ultima settimana di attività scolastica prima della chiusura estiva, chiedo a voi genitori di firmare l’ultima autorizzazione per uscita didattica 😁 ricordandovi che ogni classe uscirà con il sottoscritto solo il giorno e nell’orario di lezione di Tecnologia. Al termine rientreremo sempre a scuola.

E’ possibile stampare e compilare il presente modulo che, ogni alunno consegnerà al proprio rappresentante di classe che avrà cura di raccoglierli per la verifica con il sottoscritto prima dell’uscita.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti voi per aver accompagnato i vostri figli nel complesso percorso didattico che abbiamo svolto in quest’anno scolastico. I successi ed i progressi realizzati sono anche espressione e merito dell’impegno e della cura che ognuno di voi ha messo per il proprio figlio/a. E’ sicuramente merito vostro e dei vostri figli se anche quest’anno svolgere questo lavoro è stata un’attività piacevole e appassionante, ricca di momenti unici.

Grazie

Prof. Betto

Mag 122019
 

Non si finisce mai di imparare, e forse in Danimarca hanno anche compreso che non si smette neanche di giocare. Quelli della Lego, la società fondata da Ole Kirk Kristianen nel 1916, lo sanno molto bene. Creatori di un gioco semplice, intuitivo, quasi banale ma capace di superare indenne decenni di giochi del pubblico più esigente e selettivo, i bambini. Hanno innovato continuamente il gioco con nuove serie, pezzi, soluzioni, riuscendo a creare nuove aspettative di gioco e restando sempre attuali. Proprio nel rispetto di quest’ottica, Lego per la prima volta entra prepotentemente nell’ambito dell’informatica.

Lego Education attraverso la linea Lego Spike Prime, per la prima volta avvicina le attività ludiche dei bambini, nell’uso dei classici mattoncini, alle tecniche scientifiche e alla programmazione del coding. Lego Spike Prime introduce i bambini della prima al mondo dello STEM cioè la sigla acronimo delle parole inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics.

Si tratta di un progetto educativo in cui vengono ribaltati i concetti di apprendimento: non si impara a programmare come viene fatto nel classico coding, ma al contrario si programma con grande semplicità per imparare concetti matematici, scientifici e tecnologici.

Il progetto prevede la fornitura di un kit completo di materiale costituito da circa 500 pezzi e con elementi della serie Lego Technics e blocchi lego standard, più 11 nuovi elementi progettati per Spike Prime che servono a collegare i due mondi quello Lego standard e quello Technics. Il tutto senza sistemi di raccordo, fili o altro in maniera tale che i bambini utilizzino sempre gli stessi pezzi con i quali hanno già familiarità per la costruzione delle loro creazioni.

Saranno inviati insieme al kit gli schemi di 33 problemi concreti da risolvere sia praticamente, attraverso la costruzione manuale che, attraverso l’uso di computer e tablet per verificare il funzionamento delle loro creazioni.

I progetti non sono meramente astratti, ma studiati per poter essere risolti durante l’ora di lezione, quindi, progettati per essere completati da alunni singoli o gruppi composti da due o tre studenti in circa 45 e minuti. L’idea è quella del cooperative learning e quindi delle attività di gruppo e di collaborazione nella soluzione di problemi.

Il kit per 30 bambini verrebbe a costare circa 3300 dollari, quindi, una cifra non indifferente ma che potrebbe essere fornita dalle scuole, da enti terzi nonché con la collaborazione delle famiglie nell’acquisto dei pacchetti. Sugli store dei grandi giganti dell’high-tech e del mondo all’istruzione si possono trovare articoli specifici e altri problemi da risolvere legati al kit in vendita con Lego Spike Prime per espandere le proprie esperienze di apprendimento e gioco.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 262019
 

Elon Musk non termina mai di stupirci. A presentato a Los Angeles un progetto per risolvere e rivoluzionare il traffico urbano. Prendendo spunto dal velocissimo treno Hyperloop (LA QUINTA ESSENZA DI HYPERLOOP) che volerà oltre 1000 km/h dentro un tubo, il visionario miliardario a presentato una soluzione simile, un tubo sotterraneo, all’interno del quale viaggeranno le automobili a guida autonoma ad altissima velocità forse addirittura 240 km/h.

Il progetto è stato svelato dal ricco miliardario e ad Hawthorne appena fuori Los Angeles. In pratica un tubo sotterraneo, per il momento lungo 1,8 km con un diametro di 3,66 metri che trasforma le auto elettriche in capsule collegate a dei particolari binari in grado di farli viaggiare alla velocità di 240 km/h. Si tratta in pratica di un progetto che, nella sua visione ambientalista coordina le differenti esperienze fatte dalla società del magnate americano; da un lato l’esperienza Tesla, ossia le autovetture elettriche e presto forse anche a guida autonoma, dall’altra parte Hyperloop One il supereremo per percorrere grandi distanze in tempi rapidissimi.

Da sempre impegnato nella risoluzione dei problemi e che angustiano l’ambiente, Musk ha presentato questo progetto che fa capo a una società fondata da lui stesso due anni fa, la Boring Company. Con la presentazione di questo progetto, egli ha affermato che, anche per il traffico è necessario un approccio in 3D ossia creare differenti livelli di mobilità che, consentano di ridurre il traffico superficiale e decongestionare le città. Una serie di tunnel nei quali possano essere introdotte le normali auto elettriche di superficie, tramite speciali elevatori in modo che queste, agganciate a questi speciali binari, possano essere lanciate a grande velocità e in assoluta assenza di traffico nel sottosuolo.

La rete piuttosto facile da realizzare, prevede e macchinari in grado di scavare rapidamente dei tunnel ampi abbastanza da ospitare un’autovettura ed è facilmente espandibile, sempre secondo Musk, fino ad arrivare alla ragguardevole cifra di oltre 4000 veicoli l’ora, portando così il traffico cittadino a livelli sicuramente normali e più tollerabili.

In pratica un’idea semplice ma che può rappresentare una svolta nel sistema dei trasporti urbano dopo decine e decine di visionarie soluzioni il più delle volte irrealizzabili nelle nostre caotiche realtà urbane. Nella visione di Musk, questo sistema attualmente funzionante solo per le sue Tesla, dovrebbe essere compatibile con tutte le vetture elettriche prodotte anche dalla concorrenza.

Non ci resta che aspettare e vedere commessi trasformeranno le nostre città in un futuro sempre più vicino.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 252019
 

Sono 117 i metri di apertura alare del più grande aereo mai decollato, un colosso gigantesco progettato per lanciare i satelliti. Si chiama Stratolaunch ed ha appena completato il primo volo di prova superando i 300 km/h e raggiungendo un’altitudine di 5,8 km ma l’obiettivo ovviamente non è questo ma quello di arrivare a oltre 10 km per lanciare i satelliti in orbita. 

Clicca per ingrandire

Il primo volo sul deserto del Mojave in California è durato circa due ore e mezza. Questo aereo, fuori dal convenzionale, è costituito da due fusoliere separate da una grande apertura alare capace di sopportare e trasportare fino a tre razzi. Le ali sono dotate di sei motori Roll Royce, gli stessi utilizzati dal Boeing 747 che, riescono a spingerlo fino a un passo dalla stratosfera cioè la zona dove vengono sganciati e accesi i razzi dei satelliti per entrare nell’orbita bassa della terra.

I vantaggi nell’uso di questa nuova metodologia per lanciare satelliti nello spazio, è molto più vantaggiosa perché il propellente utilizzato dai ragazzi verrà usato non per superare la forza gravitazionale terrestre, ma già in alta quota e il movimento con enorme risparmio. Inoltre questa metodologia riduce di molto i rischi di rinvio dovuti alle condizioni meteo avverse che condizionano i lanci dalla terraferma. Inoltre, in alta quota i fenomeni atmosferici non sono più pericolosi ne intensi.

Lo Stratolaunch, batte un record in vigore dal 1947 quando lo Hughes H-4 Hercules, largo solo 97 metri, si fa per dire, 20 in meno dello Stratolaunch, compì il suo primo e unico volo. Ma pare che, anche un destino simile stia caratterizzando la storia di questi due giganti dell’aria. Infatti, la scomparsa del miliardario Howard Hughes, ideatore e pilota dello Hughes H-4 Hercules, fece si che il suo gioiello diventasse un semplice pezzo da museo ed anche per lo Stratolaunch si definisce un destino simile. La scomparsa di Paul Allen, miliardario co-fondatore di Microsoft e grande visionario di viaggi spaziali e innovazioni del volo rischia di rendere incerto il destino di questo aeroplano. La morte di Allen gli ha anche impedito di assistere al primo volo della sua creatura.

Su queste pagine abbiamo già parlato di progetti simili, nati dalle visioni di ricchi miliardari americani che, stanno tentando questa strada cioè quella di raggiungere l’orbita terrestre per creare viaggi turistici per miliardari e poter osservare la Terra dallo spazio. Sono in corsa Elon Musk con il suo SpaceX che utilizza razzi riutilizzabili e Richard Branson il fondatore di Virgin Galactic il quale sta seguendo un cammino simile a quello di Allen con un aereo capace di trasportare sul proprio dorso un razzo da lanciare nella stratosfera (LA PRIMA “UNITY” NELLO SPAZIO).

Se avremo pazienza, il tempo ci racconterà chi tra questi visionari sognatori riuscirà a tracciare il futuro del turismo spaziale.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 242019
 

Uno dei più grandi ostacoli alla diffusione dell’auto elettrica, attualmente è il problema dell’autonomia, ossia la durata con carica singola per le batterie montate all’interno di queste autovetture.

Kia E-Niro

Attualmente la Kia E-Niro è l’unica in grado di percorrere 440 km senza la ricarica ma questo è solo un aspetto del problema; l’altro è la diffusione delle colonnine di ricarica e l’impossibilità, quindi, di fare rifornimento tra una tappa e l’altra. Inoltre, quello accaduto ultimamente a una a Tesla, il cui video è diventato virale in rete, cioè l’esplosione dell’autovettura posteggiata in un garage, è il secondo problema legato all’uso delle batterie elettriche per le autovetture. Le batterie al litio hanno, purtroppo, un alto grado di infiammabilità e questo può essere un problema in molti casi soprattutto in caso di incidente o di parcheggio all’interno di un’autorimessa.

Continuamente si legge di innovazioni e di cambiamenti tecnologici che permetteranno di ottenere batterie più efficienti, più durature e soprattutto più sicure. L’ultima innovazione è stata proposta dalla società Svizzera con sede a Basilea, la Innolith la quale è specializzata nella realizzazione di batterie ricaricabili a elettroliti inorganici che, ha affermato in questi giorni di aver sviluppato la prima batteria ricaricabile da 1000 Wh/Kg al mondo.

Prende il nome di Energy Battery e promette di alimentare un veicolo elettrico per oltre 1000 km con una singola ricarica riducendo drasticamente i costi sia per l’assenza di materiali preziosi e costosi e soprattutto per l’elevata densità energetica del sistema. Inoltre, ed è cosa non trascurabile, e la prima batteria al litio non infiammabile destinata a veicoli elettrici.

Inoltre, viene spiegato dal produttore che, la densità all’interno di ogni cella di queste batterie e di gran lunga superiore ad ogni altra batteria in commercio e quindi con grandi prospettive di sviluppo soprattutto l’assenza di sostanze organiche eliminando il problema della sicurezza per questo tipo di batterie.

La Energy Battery sarà disponibile inizialmente per un programma pilota in Germania ma poi, tramite diverse partnership sarà data in licenza ad altre aziende che si occupano di automotive. Pare che il completamento dello sviluppo per la commercializzazione richiederà comunque ancora dai 3 ai 5 anni.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 152019
 

Come era prevedibile, passano i giorni e i mesi e cominciano a vedersi i primi risultati, le prime applicazioni concrete del “wonder material“, il grafene. Per la prima volta un gruppo di ricerca della Columbia University, guidato da Young Duck Kim, è riuscito a realizzare una lampadina a base di grafene la cui luce viene generata da un filamento di dimensione mono atomica. Questo significa che è stata progettata e realizzata la più piccola lampadina mai costruita dall’uomo.

Questo studio apre degli incredibili risvolti dal punto di vista dei dispositivi elettronici e di comunicazione. Lo scopo è quello di implementare fonti di luce infinitesimali all’interno di chip in silicio, cioè quelli utilizzati nei processi di computer, che utilizzino la luce anziché l’elettricità per processare le informazioni il che, comporterebbe un notevole incremento nella velocità e nella quantità di dati trattabile nell’unità di tempo.

Si tratta di un lavoro in collaborazione tra l’università americana e due gruppi accademici coreani il Seoul National University e il Korea Research Institute of Standards and Science che, hanno sviluppato questa nuova tecnologia. In pratica si tratta di filamenti di grafene attaccati ad elettrodi metallici, ma la cosa straordinaria è che non sono appoggiati sul chip di silicio, bensì sospesi al suo interno. Questi filamenti mono-atomici di grafene possono scaldarsi fino a 2500°C di temperatura, la metà di quella della superficie del Sole generando così una luce visibile a occhio nudo nonostante le dimensioni praticamente invisibili della fonte.Finora non era stato possibile raggiungere questi risultati perché nessun materiale di questa dimensione era stato in grado di sopportare tali temperature. Il grafene invece non solo alla capacità di resistere a questo elevatissimo calore e di concentrarlo solo nella parte centrale il foglio senza così  toccare gli elettrodi metallici che potrebbero fondere, ma anche di condurre l’elettricità contemporaneamente. Inoltre il fatto che il grafene sia sospeso e non appoggiato sul materiale, migliora di circa 1000 volte l’efficienza.L’altra cosa incredibile, è che la lunghezza d’onda di questa luce può essere variata in base alla posizione in cui è sospeso il foglio di grafene, permettendo così di regolarne anche l’intensità.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 092019
 

Il futuro delle tv e qui: ce lo presenta LG con il nuovo TV OLED R Signature un grande pannello da 65“ arrotolabile presentato come nuovo sistema audiovisivo con la sigla 65R9. Si tratta di un innovativo sistema capace di cambiare forma perché lo schermo scompare all’interno di una scatola che contiene anche un potente sistema audio.

Già l’anno scorso con il modello W, LG aveva iniziato a trasformare il televisore in un elemento di arredo. Un foglio con pochissimo spessore appeso alla parete quasi sospeso. Ma in quel caso lo schermo restava comunque lì anche quando spento con il suo ingombro nero. Il nuovo OLED R, cambia completamente il concetto di TV che arreda perché scompare completamente o si integra con lo spazio che lo circonda. La R del suo nome sta per arrotolabile (Rollable), ma verrebbe da dire anche “rivoluzionario” per la gestione degli spazi e dello schermo.

Questo TV, infatti, offre tre differenti opzioni di visualizzazione, la prima FullView in cui la TV è uno schermo 16:9 normale; una seconda chiamata LINE, in cui viene mostrata solo una parte dello schermo con informazioni principali, piccoli schermi all’interno, widget e interfaccia interattiva. Infine abbiamo la modalità ZEROView in cui lo schermo è completamente avvolto all’interno della soundbar e quindi resta visibile solo la parte audio senza quella video. 

Gli utenti possono scegliere tra tre diverse configurazioni, quella clock in cui è possibile visualizzare l’ora e il meteo, la modalità frame nella quale si possono visualizzare, come in una cornice digitale, le foto della famiglia condivise dallo smartphone e la versione mood che fa uso dei colori per creare atmosfere e colorare l’ambiente, la versione music con la sola parte audio, la selezione delle stazioni radio o della musica preferita anche dallo smartphone e la Home Dashboard per il controllo della casa intelligente e delle diverse apparecchiature domestiche.

La parte prettamente digitale di questo nuovo schermo è un processore Alpha 9 di seconda generazione con integrato il WebOS 4.5 e gli assistenti vocali quali Alexa ed AppleTV. Per la prima volta in collaborazione con Apple, questi schermi integreranno tutti servizi Apple come Apple AirPlay 2 e HomeKit che renderanno possibile controllare il TV direttamente dal telefonino o dal tablet chiedendo a Siri.

Per quanto riguarda la parte audio integrata nella SoundBar il televisore ha Dolby Atmos 4,2 canali e 100 W di amplificazione chiusi all’interno di una scatola in alluminio spazzolato con una griglia anteriore per gli speaker disegnata dalla danese Kvadrat. 

Bello, bellissimo sicuramente, futuristico pure, ma l’unica cosa che probabilmente di questo OLED R resterà fuori dalla portata del grande pubblico sarà certamente il prezzo non ancora definito.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Apr 042019
 

Che gli eliostati potessero servire anche per illuminare gli spazi chiusi, è l’originalissima e vincente idea venuta agli ideatori di Solenica, una start Up tutta italiana che ha realizzato il progetto Lucy.

L’idea è semplicissima, quella di una di uno specchio smart capace di riflettere la luce del sole all’interno degli appartamenti in modo tale da procurare una sufficiente illuminazione a svolgere qualunque tipo di lavoro durante tutte le ore del giorno. Questo comporterà un enorme risparmio sulla bolletta elettrica perché non sarà più necessario accendere le luci.

L’idea è stata proposta dal gruppo sulla piattaforma di crowfunding Indiegogo e speravano di raccogliere 50.000 dollari in 30 giorni. Ma sorprendentemente, in poche ore il risultato è stato superato e in due giorni sono stati raccolti 140.000 dollari. L’idea è nata dalla creatività e ingegno di Mattia Di Stasi 24 anni e Diva Tommei 32 enne ex dottoranda in bioinformatica a Cambridge.

Lucy è uno specchio dal design molto curato, italiano, capace e attraverso l’uso di una speciale elettromeccanica alimentata anch’essa a energia solare di muoversi seguendo la direzione del Sole e riflettendo la luce all’interno degli ambienti in maniera tale da consentire una intensa illuminazione. Basta semplicemente posizionare Lucy all’esterno, in un posto molto soleggiato.

Lucy dispone di uno specchio che ruota ricostruendo la posizione del Sole nel cielo e inseguendolo in ogni momento durante tutte le ore del giorno, riuscendo così a mantenere lo stesso punto sempre illuminato con una intensità pari a cinque lampadine alogene da 100 W ciascuna, quindi, abbondantemente sufficiente per qualunque spazio abitativo.

I giovani fondatori della startup affermano di voler mantenere il progetto all’interno del made in Italy e di non volersi fermarsi a questo prodotto ma di aver già pensato a diverse versioni di Lucy destinate ad interi edifici o addirittura a luoghi all’aperto.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE:
Mar 252019
 

A causa dei cambiamenti climatici dovuti allo smog, alle emissioni di CO2 nell’atmosfera, i fenomeni atmosferici stanno diventando sempre più violenti e intensi. Normalmente, a causa della differenza di temperatura tra l’acqua e l’aria, si sviluppano grandi vortici d’aria che prendono il nome di uragani se si sviluppano sull’Oceano Atlantico, o tifoni se, invece, si sviluppano sull’Oceano Pacifico.
L’idea di poter controllare questa immane potenza, con venti che superano i 300 km/h, tra le forze della natura una delle più devastanti capace di lasciare dietro di se una scia di distruzione e morte, è venuta all’ingegnere giapponese Atsushi Shimizu. Il Giappone si sa, è terra soggetta ogni anno all’azione di questi impetuosi venti. Egli ha ideato una nuova turbina eolica capace di sfruttare questi violentissimi venti di burrasca senza subire danni.

I suoi studi nascono dall’essersi reso conto che per anni il Giappone utilizzato turbine classiche non adatte ovviamente a zone geografiche dove si formano tifoni e quindi dove i venti sono troppo violenti per poter essere sopportati da queste fragili strutture. Nel 2013 lasciò la società per cui lavorava e ha fondato una start-up chiamata Challenergy aggiudicandosi un finanziamento per realizzare la prima turbina a prova di tifone.

I suoi studi sono partiti dall’osservazione delle turbine ad asse verticale, indifferenti alla velocità del vento e capaci di sopportare sollecitazioni molto superiori a quelle tollerate dalle turbine classiche.
Il principio su cui è fondata questa nuova turbina oltre che, ad essere imperniata su un asse verticale, è quello di adottare il cosiddetto effetto Magnus. Di cosa si tratta? E’ un effetto fisico che riguarda il moto dei corpi nell’aria. Se ad un corpo che si muove nell’aria viene aggiunta una rotazione iniziale, questa induce il corpo a deviare dalla trattoria parabolica che stava seguendo. Per fare un esempio immaginiamo un pallone da calcio che viene calciato dall’angolo e in aria devia secondo una curva che lo conduce verso il palo esterno della porta. A conferire questa curvatura non è la spinta iniziale (il calcio), bensì la rotazione data alla palla quando viene colpita. Questa componente rotazionale devia verso la traiettoria della palla che, non segue più un moto rettilineo, bensì uno curvilineo.

Shimizu, ha incorporato l’effetto Magnus all’interno di questa struttura. L’aerogeneratore creato dalla Challenergy, sostituisce le tre pale con tre cilindri rotanti verticali dotati di una pinna collegati a un montante centrale in modo da rendere la struttura più resistente e assorbire meglio la velocità di rotazione dei cilindri. Nei test effettuati si è potuta verificare un’efficienza del 30% che ancora non raggiunge il 40% di quella degli aerogeneratori tradizionali, ma è già un grande passo avanti perché lavorano in condizioni proibitive per gli altri. Obiettivo della start-Up è quello di ottimizzare questa resa.
Secondo l’Atlantic Oceanographic & Meteorological Laboratory, un tifone nel pieno della sua forza è in grado di generare energia cinetica capace di fornire circa la metà dell’energia elettrica prodotta da tutto il mondo quindi, se Shimizu riuscirà a imbrigliare questi venti, riuscirà a fornire energia a tutto il Giappone per oltre cinquant’anni.

GUARDA I VIDEO:

PUOI LEGGERE ANCHE: