prof. Davide Betto

laurea in Architettura conseguita presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria; dottorato di ricerca conseguito presso la Facoltà di Napoli in Metodi di Valutazione. Si è abilitato all'insegnamento nella classe di concorso "A033 - Educazione Tecnica nella scuola media" nel 2004 e dal 2007 è diventato docente di ruolo. Insegna a Catania presso la scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. Appassionato di informatica che, ha insegnato fino al 2009 all'interno della propria disciplina e da oltre vent'anni utente Apple. Esperto di programmi per la post-produzione video e la grafica digitale. Webmaster per diletto e grande appassionato di tecnologia e tecnologie. Formatore ed esaminatore EIPASS e collaboratore della Lattes Editori per la Tecnologia E AUTORE DEL BLOG iLTECHNOlogico.it

Set 232018
 

La comunicazione cellulare ha subito negli anni una continua evoluzione, per cercare di stare dietro alle innovazioni tecnologiche, allo sviluppo di nuove professioni e la digitalizzazione delle vecchie. Si è passati così dalla rete GSM a quella UMTS per poi passare alle più moderne reti 3G e 4G, quelle che stiamo ancora utilizzando. Ma l’internet delle cose (IoT), la necessità di una comunicazione globale non più basata su semplici tipologie di contenuti, la necessità di gestire flussi di dati sempre più importanti, hanno messo duramente alla prova le attuali reti evidenziandone tutti i limiti e le debolezze.

Da qualche anno diversi grandi marchi, stanno lavorando per sviluppare quella che viene chiamata per consequenzialità numerica, la rete di quinta generazione o 5G. Di cosa si tratta? Di un grande salto in avanti o meglio della rete che farà fare un grande salto in avanti al mondo come lo conosciamo.

La rete 5G sarà in grado di trasmettere quantità enormi di informazioni e tutte contemporaneamente con una velocità teorica 10 volte superiore al 4G, con trasmissioni dati fino a 10 Gigabit al secondo.

Per il momento è solo un annuncio, perché l’utilizzabilità delle reti di quinta generazione in Italia è rinviata al 2022, mentre sarà già disponibile nel 2019 per le città pilota della sperimentazione, Milano, Prato, Bari, Matera, L’Aquila, Roma, Torino e lo Stato di San Marino.

Cambierà tutto, cambierà soprattutto il nostro modo di interagire con la tecnologia. Una banda larghissima nella connessione mobile che ci consentirà di usufruire di applicazioni e servizi oggi impensabili. Il 5G consentirà lo sviluppo massivo della realtà aumentata che, grazie all’uso di speciali visori, ci permetterà di visitare i monumenti in modi completamente nuovi, vedendone la genesi, osservando le mutazioni storiche, vivendo in prima persona gli spazi che visitiamo quasi fossimo stati li in quell’epoca. Potremo visitare in tempo reale monumenti o opere d’arte poste a migliaia di chilometri di distanza da noi, potremo interagire con gli amici in videogiochi incredibili oggi possibili solo su console di ultima generazione e connessione internet a banda larga.

Ma sono in molti a dire che lo sviluppo di questa rete consentirà miracoli in altri campi come quello medico, dove saranno possibili interventi incredibili a distanza attraverso l’uso di robot medici che riceveranno comandi, da parte del chirurgo, in remoto in milionesimi di secondo. Oppure sarà possibile fare a distanza analisi e diagnosi attraverso l’analisi di parametri vitali grazie all’intelligenza artificiale.

Un altro settore che beneficerà dei vantaggi della rete 5G è quello dei veicoli a guida autonoma. Una rete così veloce consentirà comunicazioni machine to machine in tempo reale con possibilità di intervenire in caso di imprevisti o di situazioni anomale attraverso il sistema di sensori in pochi milli-secondi. Sarà possibile gestire sistemi robotizzati per il controllo e la manutenzione anche a grande distanza e in situazioni pericolose per l’uomo.

Ed infine, queste reti consentiranno lo sviluppo e l’affermazione definitiva di apparecchiature industriali e produttive che interagiranno tra di loro, di creando una rete di comunicazione e scambio di informazioni capace di gestire quantità enormi di dati e mezzi in tempo reale così da ottimizzare tempi e costi delle operazioni.

Infine, consentirà la definitiva affermazione della domotica, attraverso la creazioni di strumenti e apparecchiature interconnesse finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita, alla sicurezza, al risparmio e al rispetto ambientale.

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Set 212018
 

Uno dei sogni degli uomini, oltre a saper volare, è quello di poter nuotare negli abissi marini come un pesce. Nei film di fantascienza e nei fumetti con i supereroi questo è già possibile, ma nella realtà questo resta un sogno. Usando maschere, bombole e altre attrezzature ingombranti, l’uomo riesce ad immergersi ad alcune decine di metri per un tempo piuttosto limitato, ma il nuotare liberi come i pesci certo è ancora un sogno. Almeno fino ad adesso.

Infatti, grazie agli studi di Jun Kamei, un designer e scienziato dei materiali del Royal College of Art, questo sogno potrebbe diventare una realtà. Lo scienziato ha realizzato un particolare equipaggiamento per immersioni in grado di trasformare gli uomini in creature marine capaci di respirare anche nell’acqua. Si chiama Amphibio, l’equipaggiamento leggero e facilmente indossabile che dota gli uomini di questa incredibile capacità. Si indossa quasi fosse una sciarpa, questo indumento realizzato in uno speciale materiale poroso e idrofobico che dona le branchie agli uomini. Il materiale con cui è realizzato, infatti, consente la respirazione prelevando l’ossigeno dall’acqua circostante e espellendo l’anidride carbonica accumulata nel sistema, verso l’esterno.

Questo materiale è stampabile e configurabile attraverso un processo 3D, quindi con relativa facilità.

Il prototipo funziona perfettamente, ma per la realizzazione di branchie umane, ancora il lavoro da fare è tanto. Infatti, realizzare un sistema funzionante su un uomo adulto richiederebbe con l’attuale capacità di scambio ossigeno-CO2, una superficie di circa 32 metri quadrati, evidentemente eccessivi per poter scendere in acqua.

La strada è stata aperta, vedremo se lo scienziato riuscirà a cambiare radicalmente il nostro modo di osservare il mondo sottomarino.

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Set 162018
 

Un tempo, parlare di robot era come evocare la fantascienza, narrare una storia di eventi che avrebbero potuto accadere sono in un futuro lontano. Oggi i robot iniziano a far parte del nostro quotidiano, interagiscono con noi in molte attività che svolgiamo, aiutandoci in operazioni complesse o pericolose per l’uomo. Abbiamo robot che puliscono casa in nostra assenza, altri che tagliano l’erba in giardino mentre noi facciamo altro, o incredibili catene di robot che assemblano automobili all’interno delle catene di montaggio in fabbrica.

Dalla Rolls-Royce, la notissima azienda produttrice di auto e motori per aerei, arriva l’ultima innovazione in tal senso, si tratta di un piccolissimo robot, simile ad uno scarafaggio, che date le dimensioni è in grado di entrare all’interno dei meccanismi di un motore aereo e di effettuare manutenzioni e controlli senza complessi smontaggi o lunghe operazioni.

Questi piccolissimi robot, sono stati ispirati dagli scarafaggi e dalla loro capacità di infilarsi in tutte le piccolissime aperture sulle pareti o in ogni angolo della casa. Secondo Roll-Royce, questi piccoli automi renderanno i controlli sui motori operazioni semplici, rapide e più precise, abbattendone pure i costi.

Gli scarafaggi robot, introducendosi all’interno delle camere di combustione dei motori, consentiranno di svolgere in 10 minuti controlli e operazioni che normalmente richiederebbero più di 10 ore e l’intervento costosissimo di ingegneri super specializzati. Una squadra di robottini, dotati di videocamera ad alta definizione, consentirà riprese in diretta delle parti meccaniche del motore evidenziando o meno la necessità dello smontaggio e del successivo ri-montaggio.

Questi Blattomeccanici, come qualcuno li ha voluti rinominare, realizzati da Roll-Royce come detto, con la collaborazione dell’Università di Nottingham, non sono ancora, però, così piccoli da poter accedere ad ogni minuscola parte di un motore. Per cui la grande azienda e l’Università, stanno lavorando in collaborazione per creare nuove flotte di robottini sempre più miniaturizzati in modo da riuscire ad effettuare con semplicità anche altre operazioni e renderle rapide e economiche. I ricercatori, sperano di riuscire a ridurre le dimensioni di questi robottini a circa 2 centimetri di grandezza entro un paio d’anni.

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Set 122018
 

Quest’anno iniziate una avventura nell’avventura. La prima perché siete alle scuole medie, alla Dante Alighieri, e la seconda perché in un classe digitale 2.0.

Ma si sa, nuove esperienze, nuovi problemi. Per la prima volta con i libri digitali, leggeri, facili da consultare, interattivi,….mah!! Dove li trovo? Come li installo?

Vi aiuterò io attraverso questa semplice guida. Il libro di testo che adotto da qualche anno è TECNOMEDIA PLUS della Lattes editori, per le classi 2.0 in formato esclusivamente digitale.

Clicca per info

Innanzitutto bisognerà registrarsi sulla piattaforma bSmart attraverso la quale sarà possibile accedere ai propri libri da qualunque dispositivo.

Per farlo, iniziate a seguire questo breve filmato esplicativo:

Bisognerà poi scaricare l’app, MybSmart seguendo queste semplici istruzioni:

Infine, bisognerà attivare il libro digitale acquistato. Fatelo seguendo le procedure indicate nel prossimo video:

SCELTA TABLET O PC

In riferimento a quanto discusso in classe durante l’incontro odierno, ho inserito di seguito il format da stampare, compilare e riconsegnare a scuola per la scelta tra l’acquisto del PC o dell’iPAD.

Vi prego di provvedere nel più breve tempo possibile così da poter avviare le necessarie procedure per l’avvio delle attività didattiche in tempi ragionevoli.

Grazie

Il Consiglio di Classe di 1H

Modulo da Stampare, Compilare e restituire al docente coordinatore di classe

Set 122018
 

Quando parliamo di trasporti, ci riferiamo a tutti quei sistemi che consentono la movimentazione di merci e persone. Dico sistemi perché non si tratta solo dei mezzi, ma anche di tutte le infrastrutture necessarie, ad esempio le strade, le ferrovie, gli aeroporti e la logistica, ossia tutta l’organizzazione che semplifica il trasporto e lavora per renderlo rapido e economico.

Il sistema dei trasporti è piuttosto variegato e comprende una grande quantità di tipologie di mezzi a volte molto diversi tra loro, ma perfettamente integrati. Si pensi, ad esempio, alla catena del freddo in cui i cibi vengono trasportati passando da un mezzo ad un altro senza che mai, la temperatura scenda al di sotto di un determinato valore o come nel trasporto intermodale dove le merci passano da un mezzo all’altro senza mai essere sconfezionati, all’interno di container, fino alla destinazione finale.

I MEZZI DI TRASPORTO

In generale i mezzi di trasporto vengono suddivisi in base alla superficie sulla quale operano; avremo così mezzi terrestri, acquatici e aerei.

I mezzi terrestri sono i più diffusi e differenziati; abbiamo mezzi a due o più ruote, si pensi alla bici e alle moto o alle auto, furgoni e camion; abbiamo poi mezzi su molte ruote come i TIR, i grandi camion da trasporto dotati anche di rimorchio, abbiamo mezzi con alimentazioni diverse, dalla benzina all’elettrico, mezzi che procedono su rotaia fuori o dentro i centri urbani come i treni e i tram. E non dimentichiamo seggiovie, funivie, cabinovie che utilizzano cavi in sospensione, ma sono sempre da annoverare tra i mezzi terrestri.

Le parti comuni dei mezzi terrestri su gomma sono il sistema di propulsione, la scocca, la carrozzeria, il sistema di guida e i sistemi accessori.

Per quelli su ferro, invece, il sistema di alimentazione, la locomotiva e le carrozze.

I mezzi navali sono quelli che si spostano sull’acqua, che non deve essere necessariamente quella del mare, ma può anche essere fluviale e lacustre. La categoria include mezzi di ogni genere, dalle piccole barche a remi o le canoe, ai motoscafi a motore, gommoni e lussuosissimi yacht. Sempre per il trasporto delle persone le dimensioni crescono fino ad arrivare ai giganteschi transatlantici, le città del mare capaci di trasportare per il mondo nei paradisi turistici migliaia di persone contemporaneamente. Per le merci solcano i mari le più grandi navi mai costruite, le porta-container, le petroliere e in campo militare le portaerei, gli incrociatori ma anche mezzi subacquei come i sommergibili. Addirittura alcuni riescono a sollevarsi sull’acqua quasi per volare, come gli aliscafi o gli hovercraft.

Le parti comuni dei mezzi navali sono lo scafo, il sistema di propulsione, il sistema di guida e le sovrastrutture.

I mezzi aerei sono quelli più recenti, perché realizzare strumenti capaci di volare per trasportare persone e merci è stato sicuramente il compito più difficile e lungo. Oggi l’aviazione ha raggiunto livelli di sicurezza incredibili, tant’è che l’aereo è considerato da tutti il mezzo di trasporto più sicuro ed è anche il sistema più rapido per gli spostamenti a grandi distanze. I mezzi aerei possono essere classificati facilmente in base al sistema di propulsione utilizzato; avremo sistemi ad aria o gas, come ad esempio le mongolfiere o i dirigibili, che utilizzano differenze di pressione nelle masse d’aria per sollevarsi o i deltaplani che utilizzano la densità dell’aria per mantenersi in volo; sistemi a motore, sia ad elica che a reazione, quindi tutti i tipi di aereo dai piccoli biposto ai giganti dell’aria che trasportano centinaia di passeggeri. Dobbiamo anche considerare quei mezzi che decollano verticalmente come gli elicotteri e i droni, nonché una categoria a parte i razzi e tutti i sistemi in grado di superare la forza attrattiva della Terra per uscire nello spazio come le navicelle e i satelliti artificiali.

Le parti comuni dei mezzi aerei sono la fusoliera, il sistema di propulsione, le ali, la coda e il sistema di atterraggio/decollo.

LE INFRASTRUTTURE

I mezzi di trasporto consentono la mobilità perché sono dotati di infrastrutture specifiche realizzate per consentire loro, il perfetto funzionamento e per integrarsi con gli altri sistemi infrastrutturali e con il territorio, sia urbanizzato che non.

Evidentemente le infrastrutture sono differenti per ciascuno dei tipi di trasporto, terrestre, navale e aereo e per ciascun tipo di mezzo saranno realizzate specifiche strutture in grado di assolvere alle funzioni e alle necessità di quel tipo di trasporto. Vediamole un po’ più nel dettaglio.

Infrastrutture per il trasporto terrestre; dobbiamo evidentemente fare una distinzione tra trasporto su ruota e trasporto su rotaia. Nel primo caso troveremo strade, ponti, gallerie, parcheggi, aree di servizio, incroci. Le strade non sono tutte uguali, avremo strade differenti per differenti livelli di traffico; avremo così strade, superstrade e autostrade con una o più corsie o addirittura più carreggiate.

Approfondisco: una strada può essere divisa in due distinte strade parallele con sensi opposti di marcia, chiamate carreggiate, mentre una carreggiata, se ha larghezza sufficiente, può essere divisa in corsie che possono essere a senso unico o a sensi opposti di marcia.

Incroci o rotatorie consentiranno gli scambi tra strade differenti e regoleranno il traffico in più direzioni, aree di sosta permetteranno di fermare il proprio veicolo quando si è raggiunta la destinazione, aree di servizio serviranno, invece, per il rifornimento di carburante del nostro mezzo. Infine gallerie e ponti consentiranno di oltrepassare ostacoli e di collegare nella maniera più diretta due punti di un percorso. In particolari zone, il sistema viario su gomma si incontrerà con gli altri sistemi in modo da consentire alle persone o alle merci di utilizzare differenti mezzi di trasporto per la destinazione finale.

Per quanto riguarda il trasporto su ferro, invece, pur utilizzando infrastrutture simili al trasporto su gomma, come gallerie e ponti, non sono previste aree di sosta e aree di servizio perché i treni prelevano l’energia per muoversi dalla rete elettrica sospesa sopra di essi. Esistono, invece, le stazioni ferroviarie di testa o di transito dove i convogli si fermano per caricare/scaricare merci e persone. Sono dotate di banchine, aree per la ristorazione, aree per l’acquisto dei titoli di viaggio, servizi.

Approfondisco: una stazione di testa è quella in cui il binario termina, il treno per riprendere il viaggio è costretto ad invertire il senso di marcia, mentre la stazione di transito è quella in cui il treno si ferma, ma poi riprende il suo cammino nella stessa direzione.

Una differenza è fondamentale nei due sistemi di trasporto. I treni non hanno un sistema di guida, nel senso che non possono cambiare direzione. Procedono all’interno di linee ferrate, binari metallici posti a distanza regolare, senza poterne mai uscire. Per questo, sono realizzati in aree isolate, protette da contatti con l’esterno e questo consente loro di muoversi molto velocemente perché non incontreranno mai traffico o incroci. Inoltre, deve essere prevista una struttura apposita che fornisce l’elettricità di cui il treno necessita per potersi muovere, costituita da una serie di pali con i cavi dell’alta tensione.

Infine, sono da considerare un caso a parte i trasporti su fune, come funivie, seggiovie, ski-lift. Pur essendo sospese su cavo, rientrano sempre tra i trasporti terrestri perché i piloni sono ancorati al terreno. Sono necessarie due stazioni, una di partenza e una di arrivo e lunghi sistemi di cavi sospesi su altissimi tralicci che consentono di superare gli ostacoli e le asperità del terreno rendendo semplice il raggiungimento di luoghi altrimenti irraggiungibili.

Infrastrutture per il trasporto navale; le navi operano nei mari o all’interno di grandi e profondi corsi d’acqua. Non necessitano per cui di grandi infrastrutture durante la navigazione, perché questa avviene in immensi spazi in genere privi di ostacoli. Le infrastrutture principali sono i porti, ossia i luoghi dove le navi attraccano lungo immense banchine dalle quali può facilmente avvenire il carico e scarico di merci e persone. I porti, possono poi essere divisi in zone in base al tipo di attività, quindi turistico, commerciale, sportivo. Sono costituiti da moli, che sono delle strutture in calcestruzzo armato realizzate per proteggere la rada, ossia lo spazio interno dove le navi sostano, dalle intemperie e dal mare. Completano le infrastrutture navali, il faro che serve a comunicare la posizione del porto durante la notte e i fanali posti all’ingresso per segnalare i moli.

Infrastrutture per il trasporto aereo; gli aeroporti sorgono normalmente fuori dai centri abitati, sia per ragioni di sicurezza che di rumorosità. Sono dotati di due differenti zone, quella di terra destinata ai passeggeri, con i check-in, dogana, ristorazione, negozi, servizi e gates per l’accesso alla zona aerea. E quella aerea, per la movimentazione dei mezzi, non accessibile alle persone non addette. Comprende le piste per il decollo e l’atterraggio, quelle di rullaggio per l’attesa e lo smistamento degli aeromobili, gli hangar per le riparazioni e controlli e la torre di controllo da cui si gestisce tutto il traffico aereo.

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Set 102018
 

Da anni si continua a parlare del grafene e delle sue incredibili proprietà, ma di applicazioni pratiche ancora poche e ristrette ad alcuni settori militari, sportivi e di bricolage. Il problema è legato alla enorme difficoltà per lavorarlo, agli ingenti costi di produzione e alla difficoltà di realizzarlo in grandi quantità.

Adesso iniziano a vedersi i primi prodotti in cui il sottilissimo strato di carbonio inizia a evidenziare tutte le sue potenzialità.

La Vollebak, una start-up britannica, ha lanciato sul mercato una linea di abbigliamento sportivo utilizzando per la prima volta il grafene. Il risultato di questo utilizzo è un giubbotto reversibile, risultato dell’unione con il nylon ad alta resistenza. Il grafene è assolutamente impermeabile, ma al tempo stesso traspirante. Questo perché la distanza tra le sue molecole è talmente ridotta da impedire il passaggio di quelle dell’acqua. Il risultato è un tessuto che consente una perfetta termoregolazione corporea e una distribuzione del calore uniforme su tutta la superficie. Anzi a detta dei produttori, se il lato con lo strato di grafene viene posto al sole, questo accumula il calore rilasciandolo gradualmente dando la piacevole sensazione di tepore come quando si indossa un piumone ma con un tessuto molto meno spesso e infinitamente più leggero.

Gli scienziati della Vollebak sul loro sito chiamano tutti a partecipare alla sperimentazione con questo nuovo prodotto per essere partecipi dell’evoluzione che, probabilmente, si chiamerà “era del carbonio”. Il nylon non può condurre il calore, ma unito con uno strato sottilissimo di grafene da un solo lato, si. Nasce così una nuova combinazione che rende possibili cose che sugli indumenti erano solo immaginabili. Leggerissimo, assolutamente impermeabile, traspirante, accumulatore di calore su di un lato, con i colori naturali dei due materiali, tasche con tagli laser senza cuciture assolutamente impermeabili. Data l’alta conduttività del grafene, si è deciso di aumentare la resistenza elettrica al tessuto per lasciarlo conduttivo ma non pericoloso per le persone che lo indossano. Allo stato originale, se si fosse collegato un lato della giacca con una sorgente elettrica, collegando una lampadina dall’altro lato questa si sarebbe accesa. La giacca è inoltre in grado di disperde grandi quantità di umidità, facendo sudare di meno o termo-regolando il corpo in maniera più rapida e efficace di ogni altro tessuto, ma purtroppo ancora non è chiaro il meccanismo con cui questo fenomeno avviene.

Ma i benefici del grafene non sono finiti qui: è batteriostatico, ossia i batteri non possono crescere o riprodursi sulla sua superficie, è anallergico e antistatico e inoltre atossico. Quindi, essendo un tessuto sportivo, non sarà fonte di sudore e cattivi odori.

Il costo è elevato, circa 700 euro, ma la difficoltà sull’uso del grafene in questo momento è proprio il processo produttivo estremamente costoso.

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Set 042018
 

Rieccoci pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico speriamo ricco di sorprese, cose interessanti e novità. La prima è qui, come ogni anno Educazionetecnica si rinnova in tutto il suo aspetto grafico e nelle pagine dedicate alla didattica e alle classi.

Molti cambiamenti e molte nuove cose da scoprire su queste pagine che presto vi comunicherò, ma che non voglio anticiparvi nulla per non togliervi la sorpresa.

Saremo in compagnia ancora un anno ed io ho un po’ rivoluzionato la disciplina cambiando molte cose e integrandone altre al fine di rendere lo studio della Tecnologia sempre interessante, fonte di stimoli e curiosità. Ma non distogliamo l’attenzione dalla nuova veste del sito. Partiamo dal banner:

tutto nuovo, semplice e lineare come la web-graphic oggi richiede. Un motto, quello di aver viaggiato come me in questi anni e un proposito, quello di continuare a farlo, perché grosse cose bollono in pentola e voi sarete i primi a scoprirle.

Sempre facile l’accesso hai contenuti che vi riguardano attraverso il widget laterale che vi guiderà direttamente nella pagina a voi dedicata, una per classe.

Qui troverete tutto quello che c’era prima e molto di più. A partire dal nuovo navigatore semplice e immediato:

 

 

 

Una grafica, semplice, diretta, divisa per moduli di consultazione in modo che sia facile trovare le attività, i compiti assegnati, i tutorial, i video e gli articoli di attualità sull’argomento. E perché no, anche le mappe concettuali che ci possono aiutare a studiare.

Un’area disegno con le anteprime degli elaborati svolti in modo che sia semplicissimo individuare cosa si è fatto e cosa invece bisogna ancora fare, o semplicemente per controllare se si è in regola con le consegne.

Non mancheranno le attività svolte in classe per non restare indietro se ci si è assentati da scuola.

Spazio poi alle utilità, con la lista del materiale didattico da acquistare anno per anno, le basi per gli elaborati e la scheda per contattarmi adesso inserita in ogni pagina con la quale potete scrivermi per avere informazioni, chiarimenti o per indicarmi qualche inesattezza da correggere sul sito (lo sapete che mi aspetto sempre la vostra collaborazione).

Basta, adesso ho parlato troppo come al solito, vi lascio a curiosare tra le novità e vi do appuntamento a giorno 12 per l’inizio delle attività scolastiche.

Buon fine di vacanze a tutti.

Prof. Betto

Ago 282018
 

Dubai, la grande capitale cosmopolita del Medio Oriente ha dato il via ad un nuovo concetto di espansione della città sul mare. Con le sue “palme” artificiali, le isole del Mondo, e decine di altre isole più piccole lungo la costa, ha decuplicato i chilometri di spiaggia e gli affacci sul mare. Anche altre città si stanno muovendo in tal senso e ovviamente li dove i capitali consentono operazioni di questo genere.

Costerà ben 3 miliardi di euro l’espansione sul mare di uno dei più piccoli stati europei. Sto parlando del Principato di Monaco il cui progetto porta l’autorevolissima firma di Renzo Piano, l’archiastar di fama internazionale.

Per tutti questi anni, l’espansione del ricchissimo stato europeo è stato vincolato dalle ridotte dimensioni del suo territorio, pari a circa 2 chilometri quadrati. I 40mila abitanti stabili hanno quindi dovuto rinunciare a ulteriori immobili data l’impossibilità di costruire ulteriormente.

Il progetto consisterà nella realizzazione di una gigantesca penisola artificiale che sorgerà proprio li dove oggi ormeggiano i mega yacht. Questa consentirà la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale dalle dimensioni di 6 ettari.

Già da tempo il Principato aveva avviato la sua espansione sul mare costruendo di volta in volta piccoli elementi che erodevano spazio al mare ridisegnando il profilo della costa. Ma questo è uno di quei mega-progetti che trasformano completamente lo spazio su cui sorgono. Il progetto è, come detto, dell’architetto Renzo Piano, mentre gli spazi verdi saranno curati dal paesaggista Michel Desvigne, una eccellenza in questo campo.

Per poter conquistare spazio sul mare, bisogna prima realizzare le infrastrutture necessarie alla sua costruzione. Una barriera di sabbia e cemento armato alta anche 30 metri sarà realizzata lungo lo spazio che vedrà la nascita del nuovo quartiere marino.

Questo nuovo affaccio sul mare sarà completato da grattacieli incredibili, totalmente smart, dotati di ogni confort e di livelli di servizi decisamente elevati. L’investimento è chiaro da parte dei realizzatori, quello di creare un nuovo affaccio sul mare per il Principato, che toglierà l’affaccio diretto agli attuali edifici costruiti sul Larvotto, il lungomare snob del Principato, diventando così meta ambita per sceicchi e miliardari mondiali che faranno a gara per accaparrarsi l’appartamento più esclusivo o quello con la vista migliore. Si ipotizza che il costo al metro quadrato potrebbe superare i 100.000 euro.

Questo nuovo quartiere, già denominato Anse du Portier, dovrebbe ospitare, una volta completato, 60mila metri quadrati di superficie residenziale, 3mila metri quadrati di negozi e centri commerciali, un ettaro di verde, un grande parcheggio, l’estensione del Grimaldi Forum e molti nuovi posti barca, vista la continua competizione con le altre località chic sulla costa ligure.

Anse du Portier sarà all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale. Sarà realizzato con soluzioni e tecnologie eco-compatibili, tutti gli edifici avranno i tetti ricoperti da pannelli fotovoltaici, capaci di soddisfare i bisogni energetici delle lussuose dimore.

Il Principato parteciperà al progetto costruttivo con un finanziamento di 400 milioni di euro, mentre il resto verrà da investitori privati. Probabilmente stiamo assistendo al primo di tanti progetti che daranno il via alla nascita di quartieri residenziali dal mare e non più sulla terra ferma.

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Ago 182018
 

Gli architetti sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni sempre più sostenibili e sempre più ardite per le loro costruzioni. Acciaio e calcestruzzo hanno consentito di superare limiti fisici che nel passato non si potevano raggiungere e da qui la corsa al grattacielo più alto, quello più grande, quello più Green, quello energicamente autosufficiente.

A Taipei, la capitale dell’isola di Taiwan sta sorgendo una nuova opera architettonica che non sarà certo ricordata per la sua altezza, infatti questo edificio conterà solo 20 piani fuori terra, ma ciò che lo rende unico nel suo genere è la forma. Si chiamerà Agorà Garden TowerTao zhu yin yuan, la torre ecosostenibile che sta sorgendo nel quartiere di Xinyin.

Ad opera dello studio francese di Vincent Callebaut Architectures, questo grattacielo si sviluppa secondo un percorso elicoidale, quasi come il DNA umano (leggi anche TORRE CAYAN IL “DNA” DI DUBAI). Si avvolge su se stesso nell’idea progettuale che ogni appartamento, ruotando rispetto agli altri, riceverà la luce diretta del Sole. In questo modo, ogni alloggio avrà a disposizione un ampio terrazzo, quindi spazi all’aperto, completamente ricoperti dal verde. in questo modo, purtroppo sorgendo in città, l’edificio vuole ristabilire l’equilibrio tra gli abitanti e la natura. Inoltre, tutte queste piante che, realizzano un vero e proprio giardino verticale, assorbiranno parte dell’aria inquinata della città proponendo aria più pura. Alcune aree verdi dell’edificio saranno destinate a spazi per la coltivazione dove i residenti potranno sviluppare il loro pollice verde.

Le piante che arricchiranno l’edificio saranno circa 25 mila, definendo e caratterizzando la forma e l’immagine del grattacielo, già annoverato tra i più belli al mondo (leggi anche: BOSCO VERTICALE).

Gli stessi architetti hanno definito l’Agorà Garden un edificio organico. Tutto, infatti, è pensato green. I materiali da costruzione provengono dal riciclo e non sono tossici, l’uso spinto di tecnologie per il basso consumo energetico e l’autosufficienza, la grande quantità di verde tale da realizzare un polmone di ossigeno all’interno della megalopoli, impianti per il riuso dell’acqua e per il compostaggio. I progettisti hanno pensato proprio a tutto con l’obiettivo di conquistare la Green Building Label conferita ad alcuni edifici dell’amministrazione pubblica.

Vivere nell’Agorà Garden non sarà proprio per tutti. Ovviamente il prezzo per l’acquisto di un appartamento su questa iconica torre avrà il suo costo. Ogni appartamento sarà valutato l’equivalente di 30 milioni di dollari e su ogni piano ci saranno solo due di questi lussuosi appartamenti. A tutti gli altri resterà il piacere di guardare questa nuova e spettacolare opera umana la cui costruzione è iniziata nel 2013 e il cui completamento è previsto per quest’anno.

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Ago 162018
 

Anche quest’anno, a settembre si scatenerà la corsa all’acquisto dei libri di testo, sia per le nuove adozioni che per quei testi che anno volumi differenti per ogni anno di corso.

Libri nuovi, costi nuovi. Quella di settembre è una scadenza pesante per i genitori, costretti a far fronte a lunghe attese per recuperare tutti i libri per il proprio figlio, ma anche a ingenti costi per il loro acquisto. Ecco che si escogitano soluzioni alternative come l’acquisto dei libri usati. Gli alunni iniziano la forsennata rincorsa dei loro compagni più piccoli per la vendita al 50% dei libri dell’anno precedente che non possono più utilizzare. Queste mini paghette servono in qualche caso ad ammortizzare il costo dei libri per il nuovo anno.

Comunque da qualche anno, anche i grandi e-commerce hanno fiutato l’occasione ghiotta e proponendo libri nuovi con lo sconto massimo applicabile per legge (15%) li consegnano gratuitamente a casa eliminando anche l’incombenza delle file presso il distributore editoriale di turno.

Un sistema perfettamente funzionante che permette di risparmiare qualcosa economicamente e in termini di tempo.

Bisogna connettersi innanzitutto con il portale www.adozionilibriscolastici.it, dove inserendo il nome dell’Istituto, il codice Ministeriale o effettuando una ricerca sulla planimetria italiana, sarà possibile trovare tutti i libri richiesti classe per classe con il relativo codice ISBN, quello che individua univocamente il libro da acquistare (non fate affidamento al nome o ad altro ma solo a questo codice).

A questo punto, selezionata la scuola e la classe, appariranno tutti i libri in adozione. Spuntate solo quelli che dovete acquistare e premete in alto a destra il pulsante COMPLETA CON AMAZON. Sarete immediatamente reindirizzati sul portale del vendor dove potrete completare l’ordine con il 15% di sconto sul prezzo di listino. Le spese di spedizione sono gratuite.

Inoltre, è prevista una clausola di reso entro il 15 ottobre per poter restituire, in perfette condizioni, il volume acquistato eventualmente per errore.

Buon risparmio a tutti.

Ago 142018
 

Se c’è un periodo in cui tutti, ma proprio tutti sono in vacanza, quello è il giorno di Ferragosto. Cade il 15 del mese di agosto e rappresenta il culmine di tutto il periodo vacanziero. Ma perché Ferragosto si chiama così e perché vanno tutti in vacanza?

Oggi parlo di qualcosa di meno tecnologico, e come ogni tanto faccio, in particolari ricorrenze, mi piace scoprire e far scoprire il significato di alcune cose che ci coinvolgono di cui ignoriamo il significato e l’origine.

Il Ferragosto, deve il suo nome all’imperatore Augusto che, a partire dal 18 a.C., istituì questa usanza. In pratica, in questo periodo, finiva il lavoro nei campi e per festeggiare questo momento, in cui nessuno più lavorava e si traevano i frutti di quanto fatto, l’imperatore festeggiava con un grande banchetto e tutti erano invitati a questo momento conviviale.

L’etimologia della parola Ferragosto è latina e deriva appunto dalle parole feriae Augusti, cioè le festività di Augusto. Questo, ricoprendo la carica di pontefice massimo, ossi colui che poteva anche gestire il calendario religioso, apportò molte modifiche cambiando anche il nome del mese da sextilis ad Agosto.

Questa ricorrenza, fu in seguito assimilata dalla Chiesa cattolica intorno al VII secolo, quando iniziò a celebrare, in questo giorno, l’Assunzione della Beata vergine Maria. In un successivo Trattato tra la Santa Sede e l’Italia, firmato l’11 febbraio 1929, fu stabilito che il 15 agosto fosse considerato il giorno dell’Assunzione di Maria e che questo rientrasse tra i giorni ritenuti dalla Chiesa cattolica festivi e inseriti tra quelli riconosciuti dallo Stato.

Fu il Pontefice Pio XII che, nel 1950 istituì la celebrazione del dogma dell’Assunzione e da tale giorno il 15 agosto è segnato in rosso sul calendario.

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Lug 272018
 

Sempre più spesso è possibile individuare nelle nostre città delle strane auto che circolano per le strade. Si tratta delle auto a guida autonoma, dotate di telecamere e tecnologie avanzate che consentono a queste di girare liberamente e in sicurezza nel traffico tra le persone. Si tratta di un grande passo avanti verso il quale stanno lavorando molte aziende a livello internazionale e non solo nell’ambito dell’industria dell’auto.

Circolare in città, però risulta paradossalmente più semplice perché queste sono cablate, piene zeppe di telecamere, reti cellulari e GPS avanzati, tutte infrastrutture che aiutano i produttori nei loro test. Ma che succede se portiamo queste auto all’esterno dei centri abitati? Dove le reti sono meno presenti e veloci, i segnali giungono in maniera meno precisa e forte, le mappe non sono così dettagliate e aggiornate come nei centri abitati.

Un team di ricercatori del MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, ha sviluppato una nuova tecnologia capace di consentire la mobilità della auto a guida autonoma anche fuori dei centri abitati, li dove la mappatura non esiste o è incompleta. Si chiama CSAIL (Computer Science & Artificial Intelligence Lab) ed è un sistema che consente la navigazione in sicurezza delle auto autonome utilizzando solo sensori montati su questa e il GPS.

In pratica il CSAIL acquisisce i dati dal GPS, informazioni approssimate di qualche metro, dati che poi vengono integrati e completati dalle rilevazioni dei sensori che realizzano una mappatura molto più dettagliata dell’area di alcune decine di metri intorno alla vettura. Un computer consente allora all’auto di avanzare di pochi metri, quelli conosciuti dal rilevamento consentendole così di percorrere un tragitto tra due punti, quello della posizione attuale e quello della posizione da raggiungere. Il computer continua a elaborare i dati che giungono dal GPS e dai sensori facendo spostare di pochi metri per volta la vettura lungo il percorso stabilito fino alla destinazione finale.

Nei test la vettura e il sistema CSAIL si sono comportati benissimo, consentendo al veicolo di raggiungere sempre la destinazione finale senza l’intervento umano. CSAIL è solo in fase iniziale, ma i risultati consento ai ricercatori di poter ben sperare per i successivi passaggi e per un’applicazione finale su tutte le autovetture.

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Lug 262018
 

La beluga è un cetaceo bianco caratterizzato da una grande protuberanza sulla testa che ne determina la particolare forma. Sarà sicuramente questa somiglianza con il cetaceo che ha convinto i 20.000 dipendenti coinvolti nel sondaggio interno da parte di Airbus a scegliere questo come nome per il nuovo aereo cargo della compagnia. Effettivamente il Beluga XL, variante da trasporto dell’A330, assomiglia davvero tanto al cetaceo bianco dei freddi mari del nord.

Ciò che ha attirato l’attenzione dei media sul suo primo decollo, avvenuto dall’aeroporto di Blagnac in Francia, è sicuramente la inconsueta forma dell’aereo, più che le sue dimensioni o le sue caratteristiche tecniche. E’ pur sempre un gigante dei cieli con i suoi 63,1 metri di lunghezza e quasi 19 di altezza, ma non è evidentemente ne il più grande, ne il più lungo, ne il più alto tra gli aerei in commercio.

Con grande autoironia, la compagnia aerea europea, ha predisposto per il primo decollo, un Beluga XL con una livrea inconfondibile. Proprio per rimarcare la somiglianza e il nome dell’aereo con il cetaceo marino, questo è stato decorato con grandi occhioni ammiccanti e una grande bocca sorridente con tanto di fanoni.

I test cui si avvia il Beluga, oltre 600 ore per i prossimi 10 mesi, serviranno a certificarne la compatibilità con il volo e la possibilità di entrare successivamente in servizio nel cieli del pianeta. Il Beluga XL andrà a sostituire il fratello minore, il Beluga ST e vanta delle dimensioni non indifferenti (nella tabella sotto sono indicate alcune di esse).

Le dimensioni consentiranno, tra l’altro, di trasportare altri aerei smontati al suo interno per poterli poi assemblare in altre fabbriche. Come si può vedere anche la posizione della cabina di pilotaggio è spostata verso il basso per non intralciare lo spazio di carico.

Il grande viaggio della balenottera volante è appena iniziato e se tutto andrà come deve, nel 2020 questo originale aereo inizierà la sua lunga carriera di trasportatore dei cieli per molte compagnie.

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Lug 232018
 

La sostenibilità ambientale, lo sapete, è oramai una parola chiave della tecnologia sempre più spesso utilizzata sul nostro sito didattico.

Plastica è anch’essa una parola molto in voga, ma dai vantaggi enormi che ha dato a intere generazioni, siamo passati a considerarla come la causa di molti dei mali del nostro pianeta.

Uno dei prodotti più diffusi, creati attraverso il processo di vulcanizzazione delle gomme (vedi: DAL CAUCCIU’ ALLO PNEUMATICO) e dei polimeri sintetici, sono gli pneumatici. E’ un argomento che abbiamo molte volte affrontato sul nostro sito e se avete voglia potrete trovare l’elenco di queste letture alla fine dell’articolo.

Le grandi multinazionali che li realizzano, ma anche le innovative startup, stanno cercando una soluzione al problema generato dallo smaltimento di questi ultimi, soprattutto da quelli che vengono definiti tecnicamente PFU ossia Pneumatici Fuori Uso, quelli cioè non più utilizzabili.

Il progetto a cui mi sto riferendo prende il nome di “da Gomma a Gomma” ed ha preso avvio circa 3 anni fa grazie ad un consorzio di aziende italiane note come EcoTyre. Questo consorzio raccoglie alcune tra le più grandi realtà nazionali nel settore del riciclo dei pneumatici e altre esterne che, hanno messo a punto un processo con il quale è possibile triturare la gomma derivata degli pneumatici in disuso (FPU) per generare una nuova mescola utilizzabile per  nuovi pneumatici, con prestazioni pari a quelli precedenti.

I passaggi del processo, sono per ovvi motivi segreti, ma il procedimento si avvale di tre fasi principali: produzione di un granulato di gomma riciclata ad hoc con particolari caratteristiche. De-vulcanizzazione, ossia il processo inverso alla vulcanizzazione per far si che la gomma sia nuovamente utilizzabile una volta giunta alla sua fine vita. Creazione di una innovativa mescola capace di massimizzare e ottimizzare le caratteristiche di questa nuova miscela.

L’insieme di questi passaggi hanno consentito per la prima volta di realizzare un prodotto con caratteristiche incredibili, capaci di rivaleggiare con gli pneumatici nuovi.

Proprio per dimostrare la validità di questa innovazione, EcoTyre ha montato questi pneumatici su una flotta di 20 camion che dovrà percorrere circa un milione di chilometri per testare in modo massivo queste nuove gomme. Al termine di questo impegnativo test, la società trarrà le conclusioni del proprio lavoro e se tutto andrà come preventivato, molto probabilmente si passerà alla fase di commercializzazione con tanti ringraziamenti da parte dell’ambiente.

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Lug 152018
 

Che l’idrogeno consenta concentrazioni di energia maggiori della benzina o del gasolio, è noto, ma il problema è che la sua estrazione comporta ancora costi elevati e grossi problemi per la sicurezza. Infatti, l’idrogeno per poter essere utilizzato, deve essere compresso allo stato liquido con enormi rischi di esplosione e processi molto costosi, fattori che hanno rallentato se non fermato del tutto lo sviluppo delle auto dotate di questo tipo di alimentazione.

Arriva adesso dalla Svizzera, dalla società GRT group e dal Politecnico di Losanna, una soluzione denominata HyForm-PemFc, che sfrutta l’acido formico per l’estrazione dell’idrogeno. L’acido formico è una concentrazione di idrogeno e anidride carbonica e rispetto a tanti altri componenti presenta una maggiore facilità nell’estrazione e nello stoccaggio dell’idrogeno.

Molti hanno tentato questa strada, ma per la prima volta, l’HyForm-PemFc, ha consentito di raggiungere elevati livelli di efficienza. La macchina creata in Svizzera consente già adesso di produrre circa 7 mila kilowatt all’ora di energia con un’efficienza del 45%, valore che fa ben sperare nelle auto alimentate all’idrogeno, perché questo sistema consente di produrne di nuovo durante il suo uso permettendo la realizzazione di auto totalmente green e autosufficienti all’infinito.

Il sistema del GRT Group, consente di trasformare l’acido formico in idrogeno utilizzando basse temperature e con dispendio di energia minimo.

La batteria così realizzata permette la fornitura di energia, sia per uso industriale che domestico, per lunghi periodi anche in zone isolate e desertiche, senza dover predisporre centrali o altri sistemi di alimentazione. Il sistema consente, inoltre, l’accumulo di energia per usi in altri momenti.

HyForm-PemFc è costituita da due parti principali: un reformer di idrogeno HyForm e una pila a combustibile chiamata PemFc. Il catalizzatore per estrarre l’idrogeno è a base di rutenio, un materiale molto costoso, per cui gli scienziati stanno cercando un sostituto meno caro a questo componente.

Grazie a questo sistema, l’estrazione dell’idrogeno avviene in maniera sostenibile, la pila è al 100% ecologica, silenziosa, emette gas puliti, non emette anidride carbonica, ne particolato e neppure ossidi di azoto. Inoltre, ha ridotte necessità di manutenzione, ha una tecnologia scalabile per cui può essere utilizzata dalla semplice utenza domestica a più complessi e onerosi, in termini di energia, impianti industriali. Non necessita di connessioni a reti elettriche per cui può essere utilizzata anche in luoghi remoti e utilizza appunto l’acido formico che è facile da stoccare, trasportare e maneggiare e si può produrre da fonti sostenibili presenti in enorme quantità nel mondo.

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Giu 282018
 
Un team di scienziati francesi ha realizzato la casa più piccola del mondo. Il progetto, sviluppato al Femto-ST Institute di Besançon (Francia) è costituito da strati di silicio sagomati da un fascio di ioni.
La minuscola struttura è stata fissata su una fibra ottica all’interno di una camera a vuoto. Le sue dimensioni sono davvero minuscole: 300*300 micrometri cioè 0,3*0,3 millimetri. Una particolare combinazione di silicio, è stata tagliata in nanofogli e attraverso un flusso regolato di ioni, controllati da micro robot, sono stati disposti nella corretta posizione. Poi, attraverso un sistema di iniezione a gas è stato saldato ad una estremità della fibra ottica e poi utilizzato per realizzare le decorazioni terminali poste sul tetto della casetta.
Tutto il processo ha seguito un preciso percorso realizzato attraverso potenti microscopi e guidati attraverso computers controllati da operatori umani.
Questa minuscola creazione, mette in evidenza le capacità di miniaturizzazione e controllo di particelle quasi invisibili da parte dei ricercatori. Lo scopo è ovviamente medico; gli scienziati sperano di costruire dei microscopici vettori, capaci di raccogliere e trasportare, ad esempio un farmaco, direttamente sul luogo dell’infiammazione o dell’organo da curare. O realizzare involucri capaci di catturare particolari tipi di cellule portatrici di problemi e neutralizzarle.
L’esperimento perfettamente riuscito ha stimolato gli scienziati a spingersi oltre. Il prossimo passo sarà una ulteriore riduzione delle dimensioni di queste micro-costruzioni per giungere all’incredibile miniaturizzazione di 20*100 nanometri e a rendere questo processo completamente automatico.
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Giu 222018
 

Che la geotermia fosse una delle fonte rinnovabili più importanti e sfruttate negli ultimi anni già lo si sapeva, soprattutto in riferimento alla produzione di energia elettrica attraverso le centrali che necessitano di temperature molto elevate (alta entalpia).

Ma quello che in questi giorni si sta considerando, è lo sfruttamento del calore interno della Terra, però a basse temperature (bassa entalpia). In questo caso non si tratta di produzione di energia elettrica, bensì di sfruttare la possibilità di riscaldare e raffreddare delle abitazioni con l’altissima efficienza delle pompe di calore geotermiche.

Perché geotermia a bassa entalpia? Perché i vantaggi connessi al suo sfruttamento sono molteplici. Innanzitutto è una fonte non inquinante, inesauribile e soprattutto costante non soggetta a variazioni climatiche o ad altri fattori naturali che condizionano invece il vento, il sole o l’acqua. Non è soggetta alla variazione dei prezzi che coinvolge i combustibili fossili, è sempre estraibile, consente un risparmio di esercizio pari all’80% rispetto ad una fonte tradizionale.

Partendo da questi numerosi punti di forza, la geotermia si appresta a ridefinire i criteri energetici di molte nazioni, in primis l’Italia che sorgendo su faglie sismiche ed essendo terra di vulcani, è il luogo ideale dove poter progettare impianti di questo genere. Alcuni studiosi, hanno stimato nel 50% la capacità del geotermico a bassa entalpia di soddisfare i bisogni energetici della nostra nazione. Se a questo aggiungiamo che nell’Agenda 2030 dell’ONU, all’Obiettivo 7 si fissa come criterio fondamentale una aumento considerevole delle quote di energia prodotte con fonti alternative entro quell’anno e che con l’Accordo di Parigi del 2015 sulla riduzione dei gas serra e dell’anidride carbonica sottoscritto da ben 195 Paesi, la geotermia diventa una importantissima fonte di energia.

Lo stesso accordo raggiunto con Agenda 2030 tra i Paesi dell’Unione, stabilisce che entro quell’anno il 32% dell’energia totale prodotta nel territorio dell’Unione Europea dovrà provenire da fonti di energia rinnovabile.

A giugno 2018, giorno 28 si terrà a Roma il convegno nazionale sulla Geotermia a Bassa Entalpia organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi con lo scopo di fare il punto sulle energie alternative e in particolare quella derivante dal calore della Terra in Italia.

Ma come funziona questa tecnologia? In realtà si tratta di uno scambio di calore, che si traduce in un prelievo di questo durante il periodo invernale e una sua cessione durante il periodo estivo.

Negli impianti geotermici avviene un prelievo di calore dal terreno per conduzione tramite un fluido vettore che circola in un sistema ad una temperatura inferiore a quella del terreno.

Approfondisco: per conduzione si intende il passaggio di energia termica tra sistemi solidi o al loro interno dal corpo a temperatura maggiore a quello a temperatura minore.

E’ possibile sfruttare questo sistema energetico ovunque, tranne in quelle zone dove il calore della Terra è troppo elevato per poter essere gestito in un impianto termico domestico.

Quindi, un impianto di questo tipo è costituito da un sistema di captazione del calore con una sonda geotermica inserita nel sottosuolo ad una profondità variabile dai 70 ai 100 metri, una pompa di calore, un sistema di accumulo del calore e dei sistemi di distribuzione di questo  (riscaldamento e acqua sanitaria) all’interno dell’abitazione.

La sonda di captazione ha la funzione di concentrare il calore disperso per consentirne lo spostamento dal sottosuolo all’impianto durante il periodo invernale e l’opposto durante i mesi estivi. In pratica, il liquido che scorre nella sonda accumula il calore scendendo nel sottosuolo e lo porta in superficie dove la pompa di calore, per evaporazione, sottrae il calore ai tubi e lo trasferisce agli impianti domestici. Nel periodo estivo accade il contrario. Nella sonda scende un fluido caldo che perde calore nel terreno raffreddandosi. Tutto questo può accadere perché nel sottosuolo la temperatura del terreno a quelle profondità è mediamente costante a circa 15°C.

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Giu 172018
 

L’effetto Emirati Arabi sta contagiando l’intera penisola arabica al punto da provocare una epocale trasformazione nel più integralista dei paesi musulmani: l’Arabia Saudita.

In realtà questo processo è stato avviato dalla visione futuristica e cosmopolita del reggente attuale, il principe Mohammed bin Salman che passo dopo passo sta aggiornando questo paese chiuso in se stesso trasformandolo in una nuova meta per gli scambi commerciali e il turismo internazionale.

Mohammed bin Salman, sta modificando l’immagine del suo paese a colpi di riforme sociali, politiche e culturali, con l’intento di attirare i grandi capitali esteri e gli investimenti. Trasformazioni che passano dalla riforma sulle limitazioni per le donne, ora libere di guidare, di partecipare agli eventi sportivi, di vestirsi in modo più occidentale e soprattutto non di nero. Politica permissiva verso le imprese estere e private, maggiore apertura al mondo e soprattutto al turismo. Riapertura dopo 35 anni di tutte le sale cinematografiche, facilitazioni per ottenere i visti turistici, cosa prima riservata solo a islamici che andavano a visitare la Mecca. Possibilità di entrare con maggiore facilità in questo Paese e di conseguenza creazione di strutture ricettive e luoghi da poter visitare per chi proviene dall’estero.

Nasce da tutto ciò NEOM, un grande progetto visionario che concretizza il sogno di questo sovrano illuminato. Di cosa si tratta? Di un enorme polo industriale e una gigantesca città sul mar Rosso le cui dimensioni saranno 33 volte quelle dell’attuale New York negli Stati Uniti. Un investimento colossale, stimato in 500 miliardi di dollari, il più grande e importante investimento nel progetto di rinnovamento dell’Arabia Saudita.

Si chiama Saudi Arabia Vision 2030, il grandioso progetto di rinnovamento. Salman ha compreso che l’enorme ricchezza accumulata per anni grazie agli sconfinati giacimenti di petrolio non possono più bastare per far si che l’Arabia Saudita resti il paese guida nella mutata realtà geopolitica del Medio Oriente.

Il primo passo è quello di un cambiamento di immagine; più aperta, più moderna, più attrattiva. Incentivi economici vengo forniti alle startup saudite in modo da favorire l’innovazione e la modernizzazione di un paese per troppi anni chiuso nel muro del proprio integralismo, indifferente a tutto ciò che accadeva fuori dai suoi confini, forti degli ottimi rapporti instaurati con gli Stati Uniti. Ora realtà come Amazon e tante altre sono pronte a espandere le proprie attività sulle terre arabiche.

L’ambiziosissimo principe ha così lanciato al forum “Future investment initiative” il suo faraonico progetto, a cui hanno aderito ben 3500 grandi uomini d’affari provenienti da ben 88 differenti nazioni. Neom, un polo industriale, una zona franca al confine tra Egitto, Giordania e Arabia Saudita nel Golfo di Aqaba, dove la tecnologia la farà da padrona. Megacity completamente alimentata da fonti alternative, strade ad esclusiva guida autonoma, ossia senza guidatori umani, smart tecnology in ambito amministrativo, medico, industriale.

Una città che sorgerà su di una superficie di 26.500 chilometri quadrati dove la faranno da padrone attività come biotecnologie, scienze digitali, bio-alimentare, produzioni avanzate. Un immenso ponte collegherà quest’area con l’Egitto attraversando il mar Rosso e puntando a diventare il centro degli scambi tra tre diversi continenti proprio in virtù della sua posizione geografica.

Il progetto Neom dovrebbe vedere la luce, se tutte le profezie di Salman si avvereranno, tra circa 7 anni. Nel frattempo la gestione dell’immenso progetto è stata affidata ad un top manager di fama internazionale Klaus Kleinfeld ex amministratore delegato di Siemens.

Tanti dovranno essere i cambiamenti e le riforme che il principe dovrà varare per far si che il suo paese si tolga di dosso l’immagine ultra integralista che si è creato nel tempo. E soprattutto fatto questo dovrà trovare i fiumi di denaro da utilizzare in questi ambiziosissimi progetti. Soprattutto difficile sarà vincere la concorrenza di altre città arabe come Dubai che già sono una realtà nel panorama mondiale e che quindi godono di un cospicuo vantaggio temporale.

Solo il tempo potrà dirci se il sogno visionario di questo principe diventerà un’altra grande realtà e un altro paradiso turistico da visitare in un non lontano futuro.

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