Ott 062015
 

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Bio-degradabile, eco-compatibile, riciclabile, sono termini che oramai fanno parte del linguaggio comune e fortunatamente dai quali ci sentiamo fortemente coinvolti. Storicamente, uno dei materiali più utilizzati, ma anche tra quelli più inquinanti è stata la plastica. Tanti sono stati i tentativi di eliminare la componente negativa da un materiale che propone tanti vantaggi sia alle aziende che all’utilizzatore finale senza mai riuscirci veramente. Le bio-plastiche, realizzate con semi di mais o altri prodotti vegetali, consente di realizzare nuovi prodotti, sicuramente più bio, ma comunque sempre in parte inquinanti.

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L’Università di Stanford, in collaborazione con ricercatori cinesi, ha forse trovato una soluzione al problema dimostrando come alcune tarme siano in grado di biodegradare vari tipi di plastica.

Il problema è grave e di livello planetario. 33 sono i milioni di tonnellate di plastica che ogni anno solo negli Stati uniti finiscono nelle discariche con enormi problemi per il loro smaltimento.

Gli studiosi di Stanford hanno scoperto che le larve della farina, particolari tipi di coleotteri, amano vivere in ambienti secchi e presentano nello stomaco particolari microorganismi in grado di bio-degradare la plastica rendendo questi insetti capaci di nutrirsi anche solamente di polistirene e polimeri simili.

In laboratorio, 1000 tarme di questa specie hanno ingerito tra i 34 e i 39 milligrammi  di Styrofoam (particolari pannelli di polistirene). Le tarme hanno così convertito lo Styrofoam in biossido di carbonio come avrebbero fatto con qualunque altro tipo di cibo. La cosa interessante è che le tarme nutrite con questa rigida dieta a base di stirene, sono perfettamente in salute come le altre alle quali è stata fatta proseguire una normale dieta. E ancora più sorprendente che i resti organici della loro nutrizione sono alla pari di quelli nutriti in maniera consueta, assolutamente bio-degradabili.

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La scoperta, che va approfondita, apre scenari incredibili. Infatti, gli scienziati sono finalizzati a comprendere il funzionamento degli enzimi che a livello digestivo nelle tarme distruggono i polimeri della plastica al fine di produrne di nuovi in laboratorio più potenti in grado di raggiungere questo risultato in maniera più efficace.

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