Mar 072015
 
Alunni Articolo scritto da: ANDREA BARBAGALLO – DANIELE DE CARLO – GIUSEPPE MUSCATO – ALESHA PUDARUTH – TERESA ZOLA
Classe: 3E – Anno: 2007-08

Prefazione a cura del prof. Betto

Un’icona newyorkese raccontata come sempre con passione dai miei alunni. Un articolo scritto qualche anno fa ma sempre attuale e interessante. Per un corso PON, gli allievi della 3E hanno sviluppato diversi argomenti e trattato diverse opere architettoniche. In questo caso uno dei primi edifici a sviluppo verticale della metropoli americana. Scopritelo anche voi con me leggendo questo interessantissimo e approfondito scritto. Buona lettura a tutti.


Flatiron 02FLATIRON BUILDING

Il Fuller Building, meglio noto come Flatiron Building (Ferro da stiro), è stato uno dei più alti grattacieli di New York sin dal suo completamento nel 1902. Situato a Manhattan, l’edificio fu progettato dall’architetto di Chicago, Daniel Burnham in stile Beaux-Arts su un lotto triangolare compreso tra la 23a strada, la 5th Avenue e Broadway guardando su Madison Square. La caratteristica pianta triangolare e l’altezza (87 metri su cui sono distribuiti 22 piani), furono i fattori più immediatamente in contrasto con lo scenario di una cittadina ai primissimi anni del Novecento.

Al momento della sua ultimazione, nel 1902, l’edificio, per le innovazioni tecniche presentate rispetto alle cognizioni di oltre 100 anni fa, divenne subito il simbolo dell’ambizione di New York ad essere la prima città a sviluppo verticale ed il cuore dell’economia moderna. La sua inaugurazione era destinata a suscitare stupore per più ordini di fattori. Innanzitutto la caratteristica pianta triangolare, la quale costituì un’originale soluzione stilistica dell’architetto ad una difficoltà specifica del lotto in cui doveva sorgere il palazzo: l’intersezione ad angolo acuto della 5th Avenue con Broadway che ha, infatti, la particolarità d’essere l’unica strada che percorre Manhattan in diagonale, creando in tal modo dei lotti di terreno dalla forma triangolare nel punto in cui quest’importante arteria incrocia la griglia di strade ad angolo retto della parte superiore di Manhattan. La ditta di costruzioni Fuller Construction & Co. diede incarico al famoso architetto Daniel Burnham di realizzare un edificio per uffici, che avrebbe dovuto chiamarsi “Fuller Building”. Nell’originale soluzione stilistica adottata da Burnham non rientra solo la pianta triangolare. Gli angoli arrotondati dell’edificio furono da lui realizzati con lo scopo di dare, da alcune prospettive, l’illusione di osservare una colonna nel cuore di Manhattan. Burnham disegnò appositamente la forma degli angoli e divise i 22 piani della struttura in 3 sezioni distinte proprio come in una colonna della Grecia classica, comprendente base, corpo centrale e parte terminale.

Flatiron 01

Tra gli elementi della costruzione dell’edificio che suscitarono meraviglia e popolarità, figura anche l’altezza fino a cui fu eretto l’edificio, una dimensione record per il tempo, resa possibile dall’adozione di un telaio interamente in acciaio e l’utilizzo dei primi ascensori elettrici.

Senza questa componente tecnologicamente innovativa, il Flatiron non avrebbe potuto erigersi fino ad altezze proibitive per qualunque altro edificio dell’epoca. Il record dell’altezza venne presto soppiantato mentre ancora oggi con 180 cm di larghezza all’angolo della 5th Avenue, il Flatiron può essere considerato il grattacielo più stretto al mondo. A parte le considerazioni ingegneristiche ed architettoniche di successo, il Flatiron costituì un fallimento per gli obiettivi della Fuller Construction & Co, che desiderava trasformare la zona in un nuovo centro pulsante per gli affari della città. Una sorta di nuova Wall Street che, di fatto, non si realizzò mai.

Planimetria Piano tipo

Planimetria Piano tipo

Recentemente (nel 2006), il Flatiron è stato acquistato dall’immobiliare italiana Sorgente Sgr, attraverso una società ad hoc, la Michelangelo Flatiron Building Investment Llc, controllata dalla Michelangelo Properties. Non è ancora dato sapere né l’uso al quale sarà destinato lo storico edificio di New York, né le sembianze che assumerà dopo l’annunciato restauro. In ogni caso, gli eventuali progetti di ristrutturazione, a cominciare dall’ipotesi di conversione ad uso abitativo, dovranno aspettare dieci anni, vale a dire, la scadenza dei contratti di affitto (quasi tutto il palazzo è occupato da circa 40 anni dalla casa editrice tedesca Holtzbrinck Publisher). La gestione resterà intanto affidata alla famiglia Gurral, da cui l’edificio è stato rilevato. Segreto anche il costo dell’investimento. Il prezzo pagato dal gruppo italiano per il Flatiron è ancora un segreto. Si sa solo che la valutazione dell’edificio era di 6.000 dollari a metro quadro, in tutto 120 milioni di dollari, cioè poco più di 90 milioni di euro, ma presumibilmente la cifra sborsata è stata inferiore.

CURIOSITA’

I grandi edifici determinano sempre un’accentuamento delle correnti d’aria e fa sorridere il pensiero che dopo il completamento del Flatiron nacque un modo di dire tra i NewYorkesi: “23 skiddoo” dovuto al fatto che molte persone si accalcavano all’altezza della 23rd street non tanto per ammirare il nuovo grattacielo, ma perché le correnti d’aria generate dalla struttura sollevavano le lunghe vesti delle donne dell’epoca costringendo periodicamente i poliziotti a far sgombrare gli uomini (to skidoo) che affollavano l’angolo.

Reliance

Reliance Building

Incaricato dalla società committente di progettare un edificio all’angolo tra le due suddette strade di Manhattan, era al tempo un professionista noto per aver progettato il Reliance Building di Chicago. I newyorkesi furono subito attratti dall’edificio tanto da scommettere quanto a lungo sarebbe riuscito a resistere alle forti raffiche di vento che soffiano dove sorge. Il nome Flatiron fu coniato proprio dai cittadini della Grande Mela a causa della forma del palazzo che ricorda molto quella di un ferro da stiro (in inglese Iron). La punta dell’edificio è larga solamente 2 metri (6.5 piedi) e si estende per 87 metri (285 piedi) in altezza, divisi su 22 piani. Il Fuller Building restò l’edificio più alto di New York City fino alla costruzione del Park Row Building.

Attualmente il Flatiron Building è quasi un passaggio obbligatorio per i numerosi turisti della metropoli di New York che affollano anche i negozi di souvenirs e libri inerenti l’edificio, che attualmente ospita diversi uffici tra cui quello del National Historic Landmark. L’area limitrofa all’edificio viene chiamata Flatiron District in chiaro riferimento all’edificio.

L’edificio è stato il primo grattacielo autonomo fornito di un sistema antincendio e dotato di una centrale termica per la produzione di energia il cui vapore residuo viene utilizzato per riscaldare gli ambienti interni e per alimentare l’originale meccanismo di funzionamento dell’ascensore.

Dal punto di vista stilistico, il suo è un sontuoso cocktail di motivi rinascimentali e gotici: una soluzione tipica del periodo in cui le famiglie più ricche della città si sentivano un po’ come i mecenati del passato e commissionavano edifici ad architetti che attingevano anche dai vecchi stili. Nell’intento perseguito da Burnham (come già detto) che l’edificio ricordasse una colonna, il Flatiron, oltre agli angoli dalla forma appositamente arrotondata, presenta una struttura che divide i 22 piani in tre sezioni distinte proprio come in una colonna della Grecia classica:

  • una base al livello della strada in cui tra la pietra calcarea trovano spazio le ampie finestre che contribuiscono a dare un’immagine leggera e al tempo stesso solida dei piedi dell’edificio;
  • un corpo centrale composto da 14 piani in cui la pietra calcarea si alterna ai pannelli di terracotta, come a formare un enorme arazzo;
  • la parte terminale costituita da due piani con aperture ad arco che s’incastrano tra le colonne. Il tutto è sormontato dallo splendido ed elaboratissimo cornicione che chiude il profilo del grattacielo.

Ultima, ma non per questo meno importante, innovazione strutturale del Flatiron fu l’adozione di un telaio interamente in acciaio (soluzione già applicata in diverse costruzioni della fine del secolo precedente): elemento fondamentale che gli consentì di erigersi fino ad altezze proibitive per qualunque altro edificio dell’epoca, sfidando la perplessità dei cittadini che temevano potesse crollare.

DANIEL BURNHAM (1846-1912)

BurnhamDaniel Burnham cresce e studia a Chicago. Dopo la laurea frequenta lo studio dell’architetto con William Le Baron Jenney, il “padre del grattacielo” aderendo alla “scuola di Chicago”. Burnham si impone all’attenzione già nel 1894 con la costruzione di uno dei primi grattacieli (14 piani) il Reliance Building di Chicago realizzato con struttura in acciaio, facciata in terracotta e ascensori a vapore. Successivamente sovrintende la progettazione e realizzazione nel 1893 della Esposizione Mondiale Colombiana. Tale notorietà gli varrà numerose commesse fra cui l’incarico del Flatiron. In seguito Burnham si guadagna una reputazione molto più vasta come urbanista. Nel 1909, Burnham e il suo collaboratore Edward H. Bennett (progettista del ponte di Michigan Avenue) redigono il Piano di Chicago, considerato il primo esempio nazionale di documento di pianificazione generale. Burnham lavora anche ad altri piani di città, a Cleveland, San Francisco, Washington, D.C., Manila e altre.

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