Mag 152012
 

Titolo: PROGETTO TECNOLOGIA

Volume: unico

AutoriAlberto Douglas Scotti, Marta Opera

Casa Editrice: Le Monnier Scuola

Descrizione: Il volume di Tecnologia, dedicato ai materiali e alle tecnologie, si struttura in 5 Unità:

  1. Materiali;
  2. Prodotti agricoli e zootecnici;
  3. Città e ambiente;
  4. Energia;
  5. Mass Media;

a loro volta divise in Temi. Ogni Tema propone un’ampia sezione iniziale di profilo teorico, ricca di informazioni ma anche di numerosissimi esempi illustrati, grafici, schemi.

Ai vari Temi è associata una ampia gamma di rubriche:

  1. Visite guidate (luoghi significativi del mondo del lavoro);
  2. Ieri e oggi (la storia delle lavorazioni);
  3. Sperimentiamo (laboratori che offrono una conferma sperimentale alle nozioni apprese nella teoria);
  4. Atlante (geografia delle risorse).

Il volume di Disegno si suddivide in due sezioni, dedicate rispettivamente al disegno geometrico e alla rappresentazione grafica, con un approccio fortemente operativo. Il volume è del tutto rinnovato e potenziato: più pagine, più esercizi, più immagini e una maggiore qualità tecnicografica delle realizzazioni.
Ogni capitolo, dedicato alle diverse costruzioni geometriche, è strutturato in: profilo teorico; dettagliate istruzioni per la realizzazione pratica; guida passo passo per “fare”, con tanti spunti operativi per “allenarsi”; Il mio progetto (rubriche che guidano alla realizzazione pratica di un progetto, sottolineandone gli aspetti tecnologici); immagini dal vero che spingono a riconoscere nella realtà aspetti affrontati in forma teorica. Le Unità si chiudono con le verifiche.

Al volume di Disegno è affiancato un raccoglitore di schede operative in cartoncino che propongono la realizzazione di disegni ed esercitazioni, sempre collegati, anche da rimandi grafici, al relativo argomento trattato nel volume.
Un fascicolo allegato, inoltre, contiene aggiornamenti sui temi più attuali legati a energia, ambiente e sostenibilità.

Il me-book per lo studente è la versione digitale interattiva e personalizzabile del libro, con integrati i ricchissimi materiali multimediali del corso:

  1. Anteprime (animazioni che introducono gli argomenti affrontati in ogni sezione);
  2. Esplora (approfondimenti illustrati interattivi e visite guidate alle attività produttive);
  3. Carte tematiche animate, che permettono di capiremeglio e approfondire i fenomeni trattati;
  4. Ora prova tu e Costruisci, che guidano nelle attivià pratiche;
  5. Test autocorrettivi per il consolidamento degli argomenti di ogni unità e di ogni sezione.

Il me-book per il docente, oltre ai numerosi oggetti multimediali del corso,contiene materiale specifico, come filmati e approfondimenti, verifiche personalizzabili, classe virtuale e programmazione.


Configurazione del LibroPROGETTO TECNOLOGIA + LEMMARIO

Codice ISBN: 9788800210966


Configurazione del Libro per la Classe 2.0PROGETTO DIGIT TECNOLOGIA + LEMMARIO + DISEGNO + LA SOSTENIBILITÀ + CD-ROM ME-BOOK

Codice ISBN: 9788800215039

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Mag 142012
 

Articolo scritto da Edoardo Citelli della classe prima D.

Prefazione a cura del prof. Betto

Ispirato probabilmente dall’argomento trattato in classe, Edoardo, un altro studente della Dante Alighieri di Catania, ci propone oggi un articolo su un materiale antico ma sempre attuale, la lana. Un tessuto ricco di storia, legato ad un artigianato che affonda le sue radici nel profondo passato dell’uomo, tessuto che ha saputo rinnovarsi e resistere alla concorrenza di quelli sintetici. Un interessante percorso dietro la storia e l’evoluzione di questo prodotto, raccontato con passione e spontaneità da quest’alunno di prima media. Vi invito, quindi, alla lettura di un altro momento di apprendimento dei vostri ragazzi raccontato sulle nostre pagine.

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La lana è conosciuta fin dal tempo dei babilonesi ma è stata prodotta industrialmente a partire dal XVII secolo a.C. La lana è una fibra tessile naturale che si ottiene dal vello di ovini (pecore e di alcuni tipi di capre), conigli, cammelli e dromedari, ma anche dalla vigogna dall’alpaca e da alcuni tipi di lama. Essa è inoltre un filato.

Approfondimento: il filato è l’insieme di fibre tenute assieme da una torsione a formare un filo. La torsione può essere destra (indicata con la lettera Z) oppure sinistra (indicata con la lettera S).

Questo tessuto si ottiene attraverso l’operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che per le pecore avviene in primavera, seguita da altre lavorazioni. La lana che si viene ad ottenere viene definita lana vergine. La fibra con cui si ottiene la lana, ha una lunghezza compresa tra i 2 e i 40 cm ed rivestita esternamente di squame chiamate cuticole, il cui corpo centrale, detto canale midollare, ha uno spessore che può variare da 20 a 70 micron.

Approfondimento: la cuticola è uno strato di materiale composto da cere e da cutina posto esclusivamente sulla parte esterna delle cellule dell’epidermide ed ha una funzione protettiva. Conferisce impermeabilità all’acqua e ai gas atmosferici.

PROPRIETA’ E CARATTERISTICHE

Fibra di lana al microscopio

La lana è conosciuta per la sua morbidezza, elasticità, igroscopicità e coibenza termica. Ma vediamo in dettaglio quali sono le sue caratteristiche principali:

Igroscopicità: ossia la capacità di assorbire e trattenere le molecole di acqua dell’esterno (umidità) fino al 30% del suo peso senza dare la sensazione di bagnato;
Flessibilità: elasticità naturale che le permette di essere sottoposta a forti allungamenti e torsioni e di recuperare totalmente la sua forma originale, rendendola per questo ingualcibile;
Antistaticità: ha una scarsa capacità di caricarsi di elettricità statica, quindi offre il vantaggio di non attirare ed incamerare la polvere;
Isolamento termico: è un ottimo isolante termico, sia contro il freddo che contro il caldo, essendo composta dalla cheratina, una sostanza simile a quella dei capelli, la lana ha una altissima proprietà isolante, grazie al cuscinetto d’aria formato dalle ondulazioni delle sue fibre.

La lana, inoltre, è una fibra che si tinge con molta facilità. Questo è dato dal fatto che essa, si comporta come un materiale basico in presenza di coloranti acidi, mentre si comporta come un acido in presenza di coloranti basici (materiale detto anfòtero). Per la sua origine, la lana è usata tipicamente per il vestiario, ma ha soprattutto sbocchi sul mercato dei tessuti per arredamento e per le imbottiture (cuscini e materassi). Non ha, però, impieghi nei tessuti tecnici ed industriali. E’ comune, ritrovare la lana, unita ad altri tipi di fibre. La si può trovare con la seta, per capi di pregiata fattura, con cotone e lino, per la produzione di maglieria intima; con il poliestere, per indumenti estivi, con fibre acriliche per produrre filati di maglieria.

ANIMALI DA CUI SI RICAVA LA LANA

Abbiamo detto che la lana è un tessuto di origine naturale animale. Il vello utilizzato per la sua filatura, è tratto da una varietà enorme di mammiferi, legati ovviamente alla distribuzione geografica sul globo di questi. Per cui, volendo classificare questi animali, la via più semplice e quella della razza; avremo così: pecore (Merino, Dorset e Suffolk), capre (d’Angora e Cashmere), conigli (d’Angora), cammelli, dromedari, lama, alpacavigogne.

LAVORAZIONE DELLA LANA
 Ottenere il filato che conosciamo, è frutto di una lunga lavorazione che oggi avviene attraverso moderni stabilimenti oppure ancora con i vecchi metodi classici. Vediamo quali sono queste fasi e come si realizza il filato.

Tosatura

TOSATURA – La prima operazione da compiere è la tosatura. La pecora viene privata del vello che viene tagliato con uno speciale rasoio o delle grandi forbici. Così si ottiene la lana sucida o greggia.

PURIFICA – Il vello viene sottoposto alla battitura che elimina le impurità e alla carbonizzazione che elimina i residui vegetali.

LAVAGGIO E ENSIMAGGIO – La lana viene aperta, lavata e mescolata fino a eliminare tutto lo sporco (sono previste anche le lavorazioni per ricavare la lanolina che è utilizzata in campo cosmetico e farmaceutico). Il vello viene poi lavato con saponi alcalini, centrifugato, essiccato e lubrificato.

Cardatura a mano

Cardatura a macchina

CARDATURA – La cardatrice composta da un tamburo dentato che gira nel senso contrario di un cilindro dentato, liscia e rende parallele le fibre che formano un nastro cardato chiamato stoppino.

PETTINATURA – Gli stoppini ottenuti vengono divisi in gruppi da 6-8 e per un risultato di maggiore qualità vengono sottoposti alla pettinatura che rende più omogenee le fibre. Gli stoppini vengono poi divisi in nastri più grandi.

Filatura

FILATURA – La filatrice stira e allunga i nastri e li avvolge su se stessi formando i fusi.

Tutto questo avviene oggi in grandi stabilimenti, dove giganteschi macchinari eseguono automaticamente il lavoro che prima alcune filatrici realizzavano lentamente per periodi lunghissimi. Ma qual’è la differenza con le tecniche utilizzate da queste incredibili artigiane? Scopriamone le principali fasi.

TOSATURA – Le pecore venivano tosate con grosse forbici.

ARCHETTATURA – Le fibre venivano separate con la vibrazione di un arco.

FILATURA – Le fibre venivano allungate e attorcigliate su un fuso.

TESSITURA – Un telaio incrociava le fibre e formava il tessuto.

FOLLATURA – Il tessuto veniva immerso nell’ acqua e compresso.

CIMATURA – La stoffa veniva rasata per togliere le fibre superflue.

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Mag 102012
 

I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology a Cambridge negli Stati Uniti), hanno sviluppato un nuovo tipo di vetro caratterizzato da una superficie nanotextured capace di essere anti-appannamento, anti-riflesso e autopulente.

Immagine al microscopio

Questo prodigio si basa su un nuovo modello di fabbricazione; in pratica, la superficie del vetro è realizzata sovrapponendo diversi strati sottili, compreso uno strato di photoresist (usato in elettronica e nel campo delle nanotecnologie per la produzione di microchip) che viene inciso con un reticolo illuminato; le incisioni successive producono le forme coniche. Questo tipo di vetro è stato realizzato con una tessitura superficiale in grado di eliminare qualunque tipo di riflesso sulla sua superficie con il risultato che le gocce d’acqua rimbalzano, come piccole palle di gomma. La speranza dei ricercato, ora, è quella di riuscire a realizzare un processo produttivo a basso costo al fine di poterlo utilizzare nei prossimi dispositivi digitali, quali smartphone, televisori, dispositivi ottici, pannelli solari, vetri di automobili e anche come vetri per gli edifici.

Come le nanostrutture eliminano la riflessione della luce

Questa immagine mostra come le nanotexture eliminano i riflessi di luce. A sinistra un raggio di luce viene parzialmente riflesso da un  vetro normale (circa il 6 % della luce viene riflessa). A destra, si vede come un raggio di luce interagisce con una superficie di vetro nanotextured. Ad ogni riflessione del raggio tra le nanotexture si riduce l’intensità del raggio riflesso di circa il 6%; per cui, ogni rimbalzo vedrà ridotta drasticamente la quantità di luce riflessa. Il risultato è che la luce praticamente non viene riflessa dalle nanotexture.

Come le nanostrutture eliminano la gocce d’acqua

La figura a sinistra mostra come una goccia d’acqua si diffonda su una superficie di vetro normale. Quella a destra, invece, mostra come quando una goccia d’acqua colpisce i coni delle nanotextures, solo una minima parte del vetro viene ricoperta dall’acqua. Le nanotextures, riducono la diffusione superficiale dell’acqua di circa dieci volte. La goccia diventa sferica e viene respinta dalla superficie. Dal contatto con la superficie, l’acqua raccoglie anche la polvere sospesa in prossimità o sopra le parti superiori dei coni perché non può penetrare gli spazi molto piccoli che separano i coni uno dall’altro.

Pare che uno dei produttori interessati al progetto del MIT, sia proprio la Apple Computer, la quale potrebbe utilizzarlo nell’iPad, nell’iPhone e nell’iPod Touch, tutti dispositivi touch-screen. L’idea è quella di realizzare dispositivi che non solo annullano i riflessi rendendo perfetta la visone delle immagini in qualunque condizione di luce, ma anche di resistere alla contaminazione del sudore. Da tempo, infatti, si vocifera che Apple si appresti a lanciare un iMac di nuova generazione con display anti-riflesso.

Apple iMAC

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Mag 072012
 

Grandi novità nel campo delle memorie all’Università Johns Hopkins di Baltimora, i ricercatori sono riusciti a cambiare le proprietà di elementi utilizzati nelle memorie a cambiamento di fase. Questa innovazione potrebbe portare in breve tempo ad un sistema per la creazione di supporti più rapidi, più capienti e più risparmiosi.

APPROFONDIMENTO – Le memorie a cambiamento di fase sono memorie a stato solido, il cui materiale standard è una lega di Germanio (Ge), Antimonio (Sb) e Tellurio (Te) chiamata GST. Questa lega, ha la proprietà di cambiare fase (cristallina o amorfa) in modo reversibile e controllato per mezzo di una corrente che la attraversa; il passaggio di questa corrente, riscalda il GST inducendo il cambiamento di fase.

Questa tecnologia è già vecchia di trent’anni, ma grazie alle scoperte dei ricercatori della Johns Hopkins, potrebbe conoscere una nuova giovinezza e espansioni impensabili fino a qualche tempo fa. La possibilità di controllare sulla materia questi cambiamenti di fase, già sperimentati su supporti ottici quali CD e DVD riscrivibili, può consentire di ottenere supporti ad alta densità capaci di memorizzare molti più dati, in maniera decisamente più rapida e duratura di quelli attuali. Anche queste memorie sono soggette a usura, ma possono sopportare fino 10 milioni di cicli di scrittura contro i 100.000 degli attuali sistemi di memorizzazione flash. Tra i big impegnati in questo settore IBM e Intel.

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Mag 012012
 
La forza di un popolo si vede dalla capacità di rialzarsi dopo una grande sconfitta, e gli Stati Uniti sono proprio l’emblema di questa rinascita. Distrutti dalla più grave sciagura di tutti i tempi, questo popolo e questa città hanno saputo rialzarsi e reagire a ciò che li ha travolti. A quasi undici anni da quel giorno, un nuovo emblema tecnologico svetta, modificando profondamente lo skyline di New York City. Ebbene si, questa notte il cantiere della Freedom Tower, il progetto per realizzare un grattacielo alto 1776 piedi, ha superato l’Empire State Building, rimasto suo malgrado l’edificio più alto di NYC fino ad oggi, diventando il grattacielo più alto di Manhattan. L’1 World Trade Center, questo il nome ufficiale della torre, con la realizzazione di uno dei pilastri d’acciaio al centesimo piano, ha raggiunto quota 387,4 metri, sei in più dell’Empire. A questo ritmo di crescita, in un paio di mesi, la torre raggiungerà i 416,96 metri, l’altezza delle Twin Towers, distrutte dagli attentati dell’11 settembre 2001, per poi superarle fino ad arrivare alla quota finale di 541,32 metri. L’edificio, che presto diverrà il più alto degli Stati uniti superando anche la Sears Tower di Chicago, aveva già da tempo superato gli altri giganti della città, ossia  la Bank of America Tower e il Chrysler BuildingL’altezza finale di 1776 piedi, pari a 541 metri non è casuale; tale altezza è stata scelta poiché nel 1776 l’America raggiunse l’indipendenza; questo aggiunge un altro significato simbolico ai già tanti che circondano la costruzione di questo edificio in quest’area di Manhattan.

I lavori dovrebbero concludersi nel 2014 e costeranno circa 4 miliardi di dollari 2 in più di quelli inizialmente stanziati.

 

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GALLERIA IMMAGINI

 

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Apr 302012
 

Quando si parla di tecnologia, il più delle volte non si può fare a meno di parlare di coloro che la fanno. E in questa epoca, dopo la scomparsa di Steve Jobs, parte della sua grande eredità è stata lasciata nelle mani di un suo fidato collaboratore, nonché vide presidente del settore design industriale di Apple inc., Jonathan Ive. Ne parliamo, perché in questi giorni, in Inghilterra, si è svolto l’UK Intellectual Propriety Office, concorso che ha come scopo quello di premiare i cosiddetti innovatori, cioè coloro che hanno raggiunto la fama attraverso la creazione e lo sviluppo di prodotti innovativi, sia nel design che nell’uso, diventando veri e propri strumenti della quotidianità sociale mondiale. Ebbene, Jonathan Ive, durante il World Intellectual Property Day 2012, è stato insignito, con larghissimo consenso, del premio British Visionary Innovator. Per capire la portata di tale premio basti pensare che concorrevano calibri del tipo Tim Berners-Lee (inventore del www World Wide Web) e J.K. Rowling (autrice di Henry Potter).

Per chi non sapesse chi è Jonathan Ive, ricordo alcuni passi del suo prestigioso curriculum. Jonathan è nato a Chingford in Inghilterra ed è un designer, noto per aver disegnato oggetti come l’iMac, iPod, iPhone e altri oggetti di culto della Apple. Ricordo, inoltre, che Ive è stato insignito con il titolo di KBE, ossia Cavaliere Comandante dell’Impero Britannico da sua maestà la regina Elisabetta II d’Inghilterra. Ha iniziato la sua carriera in Apple nel 1992 e dal ’97 dirige il reparto di Design industriale.

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Apr 242012
 

L’uomo ha sempre cercato di comunicare, escogitando sempre nuovi metodi e trovato soluzioni che rendessero questo processo, più rapido, meno costoso e più duraturo. Il mezzo individuato è quello che oggi chiamiamo con il termine scrittura. Il primo segno tangibile di questo processo, lo troviamo nelle scene incise sulle rocce; rappresentazioni di vita quotidiana o scene di caccia, un primordiale metodo basato sull’abrasione attraverso punta a scalpello di una roccia più tenera. Ma l’esigenza di comunicare era intrinseca nell’uomo, per cui gli studiosi sono d’accordo sul fatto che la scrittura si sviluppò contemporaneamente in più parti del mondo, dalla Mesopotamia all’antico Egitto. E’, infatti, da attribuire a loro il primo vero linguaggio di comunicazione scritto, attraverso quelli che oggi conosciamo come geroglifici, ossia complessi ideogrammi che racchiudono in se non solo una parola ma anche un’intera scena. Ed è sempre a loro che si attribuisce il primo strumento atto a scrivere, cioè la penna. Si trattava essenzialmente di una cannuccia o una penna di volatile (penna d’oca) inzuppata in inchiostro di origine animale (inchiostro di seppia) o vegetale (inchiostro ferrogallico e inchiostro cinese, noto come inchiostro di china). Questa cannuccia, intinta in questa sostanza gommosa permetteva agli scribi egizi di tracciare i geroglifici sui fogli di papiro. Il suo nome era calamo e veniva incisa obliquamente per consentire all’inchiostro di scorrere in modo uniforme.

Gli scolari romani, per evitare di sprecare la costosissima pergamena, scrivevano incidendo con uno stilo appuntito tavolette di legno spalmate di cera. Già nel mondo antico romano erano in uso tiralinee in metallo, con estremità appuntita e ripiegata a V, nella quale si poneva l’inchiostro; la maggiore resistenza del metallo garantiva stabilità allo spessore della linea tracciata. I loro lunghi esercizi di scrittura potevano essere cancellati rinnovando la cera della tavoletta, maneggevole quanto quanto una piccola lavagna.

Dal XVII secolo si iniziarono a vedere sulle penne d’oca i primi pennini, dato che a lungo andare l’asta della penna d’oca si consumava e bisognava tagliarla e poi cambiare penna, si incominciò a inserire sulla punta della penna una copertura in metallo con un taglietto centrale verticale, il pennino appunto.
Le prime ad utilizzarli furono le religiose di Port Royal, alla fine del 1600, che usavano pennini di rame che fabbricavano da sé. Si svilupparono poco all’inizio perchè erano molto costosi e fatti a mano. Essi erano montanti su cannucce di legno che sostituivano le penne d’oca.
Con la rivoluzione industriale nacquero i pennini fatti in serie. L’inglese Gillot, che aveva studiato presso il coltellinaio Skinner, intorno al 1820, apprendendo l’arte della fusione, della tempra e della laminazione dei metalli, trovò un modo per produrre questi pennini con prezzi di molto inferiori e con una elevata qualità tecnica. Questo avvio di produzione industriale, favorì la diffusione su larga scala dapprima in Europa e poi nel resto del mondo. Il pennino, montato su di una cannula in legno o su una penna d’oca, doveva essere intinta in un calamaio contenente inchiostro. Per cui la produzione di pennini sarà, almeno in questa fase iniziale, accompagnata dalla produzione di contenitori realizzati in metallo o altro materiale, impreziosite da serigrafie, intarsi, colori e disegni.
Dalla penna e calamaio alla stilografica il passo è breve. A fine ‘800, nasce appunto la penna stilografica, che ricalca la tecnica del pennino, ma include in se stessa dentro l’astuccio, l’inchiostro necessario alla scrittura eliminando di fatto il supporto esterno del calamaio.

Dal 1930, l’evoluzione tecnica della stilografica fa la sua comparsa sul panorama mondiale. Il graphos con pennini intercambiabili e corpo con serbatoio d’inchiostro. Ma la difficoltà a tenere puliti i pennini, fa in modo che si cerchi una soluzione: questa è il rapidograph (nel 1952, prima a serbatoio e poi con cartuccia rimovibile) a cui seguiranno altre evoluzioni di penne tecniche specifiche. Ancora oggi, il rapidograph rappresenta un’eccellenza nel campo della grafica. Questo strumento si è evoluto pur mantenendo le stesse caratteristiche di base della sua comparsa. E oggi, nell’era dei computer, si evolve diventando uno strumento in grado di scrivere ad altissima velocità, con enorme precisione e autopulente. Ma come ogni strumento tecnico, nasce, si sviluppa lungo un arco tempo più o meno lungo, ed è soggetto ad un inevitabile declino, superato da altri strumenti tecnicamente più avanzati. Il rapidograph, sta lasciando il campo alle testine di stampanti e plotter che depositando migliaia di microgocce di inchiostro liquido sulla carta tracciando segni di assoluta precisione in tempi decisamente inferiori.

BIC, QUANDO SI PARLA DI PENNA

In quest’epoca, in cui il digitale la fa da padrona, in cui cellulari e tablets hanno sostituito la penna per scrivere e a volte la parola per dialogare, ancora delle vecchie penne qualcosa resiste. E non parlo di prestigiose stilografiche o penne d’oca con tanto di calamaio, ma di un semplice, trasparente, insignificante contenitore di plastica. Sto parlando ovviamente della penna BIC, compagna di tutti almeno una volta nella vita, strumento di scrittura sempre disponibile in ogni astuccio scolastico che si rispetti. La penna BIC ha attraversato le epoche, fatto moda, partecipato al nostro modo di vivere e ancor oggi, strumento di scrittura più utilizzato. Ma perché la penna “biro” si chiama BIC? Tutti l’abbiamo utilizzata, ma solo pochi conoscono il significato del suo nome. Forse proprio perché il suo nome si deve al suo scopritore come sempre capita per ogni invenzione? Scopriamolo.

La storia inizia dall’ungherese László József Bíró (1899-1985) a cui si deve l’invenzione della prima penna sfera chiamata appunto biro. Bíró, non sopportando più le macchie di inchiostro lasciate dalle penne stilografiche molto in uso a quell’epoca, osservando un gruppo di bambini che giocava a biglie, ebbe un’illuminazione: usare l’inchiostro delle rotative per la stampa dei giornali e inserire una piccola sfera metallica nella punta della penna per renderlo più fluido. Nel 1943 esce il suo brevetto e intorno agli anni ’50 ad opera del francese Marcel Bich (1914-1994) si riuscì a perfezionare tale invenzione. Bich, nel 1950 lancia Cristal, la prima penna a sfera frutto del suo lavoro. Il brand per pubblicizzarla, nasce togliendo al cognome di Bich la “h”, da cui BIC. La penna si diffonde molto rapidamente, prima in Francia e poi negli Stati Uniti (1958). Dagli anni ’70 in poi, il brand si arricchirà di altri oggetti, quali accendini, lamette ed altri accessori. In questi anni la produzione non si è mai fermata ed oggi sono state commercializzate oltre 100 miliardi di penne BIC, per un successo globale senza precedenti. La BIC, infatti, con il suo carattere temporaneo, usa e getta, ha in qualche modo anticipato e incarnato la nostra epoca, ha fatto proprio quel concetto di obsolescenza percepita che contraddistingue questi nostri tempi di consumismo.

Video1

http://www.youtube.com/watch?v=cMddklZEJ5g&w=480&h=360&rel=0

 

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Apr 242012
 

A quanto pare il prossimo iPhone, la quinta incarnazione del cellulare di cupertino, avrà un nuovo schermo con spessore ridotto rispetto all’attuale. Tale previsione, peraltro molto probabile, è stata effettuata dall’analista Ming-Chi Kuo, il quale informa che Apple potrebbe utilizzare la nuova tecnologia in-cell per la realizzazione dello schermo, riducendo sensibilmente lo spessore di quello utilizzato negli Iphone 4 e 4S. Infatti, grazie a questa soluzione lo spessore si ridurrebbe da 2,98mm a soli 2,54mm. Grazie a questa tecnologia i sensori touch dello schermo non sono più sovrapposti bensì integrati nei filtri colori del pannello LCD o AMOLED impiegato dal costruttore. In questo modo, si può eliminare uno strato del display riducendone lo spessore e offrendo miglioramenti nella visualizzazione dei colori.

Apple, potrebbe, però, adottare altre soluzioni per ridurre ulteriormente lo spessore del suo smartphone. Innanzitutto utilizzare una batteria più sottile ma contestualmente più larga, questo senza adottare nuove tecnologie, e sostituendo il pannello posteriore in vetro dell’attuale iPhone, con uno in metallo. Apple, ha infatti acquisito qualche tempo fa una tecnologia brevettata dalla società Liquidmetal, una lega di nichel, titanio, rame e zirconio, particolarmente leggera, resistente ai graffi e alla corrosione e con un processo di realizzazione molto più semplice e meno costoso. Attualmente Apple ha già in uso il Liquidmetal, ma come sperimentazione in un accessorio, l’estrattore della SIM card.

L’uso di una o dell’altra tecnologia o di entrambe sembra molto probabile, proprio per fare in modo di poter competere a livello di spessore con altri smartphone venduti dalla concorrenza, soprattutto Android.

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Apr 232012
 

La ricerca per il risparmio e la durata delle batterie in dispositivi elettronici viene combattuta da più fronti. La Pixel QI, una società americana specializzata in display realizzati con tecnologie innovative finalizzate alla riduzione dei consumi, ha infatti portato a termine uno studio che sta per diventare realtà, cioè quello di schermi ad altissima risoluzione ma a bassissimo consumo elettrico. Infatti, una dei mafggiori problemi dei dispositivi elettronici attuali, dall’iPhone e l’iPad, è il consumo energetico dello schermo che mette a dura prova le batterie. Più alta è la capacità dello schermo maggiore sarà l’assorbimento di energia che questo mette in atto. La Pixel Qi ha, quindi, reso disponibile uno schermo che può competere con il superlativo Retina Display dell’iPAD 3 ma consumando una quantità di energia notevolmente inferiore, da due a quattro volte in meno.
Sul sito della stessa Pixel QI, viene annunciato lo schermo e vengono date le caratteristiche peculiari di questo nuovo display. Risoluzione di 2048X1536 (la stessa, appunto, di iPad 3), stessi contrasto, saturazione e angolo di visione. Pare sia disponibile anche un dispositivo con modalità a basso consumo che assorbirebbe un centesimo della corrente consumata dal display di iPad al picco massimo.
Nonostante le innovazioni che questo schermo porta con se, alcuni interrogativi rimangono circa la sua vendita e diffusione perché nel mercato, tutto dipende, si sa, dalla tempestività dell’uscita. Altri prodotti dello stesso genere, sono in dirittura di arrivo presso altre aziende concorrenti tra cui la Samsung coreana. Il nuovo schermo della Pixel QI fornisce a detta degli stessi produttori caratteristiche innovative tra cui il recupero della luce ambientale, detta transriflettività, che rendono lo schermo leggibile anche se colpito direttamente dalla luce del Sole.

Vedremo se questo prodotto diverrà il successore del retina display e chi eventualmente si aggiudicherà la possibilità di utilizzarlo nei propri dispositivi, oppure se invece questo straordinario prodotto non vedrà mai la luce come molte tecnologia sperimentate ma mai divenute prodotti commerciabili.

Apr 222012
 

Oggi, per la 42esima volta, si celebra in tutto il mondo l’EARTH DAY, ossia il giorno della salvaguardia del Pianeta. La manifestazione è patrocinata dalla FAO e dall’UNESCO e coinvolge circa 500 milioni di persone sparse in 175 paesi del mondo. Manifestazioni di ogni genere, per la raccolta fondi o per il semplice intrattenimento sono state organizzate in ogni angolo del mondo. L’Italia vede Napoli in primo piano con un concerto definito a chilometri zero, in quanto verrà ripreso in streaming in diretta su internet, quindi chi vorrà potrà vederlo sulla rete senza muoversi da casa. E’ prevista una raccolta fondi per realizzare pozzi d’acqua in Africa. Il concerto, che si svolgerà sul palco del Partenope di Napoli, vedrà la partecipazione tra gli altri della nazionale italiana cantanti, tra cui Enrico Ruggeri, Francesco Sarcina delle Vibrazioni, e la partecipazione come star internazionale di Anggun. La cantante indonesiana è stata scelta dalla FAO come ambasciatrice della buona volontà nella lotta alla fame nel mondo. Il concerto, come detto, sarà a chilometri zero, ma anche a impatto zero. Infatti, tutte le emissioni di co2 prodotte dal concerto, saranno compensate con la realizzazione di tredici chilometri quadrati di foreste in Costarica.

Tanti auguri TERRA.

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Apr 192012
 

TELECOM ha presentato a Torino la nuova cabina telefonica intelligente. Già nella forma è originale, consente di entrare al suo interno e telefonare protetti da una tettoia che porta, sulla parte sommitale, celle fotovoltaiche che le forniscono alimentazione. La nuova cabina consente, oltre le normali chiamate, tutta una serie di servizi che il digitale e la connessione ad alta velocità hanno reso possibili.All’interno ci troviamo di fronte ad un touchscreen che consente l’accesso a informazioni e servizi di pubblica utilità, turismo, mobilità, commercio, tempo libero, social network e servizi online per gli studenti del Politecnico di Torino. Avrà anche funzioni di hotspot wi-fi ed è realizzata per essere eco-sostenibile: infatti, oltre al pannello fotovoltaico, ospita una centralina per il rilevamento dell’inquinamento atmosferico, un sistema di videosorveglianza collegabile alla sala controllo della Polizia Municipale. In vista della diffusione delle auto elettriche, sarà dotata di colonnine per la ricarica di bici e scooter elettrici.
Telecom, nell’era dei cellulari, rilancia l’idea della cabina telefonica, ma profondamente rinnovata e lancia un concorso sul sito www.cabinaintelligente.telecomitalia.com con il quale ricerca nuove idee proposte da studenti, utenti web, sviluppatori o semplici interessati.  La prima cabina telefonica era stata installata da Telecom 60 anni fa in piazza San Babila a Milano e con questo concept, si propone di fornire uno strumento antico ma evoluto al contempo, in grado di raccogliere vecchie e nuove esigenze di comunicazione.

Questo test durerà per tutto il 2012 estendendo il progetto anche in altre realtò italiane e sarà realizzato in collaborazione con il Politecnico della città piemontese come sponsor e centro di ricerca. Vedremo cosa produrrà questo esperimento: la rinascita o la definitiva fine della cabina telefonica.

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Apr 182012
 

La concorrenza del Kindle di Amazon si fa agguerrita e Apple risponde. Infatti, pare che la casa di Cupertino stia valutando l’opportunità di far uscire un iPAD3 mini, ossia con dimensioni, peso e costo ridotti proprio per entrare in competizione con il segmento di mercato in cui il tablet di Amazon sta riscuotendo successo. La data presunta potrebbe essere il mese di settembre, ma tutto è avvolto nel mistero. Da circa un anno gli analisti hanno previsto il lancio di questo fantomatico tablet targato Apple, ma nulla è trapelato fino ad ora. Le ultime notizie giungono da un sito di news cinese, molto vicino ai centri di produzione della Apple in questo paese. Le indiscrezioni, in questo caso non solo parlano di lancio entro l’autunno, ma addirittura arrivano a ipotizzare il quantitativo di tablet già in produzione; pare siano 6 milioni di pezzi. La produzione sarebbe affidata al partner di sempre, la Foxconn oltre alla Pegatron sempre in Cina. Il costo ipotizzato andrebbe dalla versione base di 249$ a quella più alta di 299$. La mossa potrebbe essere effettuata proprio per eliminare la forte concorrenza che si sta generando dal basso in un segmento, quello dei tablets, dove Apple domina incontrastata il mercato.

Se le indiscrezioni dai vari siti di blog su internet non dovessero bastare, dall’inizio di questo mese anche John Gruber blogger statunitense ben collegato con Cupertino, ha confermato l’esistenza del famigerato iPAD mini con schermo da 7,85″ sotto forma di prototipo. La dimensione insolita di questo schermo, potrebbe essere realistica, perché la risoluzione consentirebbe di utilizzare tutte la Apps sviluppate per l’iPAD2 e iPAD3 senza dover riprogrammare nulla.

Staremo a vedere come al solito cosa avverrà realmente.

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Apr 162012
 

Pare esista un accordo segreto tra Sharp, il colosso giapponese degli schermi e Apple per la produzione di un nuovo tipo di schermo basato su di una tecnologia molto avanzata basata su ossido di zinco, indio e gallio denominata IZGO. La Sharp pare abbia iniziato la produzione negli stabilimenti avanzatissimi di Kameyama, e pare che Apple abbia contribuito e non poco alla realizzazione degli stabilimenti e della catena di montaggio attraverso un finanziamento di circa un miliardo di dollari. La nuova tecnologia IZGO utilizza il silicio amorfo (a-Si) al posto del TFT (Thin-Film Transistor) attualmente utilizzato per la realizzazione della maggior parte degli schermi in circolazione. I motivi di tanto interesse, dipendo dai vantaggi intrinseci di questa nuova tecnologia: elevata risoluzione, consumo ridotto, costo di produzione inferiore. Tre i tipi di display inizialmente previsti: 32” con risoluzione 3840×2160 a 140 ppi, 10” con risoluzione 2560×1660 a 300 ppi, 7” con risoluzione 800×1280 pixel a 217 ppi.
E’ stato da poco annunciato un accordo tra Foxconn e Sharp. Si sa, che Foxconn è il principale costruttore per conto di Apple e dipende sempre più da Cupertino che ne determina scelte e strategie. Considerando che Sharp è leader a livello mondiale nella tecnologia dei cristalli liquidi e in quella digitale applicata all’elettronica vedremo cosa questa presunta collaborazione potrà portare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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