Mag 192012
 

Poco tempo fa mi è capitato di ascoltare un interessantissimo servizio in televisione che parlava di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Direte voi che affinità c’è tra un sito che parla di tecnologia come il nostro e una terribile malattia come la SLA. La sintesi è proprio il PROGETTO BRINDISYS. Questo, è un progetto finanziato dall’Agenzia di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (ARiSLA) della durata di tre anni il cui scopo è valutare i benefici di un dispositivo di comunicazione basato su una tecnologia chiamata BCI (acronimo che si legge Brain Computer Interface; è un mezzo di comunicazione diretto tra il cervello e un dispositivo esterno quale ad esempio un computer) ossia come è possibile interfacciare il cervello umano ad un computer, al fine di  supportare l’autonomia di chi è affetto da questa malattia.

[ La sclerosi laterale amiotrofica è una gravissima patologia degenerativa che colpisce un gruppo specifico di cellule del midollo spinale, i motoneuroni. Queste cellule nervose svolgono la funzione fondamentale di trasmettere ai muscoli i comandi per il movimento. La scomparsa dei motoneuroni causa una progressiva atrofia muscolare: i muscoli volontari non ricevono più i comandi provenienti del cervello e, nel tempo, si atrofizzano, portando a una paralisi progressiva dei quattro arti e dei muscoli deputati alla deglutizione e alla parola. ].

Il progetto Brindisys, è nato con lo scopo di aiutare le persone affette da questa malattia, le quali perdono progressivamente le loro funzioni motorie, costringendole ad uno stato di completa dipendenza da un caregiver.

[ Caregiver, è un termine inglese che indica coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un’altra persona. I caregiver possono essere familiari, amici o persone con ruoli diversi a seconda delle necessità dell’assistito. ].

La dipendenza sempre più spinta da un’altra persona, comporta come conseguenza primaria, l’isolamento sociale, l’allontanamento progressivo dalle comuni attività che una normale motorietà consente. Brindisys, non si vuole sostituire al caregiver, ma sfruttare al massimo le capacità residue della persona al fine di evitare questo lento ma inevitabile isolamento. Attraverso Brindisys, anche in assenza delle funzioni muscolari, dovrebbe essere possibile garantire all’utente alcune funzionalità di comunicazione attraverso l’utilizzo della tecnologia delle BCI. Infatti, questi sistemi sono in grado di individuare la modulazione dell’attività cerebrale volontaria dell’individuo attraverso l’analisi del suo elettroencefalogramma (EEG) e di convertire questi segnali in semplici comandi.

Oggi, nonostante il grande sviluppo delle tecnologie BCI, che vede coinvolto un grande numero di laboratori nel mondo, risulta ancora lontano dall’utilizzatore finale, ossia il paziente, a causa del fatto che la ricerca è ancora confinata a ll’interno dei laboratori e perché per il loro utilizzo, tale sistema richiede personale altamente specializzato e disponibilità di computer e sistemi di acquisizione EEG a portata di mano. E proprio per questo motivo nasce il progetto Brindisys, proprio per realizzare un semplice ma affidabile dispositivo BCI, completo di strumento di comunicazione di base inserito in un proprio hardware dedicato ed in cui le operazioni di calibrazione e regolazione siano quanto più possibile automatizzate. Questo al fine di superare i limiti della ricerca e dell’applicazione delle tecnologie BCI. Rendere il sistema indipendente dal personal computer, e dall’azione di staff specializzato per il suo impiego. Questo comporterà enormi vantaggi soprattutto in termini economici e di utilizzo. Il progetto prevede, inoltre, il coinvolgimento dei malati sin dalle prime fasi di progettazione e sviluppo al fine di realizzare un dispositivo che risponda quanto più possibile alle loro necessità.

Questo progetto, gestito da un consorzio multidisciplinare, sta sviluppando hardware dedicato e studiando nuovi algoritmi per la realizzazione di questo dispositivo BCI, inoltre verrà portata avanti una sperimentazione clinica per valutare l’impatto sulla qualità della vita degli utenti finali. Vedremo se in questo caso la tecnologia sarà veramente in grado di migliorare la vita alle persone affette da questa malattia.

 

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