Apr 042012
 

Il disegno si sa, è un linguaggio di comunicazione non verbale. Questo vuol dire che prescinde dalla parola; in pratica il disegno è sempre stato e sarà sempre un linguaggio universale, perché travalica le regole del linguaggio parlato.  Le regole, o norme, applicate al disegno, hanno incardinato i significati espressivi di questo metodo rappresentativo su binari comprensibili da tutti. Ma anche il miglior linguaggio, se non supportato da strumenti idonei perde molte delle sue peculiarità espressive e comunicative. Ecco perché, insieme all’importanza che gli strumenti del disegno (di cui abbiamo già parlato) hanno pian piano assunto, altrettanta importanza hanno assunto i supporti a questa tecnica descrittiva. Si è passati dal graffito sulle rocce a materiali più pregiati quale il legno, le tele o la terracotta. Ma la vera evoluzione del disegno nasce dalla ricerca che i popoli sin dal passato hanno sviluppato al fine di poter rappresentare e tramandare cultura, pensiero, tecniche, opere della propria società. Affrontiamo, quindi, questo viaggio nella storia alla ricerca dei supporti che l’uomo ha sviluppato per poter scrivere e disegnare; dall’antico papiro egiziano, alla pergamena, per finire con la moderna carta e i supporti sintetici e digitali.

Il papiro

Gli Egizi si sono sempre distinti nell’antichità per le grandi capacità nelle scienze, nella matematica, e per il sistema evoluto di scrittura che svilupparono. Ma per trascrivere queste conoscenze necessitavano di supporti idonei e le risorse disponibili sul loro arido territorio non erano molte. La loro ricchezza derivava e deriva tuttora dalla grande madre, il fiume Nilo che attraversa tutto il paese. Sulle sue sponde cresce spontanea e rigogliosa una pianta, il papiro, da cui fu possibile con una tecnica relativamente semplice realizzare un supprto per la scrittura di notevole pregio. Questo supporto, maneggevole e abbastanza liscio veniva realizzato in rotoli (in latino volumen, da cui il termine volume) di larghezza ridotta, ma di notevole lunghezza. Grazie al papiro fu possibile sviluppare una scrittura complessa, i geroglifici e un disegno geometrico notevolmente preciso, che contribuirono allo sviluppo di questa scienza nel mondo antico.

Dalla pianta alla foglio per scrittura

Ma come facevano gli egizi da una pianta a realizzare un foglio per la scrittura? Il papiro, sotto la corteccia verde esterna, possiede un fusto bianchissimo la cui superficie essiccata era idonea a trattenere l’inchiostro. Gli egizi, tagliavano le piante e liberavano il fusto dalla corteccia; poi lo tagliavano, nel senso della lunghezza in listelli sottili. Le strisce così ottenute venivano accostate l’una all’altra sino a formare una superficie continua a cui veniva sovrapposta un altro strato in senso trasversale. I due strati, venivano lasciati ad essiccare al sole, in questo modo aderivano tra loro senza bisogno di colle e, una volta levigati, formavano un foglio compatto. Questi fogli, venivano poi ridotti nella misura desiderata in modo da formare un rotolo che veniva avvolto attorno a un bastoncino d’osso o di legno. La parte interna del rotolo, con le fibre disposte orizzontalmente, si chiama “recto”, mentre il lato opposto, con le fibre disposte verticalmente, si chiama “verso”. La scrittura veniva realizzata sul recto da sinistra a destra e dall’alto in basso in colonne parallele tra di loro. La lettura avveniva srotolando da sinistra verso destra e nel contempo riavvolgendo quanto srotolato e letto. La lunghezza del rotolo era variabile e dipendeva dallo scritto. Le opere più lunghe, infatti, richiedevano più rotoli.

Rotolo di papiro (schema)

Questo supporto vide la sua decadenza coincidere con il declino dell’impero egiziano e la sua annessione a quello romano. Inoltre, la crisi fu aggravata dalla scarsa reperibilità dimateria prima e per gli alti costi di produzione. Il papiro, permane comunque sia per i documenti che il tempo ha conservato, sia nel linguaggio parlato; si pensi, infatti, che in inglese carta si dice “paper” ed in francese “papier”.

Pergamena

Al declino del papiro, è corrisposta l’affermazione di un nuovo supporto per la scrittura, sviluppato per la prima volta nella città di Pergamo, da cui ha preso appunto il nome: la pergamena. Pergamo, nel II secolo a.C. possedeva una grande biblioteca che rivaleggiava per splendore e numero di testi con quella di Alessandria. Per la rivalità tra i re, l’Egitto smise di esportare il papiro e il re di Pergamo reagì commissionando la realizzazione di un nuovo supporto per scrivere. Il risultato fu la pergamena, telo ricavato dalla conciatura di pelli di capra o pecora, lisciate con pomice. Tale supporto, aveva  una superficie liscia e resistente, ma di piccole dimensioni di forma rettangolare, che poteva essere rilegato in libri (codici), molto simili a quelli attuali.

Pergamenaio

Ma come si produceva la pergamena? La pelle dell’animale, veniva immersa in una soluzione di acqua e calce per depilarla. Quest’ultima operazione avveniva su un apposito cavalletto “a schiena d’asino”: il pergamenaio. Con una lama non tagliente, il pelo dell’animale veniva staccato dal resto del tessuto. Poi la pelle veniva montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione. Con abilità e precisione, l’artigiano utilizzando un particolare coltello a mezza luna, durante la fase di essiccazione provvedeva a togliere anche i residui di carne sul lato opposto a quello del pelo. Una volta asciutta la pergamena veniva staccata dal telaio e utilizzata.

A volte la pergamena subiva ulteriori trattamenti di raffinazione attraverso l’uso della pietra pomice, per ridurre la differenza di rugosità tra le superfici dei due lati del vello oppure, veniva trattata con sostanze coloranti al fine di renderla cromaticamente diversa.

Carta
I primi segni della carta come la conosciamo oggi li ritroviamo nella Cina del II secolo a.C. Inizialmente questa carta veniva prodotta con la corteccia dell’albero del gelso della carta trattata con bastoncini di bambù. In seguito furono realizzati tipi di carta usando stracci, ma le notizie sono confuse perché la Cina era un paese chiuso. Solo nel 610 d.C. con la diffusione in Giappone e in Asia Centrale, le notizie cominciano a diventare più certe. La carta fu introdotta in Europa dagli arabi e pare che le prime cartiere furono realizzate a Balarm (Palermo) capitale del regno islamico in Sicilia. Infatti, in ogni capitale, gli arabi costruivano una cartiera per stampare il carteggio reale e come simbolo di grandezza e prestigio. Nel XII secolo vicino Bologna viene realizzata la prima cartiera in territorio cristiano ad opera di Polese da Fabriano che poi le diffonderà sul tutto il territorio nazionale. Le cartiere di Fabriano divennero famose per la qualità della loro carta. La materia prima erano stracci di lino messi a macerare e pestati fino ad ottenerne una pasta, da cui si ricavavano fogli mediante telai di rete metallica; pressati e messi ad asciugare i fogli venivano poi raschiati, battuti o rullati per lisciarne la superficie. L’aggiunta di colle animali rese i fogli più resistenti ai liquidi e quindi adatti alla scrittura. Da allora, innovazioni tecniche continue, hanno migliorato notevolmente la carta. La scarsa disponibilità della materia prima (gli stracci di lino), però, ne limitava l’uso per gli alti costi. Nella seconda metà dell’800, con la scoperta del processo di estrazione della cellulosa dal legno, si aprì la stagione per la produzione industriale della carta. Le scoperte nella chimica, permisero di migliorare e differenziare notevolmente la qualità della carta realizzando una moltitudine di tipologie per gli usi più disparati.

Con la macchina continua, il processo di produzione della carta diviene definitivamente industriale. Oggi una macchina di questo tipo, consente di produrre fino a 30 metri di carta al secondo per una larghezza di circa 10 metri, ossia 1500-2000 metri al minuto.

Materiali sintetici

La crisi dovuta alla deforestazione del pianeta ha indotto ad una nuova sensibilità sullo sperpero di carta e sulla necessità del suo riciclaggio. Lo sviluppo della chimica e le scoperte effettuate in questo campo hanno reso disponibili nuovi supporti ottenuti da polimeri, ossia dagli idrocarburi come il petrolio.

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